Trasformazione dei prodotti agricoli: i limiti per beneficiare del regime catastale di determinazione del reddito

Trasformazione dei prodotti agricoli: i limiti per beneficiare del regime catastale di determinazione del reddito

Con la Risposta ad interpello n. 151 del 23 luglio 2026, l’Agenzia delle Entrate torna su un tema di grande interesse per le imprese agricole che svolgono attività di manipolazione e trasformazione dei propri prodotti: a quali condizioni tali attività possano continuare a beneficiare del regime di determinazione catastale del reddito previsto dall’art. 32 del TUIR.

Il caso esaminato – Il quesito riguarda una società agricola dedita all’allevamento avicolo, che realizza preparati crudi pronti da cuocere. La carne impiegata proviene in prevalenza dagli allevamenti aziendali; solo in misura residuale l’impresa acquista volatili vivi da terzi, che vengono poi macellati internamente. Ai prodotti a base di carne aziendale vengono inoltre aggiunti ingredienti accessori acquistati sul mercato – formaggi, salumi, erbe aromatiche e aromi – impiegati esclusivamente per completare la ricetta.

Il principio confermato dall’Agenzia – L’Agenzia delle Entrate conferma innanzitutto che l’impiego di aromi o di altri prodotti acquistati da terzi, se destinati solo a completare il prodotto finale, non impedisce di per sé l’applicazione dell’art. 32, a condizione che sia rispettato il requisito della prevalenza dei prodotti aziendali rispetto a quelli acquistati.

La prevalenza non basta da sola – L’aspetto più rilevante della risposta riguarda però il rapporto tra l’art. 32 del TUIR e il D.M. 13 febbraio 2015 (il cosiddetto Decreto attività connesse), che elenca in modo tassativo i prodotti la cui manipolazione e trasformazione può generare reddito agrario. L’Agenzia chiarisce infatti che il rispetto della prevalenza è necessario, ma non sufficiente: il prodotto finale deve inoltre rientrare tra quelli espressamente individuati dal decreto ministeriale.

A titolo di esempio, con riferimento al codice ATECO 10.13.0 (“produzione di carne essiccata, salata o affumicata, nonché di salsicce e salami”), possono beneficiare della tassazione catastale solo le produzioni indicate nella tabella allegata al D.M. Le ulteriori lavorazioni riconducibili allo stesso codice ATECO, ma non comprese nel decreto, restano escluse dal reddito agrario. Per queste, ove ne ricorrano i presupposti, trova invece applicazione il regime forfetario di cui all’art. 56-bis, comma 2, del TUIR, con determinazione del reddito tramite il coefficiente di redditività del 15%.

Le indicazioni per le imprese – Per le aziende che trasformano i propri prodotti la verifica da compiere è quindi doppia: da un lato occorre controllare che le materie prime aziendali siano prevalenti rispetto a quelle acquistate da terzi; dall’altro è necessario accertare che il prodotto finale sia effettivamente ricompreso tra quelli elencati nel D.M. 13 febbraio 2015. Solo la contemporanea presenza di entrambi i requisiti consente di applicare la tassazione su base catastale prevista dall’art. 32 del TUIR.

Sviluppo rurale – Nuovi bandi per il ricambio generazionale e investimenti aziendali per l’ambiente

Sviluppo rurale – Nuovi bandi per il ricambio generazionale e investimenti aziendali per l’ambiente

 Gli uffici della Regione del Veneto stanno mettendo a punto gli ultimi bandi previsti dall’attuale programmazione dello Sviluppo Rurale (CSR 2023-2027). Nel mese di ottobre è infatti attesa la pubblicazione di un nuovo bando a sostegno dell’insediamento dei giovani in agricoltura (SRE01), a cui si affiancano le domande per gli investimenti aziendali connessi (Pacchetto Giovani: SRD01, SRD02, SRD03, SRD06).

