POSITIVA LA RICHIESTA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO MELONI A VON DER LEYEN

POSITIVA LA RICHIESTA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO MELONI A VON DER LEYEN

PER L’AGRICOLTURA SERVE UN QUADRO TEMPORANEO DI AIUTI

 

Confagricoltura accoglie positivamente l’azione annunciata dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni nei confronti della Commissione europea, volta a sottolineare, tramite una nota alla presidente Von der Leyen in vista del prossimo Ecofin, la necessità di tenere conto dell’inflazione registrata in questo periodo, nel calcolo dei parametri europei da rispettare e del deficit consentito.

L’iniziativa va nella direzione auspicata dalla Confederazione che è già intervenuta in questo senso. Il presidente Massimiliano Giansanti ha evidenziato al ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, con una missiva inviata nei giorni scorsi, e alla società tutta, attraverso gli ultimi discorsi pubblici, “le notevoli difficoltà incontrate dalle imprese agricole a causa del proseguire delle tensioni geopolitiche e delle continue situazioni climatiche avverse che stanno mettendo a dura prova la redditività e la tenuta competitiva del settore”.

“I nostri agricoltori hanno registrato un brusco deterioramento della ragione di scambio – ha segnalato Giansanti –. L’agricoltura è strategica, al pari della difesa dei confini e dell’approvvigionamento energetico. Gli argomenti in cima all’agenda di Bruxelles, come il possibile allargamento all’Ucraina, non rientrano nel dibattito pubblico italiano; eppure, andranno a definire in maniera significativa il futuro dell’Unione e le risorse disponibili. Chiediamo un Temporary Framework per venire incontro alle esigenze degli agricoltori”.

Palazzo della Valle indica l’urgenza di prorogare e ampliare la portata del quadro temporaneo degli aiuti di Stato per sostenere le imprese agricole, tenendo conto non solo dei danni subiti (diretti e indiretti) ma anche dell’inflazione e della maggiorazione dei costi produttivi e in particolare per i costi energetici. Si evidenzia la necessità di sgravi fiscali, previdenziali e creditizi e si chiede di prendere in considerazione un’aliquota di copertura dei maggiori costi fino al 100%. Inoltre, si auspica la proroga o la sospensione temporanea di alcuni adempimenti previsti dalla normativa comunitaria per la tutela dell’ambiente, al fine di alleggerire il peso dei costi in capo agli agricoltori in un momento di seria crisi.

Fertilizzanti, stop ai dazi UE

Fertilizzanti, stop ai dazi UE

Confagricoltura: una boccata d’ossigeno, ma serve un piano strutturale

La decisione del Consiglio UE del 22 maggio 2026

Il Consiglio dell’Unione Europea, riunito il 22 maggio 2026 a Bruxelles, ha approvato la sospensione per dodici mesi dei dazi doganali sui principali fertilizzanti azotati — in primo luogo urea e ammoniaca — utilizzati nella produzione agricola comunitaria. La misura entrerà in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’UE e sarà valida per un anno, con la Commissione europea chiamata a monitorare l’andamento del mercato e a valutarne eventuale proroga o modifica.

Il risparmio stimato dalla Commissione ammonta a 60 milioni di euro, ottenuto attraverso l’azzeramento di aliquote ordinarie che oscillavano tra il 5,5% e il 6,5%. La sospensione si applica secondo il regime della nazione più favorita (NPF), ma è limitata a un contingente pari ai volumi di importazione del 2024 maggiorati del 20%, così da tutelare anche i produttori europei. In modo esplicito, la misura esclude qualsiasi importazione proveniente da Russia e Bielorussia, in coerenza con le sanzioni adottate a seguito dell’aggressione all’Ucraina.

I numeri del mercato forniscono il contesto: nel 2024 l’UE ha importato 2 milioni di tonnellate di ammoniaca e 5,9 milioni di tonnellate di urea, più ulteriori 6,7 milioni di tonnellate di fertilizzanti a base di azoto e miscele contenenti azoto.

