
Forum Agriturist 2026
Agriturismo: settore vitale per i territori marginali, la sfida dei giovani, il turismo esperienziale e il valore del prodotto aziendale
Si è svolto il 13 e 14 ottobre 2026 a Rimini il Forum nazionale di Agriturist, l’associazione di Confagricoltura che rappresenta le imprese agrituristiche, dal titolo “Coltivare valore, creare esperienze”. La prima giornata, riservata ad associati e aziende, si è tenuta alla Tenuta del Monsignore di San Giovanni in Marignano con una sessione formativa su giovani, territorio e innovazione e quattro gruppi di lavoro tematici; la seconda si è svolta al TTG Travel Experience di Rimini Fiera con il convegno “Agriturismo: in una parola mille esperienze”, dedicato al turismo esperienziale (enoturismo, oleoturismo, apiturismo, turismo equestre, cammini e cicloturismo).
In occasione del TTG sono stati diffusi i numeri del comparto: nel 2026 sono state 33 milioni le persone che hanno scelto uno degli oltre 20 mila agriturismi italiani, con flussi in crescita del 2% rispetto all’anno precedente. Un dato che conferma la solidità del settore, che per l’84% si colloca in aree di collina e di montagna.
Presidio nelle aree interne e marginali
Il primo filo conduttore del Forum è stata la tenuta del territorio: l’agriturismo, con la sua presenza diffusa nelle aree interne e marginali, è un presidio contro lo spopolamento e l’abbandono. Il “diritto a rimanere” delle comunità rurali – è stato sottolineato – deve però essere accompagnato da sostegni e opportunità adeguati: prodotti a km zero, accoglienza di turisti italiani e stranieri, servizi che rendano attrattiva la vita in campagna.
In questa chiave l’operatore agrituristico è stato definito una “sentinella del territorio”: chi cura il paesaggio e mantiene in efficienza i terreni contribuisce anche alla prevenzione dei dissesti e delle calamità, e diventa sempre più promotore dell’area in cui opera.
Ricambio generazionale: la grande sfida
Umberto Selmi (Ufficio biologico e multifunzionalità di ISMEA) ha richiamato i dati della Rete PAC: in Europa gli agricoltori con meno di 40 anni sono il 12%, in Italia appena il 9%, contro il 23,3% dell’Austria. Ricambio generazionale e diversificazione delle produzioni di qualità saranno temi centrali della prossima programmazione.
Il quadro europeo è quello delineato dalla Visione per l’agricoltura e l’alimentazione del Commissario Christophe Hansen e dalla Strategia UE per il ricambio generazionale presentata dalla Commissione nell’ottobre 2025, che si pone l’obiettivo di raddoppiare la quota di giovani agricoltori entro il 2040 (dal 12 al 24%). La Strategia parte dalla consapevolezza che la sola PAC non basta: occorre migliorare l’accesso al credito e alla terra, rafforzare il trasferimento di conoscenze e rendere più attraente la vita nelle aree rurali. Tra gli strumenti annunciati figurano uno “starter pack” per i giovani agricoltori nella prossima PAC, che riunisce le misure per il primo insediamento con una somma forfettaria fino a 300.000 euro, l’invito agli Stati membri a destinare almeno il 6% della spesa agricola al ricambio generazionale e il coinvolgimento di parte dei fondi di coesione a favore delle aree rurali.
Secondo ISMEA, in Italia la partecipazione dei giovani cresce proprio dove l’azienda è multifunzionale e orientata alla qualità: l’agricoltura da sola spesso non garantisce un reddito adeguato e le attività connesse possono integrarlo. Ma – è stato ribadito – la multifunzionalità non si improvvisa: richiede un percorso professionale strutturato e, nel passaggio tra generazioni, il trasferimento delle competenze è decisivo. Si tratta di passare dalla sola produzione a un sistema integrato di accoglienza e valorizzazione del territorio, parlando ai giovani con un linguaggio più semplice, investendo nei social e nella narrazione, costruendo esperienze e prodotti flessibili.
