Aviaria e peste suina africana. Via libera UE agli indennizzi per i danni indiretti agli allevatori

Aviaria e peste suina africana

Via libera UE agli indennizzi per i danni indiretti agli allevatori

 

Il 6 ottobre 2026 sono stati pubblicati nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea i due Regolamenti di esecuzione della Commissione che attivano misure eccezionali di sostegno del mercato a favore degli allevamenti italiani colpiti dall’influenza aviaria ad alta patogenicità (Reg. (UE) 2026/2205, settori delle uova e delle carni di pollame) e dalla peste suina africana (Reg. (UE) 2026/2208, settore delle carni suine). I provvedimenti, adottati ai sensi dell’art. 220 del Reg. (UE) n. 1308/2013, sono in vigore dal 9 ottobre.

Viene così ufficializzata la partecipazione dell’Unione alla compensazione dei danni indiretti: non gli abbattimenti, ma le perdite di reddito causate dalle restrizioni sanitarie nelle zone di protezione e sorveglianza, come i vuoti sanitari prolungati, il blocco degli accasamenti e delle movimentazioni, l’allungamento dei cicli e il declassamento dei prodotti. È un risultato che Confagricoltura aveva sollecitato al Ministro dell’agricoltura fin dall’inizio del 2025, chiedendo di attivare presso Bruxelles la procedura di accesso alla riserva agricola di crisi.

Gli importi indicati nei regolamenti rappresentano il tetto del contributo europeo, che copre il 50% della spesa sostenuta dall’Italia per gli indennizzi.

Settore avicolo – Reg. (UE) 2026/2205

La misura riguarda i 103 focolai di aviaria H5 confermati in tre ondate (22 settembre 2022 – 24 maggio 2023; 13 novembre 2023 – 30 marzo 2024; 29 settembre 2024 – 1° marzo 2025) in allevamenti di polli da carne, galline ovaiole, tacchini, anatre, faraone e oche. Il contributo UE massimo è di 60.690.108 euro, così ripartito:

  • 875.414 euro per i periodi prolungati di fermo del pollame nelle zone regolamentate;
  • 511 euro per la riduzione del ciclo produttivo (macellazione anticipata dei riproduttori);
  • 812.884 euro per i periodi prolungati di allevamento e ingrasso;
  • 042.136 euro per la perdita totale di valore di pulcini abbattuti e uova da cova distrutte;
  • 783.163 euro per la perdita parziale di valore (uova da cova declassate a uova da tavola, uova da tavola avviate alla trasformazione).

Per ciascuna voce il regolamento fissa anche il numero massimo di animali o uova ammissibili per periodo. Per il Veneto, tra le regioni più esposte alle ultime epidemie di aviaria, il provvedimento ha un peso particolare.

Settore suinicolo – Reg. (UE) 2026/2208

Il sostegno copre i 420 focolai di PSA confermati tra il 1° novembre 2024 e il 30 aprile 2025. Il contributo UE massimo è di 12.564.303 euro:

  • 364 euro per i minori prezzi di vendita dovuti ai ritardi nella macellazione (fino a 17.650 capi);
  • 887.241 euro per la mancata produzione di suinetti a seguito dell’interruzione dell’allevamento delle scrofe (fino a 28.491 capi);
  • 890.502 euro per la mancata produzione di suini da ingrasso per fermi prolungati (fino a 268.392 capi);
  • 131.196 euro per i periodi prolungati di allevamento dovuti alle restrizioni dei movimenti (fino a 154.547 capi).

I prossimi passi

Il Ministero dell’agricoltura dovrà ora adottare i provvedimenti attuativi, che stabiliranno modalità e tempi di presentazione delle domande, per poi procedere ai pagamenti entro la fine di maggio 2027. Le tempistiche saranno quindi strette.

Agli allevatori che hanno operato nelle zone soggette a restrizione nei periodi indicati suggeriamo di predisporre fin d’ora la documentazione utile a dimostrare le perdite: provvedimenti sanitari ricevuti, registri di stalla e di carico/scarico, documenti di vendita, eventuali indennizzi o rimborsi assicurativi già percepiti. Confagricoltura Veneto seguirà l’emanazione del decreto e ne darà tempestiva informazione. Gli uffici provinciali restano a disposizione per ogni chiarimento.

Caro concimi. Definiti gli importi per ettaro dell’aiuto di emergenza

Caro concimi. Definiti gli importi per ettaro dell’aiuto di emergenza

Domanda automatica nel SIAN entro il 19 ottobre

 

Con la circolare del 1° ottobre 2026 Agea Coordinamento ha definito le modalità operative e gli importi del sostegno finanziario di emergenza per le aziende agricole colpite dall’aumento dei costi dei concimi a base di azoto, fosforo e potassio dovuto alla crisi in Medio Oriente. La misura dà attuazione al Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1894 e al DM Masaf n. 471903 del 15 settembre 2026, di cui avevamo dato conto nelle settimane scorse quando era ancora allo studio.

