
OLIO D’OLIVA. Extravergine miscelato con vergine
Per Bruxelles non può chiamarsi “olio extravergine d’oliva”
Una miscela di olio extravergine e olio vergine di oliva non può essere commercializzata con la denominazione di vendita “olio extravergine d’oliva”, anche se il prodotto finale rispetta tutti i parametri chimico-fisici e organolettici previsti per l’extravergine. Lo ha chiarito la Commissione europea – DG Agricoltura e Sviluppo rurale – con una nota indirizzata al Gruppo di esperti sui mercati agricoli (sottogruppo seminativi e olio d’oliva), condivisa con gli Stati membri.
Il tema è stato sollevato dalla Corte dei conti europea che, nel corso di un audit svolto nel 2025 sui sistemi di controllo dell’olio d’oliva, ha rilevato un precedente giudiziario italiano: una sentenza del Tribunale di Perugia, confermata nel 2023, aveva ritenuto lecito vendere come extravergine una miscela di extravergine e vergine, sulla base del solo rispetto dei parametri analitici. La decisione si richiamava a un’interpretazione fornita dalla Commissione all’Italia nel 2002, quando le regole erano diverse. La Corte ha quindi raccomandato alla Commissione di fare chiarezza, e la Commissione, d’intesa con gli Stati membri, ha formalizzato la propria posizione.
La posizione di Bruxelles accoglie pienamente le richieste di Confagricoltura. In Italia il divieto era già stato affermato dalla circolare MASAF n. 347821 del 16 luglio 2026 e l’Organizzazione aveva chiesto fin da subito che fosse esteso a livello europeo. Con il chiarimento della Commissione si ottiene un quadro uniforme per tutti i produttori dell’Unione e si evita che l’olio importato da altri Paesi UE sfugga a vincoli altrettanto rigorosi, con una tutela maggiore per i consumatori e per chi produce extravergine di qualità.