Blocco dei Tir, la frutta del Sud torna nei mercati veneti ma l’emergenza non è finita

Blocco dei Tir, la frutta del Sud torna nei mercati veneti ma l’emergenza non è finita

Confagricoltura Veneto solidale con agricoltori e allevatori del Mezzogiorno

 

Si intravede uno spiraglio dopo dieci giorni di blocchi. Il decreto-legge approvato ieri dal Consiglio dei ministri a sostegno dell’autotrasporto ha placato almeno in parte la protesta contro il caro gasolio, scattata venerdì 16 ottobre in numerose regioni del Mezzogiorno: i presidi sono stati sospesi in Sicilia e in gran parte della Calabria e nella notte i primi Tir carichi di frutta e verdura sono tornati a raggiungere i mercati del Nord. Tra gli operatori c’è fiducia in un progressivo ritorno alla normalità, anche se la situazione resta critica in alcune aree, a partire dalla Campania, e i danni accumulati sono ingenti. Già il 21 ottobre Confagricoltura aveva lanciato l’allarme: l’agricoltura è allo stremo e sono a rischio imprese, occupazione e sicurezza alimentare. «Non possiamo più permetterci di distruggere cibo e reddito», è il messaggio della Confederazione.

Numerosi produttori sono stati costretti a distruggere insalata, zucchine, melanzane, pomodori e altra frutta e verdura di stagione che non poteva essere spedita. Ortaggi come zucchine e cetrioli vanno raccolti ogni due o tre giorni: se non trovano la strada dei mercati, finiscono al macero. Nelle stalle il latte è rimasto fermo per giorni senza essere ritirato e conferito ai caseifici e, in alcuni casi, gli allevatori hanno dovuto destinarlo all’alimentazione degli animali, azzerando il valore di un prodotto che dovrebbe generare reddito. In Campania si sono fermati i caseifici della Mozzarella di bufala campana Dop, che non potevano ricevere il latte dagli allevamenti, a loro volta rimasti senza mangimi.

Secondo Federalimentare, lo stop ha compromesso la continuità produttiva dell’intera filiera, con danni «dal campo alla tavola» stimati in centinaia di milioni di euro: tonnellate di prodotti freschi al macero, linee produttive rallentate o ferme per mancanza di materie prime, merci che non raggiungono i centri di distribuzione. Un quadro che evidenzia tutta la fragilità di un Paese in cui oltre l’80% delle merci viaggia su gomma.

Gli effetti del blocco si sono propagati rapidamente fino ai mercati all’ingrosso veneti, che dipendono in larga parte dalle produzioni meridionali, soprattutto da Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.

  • MAAP di Padova – Dopo una domenica con arrivi crollati di circa l’80% (una decina di camion a fronte dei 50-60 attesi), la scorsa notte sono arrivati 20 Tir da Puglia, Calabria e Lazio, scongiurando la penuria di frutta e verdura. Nulla ancora, però, da Sicilia e Campania. Il direttore Francesco Cera invita alla prudenza: «aspettiamo a dire che il rischio sia passato». La prossima notte farà da «stress test»: secondo i grossisti, i camion dovrebbero ripartire da tutto il Sud e gli operatori «sono fiduciosi».
  • Veronamercato – Nei giorni più critici gli approvvigionamenti sono calati del 70%: dalle circa 1.000 tonnellate di frutta e ortaggi scaricate ogni giorno si è scesi a circa 300 tonnellate, con prezzi all’ingrosso aumentati in media del 20% secondo il direttore Paolo Merci. I prodotti più colpiti sono stati uva da tavola, pomodori e agrumi, sostituiti in parte con merce spagnola.
  • Mercato ortofrutticolo di Treviso – Sette giorni di stop hanno comportato una perdita del 20-25% delle forniture di frutta e ortaggi, con difficoltà soprattutto per l’uva pugliese, arrivata solo in piccoli quantitativi, le clementine calabresi e i pomodorini ciliegino e datterino siciliani. Per Francesco Volpato, presidente di Nordest Mercati, è ancora presto per parlare di normalizzazione: «le prossime 48 ore saranno determinanti».

La grande distribuzione ha tamponato le mancanze rivolgendosi all’estero: in questi giorni sugli scaffali veneti è arrivata frutta e verdura da Olanda, Spagna, Polonia, Germania, Turchia e Sudafrica, non sempre a buon mercato per i consumatori. Anche le imprese venete con stabilimenti al Sud hanno pagato un prezzo: come spiega Cristiano Detratti, amministratore delegato della cooperativa Ortoromi di Borgoricco, con sede anche a Bellizzi (Salerno), «produrre senza avere la certezza che la merce possa raggiungere rapidamente i punti vendita espone al rischio di dover buttare interi carichi, con costi e sprechi insostenibili: anche poche ore di ritardo possono essere determinanti».