L’aiuto spetta agli agricoltori che hanno presentato entro il 25 luglio 2026 la domanda di aiuto per interventi a superficie (Domanda Unica), per le superfici investite alle colture per le quali lo studio Ismea allegato al decreto stima un’incidenza dell’aumento del costo dei concimi superiore all’1,5% del valore della coltura per ettaro. Contano esclusivamente le superfici e le colture risultanti nel fascicolo aziendale, condotte con un titolo valido alla data del 15 maggio 2026.

Risorse e importi per ettaro – La dotazione complessiva è di 136.797.600 euro: 45,6 milioni di fondi UE e 91,2 milioni di cofinanziamento nazionale. Poiché la superficie ammissibile a livello nazionale (circa 4,23 milioni di ettari) avrebbe richiesto, con gli importi massimi previsti dal decreto, oltre 156 milioni di euro, Agea ha proceduto a una riduzione proporzionale di circa il 12%. Questi gli importi che saranno effettivamente pagati:

Coltura

Importo massimo DM (€/ha)

Importo ricalcolato per il pagamento (€/ha)

 

 

 

Cereali (eccetto mais da granella e mais da insilato ceroso)

35,25

30,90

Mais da granella

64,30

56,36

Mais da insilato (ceroso)

41,55

36,42

Altri seminativi a foraggere non leguminose

32,80

28,75

Barbabietola da zucchero

35,30

30,94

Girasole

36,00

31,56

Colza e ravizzone

29,60

25,95

Olivo

25,55

22,40

Nocciolo

30,25

26,52

 

Esempio: un’azienda con 20 ettari di mais da granella riceverà 20 × 56,36 = 1.127,20 euro.

Le aziende non devono presentare una nuova domanda. L’Organismo pagatore Agea, che per questa misura gestisce istruttoria e pagamenti per tutte le Regioni, Veneto compreso, predisporrà una domanda automatica con le superfici ammesse distinte per coltura e l’importo spettante. L’apertura del sistema nel SIAN è prevista entro il 19 ottobre 2026. Le superfici saranno verificate al 100% con il sistema di monitoraggio satellitare (AMS).

Le scadenze per i pagamenti fissate dal decreto sono due:

  • entro il 28 febbraio 2027 per la quota a carico dell’Unione europea;
  • entro il 31 maggio 2027 per la quota di cofinanziamento nazionale.

Secondo Confagricoltura le risorse stanziate coprono circa un terzo dei maggiori costi stimati da Ismea, pari a 396,7 milioni di euro. Un primo segnale utile, ma ancora lontano dal compensare quanto le aziende hanno effettivamente sostenuto. Per informazioni: uffici CAA e tecnici di Confagricoltura Veneto nelle sedi provinciali.

Caro carburanti. Confagricoltura: «Imprese in grave difficoltà, intervenire urgentemente»

Caro carburanti

Confagricoltura: «Imprese in grave difficoltà, intervenire urgentemente»

Da Eni sconto del 20% sul carburante agricolo, anche IP in campo

Per la Confederazione  lo sconto è un’ottima notizia, ma servono interventi urgenti del Governo e strategie di lungo periodo

 

In una fase di forte tensione sui prezzi dei carburanti, con il gasolio che negli ultimi mesi ha registrato i rincari più pesanti, arriva un primo segnale concreto per le imprese agricole. Dal 2 ottobre 2026 Eni applica, attraverso Enilive, una riduzione del 20% del prezzo, al netto dell’IVA, del gasolio e della benzina destinati all’uso agricolo e alla motopesca.

L’iniziativa, che rientra nel programma “Eni per l’Italia” e risponde all’appello rivolto alle compagnie petrolifere dal Ministro dell’Agricoltura, resterà in vigore fino al 31 ottobre e potrà essere estesa fino a fine dicembre in funzione dell’andamento del mercato e della disponibilità di prodotto.

Dal 5 ottobre anche IP (gruppo Socar) ha avviato sulla propria rete uno «sconto significativo» sui carburanti destinati ai comparti agricolo e della motopesca, anch’esso valido fino al 31 ottobre con possibilità di proroga. A differenza di Eni, la compagnia non ha comunicato una percentuale o un importo al litro: l’entità effettiva andrà quindi verificata direttamente presso gli impianti.

Le misure dedicate al settore primario si affiancano ai tetti di prezzo sulla rete ordinaria attivati da fine settembre da Eni, IP, Q8 e Tamoil, tutti con scadenza al 31 ottobre. Alla data odierna, tuttavia, sconti specifici per l’agricoltura risultano annunciati soltanto da Eni e IP.

