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Commodity agricole, il 2027 sarà ancora l’anno della volatilità

Generale
09/10/2026
mais

Commodity agricole, il 2027 sarà ancora l’anno della volatilità

E il mais ora costa più del grano

 

Si è svolta il 30 settembre al DAMA – Tecnopolo di Bologna la quindicesima edizione di “Commodity Agrifood”, l’evento annuale organizzato da Areté – The Agri-food Intelligence Company insieme a Unione Italiana Food. Una giornata di analisi che ha passato in rassegna una quarantina di mercati: dalla macroeconomia all’energia, dai cereali all’etanolo, da cacao, caffè e zucchero ai semi oleosi e agli oli vegetali, fino a lattiero-caseario, uova, ortive, legumi, frutta secca e packaging. In sala oltre 300 rappresentanti di agricoltura, industria e distribuzione alimentare.

Il messaggio di fondo è chiaro: gli episodi di volatilità sono sempre più frequenti e intensi, e il monitoraggio del rischio con le relative strategie di mitigazione diventa una necessità per ogni anello della filiera, a partire dalle imprese agricole.

Il dato che più ha catalizzato l’attenzione riguarda i cereali. Sulla piattaforma Euronext la prima scadenza del mais ha toccato 264,25 euro per tonnellata, contro i 236 euro del grano tenero. Nelle ultime tre campagne il differenziale era stato in media di circa 10 euro a favore del frumento.

Lo stesso fenomeno si osserva sul mercato fisico nazionale. Alla Borsa merci di Bologna il mais nazionale, cresciuto del 17% da inizio anno, ha raggiunto 267 euro per tonnellata, a fronte dei 256 euro del frumento tenero: uno spread negativo di 11 euro, quando la media del triennio era di +10. In pratica il consueto premio a favore del grano si è trasformato in un premio sul mais che si avvicina ai 30 euro.

Secondo Enrica Gentile, amministratore delegato di Areté, si tratta di un’anomalia storica: l’inversione si era vista solo per circa due mesi nel 2022, all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina, e per un breve rimbalzo nel luglio 2025. Oggi invece si protrae da quasi sei mesi.

All’origine c’è soprattutto la scarsità relativa di mais. Per il 2026 si stima un crollo di circa il 20% del raccolto europeo, mentre la produzione italiana si è dimezzata nell’arco di un decennio. A questo si sommano le difficoltà di approvvigionamento dall’Ucraina.

Il quadro è aggravato da una serie di fattori che nel corso del 2026 si sono sovrapposti senza dare ai mercati il tempo di ricostituire le scorte: le tensioni sui traffici nel Mar Nero e i blocchi portuali, la grave siccità estiva in Europa, il conflitto in Medio Oriente e i problemi di transito nello Stretto di Hormuz. Un sistema di filiere fortemente interconnesse, e proprio per questo fragile.

Un premio così elevato del mais spinge l’industria mangimistica a rivedere le formulazioni, aumentando l’impiego di frumento laddove sia tecnicamente ed economicamente conveniente. Il risultato è che la tensione si trasmette anche al grano tenero e, più in generale, all’intero mercato europeo dei cereali, sostenuto anche dal calo produttivo nelle principali aree esportatrici.

Per il comparto zootecnico, che sui costi di alimentazione gioca buona parte della propria marginalità, è un segnale da non sottovalutare. E per i cerealicoltori, inclusi quelli veneti, il mais torna a essere una coltura su cui riflettere con attenzione in vista delle prossime scelte colturali, tenendo conto però di un contesto in cui le quotazioni possono cambiare rapidamente.

Guardando avanti, le attese di Areté descrivono un 2027 ancora esposto a forte volatilità dei prezzi delle materie prime agroindustriali. Incertezza geopolitica ed eventi meteo estremi sempre più frequenti rendono difficili le previsioni.

Per i cereali, mais e frumento in testa, i fondamentali restano tesi. E mercati come zucchero, riso, latte e cacao, che nel 2026 avevano avviato a fatica la ricostituzione delle scorte con una correzione dei prezzi, sono attesi tornare in deficit, interrompendo il percorso di riequilibrio.

Il quadro emerso a Bologna conferma ciò che le aziende sperimentano quotidianamente: in mercati così instabili, la capacità di leggere le tendenze e di gestire il rischio di prezzo diventa un fattore di competitività al pari dell’efficienza produttiva. Contratti di filiera, strumenti di copertura come  assicurazioni e fondi mutualistici, aggregazione dell’offerta e una pianificazione attenta delle semine sono leve su cui è sempre più necessario lavorare.