Come sottolinea Confagricoltura, il problema riguarda l’economia dell’intero Paese. Mentre le aziende del Sud perdevano le proprie produzioni, i vuoti sugli scaffali sono stati riempiti da prodotti di Paesi concorrenti. Quote di mercato conquistate con anni di lavoro rischiano così di essere cedute alla concorrenza estera, con effetti destinati a durare ben oltre la fine dei blocchi.

Confagricoltura Veneto esprime piena solidarietà agli agricoltori e agli allevatori del Sud, che in questi giorni hanno visto andare perduti il frutto del proprio lavoro e il proprio reddito, in un’annata già segnata dagli effetti del clima e dal caro carburante.

«Gli imprenditori agricoli del Mezzogiorno stanno pagando il prezzo più alto di una paralisi di cui non sono responsabili», dichiara Confagricoltura Veneto. «Vedere distruggere ortaggi raccolti con fatica, o latte che non viene ritirato, è inaccettabile per chi conosce il valore del lavoro nei campi e nelle stalle. L’agricoltura italiana è una sola: quello che accade al Sud si è riflesso subito sui nostri mercati, sulla distribuzione e sulle tasche dei consumatori veneti. I primi segnali di sblocco sono positivi, ma ora occorre che la piena regolarità dei trasporti sia ripristinata in tutto il Paese e in tempi rapidi: ogni giorno perso significa altro cibo distrutto, altro reddito bruciato e nuove opportunità regalate ai produttori stranieri. Servono risposte immediate, prima che i danni diventino irreparabili.»

L’abitazione “di lusso” è rurale se destinata ad alloggio dei lavoratori dipendenti

L’abitazione “di lusso” è rurale se destinata ad alloggio dei lavoratori dipendenti

 

La Corte di Cassazione (Ordinanza n. 23869) è nuovamente intervenuta nel tema della ruralità dei fabbricati. Il caso preso in esame riguardava un’abitazione di 272 metri quadri utilizzata come alloggio dei dipendenti di una società agricola.

L’Agenzia delle Entrate ne contestava la ruralità, basandosi sul presupposto che le abitazioni con superficie utile superiore a 240 metri quadri sono considerate “di lusso” ai sensi dell’art. 6, D.M. 2/8/1969 e il comma 3, lett. e) dell’art. 9, D.L. n. 557/1993 stabilisce il divieto di ruralità per le abitazioni di lusso.

La Corte di Cassazione ha chiarito che l’art. 9, D.L. n. 557/1993 che regolamenta la ruralità dei fabbricati prevede due fattispecie distinte: le costruzioni rurali abitative, soggette a requisiti soggettivi e oggettivi, tra cui l’esclusione delle abitazioni di lusso, e le costruzioni strumentali, per le quali invece è rilevante esclusivamente la strumentalità del fabbricato rispetto all’attività agricola esercitata.

Ricordiamo che un fabbricato abitativo può essere riconosciuto rurale in presenza dei seguenti requisiti.

Requisiti soggettivi: i soggetti che utilizzano il fabbricato come abitazione devono essere: il titolare del diritto di proprietà o di altro diritto reale sul terreno, per esigenze connesse

all’attività agricola svolta; l’affittuario o chi conduce a diverso titolo il terreno al quale l’immobile è asservito; i familiari conviventi a carico di tali soggetti e i coadiuvanti iscritti a fini previdenziali; i titolari di trattamenti pensionistici derivanti da attività agricola; uno dei soci o amministratori delle società agricole in possesso della qualifica di imprenditore agricolo professionale.

Requisiti oggettivi: è esclusa la ruralità per i fabbricati abitativi aventi le caratteristiche delle categorie catastali A/1 (abitazioni di tipo signorile) e A/8 (abitazioni in villa), nonché per quelli con le caratteristiche di lusso di cui al D.M. 2/8/1969, tra cui la superficie utile superiore a 240 metri quadri.

Le abitazioni dei dipendenti sono inserite tra le costruzioni strumentali e pertanto possono essere considerate rurali senza limiti di superficie, purché i lavoratori siano assunti a tempo indeterminato o a tempo determinato per oltre 100 giornate annue.

 

I numeri del settore biologico nel 2025

Bio in cifre

I numeri del settore biologico nel 2025

Veneto con solo il 4,8% della superficie

 

E’ disponibile l’infografica Bio in cifre – I numeri del settore biologico nel 2025 realizzata da ISMEA e presentata in occasione dell’incontro ministeriale del 23 settembre u.s.

 I dati aggiornati restituiscono un quadro caratterizzato da dinamiche divergenti: nel 2025 i consumi domestici di prodotti biologici sono cresciuti del 9,2%, raggiungendo un valore di 4,44 miliardi di euro, mentre le superfici coltivate a biologico sono diminuite del 5,4%, attestandosi a circa 2,38 milioni di ettari.

 Anche il numero degli operatori biologici registra una flessione dell’1,8%, con 95.389 operatori complessivi e 85.443 aziende agricole biologiche.