Sul fronte dei prezzi alla pompa, però, il quadro è peggiorato. Dal 6 ottobre è venuto meno il taglio delle accise sul gasolio (circa 6 centesimi al litro), perché il Governo non ha emanato il decreto per attivare nuovamente il meccanismo delle accise mobili. Il risultato è un innalzamento dei tetti di prezzo: Eni ha mantenuto il price cap ma senza assorbire il rincaro fiscale, portando il limite sul gasolio da 2,19 a 2,25 euro/litro (successivamente ritoccato a 2,21 euro/litro anche per il calo delle quotazioni internazionali), mentre resta a 1,99 euro/litro quello sulla benzina, non interessata dal taglio. Anche IP e Q8 hanno aumentato i propri prezzi del gasolio di circa 6 centesimi, attestandosi intorno a 2,25 euro/litro. Il Governo ha fatto sapere di stare valutando una nuova attivazione delle accise mobili.

Confagricoltura ha accolto con favore l’annuncio, definendolo «un’ottima notizia» e «un contributo tangibile» che si aggiunge alle misure messe in campo dal Governo a sostegno di un’agricoltura sotto pressione per la crisi internazionale. La Confederazione auspica che l’esempio di Eni venga seguito dalle altre compagnie petrolifere.

Va ricordato che gli strumenti pubblici finora disponibili hanno avuto una portata limitata: i crediti d’imposta sui carburanti riconosciuti al settore agricolo e della pesca (D.L. 38/2026) hanno riguardato esclusivamente gli acquisti dei mesi di marzo, aprile e maggio, a differenza di quanto previsto per l’autotrasporto. Con il venir meno del taglio delle accise sul gasolio, le iniziative delle compagnie rappresentano oggi un sostegno importante, la cui proroga fino a fine anno sarà decisiva per le aziende.

Proprio per questo Confagricoltura ha sollecitato il Governo a intervenire con urgenza, denunciando che le imprese agricole sono «in grave difficoltà». Gli aumenti del gasolio stanno colpendo tutte le fasi produttive: dal riscaldamento delle serre e delle stalle ai lavori in campo, come semine e irrigazione. E, avverte la Confederazione, «la situazione non è più sostenibile».

Sul breve periodo, le soluzioni al vaglio del Governo sono il rinnovo dello sconto fiscale, la previsione di un fondo dedicato oppure l’applicazione di un sistema di accise mobili. Confidando anche nel buon esito delle interlocuzioni in corso tra Governo e compagnie petrolifere.

Accanto alle misure immediate, la Confederazione chiede strategie di lungo periodo per ridurre l’esposizione del settore agli effetti delle crisi energetiche, a partire da un piano per incrementare le attuali limitate capacità di raffinazione dell’Unione europea.

All’Unione europea, infine, Confagricoltura chiede di varare un temporary framework straordinario per imprese e cittadini e di valutare una maggiore flessibilità di spesa per gli Stati membri. «Con due guerre alle porte dell’Europa, gli effetti del cambiamento climatico e la crisi dei mercati finanziari – conclude la Confederazione – se non ora quando?».

Barbabietola, per riaprire Pontelongo serve l’impegno convinto di tutta la filiera

Barbabietola, per riaprire Pontelongo serve l’impegno convinto di tutta la filiera

Confagricoltura e CoProB a confronto a Rovigo in vista della campagna 2027

 

Il Veneto continua a credere nella barbabietola da zucchero. È il messaggio emerso dall’incontro che si è svolto nei giorni scorsi a Rovigo tra Confagricoltura Veneto, le Confagricoltura provinciali di Rovigo, Padova e Venezia e i vertici di CoProB, la cooperativa dei produttori bieticoli, rappresentata dal presidente Luigi Maccaferri e dal vicepresidente Giovanni Tamburini. Al centro del confronto il bilancio della campagna 2026 e, soprattutto, le prospettive della coltura in vista della contrattualizzazione per la stagione 2027.

Nella nostra regione quest’anno sono stati coltivati a bietola circa 4.000 ettari. Il Polesine si conferma capofila con 1.600 ettari, seguito da Venezia (1.477 ettari), Padova (420) e Verona (407). Un patrimonio di competenze, professionalità e tradizione produttiva che il territorio non vorrebbe disperdere. «Il territorio di Rovigo crede ancora nella coltura della bietola», ha ricordato il presidente di Confagricoltura Rovigo Lauro Ballani, sottolineando la necessità di lavorare insieme per creare condizioni di maggiore certezza e collaborazione in vista della prossima campagna.

Il tema centrale è la riapertura dello zuccherificio di Pontelongo, in provincia di Padova, Come ha evidenziato il presidente di Confagricoltura Venezia Stefano Tromboni, la riapertura rappresenta un’opportunità da valutare con attenzione: consentirebbe di migliorare l’organizzazione della raccolta, di accorciare le distanze di conferimento e di contenere i costi logistici a carico della filiera, sostenendo la permanenza della bieticoltura in un’area storicamente vocata.

C’è poi un vantaggio agronomico ed economico decisivo. Con due stabilimenti operativi sarebbe possibile contenere la campagna di raccolta entro 90 giorni, chiudendola non oltre la metà di settembre. È un aspetto tutt’altro che secondario: oltre quel periodo si registra un netto calo delle rese, con effetti diretti sul reddito delle aziende. Una campagna più corta significa quindi bietole raccolte al momento giusto e una migliore remunerazione per gli agricoltori.

