Congresso Agricoltori europei. Ultima occasione per ricostruire l’agricoltura dell’UE

Congresso Agricoltori europei. Ultima occasione per ricostruire l’agricoltura dell’UE

Presentata la Dichiarazione di Stoccolma

 

Al Congresso degli Agricoltori europei, tenutosi in Svezia da 14 al 16 ottobre, il Copa-Cogeca ha presentato la “Dichiarazione di Stoccolma. Ultima occasione per ricostruire l’agricoltura europea”, un documento contenente le richieste da parte delle associazioni agricole per sollecitare un rafforzamento del ruolo del settore.

La Dichiarazione si basa su sei punti:

  1. rendere l’agricoltura un pilastro della sicurezza e della difesa europea;
  2. garantire un bilancio adatto allo scopo per una PAC – Politica Agricola Comune a prova di futuro;
  3. mantenere il carattere comune della PAC;
  4. rendere l’agricoltura un pilastro della competitività europea e rafforzare gli strumenti per ampliare i mercati;
  5. rispettare la diversità dell’agricoltura europea e semplificare la PAC;
  6. garantire agli agricoltori la possibilità di rafforzare la produttività e investire in innovazione.

“Come il Copa e Confagricoltura hanno ripetutamente sollecitato, la PAC deve rimanere una politica veramente comune, con un bilancio dedicato, senza tagli e con un adeguamento all’inflazione. Le decisioni che si stanno prendendo ora sul futuro bilancio dell’UE e sulla PAC determineranno la capacità dell’Europa di nutrire i propri cittadini, sostenere i propri territori rurali e rimanere sicura, competitiva e resiliente in un mondo sempre più incerto”. Così ha dichiarato Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura e del COPA, a Stoccolma per i lavori del Congresso.

Il Congresso, organizzato da Copa-Cogeca, si svolge in un momento cruciale per l’Europa, in coincidenza con la riunione del Consiglio europeo, durante la quale vengono discusse le priorità per l’UE.

La Dichiarazione di Stoccolma è stata inviata al presidente del Consiglio europeo, António Costa, al presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e al presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola.

LEGGI LA DICHIARAZIONE DI STOCCOLMA

 

I numeri del settore biologico nel 2025

Bio in cifre

I numeri del settore biologico nel 2025

Veneto con solo il 4,8% della superficie

 

E’ disponibile l’infografica Bio in cifre – I numeri del settore biologico nel 2025 realizzata da ISMEA e presentata in occasione dell’incontro ministeriale del 23 settembre u.s.

 I dati aggiornati restituiscono un quadro caratterizzato da dinamiche divergenti: nel 2025 i consumi domestici di prodotti biologici sono cresciuti del 9,2%, raggiungendo un valore di 4,44 miliardi di euro, mentre le superfici coltivate a biologico sono diminuite del 5,4%, attestandosi a circa 2,38 milioni di ettari.

 Anche il numero degli operatori biologici registra una flessione dell’1,8%, con 95.389 operatori complessivi e 85.443 aziende agricole biologiche.

 E in Veneto? Il dettaglio regionale dell’infografica evidenzia la debolezza strutturale del biologico veneto. Nel 2025 la SAU biologica regionale si ferma a circa 36 mila ettari, pari al 4,8% della superficie agricola: è l’incidenza più bassa d’Italia, lontana dal 19,4% medio nazionale e dall’obiettivo europeo del 25%. I principali orientamenti produttivi sono i cereali (9,5 mila ettari), la vite (6,9 mila) e i prati permanenti (4,1 mila).

 Gli operatori biologici veneti sono 3.112: 1.493 produttori esclusivi, 634 produttori preparatori, 914 preparatori esclusivi e 71 importatori. Colpisce il peso della trasformazione: i preparatori esclusivi rappresentano quasi un terzo degli operatori regionali (29%), contro il 9,8% della media nazionale, a indicare una filiera industriale e commerciale più sviluppata della base agricola che dovrebbe alimentarla. Il Veneto è inoltre la prima regione italiana per l’acquacoltura biologica, con 25 delle 61 aziende censite. Per le imprese agricole venete la domanda in crescita apre quindi spazi di sviluppo concreti, a condizione che la conversione e il mantenimento del metodo biologico restino economicamente sostenibili, anche grazie al sostegno previsto dal CSR Veneto 2023-2027 (intervento SRA29).

 L’analisi di tali dati conferma l’importanza di consolidare la base produttiva nazionale, rafforzando la capacità delle imprese di rispondere a una domanda in crescita.

Il biologico italiano è infatti un sistema produttivo certificato e sottoposto a rigidi controlli lungo tutta la filiera, a garanzia del rispetto delle regole e della qualità del processo produttivo. La valorizzazione delle produzioni biologiche italiane e il rafforzamento della sostenibilità economica delle imprese restano quindi elementi centrali per il futuro del comparto e, in questa direzione, si posiziona il nuovo marchio biologico nazionale che può essere richiesto dalle aziende in aggiunta al marchio europeo.