Per le aziende agricole non condotte da giovani neo insediati sono previste due distinti bandi nell’ambito dell’intervento SRD02 (Investimenti produttivi agricoli per ambiente, clima e benessere animale):

  • il primo riguarda la copertura delle vasche di stoccaggio degli effluenti non palabili (liquami zootecnici e materiali assimilati) e l’acquisto di serbatoi flessibili;
  • il secondo è destinato all’acquisto di attrezzature per la distribuzione e l’interramento degli effluenti non palabili, quali spandiliquame trainati (carrobotte) e/o semoventi dotati di interratori, sistemi ombelicali per l’interramento e attrezzature portate idonee allo stesso scopo.

Per entrambi il sostegno è pari all’80% della spesa ammissibile. Si tratta perciò di un ulteriore occasione utile ad adeguare le strutture aziendali, in particolare in vista dell’obbligo di copertura delle vasche di stoccaggio dei liquami, in vigore dal 2030.

PAC 2026 . Avepa conferma l’erogazione di 85 milioni di euro di anticipi

PAC 2026 . Avepa conferma l’erogazione di 85 milioni di euro di anticipi

In Veneto, Avepa ha già istruito 40mila Domande Uniche e avviato l’iter per effettuare i pagamenti anticipati. A breve metterà quindi a disposizione delle imprese agricole circa 85 milioni di euro. L’Organismo pagatore conferma inoltre di aver completato, al 30 giugno, la campagna di pagamento della Domanda Unica 2025, liquidando per l’annata scorsa complessivamente quasi 264 milioni di euro di aiuti diretti.

L’anticipazione, come già specificato nella newsletter della settimana scorsa, si inserisce nella misura di flessibilità con cui l’UE ha elevato al 75% l’aliquota massima erogabile per i pagamenti diretti prima del 16 ottobre, in un contesto di tensioni geopolitiche internazionali.

Nel pagamento degli aiuti da parte degli Organismi pagatori verrà  data priorità al sostegno di base al reddito (BISS), erogabile nella misura del 73% del portafoglio titoli, al sostegno ridistributivo (CRISS) e agli aiuti per i giovani agricoltori (CIS-YF). Seguiranno gli altri interventi. Sugli importi anticipati  verrà applicata la trattenuta del 3% destinata al Fondo di mutualizzazione nazionale AGRICAT.

L’erogazione degli anticipi resta subordinata al riscontro dei requisiti di ammissibilità, compresa la qualifica di agricoltore in attività e all’esito dei controlli sanzionatori e antimafia. Per agevolare la liquidità, il pagamento potrà avvenire sotto condizione risolutiva nelle more dell’ottenimento della documentazione antimafia BDNA per le domande presentate nei primi 30 giorni.

OGM. Vigilanza emissione nell’ambiente di OGM

OGM. Vigilanza emissione nell’ambiente di OGM

 In attuazione dell’art. 32 del Decreto Legislativo 8 luglio 2003 n. 224 e del DM del Ministero dell’Ambiente del 8 novembre 2017, la Regione del Veneto, con Deliberazione n. 481 del 9 giugno 2026, ha approvato il Programma Operativo Regionale (POR) per l’attività di vigilanza sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati – 2026.

La Regione informa che le attività di verifica nel territorio regionale inizieranno in data 29 luglio 2026.

Verranno effettuati campionamenti presso aziende estratte a sorte, che abbiano chiesto l’aiuto di superficie per la domanda unica seminativi che comprenda la coltivazione di mais (Zea mais L.).

L’attività di verifica è prevista come obbligatoria per la Regione, che dovrà darne riscontro all’autorità nazionale competente: il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, ai sensi del Programma operativo nazionale 2026.

RICONOSCIMENTO DELLA RURALITA’ PER I FABBRICATI “DI LUSSO”

RICONOSCIMENTO DELLA RURALITA’ PER I FABBRICATI “DI LUSSO”

E’ stata risolta la questione del riconoscimento della ruralità degli immobili destinati ad attività agrituristica considerati catastalmente “di lusso”.

