ALTE TEMPERATURE, in vigore l’ordinanza che vieta il lavoro nei campi nelle ore centrali della giornata

ALTE TEMPERATURE

In vigore l’ordinanza che vieta il lavoro nei campi nelle ore centrali della giornata

Il Presidente della Giunta Regionale del Veneto, con Ordinanza n. 58 del 16 giugno 2026 (BUR n. 76 del 16/06/2026), ha adottato disposizioni di carattere contingibile e urgente per la tutela dei lavoratori esposti alle alte temperature estive nei settori agricolo e florovivaistico, nonché nei cantieri edili all’aperto e nelle cave.

L’Ordinanza, che è vigente dal 17 giugno 2026 al 31 agosto 2026 sull’intero territorio regionale contiene il divieto di lavoro nelle ore centrali della giornata, dalle ore 12,30 alle ore 16, qualora siano presenti determinate condizioni climatiche.

Più precisamente: è vietato svolgere attività lavorativa in condizioni di esposizione prolungata al sole dalle ore 12:30 alle ore 16:00, esclusivamente nei giorni e nelle aree in cui si verifichino contestualmente entrambe le seguenti condizioni:

  1. a) il datore di lavoro ha già adottato le misure di prevenzione previste dalle “Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dal calore e dalla radiazione solare” (recepite con DGR n. 568 del 16/06/2026), ma nonostante ciò lo stress da calore comporta ancora rischi rilevanti per la salute;
  2. b) la mappa del rischio pubblicata sul portale Worklimate – riferita a “lavoratori esposti al sole” con “attività fisica intensa”, ore 12:00 – segnala un livello di rischio “ALTO” per la zona specifica.

Portale Worklimate (da consultare quotidianamente prima di organizzare i turni di lavoro):

https://www.worklimate.it/scelta-mappa/sole-attivita-fisica-alta/

RACCOMANDAZIONE GENERALE – LINEE GUIDA REGIONALI (DGR 568/2026)

In tutte le lavorazioni all’aperto e negli ambienti chiusi non climatizzati influenzati dalle condizioni meteo esterne, è raccomandata l’applicazione delle “Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dal calore e dalla radiazione solare”, adottate con DGR n. 568 del 16 giugno 2026.

SANZIONI

La mancata osservanza degli obblighi previsti dall’Ordinanza comporta le conseguenze sanzionatorie previste dall’art. 650 del Codice penale, salvo che il fatto non costituisca reato più grave.

Emergenza caldo, dal 1° luglio accesso facilitato alla Cassa Integrazione Guadagni

Emergenza caldo

Dal 1° luglio accesso facilitato alla Cassa Integrazione Guadagni

 Il decreto legge Infrastrutture-PNRR, approvato dal Consiglio dei Ministri il 22 giugno 2026, introduce condizioni speciali per il ricorso agli ammortizzatori sociali in agricoltura e nel settore edile, operative dal 1° luglio al 31 dicembre 2026, in presenza di eventi climatici eccezionali tra cui le ondate di calore.

Le disposizioni del decreto introducono per le aziende agricole le seguenti agevolazioni:

  • Integrazione salariale riconosciuta per sospensione di mezza giornata: la CIG viene ora riconosciuta agli operai agricoli (a tempo determinato e indeterminato) anche in caso di sospensione dell’attività per soli 4 ore, senza dover attendere la sospensione dell’intera giornata lavorativa.
  • Eliminazione del requisito delle 181 giornate lavorate: non è necessario il raggiungimento della soglia ordinaria per accedere al trattamento di integrazione salariale.
  • Giorni di CIG neutralizzati ai fini del massimale: i giorni di utilizzo della cassa integrazione per emergenza caldo non erodono il limite massimo previsto dalla normativa ordinaria.
  • Equiparazione a lavoro effettivo: i giorni di CIG sono computati come giornate di lavoro effettivo ai fini del calcolo della disoccupazione agricola.