Il Piano d’Azione UE del 19 maggio: intenzioni e limiti

Come avevamo riportato nella newsletter della scorsa settimana, il 19 maggio 2026, il Commissario europeo all’Agricoltura Christophe Hansen aveva presentato al Parlamento Europeo il Piano d’Azione sui Fertilizzanti, con l’obiettivo dichiarato di garantire sicurezza alimentare e autonomia strategica. Il piano prevede misure immediate — tra cui contingenti tariffari temporanei già anticipati a febbraio 2026 per ammoniaca e urea — e interventi strutturali di lungo periodo, inclusa la revisione della Direttiva Nitrati e incentivi all’uso dei digestati.

Riguardo al meccanismo CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism, Reg. UE 2023/956), entrato nella fase definitiva il 1° gennaio 2026 e applicabile anche ai fertilizzanti azotati, il Piano ha introdotto un’eccezione temporanea con un ricarico forfettario dell’1% anziché del 10-30% previsto sugli altri settori. Tuttavia, la revisione strutturale del meccanismo è stata rinviata a una valutazione di lungo periodo.

Un punto di partenza, non un traguardo

Confagricoltura ha accolto con favore la sospensione dei dazi, pur convergendo su un giudizio critico sul Piano d’Azione complessivo. Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura e del Copa-Cogeca, ha ribadito alla presidente von der Leyen che l’agricoltura deve essere considerata una questione di sicurezza nazionale per l’Unione europea, richiamando l’insostenibilità di costi con l’urea a 1.000 euro per tonnellata e il gasolio vicino a 2 euro per litro.

La sospensione dei dazi per dodici mesi è un segnale positivo, risultato di un pressing costante del mondo agricolo — non ultima la flash action organizzata da Confagricoltura a Strasburgo — ma si tratta di un punto di partenza, non di una risposta strutturale.

Il caso fertilizzanti mette in luce una contraddizione profonda dell’Europa: non è possibile perseguire l’autonomia strategica alimentare senza affrontare la dipendenza produttiva del settore agricolo.

Bonus Carburanti e Fertilizzanti

Bonus Carburanti e Fertilizzanti

Il Governo riconosce alle aziende agricole crediti d’imposta per 130 milioni di euro

In risposta alle pressanti richieste di Confagricoltura e delle altre associazioni del settore, il Governo ha varato misure urgenti a sostegno delle imprese agricole per contrastare i rincari dei fattori produttivi. Nella Gazzetta Ufficiale del 22 maggio 2026 (n. 117) è stato pubblicato il D.L. n. 89/2026 – “Disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi e di sostegno alle attività economiche per il protrarsi della crisi dei mercati internazionali” – che introduce benefici fiscali per il settore agricolo articolati in due misure distinte.

Bonus Carburanti – credito d’imposta fino al 20%

L’art. 2, comma 2, del D.L. 89/2026 modifica l’art. 8-ter del D.L. 27 marzo 2026, n. 38 (convertito con modificazioni dalla L. 22 maggio 2026, n. 88), riconoscendo alle imprese agricole un credito d’imposta fino al 20% delle spese sostenute, al netto dell’IVA e documentate da fattura, per l’acquisto di gasolio e benzina destinati all’alimentazione dei mezzi agricoli e al riscaldamento di serre orticole. La misura, inizialmente limitata al solo mese di marzo 2026 con una dotazione di 30 milioni di euro, viene estesa agli acquisti effettuati nei mesi da marzo a maggio 2026, con fondi triplicati a 90 milioni di euro complessivi. Il beneficio non si applica alle imprese agromeccaniche. Con decreto del Ministero dell’agricoltura (MASAF), di concerto con il MEF, adottato entro 30 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento, saranno definiti criteri e modalità attuative.

Bonus Fertilizzanti – credito d’imposta fino al 30%

L’art. 2, comma 3, del D.L. 89/2026 introduce una misura del tutto nuova: un credito d’imposta fino al 30% della spesa effettuata per l’acquisto di fertilizzanti agricoli nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026, al netto dell’IVA e comprovato da fattura. La dotazione massima è di 40 milioni di euro. L’agevolazione, che sembra applicarsi a tutte le tipologie di fertilizzanti, è concessa nel rispetto del Quadro temporaneo per gli aiuti di Stato adottato dalla Commissione europea il 29 aprile 2026 (C/2026/2593). Con decreto del MASAF di concerto con il MEF, adottato entro 60 giorni dall’entrata in vigore, saranno definiti criteri e modalità attuative.