 L’infografica offre, inoltre, un quadro aggiornato dei principali indicatori relativi a superfici, operatori, zootecnia, importazioni e consumi, utile per approfondire le tendenze in atto e le prospettive del settore.

 

Made in Immigritaly 2026: il 42% degli operai agricoli è di origine straniera

LAVORO E IMMIGRAZIONE

Made in Immigritaly 2026: il 42% degli operai agricoli è di origine straniera

In Veneto la quota sale al 58%

 

È stato presentato “Made in Immigritaly 2026”, il secondo rapporto nazionale dedicato al contributo delle lavoratrici e dei lavoratori di origine straniera nel settore agroalimentare italiano. Lo studio, realizzato dal Centro Studi Confronti su incarico della Fai-Cisl aggiorna i dati della prima edizione del 2024 e analizza alcuni contesti produttivi. La tesi di fondo è netta: il lavoro migrante è ormai una componente strutturale dell’economia italiana, e in particolare dell’agricoltura, non un fenomeno temporaneo o emergenziale.

430mila lavoratori immigrati in agricoltura – Dagli elenchi anagrafici Inps pubblicati ad aprile 2026 risulta che nel 2025 gli operai agricoli a tempo determinato (OTD) sono stati 903.549, di cui 399.364 nati all’estero, pari al 44,2% del totale. Le giornate lavorate complessive sono state oltre 91 milioni, con una media di circa 101 giornate per lavoratore. Sommando a questi gli operai a tempo indeterminato (OTI) di origine straniera, il rapporto stima circa 430mila lavoratori immigrati, con un’incidenza del 42% sul totale.

I lavoratori provengono da 186 Paesi; quelli extra-Ue sono 316.766, il 79,3% degli stranieri. Le prime nazionalità sono Romania (circa 60mila), India (circa 53mila), Marocco, Albania, Bangladesh, Pakistan, Tunisia, Senegal, Nigeria e Mali. Rispetto al 2024 crescono sia il numero degli OTD sia le giornate lavorate, mentre prosegue il calo dei lavoratori italiani e aumenta la componente extra-Ue, tanto tra gli stagionali quanto tra gli assunti a tempo indeterminato.

Il Veneto tra le regioni a maggiore incidenza – In undici regioni i lavoratori immigrati superano ormai la metà degli operai agricoli a tempo determinato. Il Veneto si colloca al quinto posto con il 58%, dopo Lazio (66%), Liguria (65%), Piemonte e Trentino-Alto Adige (61%). A livello provinciale, tra i casi più significativi figurano Verona, con il 69%, e Rovigo, con il 67%, in una graduatoria guidata da Latina (78%) e Cuneo (72%).

Il dato veneto emerge anche nell’industria alimentare, dove a fine 2024 i lavoratori immigrati erano 99.164 su 527mila dipendenti (18,8%). Il Veneto ospita il 12% degli occupati stranieri del comparto, terzo dopo Emilia-Romagna (20%) e Lombardia (18%). L’incidenza più alta si registra nella filiera della carne, dove gli immigrati rappresentano il 43% degli addetti.

Carenza di manodopera e inefficienza del Decreto Flussi – Il rapporto evidenzia la difficoltà strutturale delle imprese a reperire lavoratori. Nella Piana del Sele, ad esempio, servirebbero in media circa 4.000 ingressi l’anno, ma le quote assegnate non bastano e alcune aziende sono costrette a modificare le produzioni non per mancanza di mercato, ma per mancanza di chi raccolga. Il quadro è aggravato dalla crisi demografica: la popolazione italiana, oggi di circa 59 milioni, scenderebbe sotto i 55 milioni nel 2050.

Irregolarità e caporalato: le forme nuove- Pur ribadendo che lo sfruttamento grave non può essere generalizzato all’intero settore, il rapporto descrive forme di caporalato sempre più articolate: nell’Agro Pontino sono stati individuati “pacchetti-viaggio” dall’India che comprendono viaggio, compensi ai mediatori e pratiche per il Decreto Flussi; esiste inoltre un “caporalato dei servizi” di intermediari che applicano tariffe parallele agli stranieri. Diffusa anche la sotto-dichiarazione delle giornate, che priva i lavoratori di disoccupazione, malattia, infortunio e maternità.

Integrazione: abitazioni, comunità ed esperienze positive – Per i curatori dello studio non può esserci buona immigrazione senza buona integrazione, intesa come processo che comprende legalità, casa, lingua, stabilità occupazionale, partecipazione civica e ricongiungimento familiare. Centrale è la questione abitativa: i grandi insediamenti stagionali, come quelli della Piana di Gioia Tauro, rischiano di diventare luoghi di marginalità e dipendenza dai caporali, mentre vengono indicati come alternativa gli ostelli sociali diffusi e il recupero di abitazioni.