La riapertura, però, è sostenibile soltanto se la fabbrica può contare su un bacino di approvvigionamento adeguato. Per questo l’obiettivo è chiaro: le superfici contrattualizzate devono crescere dai 19 mila ettari del 2026 ad almeno 25 mila ettari. Un traguardo ambizioso ma raggiungibile, a condizione che tutti i soggetti coinvolti mettano in campo un impegno convinto:

  • gli agricoltori, che devono continuare a credere nella coltivazione e confermare, o ampliare, le superfici a bietola nei propri piani colturali;
  • CoProB, titolare dello stabilimento, chiamata a sostenere il progetto con un piano industriale credibile e con condizioni contrattuali chiare;
  • la Regione del Veneto, che già quest’anno ha rafforzato il Programma operativo a favore delle aziende bieticolo-saccarifere portando l’aiuto massimo da 200 a 300 euro per ettaro, e il cui coinvolgimento resta essenziale per definire condizioni più vantaggiose per il futuro della filiera.

Nel corso dell’incontro Confagricoltura ha chiesto a CoProB un atteggiamento proattivo nella condivisione delle informazioni. Come ha sottolineato il presidente di Confagricoltura Veneto Giangiacomo Bonaldi, per programmare correttamente il 2027 gli agricoltori devono disporre di dati aggiornati e indicazioni tempestive sull’andamento delle operazioni: un confronto periodico e strutturato rafforza la fiducia tra industria saccarifera e aziende agricole. Da parte sua CoProB ha confermato l’impegno a rafforzare il supporto agronomico alle imprese attraverso i propri tecnici, in un’ottica di monitoraggio costante che permetta di intervenire rapidamente.

I lavori si sono conclusi con l’accordo di un aggiornamento costante sulla situazione, per arrivare alle scelte produttive e contrattuali dei prossimi mesi con indicazioni più chiare.

Giansanti al Corriere della Sera: «L’agricoltura è un asset strategico per l’Europa»

Giansanti al Corriere della Sera: «L’agricoltura è un asset strategico per l’Europa».

In manovra agevolazione Irpef e ritorno di Agricoltura 4.0

 

Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura e appena rieletto alla guida del Copa, l’associazione delle principali organizzazioni agricole europee, ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera, uscita oggi ieri (8 ottobre 2026). Giansanti affronta i temi che pesano di più sul futuro delle imprese agricole.

Il secondo mandato al Copa, spiega Giansanti, arriva in «un momento difficilissimo della vita della Ue», mentre la guerra ibrida e la crisi nello stretto di Hormuz fanno salire il costo dell’energia e dei fertilizzanti e rischiano di far esplodere l’inflazione alimentare. I prossimi due anni saranno decisivi per il quadro finanziario e per le risorse della Pac. A Bruxelles la priorità è quindi una sola: riconoscere l’agricoltura come asset strategico dell’Unione, puntando su semplificazione amministrativa, meno burocrazia e più capacità produttiva e competitiva.

Sulla legge di Bilancio il presidente indica due richieste precise:

  • le risorse per l’agevolazione Irpef in agricoltura promesse dal ministro Lollobrigida;
  • il ripristino di Agricoltura 4.0, cioè il credito d’imposta per le imprese che investono in innovazione e tecnologia.

Giansanti parla anche dell’accordo con il Mercosur, in vigore da maggio. Ricorda che servono più controlli e la tutela degli standard europei, e cita il caso delle carni brasiliane con antibiotici vietati trovate nel porto di Atene.

Resta infine l’emergenza dei costi energetici, raddoppiati, insieme agli effetti del cambiamento climatico. Il caldo ricorrente ha fatto salire i costi e scendere i ricavi, creando difficoltà nella gestione della cassa delle aziende. «Dobbiamo assolutamente intervenire», conclude Giansanti.

Sono temi che toccano da vicino anche le imprese agricole venete.

Scarica l’intervista integrale: Giansanti_Corriere della Sera_8ott26.pdf

Commodity agricole, il 2027 sarà ancora l’anno della volatilità

Commodity agricole, il 2027 sarà ancora l’anno della volatilità

E il mais ora costa più del grano

 

Si è svolta il 30 settembre al DAMA – Tecnopolo di Bologna la quindicesima edizione di “Commodity Agrifood”, l’evento annuale organizzato da Areté – The Agri-food Intelligence Company insieme a Unione Italiana Food. Una giornata di analisi che ha passato in rassegna una quarantina di mercati: dalla macroeconomia all’energia, dai cereali all’etanolo, da cacao, caffè e zucchero ai semi oleosi e agli oli vegetali, fino a lattiero-caseario, uova, ortive, legumi, frutta secca e packaging. In sala oltre 300 rappresentanti di agricoltura, industria e distribuzione alimentare.