Regole di fruizione comuni

Entrambi i crediti sono esenti da tassazione: non concorrono alla formazione del reddito imponibile né della base IRAP. Sono fruibili esclusivamente in compensazione tramite modello F24 entro il 31 dicembre 2026, in deroga ai tetti annuali ordinari.

Dal testo del decreto si può presumere che l’entità precisa dei crediti potrà essere stabilita solo quando si sarà confrontato l’ammontare delle spese sostenute dalle aziende con le risorse messe a disposizione.

 

Tutela delle acque – Nuove regole UE per il controllo degli inquinanti nelle acque

Tutela delle acque

Nuove regole UE per il controllo degli inquinanti nelle acque

Dal 10 maggio 2026 entrerà in vigore la nuova direttiva UE sulla tutela delle acque superficiali e sotterranee, che aggiorna l’elenco degli inquinanti da monitorare e introduce nuovi standard di qualità ambientale (Sqa). La riforma punta a rafforzare la protezione degli ecosistemi acquatici alla luce delle più recenti evidenze scientifiche.

Tra le principali novità figura l’ampliamento delle “sostanze prioritarie”, cioè quelle considerate particolarmente rischiose per l’ambiente acquatico. Nell’elenco entrano pesticidi, farmaci, bisfenoli e Pfas. In prospettiva futura, la direttiva include anche una lista di sostanze sotto osservazione, come microplastiche e indicatori di resistenza agli antimicrobici, utili per intercettare fenomeni emergenti e valutare il rischio cumulativo delle sostanze.

I nuovi standard di qualità saranno più stringenti: per le acque superficiali dovranno essere applicati entro il 2033, mentre gli Stati membri avranno tempo fino al 2039 per garantire il pieno rispetto complessivo. Il recepimento avverrà attraverso modifiche alla direttiva quadro sulle acque e alle direttive collegate. Gli Stati membri dovranno adeguare i propri ordinamenti entro il 21 dicembre 2027; in Italia ciò comporterà modifiche o integrazioni sulla Parte III del Dlgs 152/2006, il c.d. ‘Codice ambientale’.

Decreto Primo Maggio – Salario giusto, bonus assunzioni e stop al caporalato digitale

Decreto Primo Maggio

Salario giusto, bonus assunzioni e stop al caporalato digitale

 

Lo scorso 28 aprile, a pochi giorni dalla Festa dei Lavoratori, il Consiglio dei Ministri ha approvato il cosiddetto Decreto Primo Maggio, un decreto legge proposto dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dalla Ministra del Lavoro Marina Calderone. Il provvedimento interviene su tre fronti: incentivi all’occupazione stabile, tutela del salario, contrasto al caporalato digitale.

Incentivi all’occupazione: i nuovi bonus

Il cuore finanziario del decreto è un pacchetto di quattro misure di decontribuzione, tutte al 100% per 24 mesi, destinate a giovani, donne e imprese del Mezzogiorno:

  • Bonus donne: esonero fino a 650 €/mese per l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratrici svantaggiate; sale a 800 €/mese nelle regioni della ZES Unica per il Mezzogiorno.
  • Bonus giovani under 35: esonero fino a 500 €/mese per nuove assunzioni di personale non dirigenziale under 35; fino a 650 €/mese nel Sud e nelle aree di crisi.
  • Bonus stabilizzazione giovani: esonero fino a 500 €/mese per la trasformazione in contratti a tempo indeterminato (effettuata tra agosto e dicembre 2026) di contratti a termine instaurati entro il 30 aprile 2026, riservato a under 35 mai occupati stabilmente.
  • Bonus ZES over 35: per le micro-imprese fino a 10 dipendenti nella ZES Unica, esonero fino a 650 €/mese per l’assunzione di disoccupati da almeno 24 mesi con più di 35 anni.