Accanto alle criticità, il rapporto documenta esperienze positive: lavoratori stranieri divenuti parte stabile delle aziende del Brunello, la realtà della Ferrero ad Alba, il ripopolamento delle aree interne a Camini (RC) e il ruolo delle comunità sikh in Emilia-Romagna e nell’Agro Pontino, i cui templi sono diventati centri di accoglienza, solidarietà e partecipazione.

Decreto flussi 2027: dal 23 ottobre si precompilano le domande

LAVORO – IMMIGRAZIONE 

Decreto flussi 2027: dal 23 ottobre si precompilano le domande

Click day agricolo il 12 gennaio

 

Con la Circolare congiunta n. 7185 del 1° ottobre 2026 i Ministeri dell’Interno, del Lavoro, dell’Agricoltura e del Turismo hanno fornito le indicazioni operative per l’annualità 2027 del D.P.C.M. 2 ottobre 2025, che programma i flussi d’ingresso dei lavoratori non comunitari per il triennio 2026-2028. Per le aziende agricole che si avvalgono di manodopera stagionale extra UE si apre ora la fase di preparazione delle domande, decisiva per arrivare pronti al click day.

Le quote 2027

Per il 2027 sono ammessi complessivamente 165.850 lavoratori non comunitari, così ripartiti:

  • 000 ingressi per lavoro subordinato stagionale nei settori agricolo e turistico;
  • 200 ingressi per lavoro subordinato non stagionale, di cui 14.000 riservati all’assistenza familiare;
  • 650 ingressi per lavoro autonomo.

Precompilazione: dal 23 ottobre al 7 dicembre 2026

La precompilazione delle domande di nulla osta sarà aperta dalle ore 9:00 del 23 ottobre alle ore 20:00 del 7 dicembre 2026  sul Portale Servizi ALI del Ministero dell’Interno. Sulle domande precompilate l’Ispettorato Nazionale del Lavoro potrà effettuare le proprie verifiche anche in via anticipata.

Le date dei click day

Confermate le date già fissate dal D.P.C.M., con invio a partire dalle ore 9:00:

  • 12 gennaio 2027 – lavoro stagionale agricolo;
  • 9 febbraio 2027 – lavoro stagionale turistico;
  • 16 febbraio 2027 – lavoro non stagionale;
  • 18 febbraio 2027 – assistenza familiare.

Le domande potranno essere presentate fino al 31 dicembre 2027, nei limiti delle quote ancora disponibili.

Le novità sugli adempimenti del datore di lavoro

La circolare richiama le modifiche al Testo unico immigrazione (D.Lgs. 286/1998) introdotte dal D.L. 146/2025, convertito dalla L. 179/2025, e dal D.Lgs. 83/2026:

  • conferma del nulla osta: il datore di lavoro ha ora 15 giorni dalla comunicazione di conclusione degli accertamenti sul visto per confermare la richiesta allo Sportello unico. In mancanza, la richiesta si intende rifiutata e il nulla osta eventualmente rilasciato è revocato;
  • informazione al lavoratore: è espressamente previsto l’obbligo di informare tempestivamente il lavoratore straniero di ogni comunicazione ricevuta sull’iter del nulla osta;
  • contratto di soggiorno: il termine per la sottoscrizione passa da 8 a 15 giorni dall’ingresso del lavoratore in Italia; entro lo stesso termine il contratto va trasmesso telematicamente allo Sportello unico.

Conferma del nulla osta e trasmissione del contratto di soggiorno, pur restando in capo al datore di lavoro, possono essere eseguite anche tramite le organizzazioni datoriali più rappresentative alle quali l’azienda aderisce o conferisce mandato. Per l’idoneità alloggiativa, la circolare rinvia alle indicazioni della circolare del Ministero dell’Interno n. 9859 del 15 dicembre 2025.

Il supporto di Confagricoltura

Gli uffici provinciali di Confagricoltura Veneto sono a disposizione delle aziende associate per la precompilazione delle domande, la gestione del click day e gli adempimenti successivi, dalla conferma del nulla osta al contratto di soggiorno. Considerati i tempi stretti e i termini perentori, invitiamo le aziende interessate a contattare quanto prima il proprio ufficio di riferimento per programmare i fabbisogni di manodopera per la campagna 2027.

Aviaria, una sfida strutturale

Aviaria, una sfida strutturale

Vaccinazione necessaria ma complementare alle biosicurezze e resta il problema della disinformazione

 

Si è svolto giovedì 15 ottobre 2026, presso la sede di Confagricoltura Padova, il seminario «Aviaria, vaccini e futuro dell’avicoltura», con lo scopo di fare il punto sulle nuove strategie preventive e al piano vaccinale volti al controllo dell’Influenza aviaria.

Gli onori di casa e il benvenuto istituzionale all’ospite d’eccezione dell’evento, il Dott. Calogero Terregino, Direttore della Struttura Complessa SCS6 dell’Istituto Zooprofilattico Esperimentale delle Venezie (IZSVe), sono stati formulati dalla Presidente di Confagricoltura Padova, Alessandra Da Porto, e dal Presidente della Sezione di prodotto allevamenti avicoli, Emanuele Peruffo.