 E in Veneto? Il dettaglio regionale dell’infografica evidenzia la debolezza strutturale del biologico veneto. Nel 2025 la SAU biologica regionale si ferma a circa 36 mila ettari, pari al 4,8% della superficie agricola: è l’incidenza più bassa d’Italia, lontana dal 19,4% medio nazionale e dall’obiettivo europeo del 25%. I principali orientamenti produttivi sono i cereali (9,5 mila ettari), la vite (6,9 mila) e i prati permanenti (4,1 mila).

 Gli operatori biologici veneti sono 3.112: 1.493 produttori esclusivi, 634 produttori preparatori, 914 preparatori esclusivi e 71 importatori. Colpisce il peso della trasformazione: i preparatori esclusivi rappresentano quasi un terzo degli operatori regionali (29%), contro il 9,8% della media nazionale, a indicare una filiera industriale e commerciale più sviluppata della base agricola che dovrebbe alimentarla. Il Veneto è inoltre la prima regione italiana per l’acquacoltura biologica, con 25 delle 61 aziende censite. Per le imprese agricole venete la domanda in crescita apre quindi spazi di sviluppo concreti, a condizione che la conversione e il mantenimento del metodo biologico restino economicamente sostenibili, anche grazie al sostegno previsto dal CSR Veneto 2023-2027 (intervento SRA29).

 L’analisi di tali dati conferma l’importanza di consolidare la base produttiva nazionale, rafforzando la capacità delle imprese di rispondere a una domanda in crescita.

Il biologico italiano è infatti un sistema produttivo certificato e sottoposto a rigidi controlli lungo tutta la filiera, a garanzia del rispetto delle regole e della qualità del processo produttivo. La valorizzazione delle produzioni biologiche italiane e il rafforzamento della sostenibilità economica delle imprese restano quindi elementi centrali per il futuro del comparto e, in questa direzione, si posiziona il nuovo marchio biologico nazionale che può essere richiesto dalle aziende in aggiunta al marchio europeo.

 L’infografica offre, inoltre, un quadro aggiornato dei principali indicatori relativi a superfici, operatori, zootecnia, importazioni e consumi, utile per approfondire le tendenze in atto e le prospettive del settore.

 

Piccole produzioni locali (PPL) – Nuovi corsi di formazione

Piccole produzioni locali (PPL) – Nuovi corsi di formazione

 

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L’iniziativa è finanziata dal Complemento di sviluppo Rurale per il Veneto 2023-2027 – FEASR Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale. Organismo responsabile dell’informazione: ERAPRA DEL VENETO. Autorità di gestione regionale: Regione del Veneto – Direzione AdG FEASR Bonifica e Irrigazione.

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Forum Agriturist 2026

Forum Agriturist 2026

Agriturismo: settore vitale per i territori marginali, la sfida dei giovani, il turismo esperienziale e il valore del prodotto aziendale

 

Si è svolto il 13 e 14 ottobre 2026 a Rimini il Forum nazionale di Agriturist, l’associazione di Confagricoltura che rappresenta le imprese agrituristiche, dal titolo “Coltivare valore, creare esperienze”. La prima giornata, riservata ad associati e aziende, si è tenuta alla Tenuta del Monsignore di San Giovanni in Marignano con una sessione formativa su giovani, territorio e innovazione e quattro gruppi di lavoro tematici; la seconda si è svolta al TTG Travel Experience di Rimini Fiera con il convegno “Agriturismo: in una parola mille esperienze”, dedicato al turismo esperienziale (enoturismo, oleoturismo, apiturismo, turismo equestre, cammini e cicloturismo).

In occasione del TTG sono stati diffusi i numeri del comparto: nel 2026 sono state 33 milioni le persone che hanno scelto uno degli oltre 20 mila agriturismi italiani, con flussi in crescita del 2% rispetto all’anno precedente. Un dato che conferma la solidità del settore, che per l’84% si colloca in aree di collina e di montagna.

Presidio nelle aree interne e marginali

Il primo filo conduttore del Forum è stata la tenuta del territorio: l’agriturismo, con la sua presenza diffusa nelle aree interne e marginali, è un presidio contro lo spopolamento e l’abbandono. Il “diritto a rimanere” delle comunità rurali – è stato sottolineato – deve però essere accompagnato da sostegni e opportunità adeguati: prodotti a km zero, accoglienza di turisti italiani e stranieri, servizi che rendano attrattiva la vita in campagna.

In questa chiave l’operatore agrituristico è stato definito una “sentinella del territorio”: chi cura il paesaggio e mantiene in efficienza i terreni contribuisce anche alla prevenzione dei dissesti e delle calamità, e diventa sempre più promotore dell’area in cui opera.

Ricambio generazionale: la grande sfida

Umberto Selmi (Ufficio biologico e multifunzionalità di ISMEA) ha richiamato i dati della Rete PAC: in Europa gli agricoltori con meno di 40 anni sono il 12%, in Italia appena il 9%, contro il 23,3% dell’Austria. Ricambio generazionale e diversificazione delle produzioni di qualità saranno temi centrali della prossima programmazione.