Selmi ha inoltre invitato le aziende a iscriversi al Portale nazionale dell’agriturismo del Ministero e ha annunciato l’imminente pubblicazione del Rapporto ISMEA-Qualivita, dedicato alle produzioni di eccellenza che attraggono flussi turistici.
Overtourism: programmare i flussi, non limitarli
Ampio spazio anche al tema dell’overtourism: dove la pressione turistica supera la capacità di carico dei luoghi si generano fenomeni distorsivi. La risposta non è limitare il turismo, ma programmare i flussi nel tempo e nello spazio, valorizzando l’offerta meno conosciuta. L’esempio citato è quello delle Cinque Terre, dove i visitatori si concentrano sempre negli stessi luoghi a fronte di un territorio ben più ricco. Un ambito in cui gli agriturismi, distribuiti capillarmente nelle aree interne, possono svolgere un ruolo di riequilibrio.
Turismo esperienziale e prodotti tipici
Angelo Serri di Tipicità – il festival nato nelle Marche nel 1993 e divenuto oggi un “brand ombrello” per la promozione dei territori nel mondo – ha insistito sul binomio tra turismo esperienziale e prodotti tipici. L’enogastronomia è un asset fondamentale del Paese: i prodotti di qualità non sono replicabili e l’export agroalimentare continua a crescere (oltre 72 miliardi di euro nel 2025, +5,6% secondo il Rapporto CREA). Il turista di oggi è esigente, informato, viaggia più volte l’anno e cerca valori autentici: non si accontenta del soggiorno, vuole vivere un’esperienza.
Il prodotto aziendale come leva di valore
Fabio Morosato, nell’intervento “Prodotti aziendali: identità, valore, fidelizzazione”, ha evidenziato come la vendita diretta di prodotti trasformati sia la pratica più diffusa tra le aziende agrituristiche, mentre il commercio elettronico è in flessione per i vincoli della distribuzione online. Il prodotto aziendale sarà sempre più un asset strategico: aumenta i ricavi e il valore percepito dagli ospiti. Ciò che lo distingue dal prodotto industriale è la sua storia, che va raccontata anche attraverso il packaging, ad esempio con un QR code che rimandi all’azienda, al territorio e ai metodi di produzione.
Manodopera e formazione
Il Direttore generale di Confagricoltura Roberto Caponi ha sottolineato che «in questa epoca di policrisi la multifunzionalità diventa sempre più importante per il settore primario» e che «bisogna sostenere le aziende mettendole nelle condizioni di poter affrontare questa importante sfida». L’ampliamento dell’attività verso servizi turistici, ricettivi ed esperienziali richiede infatti personale preparato, e la carenza di manodopera è stata uno dei temi centrali. Sono stati illustrati i progetti di formazione all’estero, in particolare in Uzbekistan e Tunisia, per preparare lavoratori da inserire nelle aziende italiane, un modello che potrebbe essere esteso anche alla ricettività e all’ospitalità. Caponi ha inoltre richiamato ConfagriJob, la piattaforma di Confagricoltura realizzata con Indeed e Umana per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.
Un messaggio per le aziende del Veneto
Il messaggio che arriva da Rimini è chiaro: l’agriturismo cresce, ma per continuare a farlo deve qualificarsi. Per le imprese venete – dalle colline del Prosecco ai Colli Euganei e Berici, dalla Lessinia al Delta del Po, dalle Dolomiti al Lago Garda – le priorità sono l’integrazione tra produzione, accoglienza ed esperienze, la valorizzazione e il racconto dei prodotti aziendali, l’attenzione al passaggio generazionale e alla formazione delle competenze.
Su questi temi Confagricoltura Veneto e Agriturist Veneto restano a disposizione degli associati, anche in vista dei bandi del CSR 2023-2027 per l’insediamento dei giovani e gli investimenti nelle aziende agricole. Per i percorsi di qualificazione degli operatori agrituristici e dei loro collaboratori, le aziende possono rivolgersi a E.R.A.P.R.A. Veneto, l’ente di formazione di Confagricoltura Veneto.