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FOCUS ISTAT 2025 · PRODUZIONI AGRICOLE E ZOOTECNICHE

Generale
11/09/2026
veneto

FOCUS ISTAT 2025 · PRODUZIONI AGRICOLE E ZOOTECNICHE

Vent’anni di agricoltura Italiana. Come sono variate le principali produzioni

 

L’Istat ha pubblicato il 4 settembre il Focus_Produzioni-agricole-e-zootecniche_Anno-2025 che ricostruisce l’andamento di superfici, produzioni e rese delle principali coltivazioni e dei principali allevamenti italiani nel ventennio 2006-2025. Il quadro nazionale, già di per sé indicativo di trasformazioni profonde, restituisce segnali ancora più netti se si guarda a come si posiziona il Nordest — l’area statistica in cui l’Istat colloca il Veneto insieme a Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna — sui comparti che più contano per le aziende associate: mais, frumento, soia, vite, latte e carne.

Una premessa metodologica è d’obbligo: l’Istat non pubblica in questo Focus dati disaggregati per singola regione, ma solo per le cinque ripartizioni geografiche (Nord-ovest, Nord-est, Centro, Sud, Isole). I dati sul Nordest che seguono comprendono quindi anche Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna, e vanno letti come un’indicazione di tendenza dell’area in cui il Veneto ha un peso rilevante, non come una fotografia esclusiva della nostra regione. Per latte e carne, inoltre, il Focus non fornisce alcuna ripartizione territoriale: i dati disponibili sono solo nazionali.

Mais: la contrazione nel Nordest è più marcata che altrove

A livello nazionale la produzione di mais crolla del 42,7% tra il 2006 e il 2025, con una superficie coltivata dimezzata (-51,2%, da 1,1 milioni a 540.945 ettari) e una resa per ettaro salita del 17,4% (da 86,8 a 101,9 quintali/ettaro), segno di una concentrazione della coltura nelle aree più vocate.

Il Nordest resta l’area che, dopo il Nord-ovest, produce più mais in Italia: nel 2025 vale il 38,9% della produzione nazionale. La flessione ventennale nell’area, tuttavia, è più pesante della media Italia: -49,8%, contro il -42,7% nazionale e il -33,4% del Nord-ovest. È il segnale di una filiera maidicola che, pur restando centrale per la zootecnia regionale, ha pagato un prezzo alto in termini di superfici. A livello nazionale, nel 2025 l’Italia ha importato 70 milioni di quintali di mais, quasi quattro volte il 2006, superando stabilmente la produzione interna dal 2022.

Grano: tenero in flessione, il duro aumenta nel Nordest

Il frumento tenero nazionale perde il 21,4% di produzione tra 2006 e 2025, più della contrazione delle superfici (-12,3%), con una resa per ettaro in calo (-10,4%). Il Nordest è però l’area leader per questa coltura, con il 49,3% della produzione nazionale nel 2025, e la sua flessione ventennale (-17,6%) risulta meno accentuata della media italiana.

Diverso, e in controtendenza rispetto al dato nazionale, l’andamento del frumento duro: a livello Italia la produzione cala del 9,3% (superfici -15,5%, resa +7,4%), ma nel Nordest — che pesa per l’11,4% sulla produzione nazionale, quota comunque contenuta rispetto a Centro e Sud — la produzione più che raddoppia (+101,3%). Si tratta di un incremento partito da una base produttiva ridotta, ma coerente con l’interesse crescente delle filiere del Nord per una coltura tradizionalmente meridionale, sostenuta anche dal legame con l’industria pastaria.

Soia: il Nordest è il cuore della produzione nazionale

La soia è la coltura in maggiore crescita tra i seminativi considerati dall’Istat: +94,6% di produzione nazionale nel ventennio, con superfici cresciute del 69,1% e resa in aumento del 15,2%. Il Nordest è di gran lunga l’area trainante: nel 2025 concentra l’82,2% della produzione italiana di soia, con una crescita ventennale (+104,8%) superiore alla media nazionale. L’espansione della coltura appare coerente con la domanda crescente di proteine vegetali per l’alimentazione zootecnica e con le strategie europee di riduzione della dipendenza dalle importazioni di mangimi proteici.

Vite: la crescita del Nordest va controcorrente rispetto all’Italia

Sul fronte vitivinicolo, il dato nazionale segnala una flessione contenuta della produzione di uva (-8,0% tra 2006 e 2025), dovuta soprattutto al calo dell’uva da tavola (-35,1%) più che di quella da vino (-2,1%). Il Nordest, che nel 2025 realizza il 41,2% della produzione nazionale di uva, si muove in direzione opposta: +25,7% nel ventennio, l’unica tra le grandi aree del Paese (insieme al Sud, fermo a +1,7%) a registrare un segno positivo, mentre Nord-ovest, Centro e Isole sono tutte in calo, anche sensibile. Un andamento che rispecchia la spinta delle denominazioni venete — Prosecco DOC e Doc delle Venezie in testa.

Latte e carne: la fotografia resta solo nazionale

Per gli allevamenti e le produzioni lattiero-casearie l’Istat non pubblica, in questo Focus, alcuna ripartizione per area geografica: i numeri disponibili sono unicamente nazionali. Nel 2024 (ultimo dato disponibile) la raccolta di latte in Italia ha raggiunto 138,4 milioni di quintali, +27,2% sul 2006, con il latte vaccino a +28,6% grazie a una produttività media per capo salita da 58 a 86,2 quintali (+54,0%). In crescita anche i formaggi (+17,7%), in calo il burro (-21,3%).

Sul fronte della carne, la produzione nazionale segna un netto ridimensionamento delle carni rosse e una crescita delle carni bianche: tra il 2006 e il 2025 il peso morto di bovini e bufalini macellati scende del 40,9%, quello di ovini e caprini del 56,2%, mentre i suini calano in misura più contenuta (-16,9%). Le macellazioni avicole crescono invece del 56,8% in peso morto (+59,9% per polli e galline).

I numeri chiave a confronto: Italia e Nordest, 2025 su 2006

Prodotto

Quota Nordest su Italia 2025

Variazione Nordest 2025/2006

Variazione Italia 2025/2006

       

Mais (produzione)

38,9%

-49,8%

-42,7%

Frumento tenero (produzione)

49,3%

-17,6%

-21,4%

Frumento duro (produzione)

11,4%

+101,3%

-9,3%

Soia (produzione)

82,2%

+104,8%

+94,6%

Uva (produzione)

41,2%

+25,7%

-8,0%

Bovini (consistenza capi)

28,7%

-17,0%

-12,2%

 

Il quadro nel contesto europeo

Nel 2025 l’Italia rappresenta l’8,7% della superficie agricola utilizzata dell’Unione europea, al quinto posto dopo Francia, Spagna, Germania e Polonia. Il peso italiano sulla produzione Ue27 è particolarmente elevato per nocciola (75,2%), riso (52,8%), frumento duro (43,2%), pomodoro in piena aria (42,1%), soia (37,9%), uva (33,2%) e arancia (30,5%), superando il 20% anche per la mela (20,4%). Un posizionamento a cui il comparto agricolo veneto, con il suo peso nel Nordest su soia, uva e frumento tenero, contribuisce in misura significativa.