La relazione del Dott. Terregino ha dato il via a un ampio e partecipato dibattito, offrendo risposte chiare su un tema cruciale per la tenuta della filiera.

Il quadro epidemiologico delineato descrive ormai una sfida strutturale a livello globale, caratterizzata dalla circolazione costante, sin dal 2020, del virus dell’influenza aviaria ad alta patogenicità A(H5Nx) nelle popolazioni di uccelli selvatici in Europa e in altri continenti, una situazione che gli esperti prevedono continuerà nei prossimi anni. Si tratta di un patogeno dall’impatto severo sulla salute degli animali, capace di mettere a rischio la stabilità di un allevamento in tempi rapidi, ponendo l’Italia in una condizione di forte vulnerabilità a causa della sua posizione geografica lungo le rotte migratorie.

A incrementare il livello di attenzione concorre il numero crescente di specie selvatiche che fungono da serbatoio, unitamente alla comparsa del virus A(H5N1) in nuove specie faunistiche, sia aliene che autoctone, come l’ibis sacro africano e gli aironi guardabuoi. La presenza sempre più diffusa di questi vettori selvatici nelle aree a forte vocazione avicola rappresenta un fattore di rischio costante per il pollame nazionale. A ciò si aggiunge la tendenza del virus a compiere passaggi verso altre specie animali, come dimostrato recentemente in Olanda con il contagio di bovine da latte al pascolo, un fenomeno costantemente monitorato dalle autorità sanitarie.

Gli esperti hanno ribadito con chiarezza che il consumo di carni avicole e uova non comporta alcun rischio per l’uomo e che i casi umani, legati esclusivamente a prolungati contatti diretti con animali infetti in contesti non controllati, restano estremamente rari. Ciononostante, è fondamentale mantenere alta l’attenzione e potenziare le misure di prevenzione e controllo a disposizione, promuovendo azioni e investimenti mirati per renderle il più possibile efficaci, ma soprattutto concretamente realizzabili e sostenibili dal punto di vista economico per le aziende.

Le misure di contenimento ordinarie e di biosicurezza aziendale oggi richiedono strumenti complementari, soprattutto a fronte degli ingenti sforzi economici sostenuti dal sistema pubblico per gli indennizzi negli ultimi anni e della necessità di tutelare il comparto anche a fronte delle future evoluzioni normative europee sui rimborsi dei danni indiretti. In questo scenario, l’adozione di una strategia vaccinale diventa una scelta lungimirante per affiancare gli strumenti tradizionali e proteggere gli allevamenti con costi socialmente ed economicamente sostenibili. Di conseguenza, data l’attuale situazione epidemiologica globale, investire nella ricerca e predisporre piani vaccinali compatibili con la realtà produttiva moderna rappresenta una priorità assoluta, avvalorata da numerosi dati che confermano l’utilità dei vaccini nel proteggere la salute degli animali. Tuttavia, l’introduzione di questa misura richiede un’attenta pianificazione affinché la vaccinazione sia percepita e gestita come un pilastro complementare, che si somma e non si sostituisce agli elevatissimi standard di biosicurezza già applicati dagli allevatori.

La transizione normativa e operativa implica un grande impegno coordinato per il Servizio Sanitario Nazionale, chiamato a garantire la complessa sorveglianza prevista dal Regolamento UE 2023/361, e per l’intera industria avicola, che deve adattare i propri sistemi produttivi alle nuove strategie e farsi carico dei costi dei vaccini. Nel caso specifico, si tratta di un presidio moderno vettorizzato sull’herpesvirus del tacchino, somministrato direttamente in incubatoio; questo strumento assicura una protezione duratura e permette, tramite test di laboratorio dedicati, di distinguere gli animali vaccinati da quelli che sono entrati in contatto con il virus, senza alterare lo stato sanitario ufficiale del Paese secondo le linee dell’Organizzazione mondiale per la salute animale, anche se l’impatto sugli scambi commerciali resterà regolato dai singoli accordi bilaterali.

Il piano pilota, partito a maggio in cinque allevamenti tra tacchini e ovaiole, ha confermato l’efficacia della profilassi e la tracciabilità totale e trasparente delle partite lungo tutta la filiera, dimostrando come la vera sfida risieda oggi nella corretta informazione al pubblico.

La disinformazione veicolata online, infatti, si è rivelata un problema culturale che va affrontato alla radice e risolto attraverso una divulgazione chiara, trasparente e su basi scientifiche; la diffusione di notizie distorte ha purtroppo alimentato ingiustificati timori nei consumatori, un fenomeno che rischia di condizionare le scelte future del comparto in un contesto internazionale che vede posizioni diversificate: Francia e Danimarca adottano già la vaccinazione protettiva, Olanda e Regno Unito si preparano a farlo, mentre Germania e Stati Uniti valutano attentamente le ripercussioni sull’export.