Il messaggio di fondo è chiaro: gli episodi di volatilità sono sempre più frequenti e intensi, e il monitoraggio del rischio con le relative strategie di mitigazione diventa una necessità per ogni anello della filiera, a partire dalle imprese agricole.

Il dato che più ha catalizzato l’attenzione riguarda i cereali. Sulla piattaforma Euronext la prima scadenza del mais ha toccato 264,25 euro per tonnellata, contro i 236 euro del grano tenero. Nelle ultime tre campagne il differenziale era stato in media di circa 10 euro a favore del frumento.

Lo stesso fenomeno si osserva sul mercato fisico nazionale. Alla Borsa merci di Bologna il mais nazionale, cresciuto del 17% da inizio anno, ha raggiunto 267 euro per tonnellata, a fronte dei 256 euro del frumento tenero: uno spread negativo di 11 euro, quando la media del triennio era di +10. In pratica il consueto premio a favore del grano si è trasformato in un premio sul mais che si avvicina ai 30 euro.

Secondo Enrica Gentile, amministratore delegato di Areté, si tratta di un’anomalia storica: l’inversione si era vista solo per circa due mesi nel 2022, all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina, e per un breve rimbalzo nel luglio 2025. Oggi invece si protrae da quasi sei mesi.

All’origine c’è soprattutto la scarsità relativa di mais. Per il 2026 si stima un crollo di circa il 20% del raccolto europeo, mentre la produzione italiana si è dimezzata nell’arco di un decennio. A questo si sommano le difficoltà di approvvigionamento dall’Ucraina.

Il quadro è aggravato da una serie di fattori che nel corso del 2026 si sono sovrapposti senza dare ai mercati il tempo di ricostituire le scorte: le tensioni sui traffici nel Mar Nero e i blocchi portuali, la grave siccità estiva in Europa, il conflitto in Medio Oriente e i problemi di transito nello Stretto di Hormuz. Un sistema di filiere fortemente interconnesse, e proprio per questo fragile.

Un premio così elevato del mais spinge l’industria mangimistica a rivedere le formulazioni, aumentando l’impiego di frumento laddove sia tecnicamente ed economicamente conveniente. Il risultato è che la tensione si trasmette anche al grano tenero e, più in generale, all’intero mercato europeo dei cereali, sostenuto anche dal calo produttivo nelle principali aree esportatrici.

Per il comparto zootecnico, che sui costi di alimentazione gioca buona parte della propria marginalità, è un segnale da non sottovalutare. E per i cerealicoltori, inclusi quelli veneti, il mais torna a essere una coltura su cui riflettere con attenzione in vista delle prossime scelte colturali, tenendo conto però di un contesto in cui le quotazioni possono cambiare rapidamente.

Guardando avanti, le attese di Areté descrivono un 2027 ancora esposto a forte volatilità dei prezzi delle materie prime agroindustriali. Incertezza geopolitica ed eventi meteo estremi sempre più frequenti rendono difficili le previsioni.

Per i cereali, mais e frumento in testa, i fondamentali restano tesi. E mercati come zucchero, riso, latte e cacao, che nel 2026 avevano avviato a fatica la ricostituzione delle scorte con una correzione dei prezzi, sono attesi tornare in deficit, interrompendo il percorso di riequilibrio.

Il quadro emerso a Bologna conferma ciò che le aziende sperimentano quotidianamente: in mercati così instabili, la capacità di leggere le tendenze e di gestire il rischio di prezzo diventa un fattore di competitività al pari dell’efficienza produttiva. Contratti di filiera, strumenti di copertura come  assicurazioni e fondi mutualistici, aggregazione dell’offerta e una pianificazione attenta delle semine sono leve su cui è sempre più necessario lavorare.

Fotovoltaico in azienda. Con il decreto FER X Definitivo un nuovo incentivo ventennale fino al 2030

Fotovoltaico in azienda

Con il decreto FER X Definitivo un nuovo incentivo ventennale fino al 2030

 

Con la chiusura delle misure PNRR (Parco Agrisolare e Agrivoltaico), le imprese agricole hanno a disposizione un nuovo strumento per investire nelle rinnovabili. Il D.M. 18 giugno 2026, cosiddetto decreto FER X Definitivo, in vigore dal 7 agosto 2026, riconosce un prezzo garantito per vent’anni all’energia elettrica prodotta da impianti fotovoltaici, eolici e idroelettrici. Il meccanismo è stato aggiornato con le Regole operative contenute nel Decreto direttoriale del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica n. 93 del 2 ottobre 2026.

Come funziona l’incentivo – Il sostegno riguarda solo l’energia immessa in rete. L’energia autoconsumata in azienda non riceve il prezzo FER X: il vantaggio dell’autoconsumo resta il minor acquisto di energia in bolletta. Il sistema è quindi più conveniente per gli impianti destinati alla vendita e di potenza elevata.

