
L’ultimo bollettino sulla risorsa idrica dell’Arpav (Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto), aggiornato al 31 agosto 2026, conferma quanto le aziende agricole hanno toccato con mano nei campi in questi mesi: un’annata segnata da caldo eccezionale e piogge scarse e mal distribuite, con riflessi pesanti su falde, fiumi e invasi che si porteranno dietro conseguenze anche nella stagione che verrà.
Ad agosto sono caduti in regione mediamente 87 millimetri di pioggia, contro i 99 della media storica di riferimento 1991-2020: un deficit mensile del 12%. Il dato più preoccupante riguarda però l’intero anno idrologico, iniziato nell’ottobre 2025: negli undici mesi trascorsi sono caduti complessivamente 783 millimetri, contro una media di 1.020, con un ammanco del 23%.
Le piogge di agosto sono arrivate soprattutto sotto forma di temporali e rovesci localizzati, con una distribuzione molto irregolare sul territorio. Il Bellunese ha ricevuto le quantità maggiori (307 mm a Malga Campobon, nel Comelico), mentre il Polesine è rimasto quasi a secco: appena 27 mm a Frassinelle Polesine, 30 a Rosolina e 35 a Bagnolo di Po.
Il quadro è a macchia di leopardo. A fronte di lievi surplus mensili nei bacini Scolante (+12%), Fissero-Tartaro-Canal Bianco (+10%) e Tagliamento (+4%), il deficit di agosto ha raggiunto il 36% sull’Adige e il 31% sul Po, con valori negativi anche su Livenza-Piave (-22%), Lemene-Livenza-Brenta (-18%), Sile (-14%) e Piave (-11%).
Il divario si allarga se si guarda all’intero anno idrologico: -30% sul Piave, -28% sul Brenta, -26% su Adige e Livenza, -19% sul Po, -18% sul Sile. Sugli orizzonti di sei e dodici mesi, un’ampia parte del Veneto centro-settentrionale e occidentale presenta condizioni di siccità da moderata a estrema.
Nei principali serbatoi del Piave erano disponibili, a fine agosto, 84,7 milioni di metri cubi d’acqua, pari solo al 51% della capacità e al 24% sotto la media del periodo: rispetto a fine luglio sono andati persi altri 21,8 milioni di metri cubi. Il serbatoio del Corlo, sul Brenta, era al 48% di riempimento (-31% sulla media).
Ancora più critica la situazione delle falde nell’alta pianura veneta, generalmente intorno al quinto percentile storico. Nel Vicentino e nel Padovano si registrano cali significativi: -44 cm a Dueville e -56 cm a Schiavon, dove la falda è ormai prossima al fondo pozzo, con scarti dell’ordine del 69-91% rispetto alla media mensile storica.
Le portate dei principali corsi d’acqua sono risultate molto inferiori alle medie storiche, con riduzioni comprese tra il 35% e il 77%. Il divario più marcato riguarda il Bacchiglione a Montegalda (-77%), seguito dal Po a Pontelagoscuro (-58%), dall’Adige a Boara Pisani (-57%), dal Livenza a Meduna (-48%) e dal Brenta a Barziza (-35%).
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Corso d’acqua |
Stazione |
Scarto dalla media |
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Bacchiglione |
Montegalda |
-77% |
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Po |
Pontelagoscuro |
-58% |
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Adige |
Boara Pisani |
-57% |
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Livenza |
Meduna |
-48% |
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Brenta |
Barziza |
-35% |
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Gorzone |
Stanghella |
-15% |
Il termometro ha fatto la sua parte nell’aggravare il quadro. Agosto 2026 si colloca al secondo posto tra i mesi di agosto più caldi mai registrati dalla rete Arpav, a brevissima distanza dal record del 2003, con un’anomalia di +3,2 gradi sulla norma 1991-2020. In pianura sono state 26 le giornate con temperatura massima oltre i 30 gradi (+9 rispetto alla norma) e 18 le notti tropicali. Anche in quota, tra i 2.000 e i 3.200 metri, le temperature medie sono state superiori di 3 gradi alla norma, alimentando una fusione pressoché continua dei ghiacciai, senza alcuna precipitazione nevosa neppure alle quote più elevate.
Il quadro tracciato da Arpav conferma una tendenza che si consolida da più annate e che incide direttamente sulla programmazione delle aziende agricole, in particolare per quanto riguarda la disponibilità di risorsa irrigua nei mesi finali dell’estate e la pianificazione delle semine autunnali. Il deficit delle falde nell’alta pianura e le portate ai minimi storici sui principali fiumi regionali impongono un utilizzo sempre più attento e programmato dell’acqua, in stretto raccordo con i Consorzi di bonifica del territorio.
Confagricoltura Veneto continua a seguire con attenzione l’evoluzione della situazione idrica regionale e a portare le istanze del settore agricolo ai tavoli istituzionali competenti, per sollecitare interventi infrastrutturali (invasi, opere irrigue) e misure di sostegno alle imprese agricole volte a migliorare l’efficienza degli impianti.