Sul delicato nodo della percezione pubblica è intervenuto il Senatore Luca De Carlo, Presidente della 9ª Commissione del Senato, il quale ha evidenziato come l’Europa sostenga attivamente la sperimentazione, rimarcando al contempo l’urgenza strategica di spiegare con trasparenza ai consumatori la natura e l’assoluta sicurezza del vaccino, così da contrastare i pregiudizi commerciali e sradicare i falsi miti diffusi in rete. Per il Senatore, tutelare questa filiera significa difendere un’eccellenza nazionale, dato che il settore delle carni avicole (pollo e tacchino) rappresenta l’unico settore zootecnico italiano interamente autosufficiente e virtuoso.

A conclusione dei lavori è stato Simone Menesello, Presidente della Federazione nazionale di prodotto avicola di Confagricoltura, che nel ringraziare il Senatore De Carlo per il suo prezioso e costante supporto istituzionale ha sottolineato l’estrema complessità di una sfida che unisce aspetti sanitari, economici e commerciali. Riconoscendo l’importanza di far convergere le posizioni di allevatori, filiera, istituzioni e grande distribuzione su un percorso condiviso e basato sulla fiducia reciproca, Menesello ha ribadito l’impegno formale di farsi portavoce delle istanze emerse durante l’incontro presso i ministeri competenti, affinché le future decisioni strategiche e normative siano modellate sulle reali e concrete necessità di chi opera sul territorio per garantire cibo sicuro e di qualità.

Credito d’imposta “Industria 4.0” per le imprese agricole

 

Credito d’imposta “Industria 4.0” per le imprese agricole

Annunciato il decreto attuativo ma le risorse restano irrisorie

 

A oltre nove mesi dall’avvio del periodo agevolato, il credito d’imposta “Industria 4.0” dedicato alle imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura resta sulla carta. Il decreto attuativo previsto dalla Legge di Bilancio 2026 (art. 1, comma 459, L. n. 199/2025), che avrebbe dovuto essere adottato entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge, non è stato ancora emanato. Senza questo provvedimento le imprese non possono presentare domanda né avere certezza sull’effettiva spettanza del beneficio, anche per gli investimenti già realizzati.

Con la Legge di Bilancio 2026 il vecchio credito d’imposta generalizzato per i beni strumentali 4.0 è stato sostituito dal nuovo iper-ammortamento. Trattandosi di una maggiorazione del costo deducibile, però, l’iper-ammortamento non porta alcun vantaggio alle aziende agricole che determinano il reddito su base catastale. Per non escludere il settore primario, i commi da 454 a 459 hanno quindi introdotto un credito d’imposta riservato, ricalcato sul precedente bonus 4.0.

Ricordiamo le caratteristiche della misura.

Beneficiari: imprese attive nella produzione primaria di prodotti agricoli, nella pesca e nell’acquacoltura (la loro esatta individuazione sarà definita dal decreto, nel rispetto delle regole UE sugli aiuti di Stato).

Investimenti agevolabili: beni strumentali nuovi, materiali e immateriali, elencati negli Allegati IV e V della L. n. 199/2025 (in sostanza i beni “Industria 4.0” già noti, aggiornati).

Misura e periodo: 40% del costo, per investimenti fino a 1 milione di euro, effettuati dal 1° gennaio 2026 al 28 settembre 2028. Per il leasing si considera il costo sostenuto dal locatore.

Utilizzo: solo in compensazione con F24, a partire dall’anno successivo a quello dell’investimento, senza il limite annuo di 2 milioni di euro previsto per le compensazioni.

Risorse: la dotazione è di appena 2,1 milioni di euro l’anno su scala nazionale, sufficiente a coprire circa 5 milioni di euro di investimenti annui. È quindi prevedibile un meccanismo di prenotazione che premierà chi si farà trovare pronto.

Rispondendo all’interrogazione n. 5-05788 in Commissione Agricoltura della Camera il 23 settembre scorso, il Masaf ha riferito che lo schema di decreto è in fase di concertazione avanzata con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e con il Ministero dell’Economia e sarà finalizzato a breve. Il decreto definirà beneficiari e investimenti ammissibili e affiderà la gestione al GSE, come già avvenuto per Transizione 5.0: è quindi probabile una piattaforma telematica per la prenotazione e la comunicazione degli investimenti. Il Ministero ha inoltre avviato interlocuzioni per un possibile rifinanziamento della misura.

In attesa del decreto, chi ha già investito nel 2026 o intende farlo è bene che si prepari fin d’ora:

  • verificare che i beni rientrino negli Allegati IV e V della L. n. 199/2025;
  • curare la dicitura in fattura: fatture, documenti di trasporto e altri documenti di acquisto devono riportare il riferimento espresso all’art. 1, commi da 454 a 459, L. n. 199/2025;
  • conservare la documentazione che dimostra il sostenimento delle spese, che dovrà essere certificato da un revisore legale dei conti.