Il GSE confronta il prezzo di aggiudicazione con il prezzo di mercato zonale. Se il prezzo di mercato è più basso, il GSE versa la differenza al produttore; se è più alto, la differenza viene restituita. Sotto i 200 kW è possibile scegliere la tariffa omnicomprensiva, con ritiro dell’energia da parte del GSE.

Il prezzo base può essere aumentato in due casi:

  • 27 €/MWh per gli impianti che sostituiscono coperture in eternit o amianto;
  • 10 €/MWh per gli impianti su specchi d’acqua.

Rientrano tutte le soluzioni fotovoltaiche: impianti su edifici, su strutture, a terra in aree idonee e agrivoltaico.

Impianti fino a 1 MW: accesso diretto – Per questi impianti la domanda si presenta al GSE dopo l’entrata in esercizio, entro 90 giorni dalla data registrata su GAUDÌ. Il contingente disponibile è di 10 GW.

Il prezzo per questi impianti deve ancora essere fissato dall’ARERA, che dovrebbe farlo entro il 5 novembre 2026. Solo allora sarà possibile valutare la convenienza economica degli investimenti.

Fin da ora, però, le aziende devono fare attenzione a quattro aspetti.

  • Avvio dei lavori. I lavori non devono essere iniziati prima del 7 agosto 2026. Conta anche il primo ordine vincolante di attrezzature: rileva la data dell’ordine, non quella della consegna o del pagamento.
  • Potenza cumulata. Si sommano gli impianti dello stesso produttore, o di società collegate, che si trovano sulla stessa particella catastale o su particelle contigue. Se la somma supera 1 MW, si accede solo tramite asta.
  • Soggetto richiedente. Le persone fisiche possono accedere solo per impianti fino a 20 kW. Le imprese individuali dovranno verificare la propria posizione prima di investire.
  • Cumulo con altri aiuti. Il FER X è compatibile con contributi in conto capitale fino al 40% del costo, ma in questo caso il prezzo si riduce fino al 35%. È alternativo alle comunità energetiche (CACER) e al ritiro dedicato.

Impianti oltre 1 MW: le aste – La prima procedura competitiva è prevista per dicembre 2026. Le scadenze sono strette:

  • le manifestazioni di interesse si presentano dalle ore 12:00 del 22 ottobre alle ore 12:00 del 6 novembre 2026;
  • entro lo stesso termine va versata una cauzione provvisoria pari al 5% del costo di investimento convenzionale (per il fotovoltaico, 900 €/kW);
  • la qualifica preliminare deve essere ottenuta entro il 30 novembre 2026.

Il GSE garantisce l’esito in tempo utile solo per le richieste di qualifica presentate entro il 30 settembre. Per le domande presentate dopo, la partecipazione alla prima asta non è assicurata.

In caso di aggiudicazione serve una cauzione definitiva pari al 10% del costo di investimento convenzionale. L’impianto deve entrare in esercizio entro 36 mesi.

Per il settore agricolo è importante un criterio di priorità previsto in graduatoria: gli interventi su impianti fotovoltaici esistenti in aree agricole che non aumentano l’occupazione di suolo.

Restano attesi i prezzi ARERA, le modalità operative per l’accesso diretto e ulteriori aggiornamenti delle Regole operative.

Contributi agricoli: disponibili nel Cassetto previdenziale gli avvisi bonari INPS 2026

LAVORO E PREVIDENZA

Contributi agricoli: disponibili nel Cassetto previdenziale gli avvisi bonari INPS 2026

 

Con il Messaggio n. 3108 del 2 ottobre 2026 l’INPS ha comunicato l’emissione degli avvisi bonari per l’anno 2026 relativi alla gestione contributiva agricola. Gli avvisi sono consultabili all’interno del “Cassetto Previdenziale del Contribuente” e riportano il dettaglio del residuo debito per contributi previdenziali e assistenziali, con le relative somme aggiuntive.

A chi sono rivolti e quali periodi riguardano

  • Datori di lavoro agricolo: emissioni contributive del III e IV trimestre 2024 e del I e II trimestre 2025;
  • Lavoratori autonomi agricoli (coltivatori diretti, coloni e mezzadri, IAP): emissione contributiva dell’anno 2025.

Ogni avviso indica l’importo del debito, le sanzioni civili calcolate alla data riportata nell’avviso stesso e i dati necessari per il pagamento con modello F24 oppure per la presentazione della domanda telematica di rateazione.

Il contribuente che abbia già versato le somme richieste può segnalarlo all’INPS, indicando gli estremi del versamento e allegando la relativa documentazione, tramite il Cassetto previdenziale, nella sezione “Contatti” alla voce “Comunicazione bidirezionale”.

Su espressa richiesta di Confagricoltura, l’INPS ha reso disponibili anche gli elenchi massivi delle posizioni contributive interessate, che gli uffici territoriali dell’Associazione possono consultare e scaricare dal Cassetto previdenziale fino alla scadenza del termine di pagamento.

