
Credito d’imposta “Industria 4.0” per le imprese agricole
Annunciato il decreto attuativo ma le risorse restano irrisorie
A oltre nove mesi dall’avvio del periodo agevolato, il credito d’imposta “Industria 4.0” dedicato alle imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura resta sulla carta. Il decreto attuativo previsto dalla Legge di Bilancio 2026 (art. 1, comma 459, L. n. 199/2025), che avrebbe dovuto essere adottato entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge, non è stato ancora emanato. Senza questo provvedimento le imprese non possono presentare domanda né avere certezza sull’effettiva spettanza del beneficio, anche per gli investimenti già realizzati.
Con la Legge di Bilancio 2026 il vecchio credito d’imposta generalizzato per i beni strumentali 4.0 è stato sostituito dal nuovo iper-ammortamento. Trattandosi di una maggiorazione del costo deducibile, però, l’iper-ammortamento non porta alcun vantaggio alle aziende agricole che determinano il reddito su base catastale. Per non escludere il settore primario, i commi da 454 a 459 hanno quindi introdotto un credito d’imposta riservato, ricalcato sul precedente bonus 4.0.
Ricordiamo le caratteristiche della misura.
Beneficiari: imprese attive nella produzione primaria di prodotti agricoli, nella pesca e nell’acquacoltura (la loro esatta individuazione sarà definita dal decreto, nel rispetto delle regole UE sugli aiuti di Stato).
Investimenti agevolabili: beni strumentali nuovi, materiali e immateriali, elencati negli Allegati IV e V della L. n. 199/2025 (in sostanza i beni “Industria 4.0” già noti, aggiornati).
Misura e periodo: 40% del costo, per investimenti fino a 1 milione di euro, effettuati dal 1° gennaio 2026 al 28 settembre 2028. Per il leasing si considera il costo sostenuto dal locatore.
Utilizzo: solo in compensazione con F24, a partire dall’anno successivo a quello dell’investimento, senza il limite annuo di 2 milioni di euro previsto per le compensazioni.
Risorse: la dotazione è di appena 2,1 milioni di euro l’anno su scala nazionale, sufficiente a coprire circa 5 milioni di euro di investimenti annui. È quindi prevedibile un meccanismo di prenotazione che premierà chi si farà trovare pronto.
Rispondendo all’interrogazione n. 5-05788 in Commissione Agricoltura della Camera il 23 settembre scorso, il Masaf ha riferito che lo schema di decreto è in fase di concertazione avanzata con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e con il Ministero dell’Economia e sarà finalizzato a breve. Il decreto definirà beneficiari e investimenti ammissibili e affiderà la gestione al GSE, come già avvenuto per Transizione 5.0: è quindi probabile una piattaforma telematica per la prenotazione e la comunicazione degli investimenti. Il Ministero ha inoltre avviato interlocuzioni per un possibile rifinanziamento della misura.
In attesa del decreto, chi ha già investito nel 2026 o intende farlo è bene che si prepari fin d’ora:
Gli uffici provinciali Confagricoltura Veneto seguono l’evoluzione del provvedimento e daranno tempestiva notizia della sua pubblicazione e dell’apertura della piattaforma GSE. Per verifiche sui singoli investimenti è possibile rivolgersi ai tecnici e ai consulenti fiscali delle sedi provinciali.