Gli uffici provinciali Confagricoltura Veneto seguono l’evoluzione del provvedimento e daranno tempestiva notizia della sua pubblicazione e dell’apertura della piattaforma GSE. Per verifiche sui singoli investimenti è possibile rivolgersi ai tecnici e ai consulenti fiscali delle sedi provinciali.

“GRANAIO D’ITALIA”. Registrazione trimestre luglio-settembre entro il 20 ottobre

“GRANAIO D’ITALIA”

Registrazione trimestre luglio-settembre entro il 20 ottobre

 

Si ricorda l’obbligo di gestione del registro di carico e scarico dei cereali, sul portale SIAN, al seguente link https://www.sian.it/portale/servizi/cerealicolo-1/registro-dei-cereali.

I soggetti obbligati alla tenuta di tale Registro, sono esclusivamente le imprese che, “acquisiscono o cedono a qualsiasi titolo” i cereali. Rientrano pertanto nell’obbligo anche gli operatori che raccolgono il prodotto dai propri campi e lo immagazzinano nelle proprie strutture. Sono esentati dall’obbligo di registrazione i prodotti che sono trasferiti in strutture private o associative all’atto della trebbiatura. In tale caso, la registrazione deve essere effettuata da coloro che gestiscono dette strutture.

Gli operatori devono registrare, in forma cumulativa e aggregata, il volume totale degli acquisti e delle vendite effettuate in ciascun trimestre di dieci diversi prodotti cerealicoli, per cui sussiste l’obbligo di registrazione (frumento duro, frumento tenero e segalato, granturco, orzo, farro, segale, sorgo, avena, miglio e scagliola), se prevedono che la quantità del singolo cereale da essi movimentato sia superiore, nell’anno solare, a:

30 tonnellate annue per il frumento duro;

40 tonnellate annue per il frumento tenero;

80 tonnellate annue per il mais

40 tonnellate annue per l’orzo;

60 tonnellate annue per il sorgo;

30 tonnellate annue per l’avena;

30 tonnellate annue per il farro, la segale, il miglio, il frumento segalato e la scagliola.

Sono registrate le quantità totali (in tonnellate, con dettaglio di due decimali) di ciascun prodotto cerealicolo acquistato o ceduto nel trimestre distintamente per origine (provenienza nazionale, unionale o da Paesi terzi).

La registrazione delle operazioni va effettuata entro il ventesimo giorno del mese successivo al trimestre di riferimento, intendendosi le chiusure dei trimestri collocate nei giorni 31 marzo, 30 giugno,30 settembre e 31 dicembre.

Pertanto, il prossimo trimestre da annotare e comunicare al Sian è quello che va dal 30 Giugno 2026 al 30 Settembre 2026, quindi, per evitare sanzioni, le prossime comunicazioni al Sian andranno effettuate entro il 20 Ottobre 2026.

Esclusioni

Sono esclusi dalla tenuta del registro telematico:

  • le aziende che esercitano, in via prevalente, l’attività di allevamento e le aziende che producono mangimi;
  • gli operatori che utilizzano le quantità di prodotto per il reimpiego aziendale, anche per usi zootecnici;
  • tutte le operazioni di carico e scarico relative alla trasformazione dei cereali e ai cereali trasformati;
  • i cereali detenuti dalla filiera sementiera da destinare alla semina e/o da reimpiegare in azienda;
  • i prodotti che sono trasferiti in strutture private o associative all’atto della trebbiatura non sono oggetto di
  • In tale caso, la registrazione deve essere effettuata da coloro che gestiscono dette strutture

Sanzioni

La norma prevede sanzioni amministrative di importo variabile, da un minimo di 500 euro a un massimo di 4.000 euro, in base al tipo di irregolarità.

Per maggiori informazioni potete consultare il portale SIAN al link:  https://www.sian.it/portale/servizi/cerealicolo-1/registro-dei-cereali 

Piccole produzioni locali (PPL) – Nuovi corsi di formazione

Piccole produzioni locali (PPL) – Nuovi corsi di formazione

 

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AGRICOLTURA SOCIALE: ULTIMI GIORNI PER CANDIDARSI AL BANDO DI CONFAGRICOLTURA

AGRICOLTURA SOCIALE

ULTIMI GIORNI PER CANDIDARSI AL BANDO DI CONFAGRICOLTURA, SENIOR L’ETÀ DELLA SAGGEZZA ETS E REALE FOUNDATION

 

Mancano pochi giorni alla scadenza del bando nazionale “Coltiviamo Agricoltura Sociale”, l’iniziativa promossa da Confagricoltura, Senior L’Età della Saggezza ETS e Reale Foundation, in collaborazione con la Rete Fattorie Sociali, che da undici anni sostiene e valorizza i migliori progetti di agricoltura sociale in Italia. Le candidature dovranno essere presentate entro il 26 ottobre 2026.

Due le sezioni: quella ordinaria prevede tre premi da 40.000 euro ciascuno. Ai vincitori sarà inoltre riconosciuta una borsa di studio per la partecipazione all’edizione 2027 del Master in Agricoltura Sociale dell’Università di Roma Tor Vergata.