Il quadro europeo è quello delineato dalla Visione per l’agricoltura e l’alimentazione del Commissario Christophe Hansen e dalla Strategia UE per il ricambio generazionale presentata dalla Commissione nell’ottobre 2025, che si pone l’obiettivo di raddoppiare la quota di giovani agricoltori entro il 2040 (dal 12 al 24%). La Strategia parte dalla consapevolezza che la sola PAC non basta: occorre migliorare l’accesso al credito e alla terra, rafforzare il trasferimento di conoscenze e rendere più attraente la vita nelle aree rurali. Tra gli strumenti annunciati figurano uno “starter pack” per i giovani agricoltori nella prossima PAC, che riunisce le misure per il primo insediamento con una somma forfettaria fino a 300.000 euro, l’invito agli Stati membri a destinare almeno il 6% della spesa agricola al ricambio generazionale e il coinvolgimento di parte dei fondi di coesione a favore delle aree rurali.

Secondo ISMEA, in Italia la partecipazione dei giovani cresce proprio dove l’azienda è multifunzionale e orientata alla qualità: l’agricoltura da sola spesso non garantisce un reddito adeguato e le attività connesse possono integrarlo. Ma – è stato ribadito – la multifunzionalità non si improvvisa: richiede un percorso professionale strutturato e, nel passaggio tra generazioni, il trasferimento delle competenze è decisivo. Si tratta di passare dalla sola produzione a un sistema integrato di accoglienza e valorizzazione del territorio, parlando ai giovani con un linguaggio più semplice, investendo nei social e nella narrazione, costruendo esperienze e prodotti flessibili.

Selmi ha inoltre invitato le aziende a iscriversi al Portale nazionale dell’agriturismo del Ministero e ha annunciato l’imminente pubblicazione del Rapporto ISMEA-Qualivita, dedicato alle produzioni di eccellenza che attraggono flussi turistici.

Overtourism: programmare i flussi, non limitarli

Ampio spazio anche al tema dell’overtourism: dove la pressione turistica supera la capacità di carico dei luoghi si generano fenomeni distorsivi. La risposta non è limitare il turismo, ma programmare i flussi nel tempo e nello spazio, valorizzando l’offerta meno conosciuta. L’esempio citato è quello delle Cinque Terre, dove i visitatori si concentrano sempre negli stessi luoghi a fronte di un territorio ben più ricco. Un ambito in cui gli agriturismi, distribuiti capillarmente nelle aree interne, possono svolgere un ruolo di riequilibrio.

Turismo esperienziale e prodotti tipici

Angelo Serri di Tipicità – il festival nato nelle Marche nel 1993 e divenuto oggi un “brand ombrello” per la promozione dei territori nel mondo – ha insistito sul binomio tra turismo esperienziale e prodotti tipici. L’enogastronomia è un asset fondamentale del Paese: i prodotti di qualità non sono replicabili e l’export agroalimentare continua a crescere (oltre 72 miliardi di euro nel 2025, +5,6% secondo il Rapporto CREA). Il turista di oggi è esigente, informato, viaggia più volte l’anno e cerca valori autentici: non si accontenta del soggiorno, vuole vivere un’esperienza.

Il prodotto aziendale come leva di valore

Fabio Morosato, nell’intervento “Prodotti aziendali: identità, valore, fidelizzazione”, ha evidenziato come la vendita diretta di prodotti trasformati sia la pratica più diffusa tra le aziende agrituristiche, mentre il commercio elettronico è in flessione per i vincoli della distribuzione online. Il prodotto aziendale sarà sempre più un asset strategico: aumenta i ricavi e il valore percepito dagli ospiti. Ciò che lo distingue dal prodotto industriale è la sua storia, che va raccontata anche attraverso il packaging, ad esempio con un QR code che rimandi all’azienda, al territorio e ai metodi di produzione.

Manodopera e formazione

Il Direttore generale di Confagricoltura Roberto Caponi ha sottolineato che «in questa epoca di policrisi la multifunzionalità diventa sempre più importante per il settore primario» e che «bisogna sostenere le aziende mettendole nelle condizioni di poter affrontare questa importante sfida». L’ampliamento dell’attività verso servizi turistici, ricettivi ed esperienziali richiede infatti personale preparato, e la carenza di manodopera è stata uno dei temi centrali. Sono stati illustrati i progetti di formazione all’estero, in particolare in Uzbekistan e Tunisia, per preparare lavoratori da inserire nelle aziende italiane, un modello che potrebbe essere esteso anche alla ricettività e all’ospitalità. Caponi ha inoltre richiamato ConfagriJob, la piattaforma di Confagricoltura realizzata con Indeed e Umana per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

Un messaggio per le aziende del Veneto

Il messaggio che arriva da Rimini è chiaro: l’agriturismo cresce, ma per continuare a farlo deve qualificarsi. Per le imprese venete – dalle colline del Prosecco ai Colli Euganei e Berici, dalla Lessinia al Delta del Po, dalle Dolomiti al Lago Garda – le priorità sono l’integrazione tra produzione, accoglienza ed esperienze, la valorizzazione e il racconto dei prodotti aziendali, l’attenzione al passaggio generazionale e alla formazione delle competenze.

