
Decreto Primo Maggio
Salario giusto, bonus assunzioni e stop al caporalato digitale
Lo scorso 28 aprile, a pochi giorni dalla Festa dei Lavoratori, il Consiglio dei Ministri ha approvato il cosiddetto Decreto Primo Maggio, un decreto legge proposto dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dalla Ministra del Lavoro Marina Calderone. Il provvedimento interviene su tre fronti: incentivi all’occupazione stabile, tutela del salario, contrasto al caporalato digitale.
Incentivi all’occupazione: i nuovi bonus
Il cuore finanziario del decreto è un pacchetto di quattro misure di decontribuzione, tutte al 100% per 24 mesi, destinate a giovani, donne e imprese del Mezzogiorno:
Salario giusto: addio salario minimo per legge
La misura simbolicamente più rilevante è l’introduzione del concetto di “salario giusto”: la retribuzione non potrà essere inferiore ai minimi fissati dai Contratti Collettivi Nazionali (CCNL) stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative. Una scelta che esclude esplicitamente un salario minimo stabilito per legge — definito un “logoro vessillo della sinistra” — e lascia alla contrattazione collettiva la definizione delle voci retributive. Gli incentivi contributivi, inoltre, saranno accessibili solo alle imprese che rispettano questi minimi, escludendo chi sottoscrive contratti “pirata”.
Sul fronte dei rinnovi contrattuali, il decreto stabilisce che, se le trattative non si concludono entro 12 mesi dalla scadenza del contratto precedente, le retribuzioni vengano adeguate automaticamente al 30% della variazione dell’indice IPCA (inflazione armonizzata europea).
Contrasto al caporalato digitale: rider e piattaforme nel mirino
Il decreto introduce misure inedite per contrastare lo sfruttamento del lavoro nell’economia delle piattaforme digitali.
Famiglia, lavoro e TFR
Il decreto prevede anche uno sgravio contributivo per le imprese (fino all’1%, con un tetto di 50.000 €/anno) che ottengono la certificazione UNI/PdR 192:2026 sulla conciliazione vita-lavoro, legata al sostegno a maternità, paternità e flessibilità organizzativa.
Sul fronte previdenziale, i lavoratori potranno conferire alla previdenza complementare le quote di TFR maturate nel primo semestre 2026.