Si invitano pertanto le aziende a rivolgersi agli uffici della propria sezione provinciale per il controllo degli importi, la predisposizione dell’F24 o l’eventuale istanza di rateazione, e per la segnalazione di versamenti già effettuati. È consigliabile procedere con tempestività, poiché le sanzioni civili esposte sono calcolate alla data dell’avviso e il termine per il pagamento è indicato in ciascun documento.

IMBALLAGGI – ORTOFRUTTA. Compostabilità degli imballaggi: convertito in legge il DL 143/2026

IMBALLAGGI – ORTOFRUTTA

Compostabilità degli imballaggi: convertito in legge il DL 143/2026

Novità: esenzione temporanea per gran parte dell’ortofrutta fresca

 

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 232 del 6 ottobre 2026 è stata pubblicata la Legge 5 ottobre 2026, n. 173, che converte con modificazioni il Decreto-legge 7 agosto 2026, n. 143 sull’obbligo di compostabilità di determinate tipologie di imballaggi. Le modifiche introdotte dal Parlamento sono efficaci dal 7 ottobre 2026.

Il Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi (PPWR), nel suo allegato V, vieta dal 1° gennaio 2030 alcuni imballaggi in plastica monouso, tra cui quelli usati per confezionare ortofrutta fresca in formati inferiori a 1,5 kg (reti, vaschette, vassoi). Lo stesso regolamento (art. 9, par. 2, lett. b) consente però agli Stati membri di mantenere sul mercato questi imballaggi se ne rendono obbligatoria la compostabilità, a condizione che l’obbligo sia stato introdotto entro il 12 agosto 2026.

Il DL 143/2026, in vigore dall’8 agosto, ha colto questa possibilità inserendo l’articolo 226-quinquies nel D.Lgs. 152/2006: gli imballaggi interessati devono essere compostabili e biodegradabili, con certificazione rilasciata da organismi accreditati in conformità alla norma UNI EN 13432 o a standard di compostabilità equivalenti riconosciuti a livello europeo. Restano esclusi i casi già esentati dal PPWR alle condizioni dell’allegato V, e restano fermi gli obblighi sui materiali a contatto con gli alimenti (MOCA). Le sanzioni scattano solo dal 1° gennaio 2030 e vanno da 2.500 a 25.000 euro, fino al quadruplo del massimo se il valore degli imballaggi supera il 10% del fatturato. Il periodo transitorio serve alla filiera per adeguarsi.

Novità importante per i prodotti ortofrutticoli. La legge di conversione aggiunge un nuovo comma 2-bis: in attesa degli orientamenti della Commissione europea sui prodotti che necessitano di imballaggio (art. 25, par. 6, PPWR, attesi entro il 12 febbraio 2027), l’obbligo di compostabilità non si applica alle confezioni sotto 1,5 kg dei seguenti prodotti freschi preconfezionati:

  • Frutta: ciliegie, albicocche, pesche, nettarine e susine; uva da tavola, fragole, lamponi, more, ribes, mirtilli e mini-kiwi; kiwi, frutti della passione, fichi delle varietà più delicate, fichi d’India, pitaya e avocado; pere e mele allo stadio di maturazione per il consumo; cachi.
  • Ortaggi: lattughe, scarole, indivie belghe, rucola, spinaci, crescione, valerianella, germogli e baby leaf; broccoli, cavolfiori, cavoletti di Bruxelles e cavoli a foglia; pomodori, peperoni, melanzane, cetrioli, cetriolini e zucchine; fagiolini con baccello; patate, ravanelli e carote; asparagi, rabarbaro e porri; pomodorini, mini-cetrioli e altri ortaggi piccoli e fragili.
  • Inoltre: erbe aromatiche fresche, funghi coltivati, frutta e verdura di IV gamma pronta al consumo.

Un’altra modifica di interesse per le aziende: la sanzione non si applica all’operatore che dimostri di aver acquistato gli imballaggi sulla base di idonea documentazione di conformità fornita dal fabbricante, dall’importatore o dal distributore. Resta escluso chi era a conoscenza della non conformità o quando questa era evidente. È quindi buona prassi conservare le dichiarazioni dei fornitori.

Per le aziende agrituristiche con alloggio, la legge precisa inoltre che le confezioni monodose di cosmetici nelle camere possono restare in uso se anche il prodotto contenuto è certificato biodegradabile e compostabile.

Confagricoltura condivide lo spirito del comma 2-bis, che dà maggiore certezza agli operatori nell’immediato. Segnala però che, secondo alcune interpretazioni, la sospensione potrebbe far venire meno la decorrenza effettiva dell’obbligo dal 12 agosto 2026 per i prodotti elencati. Proprio quella decorrenza è la condizione posta dal PPWR per continuare a usare, anche dopo il 2030, confezioni sotto 1,5 kg in plastica compostabile. In altre parole, l’esenzione di oggi potrebbe costare la deroga di domani.

Per chiarire il punto servirà un approfondimento giuridico e, soprattutto, il riscontro della Commissione europea nell’ambito della procedura di notifica prevista dalla Direttiva (UE) 2015/1535.