Su questi temi Confagricoltura Veneto e Agriturist Veneto restano a disposizione degli associati, anche in vista dei bandi del CSR 2023-2027 per l’insediamento dei giovani e gli investimenti nelle aziende agricole. Per i percorsi di qualificazione degli operatori agrituristici e dei loro collaboratori, le aziende possono rivolgersi a E.R.A.P.R.A. Veneto, l’ente di formazione di Confagricoltura Veneto.

Barbabietola, per riaprire Pontelongo serve l’impegno convinto di tutta la filiera

Barbabietola, per riaprire Pontelongo serve l’impegno convinto di tutta la filiera

Confagricoltura e CoProB a confronto a Rovigo in vista della campagna 2027

 

Il Veneto continua a credere nella barbabietola da zucchero. È il messaggio emerso dall’incontro che si è svolto nei giorni scorsi a Rovigo tra Confagricoltura Veneto, le Confagricoltura provinciali di Rovigo, Padova e Venezia e i vertici di CoProB, la cooperativa dei produttori bieticoli, rappresentata dal presidente Luigi Maccaferri e dal vicepresidente Giovanni Tamburini. Al centro del confronto il bilancio della campagna 2026 e, soprattutto, le prospettive della coltura in vista della contrattualizzazione per la stagione 2027.

Nella nostra regione quest’anno sono stati coltivati a bietola circa 4.000 ettari. Il Polesine si conferma capofila con 1.600 ettari, seguito da Venezia (1.477 ettari), Padova (420) e Verona (407). Un patrimonio di competenze, professionalità e tradizione produttiva che il territorio non vorrebbe disperdere. «Il territorio di Rovigo crede ancora nella coltura della bietola», ha ricordato il presidente di Confagricoltura Rovigo Lauro Ballani, sottolineando la necessità di lavorare insieme per creare condizioni di maggiore certezza e collaborazione in vista della prossima campagna.

Il tema centrale è la riapertura dello zuccherificio di Pontelongo, in provincia di Padova, Come ha evidenziato il presidente di Confagricoltura Venezia Stefano Tromboni, la riapertura rappresenta un’opportunità da valutare con attenzione: consentirebbe di migliorare l’organizzazione della raccolta, di accorciare le distanze di conferimento e di contenere i costi logistici a carico della filiera, sostenendo la permanenza della bieticoltura in un’area storicamente vocata.

C’è poi un vantaggio agronomico ed economico decisivo. Con due stabilimenti operativi sarebbe possibile contenere la campagna di raccolta entro 90 giorni, chiudendola non oltre la metà di settembre. È un aspetto tutt’altro che secondario: oltre quel periodo si registra un netto calo delle rese, con effetti diretti sul reddito delle aziende. Una campagna più corta significa quindi bietole raccolte al momento giusto e una migliore remunerazione per gli agricoltori.

La riapertura, però, è sostenibile soltanto se la fabbrica può contare su un bacino di approvvigionamento adeguato. Per questo l’obiettivo è chiaro: le superfici contrattualizzate devono crescere dai 19 mila ettari del 2026 ad almeno 25 mila ettari. Un traguardo ambizioso ma raggiungibile, a condizione che tutti i soggetti coinvolti mettano in campo un impegno convinto:

  • gli agricoltori, che devono continuare a credere nella coltivazione e confermare, o ampliare, le superfici a bietola nei propri piani colturali;
  • CoProB, titolare dello stabilimento, chiamata a sostenere il progetto con un piano industriale credibile e con condizioni contrattuali chiare;
  • la Regione del Veneto, che già quest’anno ha rafforzato il Programma operativo a favore delle aziende bieticolo-saccarifere portando l’aiuto massimo da 200 a 300 euro per ettaro, e il cui coinvolgimento resta essenziale per definire condizioni più vantaggiose per il futuro della filiera.

Nel corso dell’incontro Confagricoltura ha chiesto a CoProB un atteggiamento proattivo nella condivisione delle informazioni. Come ha sottolineato il presidente di Confagricoltura Veneto Giangiacomo Bonaldi, per programmare correttamente il 2027 gli agricoltori devono disporre di dati aggiornati e indicazioni tempestive sull’andamento delle operazioni: un confronto periodico e strutturato rafforza la fiducia tra industria saccarifera e aziende agricole. Da parte sua CoProB ha confermato l’impegno a rafforzare il supporto agronomico alle imprese attraverso i propri tecnici, in un’ottica di monitoraggio costante che permetta di intervenire rapidamente.

I lavori si sono conclusi con l’accordo di un aggiornamento costante sulla situazione, per arrivare alle scelte produttive e contrattuali dei prossimi mesi con indicazioni più chiare.