Si tratta dei fabbricati censiti nelle categorie A/1 (abitazioni di tipo signorile) e A/8 (abitazioni in ville). Gli Uffici dell’Agenzia delle Entrate (ex Catasto) spesso non riconoscono il requisito di ruralità, anche se i fabbricati sono destinati all’attività agrituristica. Secondo la Corte di Cassazione, invece:

  • i fabbricati destinati alla ricezione e all’ospitalità nell’ambito dell’attività agrituristica sono funzionalmente inseriti nel ciclo produttivo dell’azienda agricola;
  • tali immobili devono essere qualificati come fabbricati rurali strumentali ai sensi dell’art. 9, comma 3-bis, del D.L. n. 557/1993;
  • la classificazione catastale A/1 o A/8 e l’eventuale presenza di caratteristiche di lusso non costituiscono causa ostativa al riconoscimento della ruralità quando l’immobile è effettivamente destinato all’esercizio dell’attività agrituristica.

Anche in seguito alle istanze presentate da Confagricoltura, l’Agenzia delle Entrate ha finalmente recepito l’orientamento consolidato della Suprema Corte, e con la circolare n. 203993 del 9/7/2026 ha fornito le indicazioni operative per ottenere il riconoscimento della ruralità. Qualora non siano intervenute variazioni di classamento o di rendita catastale, può essere presentata apposita istanza all’Ufficio competente dell’Agenzia delle Entrate, utilizzando la modulistica prevista dal D.M. 26 luglio 2012. In caso di accoglimento, verrà inserita negli atti catastali l’annotazione attestante la sussistenza dei requisiti di ruralità ai sensi dell’art. 2, comma 6, del D.M. 26 luglio 2012. Qualora l’immobile perda i requisiti di fabbricato rurale, si dovrà presentare la richiesta di cancellazione dell’annotazione di ruralità entro 30 giorni.

La nuova Strategia UE per la zootecnia

La nuova Strategia UE per la zootecnia

Cosa prevede la Comunicazione COM(2026) 576

Il 7 luglio 2026 la Commissione europea ha adottato la prima Strategia dell’Unione per il settore zootecnico (Comunicazione COM(2026) 576 final), un documento di indirizzo politico che riconosce all’allevamento un ruolo strategico per la sicurezza alimentare, l’occupazione e la tenuta delle aree rurali europee. Il testo, presentato dal vicepresidente della Commissione Raffaele Fitto e dal commissario all’Agricoltura Christophe Hansen, è accompagnato da un Piano d’azione per le proteine vegetali e sarà seguito, nei prossimi mesi, da proposte legislative su punti specifici.

Di seguito una sintesi dei contenuti principali, ad uso delle imprese associate.

Un settore che vale 400 miliardi di euro

Secondo i dati richiamati dalla Commissione, la zootecnia rappresenta circa il 40% del valore aggiunto agricolo dell’UE, genera un fatturato annuo di circa 400 miliardi di euro, coinvolge quattro milioni di aziende e sostiene sette milioni di posti di lavoro lungo la filiera, con un surplus commerciale stimato in 37 miliardi di euro. La Commissione riconosce però che questo primato è messo a rischio dalla riduzione del patrimonio zootecnico in diversi Stati membri, dalla scarsa redditività delle imprese, dalla volatilità dei mercati, dall’aumento dei costi di mangimi ed energia, dalla carenza di ricambio generazionale e manodopera, dai cambiamenti climatici e dalla maggiore frequenza delle epizoozie.

La Commissione non propone un modello unico di trasformazione, ma soluzioni mirate e differenziate per specie, dimensione aziendale e territorio. La nuova PAC post-2027 resterà il principale strumento di sostegno, affiancata da Horizon Europe e dal Fondo europeo per la competitività. L’attuazione sarà seguita da un tavolo permanente, il Livestock Workstream, che coinvolgerà Stati membri, organizzazioni agricole, industria e società civile.

Le cinque priorità della strategia

  1. Resilienza e gestione del rischio.

È previsto un ampliamento dell’accesso ad assicurazioni, riassicurazioni, fondi mutualistici e strumenti di stabilizzazione del reddito calibrati sui rischi zootecnici, con la valutazione, insieme alla Banca europea per gli investimenti, di uno schema finanziario dedicato ai rischi climatici e sanitari per il periodo successivo al 2027 (senza tuttavia nuove risorse aggiuntive al momento). Sul fronte sanitario, la strategia punta su un maggiore ricorso alla vaccinazione preventiva, sui vaccini DIVA, su sistemi digitali di sorveglianza e allerta precoce e su incentivi per garantire la presenza di veterinari nelle aree rurali.