Salario giusto: addio salario minimo per legge

La misura simbolicamente più rilevante è l’introduzione del concetto di “salario giusto”: la retribuzione non potrà essere inferiore ai minimi fissati dai Contratti Collettivi Nazionali (CCNL) stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative. Una scelta che esclude esplicitamente un salario minimo stabilito per legge — definito un “logoro vessillo della sinistra” — e lascia alla contrattazione collettiva la definizione delle voci retributive. Gli incentivi contributivi, inoltre, saranno accessibili solo alle imprese che rispettano questi minimi, escludendo chi sottoscrive contratti “pirata”.

Sul fronte dei rinnovi contrattuali, il decreto stabilisce che, se le trattative non si concludono entro 12 mesi dalla scadenza del contratto precedente, le retribuzioni vengano adeguate automaticamente al 30% della variazione dell’indice IPCA (inflazione armonizzata europea).

Contrasto al caporalato digitale: rider e piattaforme nel mirino

Il decreto introduce misure inedite per contrastare lo sfruttamento del lavoro nell’economia delle piattaforme digitali.

Famiglia, lavoro e TFR

Il decreto prevede anche uno sgravio contributivo per le imprese (fino all’1%, con un tetto di 50.000 €/anno) che ottengono la certificazione UNI/PdR 192:2026 sulla conciliazione vita-lavoro, legata al sostegno a maternità, paternità e flessibilità organizzativa.

Sul fronte previdenziale, i lavoratori potranno conferire alla previdenza complementare le quote di TFR maturate nel primo semestre 2026.

 

 

ACCORDO COOMERCIALE UE-AUSTRALIA

ACCORDO COOMERCIALE UE-AUSTRALIA

EMO CAPODILISTA: “UN’OPPORTUNITÀ PER L’EXPORT AGROALIMENTARE MA CI SONO TIMORI PER ALCUNE PRODUZIONI”

“L’accordo stipulato tra l’Unione europea e l’Australia accoglie le nostre richieste di tutela del comparto agricolo a garanzia di una concorrenza equilibrata, ma resta forte preoccupazione per il riso”. Così ha dichiarato Giordano Emo Capodilista, vicepresidente di Confagricoltura.

“Siamo soddisfatti delle misure di protezione applicate a 165 prodotti agroalimentari e a più di 200 distillati e vini europei, oltre che dell’introduzione in Australia di un sistema di riconoscimento e tutela delle DOP e IGP secondo il modello dell’Unione – ha proseguito il vicepresidente della Confederazione -. Tuttavia, resta il timore di un ingresso massivo di prodotti sensibili, come appunto il riso – ma anche lo zucchero, la carne bovina e quella ovina – per i quali sono state fissate quote non soddisfacenti. Situazione avversa che andrebbe a sommarsi ai possibili effetti del Mercosur”.

“In generale, rimarremo vigili affinché quanto stabilito venga applicato nel rispetto di una concorrenza regolata della reciprocità nell’ambito della sicurezza alimentare e della tutela ambientale e sociale, e per non lasciare spazio all’Italian Sounding al di fuori del mercato interno e oltre i limiti temporali stabiliti. Se gli impegni presi verranno rispettati, l’accordo UE-Australia, riducendo le barriere tariffarie, può rappresentare un’opportunità per il nostro export agroalimentare, ma nessuno dei nostri prodotti agricoli dovrebbe essere lasciato indietro”, ha concluso.

 

 

Promozione vino nei Paesi terzi: in arrivo il bando 2026

Promozione vino nei Paesi terzi: in arrivo il bando 2026

In vista del prossimo bando OCM “Promozione del vino nei mercati dei Paesi terzi”, MASAF ha incontrato le organizzazioni di categoria, tra cui Confagricoltura, per illustrare le principali novità della misura OCM dedicata alla promozione nei mercati dei Paesi terzi.

Tra gli elementi più rilevanti, il Ministero ha annunciato l’intenzione di pubblicare il bando prima di Vinitaly 2026, anticipando i tempi rispetto allo scorso anno. Una scelta accolta positivamente dagli operatori, in quanto consente una migliore organizzazione dei progetti, soprattutto per i soggetti collettivi e multiregionali.