La sezione speciale, dedicata alla gestione e alla riqualificazione del verde pubblico, assegnerà un premio di 20.000 euro. In questo caso potranno partecipare anche enti del Terzo Settore non agricoli, purché operanti in questo ambito.

L’iniziativa, nel corso del tempo, si è affermata come riferimento nazionale nel promuovere e valorizzare il ruolo delle aziende agricole e delle cooperative sociali nel rafforzamento della coesione sociale, della solidarietà intergenerazionale, dell’assistenza sociosanitaria, dell’inclusione e della tutela dei diritti delle persone più vulnerabili.

L’undicesima edizione consecutiva conferma quindi un impegno che va oltre il sostegno economico. L’agricoltura sociale rappresenta infatti un modello di impresa capace di coniugare attività produttiva e responsabilità sociale, contribuendo in modo concreto al benessere delle comunità e alla vitalità dei territori rurali.

Possono partecipare al bando imprese agricole e cooperative sociali, anche in partenariato con altri soggetti del Terzo Settore, purché il progetto abbia come capofila un imprenditore agricolo o una cooperativa sociale che svolga attività agricola.

Le candidature devono essere inviate entro il 26 ottobre 2026 sia via e-mail all’indirizzo coltiviamoagricolturasociale@confagricoltura.it sia tramite raccomandata A/R a Confagricoltura – Agricoltura Sociale, Corso Vittorio Emanuele II 101, 00186 Roma.

La giuria esaminerà le candidature entro la fine dell’anno e i vincitori saranno premiati nel corso di una cerimonia a Roma, nella sede nazionale di Confagricoltura a Palazzo della Valle.

Per informazioni e regolamento: www.coltiviamoagricolturasociale.it

Forum Agriturist 2026

Forum Agriturist 2026

Agriturismo: settore vitale per i territori marginali, la sfida dei giovani, il turismo esperienziale e il valore del prodotto aziendale

 

Si è svolto il 13 e 14 ottobre 2026 a Rimini il Forum nazionale di Agriturist, l’associazione di Confagricoltura che rappresenta le imprese agrituristiche, dal titolo “Coltivare valore, creare esperienze”. La prima giornata, riservata ad associati e aziende, si è tenuta alla Tenuta del Monsignore di San Giovanni in Marignano con una sessione formativa su giovani, territorio e innovazione e quattro gruppi di lavoro tematici; la seconda si è svolta al TTG Travel Experience di Rimini Fiera con il convegno “Agriturismo: in una parola mille esperienze”, dedicato al turismo esperienziale (enoturismo, oleoturismo, apiturismo, turismo equestre, cammini e cicloturismo).

In occasione del TTG sono stati diffusi i numeri del comparto: nel 2026 sono state 33 milioni le persone che hanno scelto uno degli oltre 20 mila agriturismi italiani, con flussi in crescita del 2% rispetto all’anno precedente. Un dato che conferma la solidità del settore, che per l’84% si colloca in aree di collina e di montagna.

Presidio nelle aree interne e marginali

Il primo filo conduttore del Forum è stata la tenuta del territorio: l’agriturismo, con la sua presenza diffusa nelle aree interne e marginali, è un presidio contro lo spopolamento e l’abbandono. Il “diritto a rimanere” delle comunità rurali – è stato sottolineato – deve però essere accompagnato da sostegni e opportunità adeguati: prodotti a km zero, accoglienza di turisti italiani e stranieri, servizi che rendano attrattiva la vita in campagna.

In questa chiave l’operatore agrituristico è stato definito una “sentinella del territorio”: chi cura il paesaggio e mantiene in efficienza i terreni contribuisce anche alla prevenzione dei dissesti e delle calamità, e diventa sempre più promotore dell’area in cui opera.

Ricambio generazionale: la grande sfida

Umberto Selmi (Ufficio biologico e multifunzionalità di ISMEA) ha richiamato i dati della Rete PAC: in Europa gli agricoltori con meno di 40 anni sono il 12%, in Italia appena il 9%, contro il 23,3% dell’Austria. Ricambio generazionale e diversificazione delle produzioni di qualità saranno temi centrali della prossima programmazione.

Il quadro europeo è quello delineato dalla Visione per l’agricoltura e l’alimentazione del Commissario Christophe Hansen e dalla Strategia UE per il ricambio generazionale presentata dalla Commissione nell’ottobre 2025, che si pone l’obiettivo di raddoppiare la quota di giovani agricoltori entro il 2040 (dal 12 al 24%). La Strategia parte dalla consapevolezza che la sola PAC non basta: occorre migliorare l’accesso al credito e alla terra, rafforzare il trasferimento di conoscenze e rendere più attraente la vita nelle aree rurali. Tra gli strumenti annunciati figurano uno “starter pack” per i giovani agricoltori nella prossima PAC, che riunisce le misure per il primo insediamento con una somma forfettaria fino a 300.000 euro, l’invito agli Stati membri a destinare almeno il 6% della spesa agricola al ricambio generazionale e il coinvolgimento di parte dei fondi di coesione a favore delle aree rurali.