  1. Competitività e investimenti.

La Commissione stima in oltre 18 miliardi di euro il fabbisogno di finanziamento del comparto per modernizzazione delle strutture, digitalizzazione, gestione degli effluenti e adeguamento agli standard di benessere animale. Sarà valutato un possibile strumento finanziario dedicato e un accesso preferenziale al credito BEI per le aziende interessate dall’uscita dalle gabbie. La strategia insiste inoltre su semplificazione delle autorizzazioni, revisione delle pratiche commerciali sleali e rafforzamento delle organizzazioni di produttori. Sul piano commerciale, viene ribadita la necessità di reciprocità: controlli più rigorosi sulle importazioni, clausole di salvaguardia e requisiti equivalenti per benessere animale, sicurezza alimentare e uso di antimicrobici e ormoni.

  1. Sostenibilità, benessere animale ed emissioni.

La transizione ambientale e sul benessere animale dovrà essere graduale, sostenuta finanziariamente e remunerata dal mercato. Entro fine 2026 è attesa una proposta di revisione delle norme su galline ovaiole e polli da carne (eliminazione progressiva delle gabbie, superamento dell’abbattimento sistematico dei pulcini maschi); entro il secondo trimestre 2027 una proposta analoga per il comparto suinicolo, con transizione dalle gabbie individuali ai sistemi in box. Sul fronte emissioni, sarà sviluppata una metodologia armonizzata di misurazione a livello aziendale e una “bussola volontaria della sostenibilità” per accedere a contratti premianti: secondo le stime della Commissione, l’insieme di innovazione e incentivi potrebbe ridurre le emissioni zootecniche di almeno il 16% entro il 2040. Attenzione anche alla gestione di digestato e nutrienti, con una possibile estensione di RENURE ad alcune tipologie di digestati liquidi (prima valutazione nel terzo trimestre 2026) e una revisione della direttiva Nitrati orientata alla semplificazione.

  1. Diversità territoriale e aree rurali.

Nelle aree montane, settentrionali e marginali la zootecnia resta spesso l’unica attività economica praticabile: secondo il JRC, entro il 2030 potrebbe essere abbandonato l’11% della superficie agricola dell’Unione, quasi un quarto nelle sole aree montane. La strategia prevede un piano dedicato alle aree più esposte, sostegno accoppiato mirato nella futura PAC, aiuti al ricambio generazionale e un modello per piccoli macelli e macelli mobili nelle aree remote, oltre a investimenti in connettività (banda larga, 5G) e servizi di sostituzione per gli allevatori.

  1. Eccellenza europea e valorizzazione commerciale.

È prevista una maggiore valorizzazione dell’origine UE nell’etichettatura, una possibile menzione facoltativa di “eccellenza europea” e l’evoluzione del sistema di classificazione delle carcasse per includere criteri qualitativi oltre a quelli quantitativi. La politica di promozione dovrà dare più visibilità a sistemi zootecnici radicati nel territorio, marchi territoriali, indicazioni geografiche e produzione biologica.

Le tappe principali

  • 3° trimestre 2026 – prima valutazione sull’estensione di RENURE ai digestati liquidi zootecnici
  • Entro fine 2026 – proposta di revisione delle norme sul benessere di galline ovaiole e polli da carne; relazione sullo stress test delle direttive Uccelli e Habitat
  • 2° trimestre 2027 – proposta sul benessere dei suini
  • Nel corso del 2027 – piattaforma zootecnica europea, repertorio delle soluzioni comprovate, roadmap su circolazione dei nutrienti e su macelli a bassa capacità/mobili
  • Senza data definita, ma cruciali in fase attuativa – strumento finanziario dedicato alla zootecnia, schema di gestione del rischio post-2027, metodologia armonizzata sulle emissioni, revisione della direttiva sulle pratiche commerciali sleali, evoluzione delle norme di origine

Le valutazioni di Confagricoltura

Confagricoltura giudica positivamente il riconoscimento politico della zootecnia come settore essenziale per sicurezza alimentare, autonomia strategica, occupazione e coesione territoriale. Nella circolare della Direzione Relazioni UE, l’associazione sottolinea che l’efficacia della strategia dipenderà da alcuni nodi concreti che seguirà con attenzione nei prossimi mesi:

  • la disponibilità di risorse finanziarie realmente adeguate e l’applicazione concreta della reciprocità negli scambi commerciali
  • la proporzionalità delle nuove norme e il rispetto del principio di differenziazione territoriale
  • che la transizione sul benessere animale sia accompagnata da analisi d’impatto, tempi adeguati e coperture finanziarie, senza gravare solo sugli allevatori
  • che le metodologie di misurazione delle emissioni riconoscano davvero i miglioramenti realizzati dalle aziende
  • che la valorizzazione commerciale degli standard europei si traduca in un ritorno economico misurabile per i produttori

Restano sotto osservazione anche la revisione della direttiva Nitrati, l’evoluzione delle norme sul digestato, le semplificazioni autorizzative e sanitarie, le regole sui sottoprodotti animali e il ruolo dei futuri piani nazionali e regionali. Il Livestock Workstream sarà la sede in cui il sistema confederale rappresenterà le esigenze delle imprese e seguirà la traduzione degli orientamenti in proposte legislative concrete.

Cosa significa per le aziende venete

Si tratta, va ricordato, di un atto di indirizzo politico privo di effetti normativi diretti e immediati: non introduce obblighi per le aziende, ma definisce le priorità su cui la Commissione concentrerà l’azione legislativa dei prossimi anni. Per gli allevatori veneti è utile iniziare a monitorare, in particolare:

  • l’evoluzione degli strumenti assicurativi e di gestione del rischio, in vista dei futuri piani nazionali e regionali post-2027
  • le proposte attese entro fine 2026 su galline ovaiole e polli da carne, che potranno richiedere investimenti strutturali con tempi di adeguamento e possibili sostegni finanziari
  • le opportunità di accesso al credito BEI collegate agli adeguamenti sulle gabbie e ai fondi per digitalizzazione e gestione degli effluenti
  • gli sviluppi sulla direttiva Nitrati e su RENURE, rilevanti per la gestione di deiezioni e digestati in azienda

FRUMENTO DURO. Produzione in crisi per i prezzi bassi e i costi di produzione elevati

FRUMENTO DURO. Produzione in crisi per i prezzi bassi e i costi di produzione elevati

Il Tavolo MASAF e le proposte per sostenere il settore

Si è svolto lo scorso 21 luglio, presso il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf), il Tavolo nazionale sul frumento duro, convocato per affrontare la difficile situazione che sta attraversando il comparto, con particolare riferimento alla crisi dei prezzi e all’aumento dei costi di produzione che stanno mettendo a dura prova la redditività delle imprese agricole.

All’incontro, presieduto dal Ministro Francesco Lollobrigida e dal Sottosegretario sen. Patrizio La Pietra, hanno partecipato i Capi Dipartimento del Masaf, i rappresentanti di Ismea e delle principali organizzazioni professionali agricole e cooperative: Confagricoltura, Coldiretti, CIA, Copagri, Liberi Agricoltori, Confcooperative, Legacoop e AGCI.

I dati del comparto

Nel corso della riunione sono stati presentati i principali dati economici e produttivi del settore, elaborati da Ismea. Nel 2025 il comparto del frumento duro ha raggiunto un valore di circa 1,4 miliardi di euro, pari al 32% del valore complessivo del settore cerealicolo e al 3,9% dell’intero comparto agricolo. La filiera coinvolge circa 136mila aziende agricole produttrici e 102 molini.

La produzione nazionale 2025 si è attestata intorno a 3,7 milioni di tonnellate, destinate quasi interamente alla trasformazione in pasta: circa il 45% è destinato al consumo interno, mentre il restante 55% all’esportazione, a conferma del ruolo strategico del frumento duro per l’agroalimentare italiano e per il sistema delle esportazioni.

Sul fronte dei consumi, il consumo pro capite di pasta, che negli ultimi anni si era attestato intorno a 24,9 kg annui, nel 2025 è sceso a 23,3 kg, evidenziando una lieve contrazione.

Significativo il calo delle quotazioni: il prezzo medio mensile nazionale (tutte le tipologie merceologiche, franco magazzino) è passato da circa 448 euro/t nel gennaio 2023 a circa 267-268 euro/t nel giugno-luglio scorso (quotazioni CUN).