Saranno confermate anche le misure di flessibilità, che permettono di rimodulare attività e risorse tra diversi Paesi in funzione dell’evoluzione geopolitica o di eventuali restrizioni locali, purché venga comunque raggiunto l’obiettivo progettuale.

Sul piano tecnico, il MASAF sta lavorando per rendere più omogenea la valutazione dei progetti, introducendo specifiche “piste di controllo” a supporto delle commissioni nazionali e regionali. Parallelamente, è previsto un potenziamento del portale SIAN, con l’obiettivo di migliorarne le prestazioni, semplificare il caricamento delle domande e consentire una gestione più agevole delle varianti, anche minori. Tra le novità, l’inserimento del Giappone tra i Paesi con costi standard di riferimento.

Guardando alla programmazione futura, il Ministero ha ipotizzato, per il 2027, la possibilità di presentare progetti completi anziché parziali, anche attraverso eventuali norme transitorie. Restano invece ancora da recepire le novità del cosiddetto “Pacchetto vino”, che richiedono modifiche a livello europeo.

Nel corso dell’incontro, Confagricoltura ha sottolineato la necessità di ulteriori semplificazioni, in particolare per i piccoli produttori, chiedendo di ampliare i costi standard ad altri mercati (come Mercosur e India) e di rivedere alcuni aspetti legati ai controlli e alla rendicontazione, spesso ritenuti troppo complessi.

Il MASAF ha quindi invitato le organizzazioni a trasmettere contributi e proposte operative per migliorare le procedure, con l’obiettivo di rendere la misura più accessibile ed efficace per le imprese del settore vitivinicolo.

 

 

CONFAGRICOLTURA VENETO INCONTRA L’ASSESSORE DARIO BOND

CONFAGRICOLTURA VENETO INCONTRA L’ASSESSORE DARIO BOND

Crisi dei seminativi e del mercato del latte al centro della discussione

Confagricoltura Veneto ha incontrato l’Assessore Regionale all’Agricoltura Dario Bond per un confronto approfondito sui principali temi che interessano il settore agricolo veneto. Tra i temo al centro del colloquio: la crisi strutturale dei seminativi, le emergenze fitosanitarie, il mercato del latte e le sfide della vitivinicoltura.

Seminativi in stato di crisi

L’instabilità geopolitica internazionale, con i riflessi del conflitto in Medio Oriente, sta generando una situazione di grave incertezza per tutto il settore agricolo e, in particolare, nel comparto dei seminativi. L’impennata dei costi di produzione – in particolare gasolio e concimi – ha azzerato i margini delle aziende agricole, mentre gli aiuti della PAC incidono in misura sempre più ridotta. Molte aziende agricole si stanno interrogando se procedere con le semine del mais o se lasciare i terreni incolti. La sospensione dell’attività dello zuccherificio di Pontelongo è il segnale più visibile di una crisi che rischia di portare alla chiusura di molte imprese. Secondo Confagricoltura Veneto è necessario prendere atto dello stato di crisi e avviare un confronto serrato con tutti gli attori della filiera, con gli enti di ricerca e anche con delle ditte produttrici di mezzi tecnici per individuare risposte concrete sul piano tecnico e anche su quello politico considerato che siamo di fronte ad una nuova riforma della PAC.

Emergenze fitosanitarie

La carenza di principi attivi per la difesa delle colture è un problema trasversale che colpisce tutti i settori, a partire dalla frutticoltura, ed è in forte aumento a causa delle condizioni climatiche. Confagricoltura Veneto apprezza l’istituzione del “Tavolo permanente per il contrasto alle avversità” (DGR n. 361 del 1° aprile 2025) e le risorse messe a disposizione dalla Regione, ma vista la gravità della situazione auspica che l’impegno prosegua e si intensifichi sia sul piano operativo che su quello finanziario. Serve un monitoraggio costante della situazione, ma anche condividere risultati e approfondire specifici aspetti tecnici, valutare principi attivi utili per gli usi di emergenza e affrontare l’impiego di nuove tecnologie come i droni.