Giansanti al Corriere della Sera: «L’agricoltura è un asset strategico per l’Europa»

Giansanti al Corriere della Sera: «L’agricoltura è un asset strategico per l’Europa».

In manovra agevolazione Irpef e ritorno di Agricoltura 4.0

 

Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura e appena rieletto alla guida del Copa, l’associazione delle principali organizzazioni agricole europee, ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera, uscita oggi ieri (8 ottobre 2026). Giansanti affronta i temi che pesano di più sul futuro delle imprese agricole.

Il secondo mandato al Copa, spiega Giansanti, arriva in «un momento difficilissimo della vita della Ue», mentre la guerra ibrida e la crisi nello stretto di Hormuz fanno salire il costo dell’energia e dei fertilizzanti e rischiano di far esplodere l’inflazione alimentare. I prossimi due anni saranno decisivi per il quadro finanziario e per le risorse della Pac. A Bruxelles la priorità è quindi una sola: riconoscere l’agricoltura come asset strategico dell’Unione, puntando su semplificazione amministrativa, meno burocrazia e più capacità produttiva e competitiva.

Sulla legge di Bilancio il presidente indica due richieste precise:

  • le risorse per l’agevolazione Irpef in agricoltura promesse dal ministro Lollobrigida;
  • il ripristino di Agricoltura 4.0, cioè il credito d’imposta per le imprese che investono in innovazione e tecnologia.

Giansanti parla anche dell’accordo con il Mercosur, in vigore da maggio. Ricorda che servono più controlli e la tutela degli standard europei, e cita il caso delle carni brasiliane con antibiotici vietati trovate nel porto di Atene.

Resta infine l’emergenza dei costi energetici, raddoppiati, insieme agli effetti del cambiamento climatico. Il caldo ricorrente ha fatto salire i costi e scendere i ricavi, creando difficoltà nella gestione della cassa delle aziende. «Dobbiamo assolutamente intervenire», conclude Giansanti.

Sono temi che toccano da vicino anche le imprese agricole venete.

Scarica l’intervista integrale: Giansanti_Corriere della Sera_8ott26.pdf

Commodity agricole, il 2027 sarà ancora l’anno della volatilità

Commodity agricole, il 2027 sarà ancora l’anno della volatilità

E il mais ora costa più del grano

 

Si è svolta il 30 settembre al DAMA – Tecnopolo di Bologna la quindicesima edizione di “Commodity Agrifood”, l’evento annuale organizzato da Areté – The Agri-food Intelligence Company insieme a Unione Italiana Food. Una giornata di analisi che ha passato in rassegna una quarantina di mercati: dalla macroeconomia all’energia, dai cereali all’etanolo, da cacao, caffè e zucchero ai semi oleosi e agli oli vegetali, fino a lattiero-caseario, uova, ortive, legumi, frutta secca e packaging. In sala oltre 300 rappresentanti di agricoltura, industria e distribuzione alimentare.

Il messaggio di fondo è chiaro: gli episodi di volatilità sono sempre più frequenti e intensi, e il monitoraggio del rischio con le relative strategie di mitigazione diventa una necessità per ogni anello della filiera, a partire dalle imprese agricole.

Il dato che più ha catalizzato l’attenzione riguarda i cereali. Sulla piattaforma Euronext la prima scadenza del mais ha toccato 264,25 euro per tonnellata, contro i 236 euro del grano tenero. Nelle ultime tre campagne il differenziale era stato in media di circa 10 euro a favore del frumento.

Lo stesso fenomeno si osserva sul mercato fisico nazionale. Alla Borsa merci di Bologna il mais nazionale, cresciuto del 17% da inizio anno, ha raggiunto 267 euro per tonnellata, a fronte dei 256 euro del frumento tenero: uno spread negativo di 11 euro, quando la media del triennio era di +10. In pratica il consueto premio a favore del grano si è trasformato in un premio sul mais che si avvicina ai 30 euro.

Secondo Enrica Gentile, amministratore delegato di Areté, si tratta di un’anomalia storica: l’inversione si era vista solo per circa due mesi nel 2022, all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina, e per un breve rimbalzo nel luglio 2025. Oggi invece si protrae da quasi sei mesi.

All’origine c’è soprattutto la scarsità relativa di mais. Per il 2026 si stima un crollo di circa il 20% del raccolto europeo, mentre la produzione italiana si è dimezzata nell’arco di un decennio. A questo si sommano le difficoltà di approvvigionamento dall’Ucraina.

Il quadro è aggravato da una serie di fattori che nel corso del 2026 si sono sovrapposti senza dare ai mercati il tempo di ricostituire le scorte: le tensioni sui traffici nel Mar Nero e i blocchi portuali, la grave siccità estiva in Europa, il conflitto in Medio Oriente e i problemi di transito nello Stretto di Hormuz. Un sistema di filiere fortemente interconnesse, e proprio per questo fragile.