Secondo il Centro Studi di Confagricoltura, il tasso di autoapprovvigionamento del grano duro in Italia è sceso dal 78% del 2012 al 56,5% del 2025, con una riduzione delle superfici coltivate del 10% nello stesso periodo.

Gli strumenti indicati dal Ministro Lollobrigida

Per fronteggiare l’aumento dei costi di produzione, legato anche alle tensioni geopolitiche, e il calo della redditività, il Ministro ha indicato tre possibili strumenti di intervento:

  • Riserva di crisi UE: il regolamento, in corso di approvazione, dovrebbe consentire di destinare risorse anche al comparto cerealicolo per compensare l’aumento dei costi dei fertilizzanti, attraverso possibili aiuti per ettaro.
  • ColtivaItalia: una quota dei 300 milioni di euro stanziati dal provvedimento potrebbe essere destinata alla filiera del frumento duro, nell’ambito degli interventi a sostegno delle colture strategiche. Le modalità di utilizzo delle risorse, distribuite nel triennio 2027-2029, saranno definite dai successivi decreti attuativi.
  • Credito d’imposta sui fertilizzanti: è allo studio l’ipotesi di destinare ad altri interventi – tra cui, eventualmente, il sostegno alla filiera del frumento duro – parte dei 40 milioni attualmente previsti per questa misura. Si tratta però di un’ipotesi ancora da valutare, non inserita nel comunicato ufficiale del Ministero.

Le proposte di Confagricoltura

Nel corso dell’incontro, Confagricoltura ha presentato al Ministro alcune proposte per affrontare la crisi dei prezzi del frumento duro:

  • Rafforzare i contratti di filiera, con maggiori incentivi diretti agli agricoltori, superando i vincoli del de minimis e della soglia dei 50 ettari, vincolandoli alla destinazione del frumento duro a semole e pasta 100% italiana.
  • Introdurre incentivi allo stoccaggio, per consentire ai produttori di gestire meglio la volatilità dei prezzi e posticipare la vendita in attesa di condizioni di mercato più favorevoli.
  • Rivedere l’etichettatura della pasta, con maggiore evidenza dell’origine del grano e innalzamento dal 50% al 75% della quota minima di frumento duro italiano necessaria per indicare in etichetta la presenza di grano “italiano”.
  • Investire in ricerca, innovazione varietale e TEA, per sviluppare varietà più resistenti alla siccità e agli eventi climatici estremi, capaci di garantire produttività, qualità e competitività alla filiera nazionale.

 

Gasolio agricolo. Aperta l’assegnazione di carburante agevolato supplementare per l’irrigazione di soccorso

Gasolio agricolo. Aperta l’assegnazione di carburante agevolato supplementare per l’irrigazione di soccorso

Con Decreto del Commissario Straordinario del 17/07/2026 (rep. 84/2026), è stato aperto l’applicativo di Avepa per l’assegnazione supplementare di carburante agricolo agevolato destinato agli interventi di irrigazione di soccorso per la campagna 2026.

Ai fini della richiesta è ammissibile l’intero territorio regionale, con esclusione della montagna con un controllo sulle particelle situate sopra i 700 mt di altitudine.

Le colture ammesse sono quelle che prevedono la lavorazione IRRIGAZIONE DI SOCCORSO, con esclusione di CEREALI AUTUNNO-VERNINI e LEGUMINOSE VERNINE. Vengono ammesse anche le colture dichiarate in successione.

L’assegnazione è pari al 100% del valore tabellare previsto per la lavorazione, al netto della riduzione del 23%.

Le richieste di assegnazione supplementare possono essere presentate entro il 15/12/2026, ma va tenuto presente che devono essere coerenti con le coltivazioni praticate.

Si ricorda che l’assegnazione di carburante agricolo agevolato è subordinata alla presentazione della relativa domanda e all’acquisizione della dichiarazione di irrigazione straordinaria di soccorso contenuta nel quadro “Dichiarazioni” della domanda UMA. Infine, la richiesta dovrà essere corredata dall’attestazione del produttore che dichiari di disporre di un idoneo titolo autorizzativo per l’impiego dell’acqua irrigua.