Latte: salvaguardare le aziende in difficoltà

ll mercato del latte, dall’autunno dello scorso anno, sta risentendo pesantemente dell’eccesso di offerta, causata da una produzione sostenuta nei principali paesi esportatori (UE, USA, Nuova Zelanda) a fronte di una domanda stagnante. Il prezzo del latte spot in questi giorni ha toccato il livello minimo di 20 centesimi al litro.

Fortunatamente nel Veneto, a differenza di altre regioni, è presente una rete cooperativistica che raccoglie la maggior parte della produzione e che, mediante la trasformazione in prodotti di qualità, finora è riuscita a restituire valore alle aziende agricole. Ci sono però stalle in difficoltà, che hanno ricevuto la disdetta dei contratti da parte degli acquirenti, oppure sono costrette a vendere a prezzi nettamente al di sotto dei costi di produzione.  Il mercato probabilmente si riequilibrerà, ma ci vorrà tempo. In attesa di ciò è necessario che anche a livello regionale si cerchi di salvaguardare le aziende più in difficoltà.

Considerato il valore strategico per il settore che sta avendo ne Veneto la cooperazione, a cui si somma la trasformazione e l’export (che continua a registrare ottime performance) è evidente che dobbiamo concentrare su tale filiera le risorse disponibili, con l’obiettivo di aumentare la quantità di prodotto conferito dalle stalle venete.

Vitivinicoltura

Il settore vitivinicolo veneto, pur essendo tra i più significativi per valore della produzione, attraversa una fase di incertezza legata al cambiamento delle abitudini di consumo e all’instabilità dei mercati internazionali. Confagricoltura chiede una strategia di settore coerente, che punti alla promozione ma anche al contenimento della superficie vitata a livello nazionale.

«Il settore agricolo veneto – ha dichiarato Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, Presidente di Confagricoltura Veneto – sta attraversando una fase “straordinaria” di difficoltà. I seminativi sono in ginocchio, schiacciati dall’aumento dei costi di produzione. Non servono solo aiuti: abbiamo bisogno di sistemi produttivi innovativi e di filiere che riconoscano il valore del lavoro degli agricoltori. Confagricoltura Veneto è pronta a fare la propria parte, ma servono risposte concrete anche da lato della politica.»

L’assessore Bond ha ascoltato con interesse le istanze espresse da Confagricoltura. Ha rimarcato l’impegno della Regione a sostegno della bieticoltura regionale e per la salvaguardia dell’unica industria di trasformazione, la cooperativa Coprob, operante a livello nazionale. Ha dimostrato di essere ben consapevole della crisi dei seminativi e dei problemi produttivi degli altri settori, spesso derivanti dalla mancanza adeguati mezzi per la difesa fitosanitaria. Si è quindi impegnato a promuovere un tavolo di confronto permanente tra Regione, Veneto Agricoltura, Università e Associazioni degli agricoltori, volto ad approfondire i problemi di alcuni comparti per trovare delle soluzioni e rilanciare la produzione.  Attenzione particolare è stata posta dall’assessore all’agricoltura di montagna e al rischio di abbandono delle superfici a pascolo con conseguente avanzata e bosco e abbandono dell’attività agricola.

 

“Pacchetto vino” – Approvato e pubblicato il regolamento UE a sostegno del settore vitivinicolo

“Pacchetto vino”

Approvato e pubblicato il regolamento UE a sostegno del settore vitivinicolo

Il Consiglio agricolo dell’Unione europea ha approvato in via definitiva il regolamento contenente il “pacchetto vino”. Si tratta del Regolamento – UE – 2026/471del 24 febbraio 2026  che modifica i regolamenti (UE) n. 1308/2013, (UE) n. 251/2014 e (UE) 2021/2115 per quanto riguarda alcune norme di mercato e misure settoriali di sostegno nel settore vitivinicolo e per i prodotti vitivinicoli aromatizzati, e il regolamento (UE) 2024/1143 per quanto riguarda alcune norme in materia di etichettatura delle bevande spiritose.