Un premio così elevato del mais spinge l’industria mangimistica a rivedere le formulazioni, aumentando l’impiego di frumento laddove sia tecnicamente ed economicamente conveniente. Il risultato è che la tensione si trasmette anche al grano tenero e, più in generale, all’intero mercato europeo dei cereali, sostenuto anche dal calo produttivo nelle principali aree esportatrici.

Per il comparto zootecnico, che sui costi di alimentazione gioca buona parte della propria marginalità, è un segnale da non sottovalutare. E per i cerealicoltori, inclusi quelli veneti, il mais torna a essere una coltura su cui riflettere con attenzione in vista delle prossime scelte colturali, tenendo conto però di un contesto in cui le quotazioni possono cambiare rapidamente.

Guardando avanti, le attese di Areté descrivono un 2027 ancora esposto a forte volatilità dei prezzi delle materie prime agroindustriali. Incertezza geopolitica ed eventi meteo estremi sempre più frequenti rendono difficili le previsioni.

Per i cereali, mais e frumento in testa, i fondamentali restano tesi. E mercati come zucchero, riso, latte e cacao, che nel 2026 avevano avviato a fatica la ricostituzione delle scorte con una correzione dei prezzi, sono attesi tornare in deficit, interrompendo il percorso di riequilibrio.

Il quadro emerso a Bologna conferma ciò che le aziende sperimentano quotidianamente: in mercati così instabili, la capacità di leggere le tendenze e di gestire il rischio di prezzo diventa un fattore di competitività al pari dell’efficienza produttiva. Contratti di filiera, strumenti di copertura come  assicurazioni e fondi mutualistici, aggregazione dell’offerta e una pianificazione attenta delle semine sono leve su cui è sempre più necessario lavorare.

Sviluppo rurale, pubblicati i bandi per 60 milioni di euro

Sviluppo rurale, pubblicati i bandi per 60 milioni di euro

Insediamento giovani e relativi investimenti i principali interventi

Copertura vasche liquami zootecnici e assimilati misura per tutte le aziende

 

Sono stati pubblicati oggi (2 ottobre 2026) i nuovi bandi del CSR del Veneto con cui viene disposta l’apertura dei termini per la presentazione delle domande di aiuto relative a sette interventi rivolti in particolare ai giovani e agli investimenti aziendali.

L’importo complessivo a bando è pari a 60 milioni di euro, a valere sulle disponibilità del CSR 2023-2027, 47,5 dei quali destinati ai giovani che si insediano in agricoltura. Le misure, con le relative risorse e scadenze, sono riepilogate nella tabella seguente.

Codice

Intervento

Importo a bando

Scadenza (giorni dal BUR)

 

 

 

 

SRD01

Investimenti produttivi agricoli per la competitività delle aziende agricole (PG – Pacchetto Giovani)

20.000.000 €

105 giorni

SRD02 Az. A

Investimenti per la mitigazione dei cambiamenti climatici – copertura vasche liquami (PG)

1.500.000 €

105 giorni

SRD02 Az. A

Investimenti per la mitigazione dei cambiamenti climatici – copertura vasche liquami (domanda singola)

1.500.000 €

90 giorni

SRD02 Az. B

Investimenti per la tutela delle risorse naturali (PG)

3.000.000 €

105 giorni

SRD02 Az. C

Investimenti irrigui (PG)

3.000.000 €

105 giorni

SRD02 Az. D

Investimenti per il benessere animale (PG)

3.000.000 €

105 giorni

SRD03

Investimenti per la diversificazione in attività non agricole (PG)

1.000.000 €

105 giorni

SRD06 Az. 1

Prevenzione e ripristino del potenziale produttivo agricolo – avversità e infestazioni (PG)

2.000.000 €

105 giorni

SRE01

Insediamento giovani agricoltori

14.000.000 €

105 giorni

SRH01

Erogazione di servizi di consulenza aziendale (a catalogo)

5.000.000 €

90 giorni

SRH03

Formazione degli imprenditori agricoli e degli addetti dei settori agricoltura, zootecnia e industria alimentare (a catalogo)

6.000.000 €

90 giorni

Totale

 

60.000.000 €

 

PG = intervento attivato nell’ambito del Pacchetto Giovani. I termini per la presentazione delle domande decorrono dalla data di pubblicazione sul BUR (DGR n. 990 del 15 settembre 2026, Allegato A).

Ricambio generazionale: il Pacchetto Giovani (PG)    – Ai giovani imprenditori agricoli è dedicato l’intervento SRE01, con una dotazione di 14 milioni di euro per il sostegno all’insediamento di chi ha un’età fino a quarantuno anni non compiuti e si insedia per la prima volta come capo azienda, presentando un piano di sviluppo aziendale. L’intervento è attivato esclusivamente in modalità “a pacchetto”: la domanda SRE01 va obbligatoriamente combinata con almeno uno degli interventi SRD01, SRD02 (Azioni A, B, C o D), SRD03 o SRD06. Tutte le azioni sono riservate al Pacchetto Giovani, ad eccezione dell’Azione A della misura SRD02, attivata anche per domande singole.