PAC 2026. Possibili gli anticipi degli aiuti prima del 16 ottobre   

PAC 2026. Possibili gli anticipi degli aiuti prima del 16 ottobre   

La Circolare Agea 61357 del 22 luglio 2026 ha stabilito la disciplina per l’erogazione degli anticipi della PAC 2026. Per rispondere alle esigenze di liquidità delle aziende agricole le disposizioni innalzano al 75% l’aliquota massima erogabile per i pagamenti diretti e fino all’85% per gli interventi di sviluppo rurale legati a superfici e animali, consentendo l’avvio dei versamenti prima della scadenza ordinaria del 16 ottobre.

Il Reg. (UE) n. 2026/1768 ha infatti introdotto una rilevante misura di flessibilità in materia di pagamenti diretti, prevedendo la possibilità di aumentare il livello degli anticipi e di anticiparne l’erogazione.

Nel pagamento degli aiuti da parte degli Organismi pagatori verrà  data priorità al sostegno di base al reddito (BISS), erogabile nella misura del 73% del portafoglio titoli, al sostegno ridistributivo (CRISS) e agli aiuti per i giovani agricoltori (CIS-YF). Seguiranno gli altri interventi. Sugli importi anticipati  verrà applicata la trattenuta del 3% destinata al Fondo di mutualizzazione nazionale AGRICAT.

L’erogazione degli anticipi resta subordinata al riscontro dei requisiti di ammissibilità, compresa la qualifica di agricoltore in attività e all’esito dei controlli sanzionatori e antimafia. Per agevolare la liquidità, il pagamento potrà avvenire sotto condizione risolutiva nelle more dell’ottenimento della documentazione antimafia BDNA per le domande presentate nei primi 30 giorni. Viene infine precisato che l’eventuale ricezione dell’anticipo prima del 16 ottobre non anticipa i termini di modifica o ritiro delle domande di aiuto, che rimangono fissati fino a 15 giorni prima del pagamento della prima rata di saldo.

 

Fertilizzanti ed energia. Proposta della Commissione UE per compensare l’aumento dei costi degli agricoltori

Fertilizzanti ed energia. Proposta della Commissione UE per compensare l’aumento dei costi degli agricoltori

La Commissione europea ha predisposto una proposta di regolamento di esecuzione che istituisce un sostegno finanziario straordinario a favore degli agricoltori dell’Unione maggiormente colpiti dagli effetti economici della crisi in Medio Oriente. La misura, adottata ai sensi dell’articolo 221 del regolamento (UE) n. 1308/2013 (OCM unica), mira ad aumentare l’ammontare della riserva di crisi per compensare gli incrementi dei costi dei fertilizzanti ed energia, causati dalla crisi.

Il provvedimento prevede la mobilitazione di 540 milioni di euro verso la riserva agricola dell’Unione, ripartiti tra gli Stati membri secondo criteri che tengono conto del peso del settore agricolo nazionale e dell’incidenza dei costi sostenuti dalle aziende per fertilizzanti ed energia.

Per l’Italia il massimale previsto è di 45,60 milioni di euro.

Gli Stati membri dovranno destinare le risorse ai produttori maggiormente colpiti attraverso l’utilizzo di criteri oggettivi e non discriminatori, garantendo che il sostegno compensi le perdite economiche senza determinare sovracompensazioni o distorsioni della concorrenza.

Il regolamento consente inoltre agli Stati membri di integrare il contributo europeo con risorse nazionali fino al 200% della dotazione assegnata, fermo restando la possibilità di utilizzare anche altri strumenti di sostegno nazionali ed europei, inclusi gli aiuti autorizzati nell’ambito del Middle East Crisis Temporary State Aid Framework (METSAF), aiuti FEAGA e FEASR.

Gli Stati membri dovranno notificare alla Commissione le modalità di attuazione delle misure entro il 30 settembre 2026, mentre i pagamenti del sostegno europeo dovranno essere completati entro il 28 febbraio 2027.

Il regolamento sarà verosimilmente approvato il 30 luglio dal comitato ocm della Commissione europea cui partecipano gli Stati membri.