Si tratta delle misure volte ad equilibrare offerta e domanda, rafforzare l’adattamento ai cambiamenti climatici, semplificare e armonizzare le pratiche di etichettatura, incoraggiare l’innovazione, ampliare la flessibilità di impianto e stimolare le economie rurali.

Ricordiamo le novità di maggiore interesse per i produttori contenute nel provvedimento dell’UE.

Regime delle autorizzazioni per gli impianti vitati

La durata del sistema di autorizzazioni Il sistema delle autorizzazioni per gli impianti vitati non avrà più il termine al 2045: il sistema sarà prorogato con revisioni decennali, la prima delle quali è prevista nel 2028, per valutarne l’efficacia e l’eventuale aggiornamento.

Per semplificarne la gestione amministrativa, la validità delle autorizzazioni non dipenderà più dalla data di rilascio. Tutte le autorizzazioni avranno come riferimento la campagna di commercializzazione, che termina il 31 luglio di ogni anno. Pertanto, le autorizzazioni concesse nel corso di un anno decorreranno dal 31 luglio successivo e scadranno il 31 luglio dell’ultimo anno di validità.

Per le autorizzazioni a nuovi impianti è confermata la durata a 3 anni. Solo in caso di forza maggiore o circostanze eccezionali, per specifiche aree, gli Stati membri potranno concedere una proroga di 12 mesi. Per le autorizzazioni ai reimpianti la durata estesa fino a 8 anni. Le nuove disposizioni sulle autorizzazioni di reimpianto si applicano alle autorizzazioni già valide al momento dell’entrata in vigore del regolamento.

Le autorizzazioni di nuovo impianto concesse prima del 1° gennaio 2025 non sono soggette a sanzioni in caso di mancato utilizzo, tenuto conto della contrazione della domanda di vino. Per le autorizzazioni concesse dopo tale data, restano applicabili le sanzioni amministrative, al fine di evitare comportamenti speculativi.

Gli Stati membri potranno limitare il rilascio di nuove autorizzazioni fino allo 0% a livello regionale o per specifiche aree e applicare restrizioni per vini a DOP/IGP o per determinate tipologie. Sono inoltre rivisti i criteri di ammissibilità e priorità per l’assegnazione delle autorizzazioni. Gli Stati membri possono subordinare il rilascio delle autorizzazioni di reimpianto a specifiche condizioni, in particolare nelle aree caratterizzate da squilibri strutturali di mercato, favorendo metodi di produzione tradizionali e tipologie di vino che non aumentino significativamente le rese medie.

Vini dealcolati e parzialmente dealcolati

Una delle novità più significative riguarda l’etichettatura dei vini dealcolati. Le nuove norme stabiliscono regole precise per garantire la massima trasparenza al consumatore. Il termine “analcolico”, accompagnato dalla dicitura “0,0%”, potrà essere utilizzato solo per i prodotti con una gradazione alcolica non superiore allo 0,05% vol. Per i vini con una gradazione superiore allo 0,5% vol, ma che hanno subito una riduzione di almeno il 30% rispetto alla gradazione originale, sarà obbligatoria l’etichetta “a ridotto contenuto alcolico”.

Etichettatura

In deroga alle disposizioni generali, i vini destinati esclusivamente all’esportazione sono esentati dall’obbligo di riportare la lista degli ingredienti e la dichiarazione nutrizionale. Sono, inoltre, previsti atti delegati per normare l’etichettatura elettronica con l’uso di pittogrammi o simboli in luogo della dicitura “ingredienti”.

Finanziamenti e interventi nel settore vitivinicolo

La nuova legislazione punta a rafforzare in modo significativo anche la promozione dei vini europei sui mercati internazionali e lo sviluppo dell’enoturismo, riconosciuto come un motore fondamentale per la crescita economica delle aree rurali. Le misure per la promozione dei vini di qualità nei Paesi terzi potranno beneficiare di un cofinanziamento UE fino al 60% delle spese sostenute. Inoltre, gli Stati membri potranno aggiungere una copertura ulteriore fino al 30% per le piccole e medie imprese e al 20% per le aziende più grandi. Anche le attività legate all’enoturismo, come iniziative informative, eventi e mostre, riceveranno un sostegno finanziario aggiuntivo, con la possibilità di finanziare progetti per una durata di tre anni, rinnovabili per un totale di nove.