SRD02 Azione A (copertura delle vasche di liquami e assimilati) un intervento importante aperto per tutte le aziende

Come detto l’azione A dell’intervento SRD02 è attivata anche per domande singole, cioè per tutte le aziende agricole in possesso dei requisiti, indipendentemente dall’età del conduttore.

Sono ammissibili gli investimenti per la copertura delle vasche esistenti destinate allo stoccaggio di effluenti non palabili, l’acquisto di serbatoi flessibili autoportanti (sacconi) e l’installazione di impianti di separazione solido/liquido abbinati a questi ultimi, oltre alle spese generali nel limite del 5% dell’operazione. Non sono invece ammesse la costruzione ex novo o la ristrutturazione edilizia delle vasche, le coperture dei lagoni, le coperture aperte ai lati o realizzate con elementi flottanti, né le coperture delle concimaie.

Il sostegno è pari all’80% del costo dell’investimento con un limite massimo di spesa ammissibile è di 600.000 euro nell’arco di quattro anni.

L’ammissione in graduatoria richiede un punteggio minimo di 12 punti e, oltre alle caratteristiche soggettive del richiedente (età del conduttore, qualificazione sociale dell’impresa, associazionismo, adesione a strumenti di gestione del rischio), considera l’entità della riduzione delle emissioni di ammoniaca ottenuta con l’investimento, che vale fino a 20 punti per riduzioni pari o superiori al 60%, calcolate tramite l’applicativo BAT-TOOL. I termini per la conclusione delle operazioni, a decorrere dalla concessione dell’aiuto, sono di 7 mesi per sacconi e impianti di separazione e di 12 mesi per la copertura delle vasche.

L’intervento dovrebbe essere considerato con molta attenzione da parte delle aziende zootecniche, in quanto permettere di adempiere ad una prescrizione (la copertura delle vasche dei liquami) che sarà obbligatoria dal 1° gennaio 2030.

Consulenza e formazione

Il provvedimento destina inoltre 5 milioni di euro all’erogazione di servizi di consulenza aziendale (SRH01), rivolti alle esigenze di supporto tecnico, gestionale, economico, ambientale e sociale delle imprese agricole, forestali e operanti nelle aree rurali, anche per favorire la diffusione delle innovazioni sviluppate da progetti di ricerca. Altri 6 milioni di euro finanziano la formazione e l’aggiornamento professionale degli imprenditori agricoli e degli addetti dei settori agricoltura, zootecnia e industria alimentare (SRH03).

Importanti novità e scadenze per le Fattorie Didattiche del Veneto

Importanti novità e scadenze per le Fattorie Didattiche del Veneto

 

Con riferimento alle Fattorie didattiche la Direzione Agroalimentare della Regione del Veneto ha comunicato importanti aggiornamenti relativi all’organizzazione degli uffici regionali, alle scadenze amministrative per gli operatori e alla programmazione della Giornata Regionale “Fattorie Didattiche Aperte“.

Di seguito il riepilogo dettagliato delle principali novità.

  1. Riorganizzazione degli uffici regionali

A seguito del pensionamento del referente titolare dell’ufficio “Progetti e iniziative di turismo rurale”, dal 1° settembre la gestione della materia è stata assunta ad interim ed incardinata all’interno della Direzione regionale Agroalimentare e servizio fitosanitario (Unità Operativa Qualità agroalimentari e diversificazione attività agricole) con funzionario Incaricato Jacopo Testoni, già referente per le Fattorie Sociali.

  1. Proroga trasmissione dati annuali (Scheda di sintesi)
  • Nuova scadenza: Il termine per l’invio dei dati relativi al numero e alla tipologia delle visite didattiche effettuate è stato prorogato al 30 novembre 2026.
  • Modalità di invio: La comunicazione deve avvenire esclusivamente online tramite il modulo digitale disponibile al seguente link:  Modulo digitale Scheda di Sintesi
  • Nota bene: Non sarà più accettata la modulistica cartacea. Tutti gli operatori che avessero già provveduto a inviare il formato cartaceo sono tenuti a compilare nuovamente il modello tramite il link sopra indicato.
  • Obbligatorietà: Si ricorda che la trasmissione della Scheda di sintesi costituisce un obbligo previsto dalla Carta della Qualità ed è indispensabile per il mantenimento dell’iscrizione all’Elenco regionale.
  1. Giornata Regionale “Fattorie Didattiche Aperte”
  • Spostamento dell’evento: In accordo con il gruppo di lavoro regionale, l’appuntamento ufficiale della Giornata Regionale “Fattorie Didattiche Aperte” è stato posticipato alla primavera 2027.
  • Iniziative autonome ad ottobre: Resta comunque ferma la facoltà per le singole aziende agricole di promuovere e organizzare in autonomia attività ed aperture nella consueta finestra di ottobre.

Gli uffici territoriali di Confagricoltura Veneto sono a disposizione per eventuali chiarimenti o supporto nella compilazione dei moduli.