
Materie prime agricole in rialzo
Clima, geopolitica e logistica spingono i prezzi
L’indice FAO ai massimi da tre anni
L’indice FAO dei prezzi alimentari (FAO Food Price Index) è salito ad agosto 2026 a 133,3 punti, con un aumento dell’1,9% rispetto a luglio e del 2,5% su base annua. Si tratta del livello più alto registrato da novembre 2022, anche se il dato resta ancora del 16,8% al di sotto del picco storico toccato nel marzo 2022. Lo comunica la FAO nel rapporto mensile diffuso venerdì 4 settembre, attribuendo il rialzo alla convergenza di tre fattori: shock climatici, tensioni geopolitiche in Medio Oriente e interruzioni della logistica commerciale nell’area del Mar Nero.
«L’aumento di agosto è un segnale dei rischi che stanno tornando sui mercati alimentari globali», ha dichiarato l’economista capo della FAO Maximo Torero, sottolineando che resilienza, commercio aperto e flussi di approvvigionamento sicuri sono oggi condizioni fondamentali per la stabilità dei prezzi alimentari mondiali. Il rialzo di agosto è stato diffuso: tutti i cinque sottoindici che compongono il paniere FAO (cereali, oli vegetali, carne, lattiero-caseari, zucchero) hanno registrato un aumento.
Nel medesimo rapporto la FAO ha diffuso anche le nuove stime sull’offerta cerealicola mondiale 2026, ora previste a 2.980 milioni di tonnellate, in calo del 2,0% sul 2025 ma comunque il secondo raccolto più abbondante mai registrato. La produzione mondiale di mais è stata rivista al ribasso a 1.309 milioni di tonnellate per il peggioramento delle prospettive in Francia e Polonia, solo in parte compensato da rese migliori in Argentina e Brasile; quella di grano è invece rivista al rialzo a 810,7 milioni di tonnellate (-3,8% sul 2025, comunque secondo risultato migliore di sempre). Il rapporto tra scorte e consumo mondiale di cereali a fine 2026/27 è atteso al 31,6%, in lieve calo dal 31,9% della campagna precedente ma ancora su livelli storicamente confortevoli.