Secondo ISMEA, in Italia la partecipazione dei giovani cresce proprio dove l’azienda è multifunzionale e orientata alla qualità: l’agricoltura da sola spesso non garantisce un reddito adeguato e le attività connesse possono integrarlo. Ma – è stato ribadito – la multifunzionalità non si improvvisa: richiede un percorso professionale strutturato e, nel passaggio tra generazioni, il trasferimento delle competenze è decisivo. Si tratta di passare dalla sola produzione a un sistema integrato di accoglienza e valorizzazione del territorio, parlando ai giovani con un linguaggio più semplice, investendo nei social e nella narrazione, costruendo esperienze e prodotti flessibili.

Selmi ha inoltre invitato le aziende a iscriversi al Portale nazionale dell’agriturismo del Ministero e ha annunciato l’imminente pubblicazione del Rapporto ISMEA-Qualivita, dedicato alle produzioni di eccellenza che attraggono flussi turistici.

Overtourism: programmare i flussi, non limitarli

Ampio spazio anche al tema dell’overtourism: dove la pressione turistica supera la capacità di carico dei luoghi si generano fenomeni distorsivi. La risposta non è limitare il turismo, ma programmare i flussi nel tempo e nello spazio, valorizzando l’offerta meno conosciuta. L’esempio citato è quello delle Cinque Terre, dove i visitatori si concentrano sempre negli stessi luoghi a fronte di un territorio ben più ricco. Un ambito in cui gli agriturismi, distribuiti capillarmente nelle aree interne, possono svolgere un ruolo di riequilibrio.

Turismo esperienziale e prodotti tipici

Angelo Serri di Tipicità – il festival nato nelle Marche nel 1993 e divenuto oggi un “brand ombrello” per la promozione dei territori nel mondo – ha insistito sul binomio tra turismo esperienziale e prodotti tipici. L’enogastronomia è un asset fondamentale del Paese: i prodotti di qualità non sono replicabili e l’export agroalimentare continua a crescere (oltre 72 miliardi di euro nel 2025, +5,6% secondo il Rapporto CREA). Il turista di oggi è esigente, informato, viaggia più volte l’anno e cerca valori autentici: non si accontenta del soggiorno, vuole vivere un’esperienza.

Il prodotto aziendale come leva di valore

Fabio Morosato, nell’intervento “Prodotti aziendali: identità, valore, fidelizzazione”, ha evidenziato come la vendita diretta di prodotti trasformati sia la pratica più diffusa tra le aziende agrituristiche, mentre il commercio elettronico è in flessione per i vincoli della distribuzione online. Il prodotto aziendale sarà sempre più un asset strategico: aumenta i ricavi e il valore percepito dagli ospiti. Ciò che lo distingue dal prodotto industriale è la sua storia, che va raccontata anche attraverso il packaging, ad esempio con un QR code che rimandi all’azienda, al territorio e ai metodi di produzione.

Manodopera e formazione

Il Direttore generale di Confagricoltura Roberto Caponi ha sottolineato che «in questa epoca di policrisi la multifunzionalità diventa sempre più importante per il settore primario» e che «bisogna sostenere le aziende mettendole nelle condizioni di poter affrontare questa importante sfida». L’ampliamento dell’attività verso servizi turistici, ricettivi ed esperienziali richiede infatti personale preparato, e la carenza di manodopera è stata uno dei temi centrali. Sono stati illustrati i progetti di formazione all’estero, in particolare in Uzbekistan e Tunisia, per preparare lavoratori da inserire nelle aziende italiane, un modello che potrebbe essere esteso anche alla ricettività e all’ospitalità. Caponi ha inoltre richiamato ConfagriJob, la piattaforma di Confagricoltura realizzata con Indeed e Umana per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

Un messaggio per le aziende del Veneto

Il messaggio che arriva da Rimini è chiaro: l’agriturismo cresce, ma per continuare a farlo deve qualificarsi. Per le imprese venete – dalle colline del Prosecco ai Colli Euganei e Berici, dalla Lessinia al Delta del Po, dalle Dolomiti al Lago Garda – le priorità sono l’integrazione tra produzione, accoglienza ed esperienze, la valorizzazione e il racconto dei prodotti aziendali, l’attenzione al passaggio generazionale e alla formazione delle competenze.

Su questi temi Confagricoltura Veneto e Agriturist Veneto restano a disposizione degli associati, anche in vista dei bandi del CSR 2023-2027 per l’insediamento dei giovani e gli investimenti nelle aziende agricole. Per i percorsi di qualificazione degli operatori agrituristici e dei loro collaboratori, le aziende possono rivolgersi a E.R.A.P.R.A. Veneto, l’ente di formazione di Confagricoltura Veneto.