I pagamenti nazionali in situazioni di crisi giustificate, attualmente previsti per la sola distillazione di crisi, potranno essere estesi, anche a vendemmia verde e estirpazione dei vigneti. Per l’estirpazione l’aiuto non potrà superare il costo diretto dell’operazione più una compensazione fino al 100% della perdita di reddito stimata per un anno.

È stato istituito anche un nuovo tipo di intervento dedicato alla prevenzione e al contenimento delle fitopatie, con particolare riferimento alla flavescenza dorata. Tale intervento può beneficiare di un sostegno fino al 100% dei costi ammissibili.

Gli Stati membri possono aumentare il sostegno fino all’80% dei costi ammissibili quando gli interventi di ristrutturazione e riconversione sono finalizzati all’adattamento climatico.

 

Mercosur – Approvato dal Parlamento il “freno di emergenza” per proteggere le produzioni agricole europee

Mercosur

Approvato dal Parlamento il “freno di emergenza” per proteggere le produzioni agricole europee

Ma per Confagricoltura l’accordo rimane squilibrato

 

Il Parlamento Europeo nei giorni scorsi ha dato il via libera definitivo al meccanismo di salvaguardia per proteggere il settore agricolo dai possibili shock derivanti dalla liberalizzazione degli scambi con i paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay). La decisione, attesa da tempo dal mondo agricolo, è stata presa a Strasburgo con un’ampia maggioranza. Il testo, già concordato in via provvisoria con il Consiglio, stabilisce un quadro normativo preciso per l’attivazione delle clausole di salvaguardia.

Il cuore del nuovo regolamento risiede nei criteri oggettivi per l’attivazione delle misure di protezione. La Commissione Europea avvierà un’indagine quando le importazioni di prodotti agricoli sensibili – tra cui pollame, carne bovina, uova, agrumi e zucchero – registreranno un aumento del 5% rispetto alla media dei tre anni precedenti. Questa soglia è notevolmente più severa del 10% annuo inizialmente proposto dalla Commissione. Inoltre, per far scattare l’indagine, sarà necessario che i prezzi di importazione di tali prodotti risultino inferiori del 5% rispetto ai prezzi di riferimento interni all’UE, un doppio vincolo pensato per intervenire solo in caso di reali perturbazioni di mercato.

Per garantire un monitoraggio costante e trasparente, il regolamento impone alla Commissione Europea di presentare al Parlamento una relazione dettagliata ogni sei mesi, valutando l’impatto delle importazioni dei prodotti sensibili provenienti dai paesi Mercosur. Questo meccanismo di controllo assicura che l’Eurocamera possa vigilare sull’andamento del mercato e sulla corretta applicazione delle clausole. Un’indagine potrà inoltre essere avviata su richiesta di uno Stato membro o di un’organizzazione che rappresenti il settore interessato, qualora si ravvisi una minaccia di grave pregiudizio.

Per Confagricoltura l’accordo UE–Mercosur rimane squilibrato, poiché favorisce industria europea e produttori sudamericani, mentre a pagare sarebbero gli agricoltori europei. Le clausole di salvaguardia sono un passo avanti, ma insufficienti a proteggere filiere sensibili come riso, zucchero, carni bovine e avicunicole. “Finché non si troverà un equilibrio sulle regole di reciprocità, la mobilitazione degli agricoltori europei continuerà” afferma il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti.

Ricordiamo che il percorso dell’accordo commerciale non è ancora concluso. Pende infatti l’incognita del parere della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, a cui il Parlamento ha chiesto di valutare la compatibilità degli accordi con i trattati UE. Fino alla pronuncia della Corte, il Parlamento non procederà alla ratifica. Esiste, tuttavia, la possibilità che la Commissione Europea opti per un’applicazione provvisoria dell’accordo commerciale interinale una volta che almeno un paese del Mercosur lo avrà ratificato, un’ipotesi che tiene alta l’attenzione di tutte le parti coinvolte.