Filiera zootecnica, approvvigionamenti a rischio

Filiera zootecnica, approvvigionamenti a rischio

L’allarme dell’industria mangimistica e le considerazioni di Confagricoltura Veneto

 

Gli approvvigionamenti della zootecnia italiana sono a rischio: lo segnala Assalzoo, l’associazione dei produttori di alimenti zootecnici, con un comunicato dello scorso 28 settembre. Il presidente Massimo Zanin chiede un intervento immediato delle istituzioni nazionali ed europee.

A preoccupare non è un singolo fattore, ma la loro somma: meno mais prodotto in Italia e in Europa, rotte internazionali compromesse dalla guerra, l’imminente applicazione del regolamento UE sulla deforestazione alla soia e il rincaro di energia e gasolio. Per gli allevamenti, che dipendono in larga parte da mais e farine proteiche per l’alimentazione del bestiame, il tema tocca direttamente i costi di produzione dei prossimi mesi.

Mais: meno prodotto, qualità a rischio, prezzi in salita

La campagna 2026 segna un forte calo della produzione nazionale di mais: nelle aree più colpite da siccità e alte temperature le perdite superano il 35%, anche nelle stime più ottimistiche. Il problema è europeo: il raccolto UE, atteso intorno a 61 milioni di tonnellate, è ora stimato a circa 50 milioni, uno dei livelli più bassi degli ultimi vent’anni.

Alla quantità si aggiunge la qualità. L’andamento climatico ha aumentato il rischio di micotossine, in particolare aflatossine e fumonisine, riducendo ulteriormente il mais effettivamente idoneo all’alimentazione animale.

I mercati hanno già reagito. Secondo le quotazioni della Granaria di Milano, da fine giugno il mais nazionale con caratteristiche è cresciuto di circa il 15% e la farina di estrazione di soia decorticata di oltre il 20%.

La criticità pesa in modo particolare sulle filiere DOP, dove i disciplinari vincolano origine e areale delle materie prime per l’alimentazione animale. Qui ricorrere a fonti alternative è più difficile, con possibili ricadute su alcune delle produzioni di qualità più importanti del Made in Italy.

Mercati internazionali

Proprio quando servirebbe importare di più, approvvigionarsi all’estero diventa più difficile e costoso. Il conflitto russo-ucraino e gli attacchi a porti, infrastrutture e navi stanno compromettendo le rotte cerealicole del Mar Nero, costringendo gli operatori a cercare origini e percorsi alternativi. Per un Paese strutturalmente deficitario come l’Italia, diversificare le fonti è una priorità strategica.

In questo quadro preoccupa l’imminente applicazione alla soia del Regolamento UE sulla deforestazione (EUDR). L’Europa dipende in misura rilevante dalle importazioni di questa materia prima proteica. Assalzoo dichiara di condividerne gli obiettivi ambientali, ma chiede di valutare una sospensione dell’applicazione alla soia: nuovi vincoli, oggi, rischiano di restringere l’accesso ai mercati proprio quando occorre la massima diversificazione.

Le considerazioni di Confagricoltura Veneto

Confagricoltura Veneto condivide la preoccupazione espressa dall’industria mangimistica e sottolinea che la crisi colpisce due volte le imprese agricole del territorio. Da un lato i maiscoltori, che quest’anno raccolgono meno e con maggiori rischi sanitari, senza che l’aumento dei prezzi compensi davvero le perdite di resa. Dall’altro gli allevatori, che vedono salire il costo dell’alimentazione animale in una fase già segnata da energia e gasolio cari.

Il punto di fondo è la perdita di autosufficienza. Il Veneto è storicamente una delle regioni chiave per il mais, ma superfici e produzioni si sono ridotte negli anni tra siccità, piralide, micotossine e redditività insufficiente. La sicurezza degli approvvigionamenti zootecnici passa prima di tutto dal rilancio della cerealicoltura nazionale, non solo dalla ricerca di nuove fonti estere.

Per questo l’Associazione indica alcune priorità:

  • Gestione dell’acqua. Senza investimenti su invasi, reti consortili e irrigazione efficiente, a partire dalla microirrigazione nei seminativi, il mais resta esposto a ogni estate siccitosa.
  • Innovazione genetica. Occorre accelerare il percorso normativo europeo sulle Nuove tecniche genomiche (TEA/NGT), indispensabili per ibridi più resistenti a stress idrico e parassiti. In questa situazione di grave emergenza l’associazione propone anche di riconsiderare i “vecchi” OGM resistenti alla piralide, che importiamo ma che non possiamo produrre.
  • Contratti di filiera. Accordi pluriennali tra cerealicoltori, mangimisti e allevatori, con prezzi che riconoscano qualità e salubrità, danno stabilità a entrambi i lati della filiera.
  • Sostegno al reddito. L’introduzione del sostegno accoppiato al mais e misure straordinarie per gli allevamenti colpiti dal rincaro dei mangimi vanno considerati nella programmazione nazionale.