Risorse finanziarie disponibili

Rispetto all’anno scorso le risorse stanziate risultano ridotte. Il monitoraggio è affidato all’INPS, che sospenderà l’accoglimento delle domande al raggiungimento del tetto di spesa.

Comparto

2025

2026

Comparto

2025

2026

Agricoltura

22,5 mln €

10 mln €

Edilizia e affini

10,5 mln €

5 mln €

APICOLTURA: Bando regionale per i contributi FEAGA 2026/2027

APICOLTURA

Bando regionale per i contributi FEAGA 2026/2027

La Giunta Regionale del Veneto, DGR N. 511 del 16 giugno 2026, ha aperto i termini per la presentazione delle domande di contributo per il settore apistico nell’ambito del Sottoprogramma regionale per l’apicoltura 2023–2027 (Reg. UE n. 2021/2115). La dotazione complessiva è pari a 929.584,19 euro, assegnata dal Ministero dell’agricoltura (MASAF) alla Regione Veneto a valere sul FEAGA per la campagna 2026/2027. La gestione delle domande e la formazione delle graduatorie è affidata ad AVEPA.

Dotazione finanziaria

Linea di finanziamento

Importo

Percentuale

Linea di finanziamento

Importo

Percentuale

Forme associate

819.584,19 €

88,2%

Imprenditori apistici

90.000,00 €

9,7%

Organismi specializzati nella ricerca

20.000,00 €

2,1%

Beneficiari

Forme associate

Organizzazioni di produttori, associazioni e cooperative di apicoltori, loro Unioni e Federazioni, Consorzi di tutela DOP/IGP del settore apistico riconosciuti dal MASAF. Possono accedere a tutti gli interventi previsti dal bando:

  • Intervento A – Assistenza tecnica, consulenza, formazione e informazione (azioni A1: informazione, aggiornamento tecnici, convegni; A2: assistenza tecnica e comunicazione)
  • Intervento B – Investimenti materiali e immateriali: lotta a parassiti e malattie, prevenzione avversità climatiche, ripopolamento patrimonio apistico, acquisto attrezzature e sistemi di gestione
  • Intervento F – Promozione, comunicazione e commercializzazione (informazione ai consumatori sulla qualità dei prodotti apistici)

Imprenditori apistici singoli

I singoli imprenditori apistici possono accedere esclusivamente all’Intervento B, nelle azioni dedicate a:

  • Azione B4 – Razionalizzazione della transumanza
  • Azione B5 – Acquisto di attrezzature e sistemi di gestione

Organismi specializzati nella ricerca

Enti e istituti con almeno un’unità operativa sul territorio regionale e comprovata esperienza nel settore apistico (pubblicazioni, incarichi, studi negli ultimi 5 anni). Accedono esclusivamente all’Intervento A, Azione A1 (informazione e aggiornamento).

Le domande vanno presentate esclusivamente tramite AVEPA (Agenzia Veneta per i Pagamenti in Agricoltura), utilizzando la modulistica disponibile sul portale AVEPA entro il 6 ottobre 2026.

Progetto di ricerca IZSVe

Contestualmente al bando, la Giunta Regionale ha approvato un programma di attività in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie – Centro Regionale per l’Apicoltura, con due specifici progetti di ricerca riguardanti la qualità dell’alimentazione delle api e la prevenzione delle principali malattie dell’alveare.

Decreto FER X – Firmato il provvedimento sugli incentivi per le energie rinnovabili

Decreto FER X – Firmato il provvedimento sugli incentivi per le energie rinnovabili

Il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha firmato il 18 giugno 2026 il decreto FER X definitivo, che attua gli articoli 6 e 7 del D.Lgs. 199/2021 e raccoglie il testimone del FER X Transitorio (DM 30 dicembre 2024). Il provvedimento è stato preceduto dall’approvazione del regime di aiuto da parte della Commissione europea l’8 giugno 2026 ed entrerà in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione sul sito del MASE.

Il decreto definisce un meccanismo di sostegno alla produzione di energia elettrica da impianti a fonti rinnovabili con costi di generazione prossimi alla competitività di mercato, e riguarda:

  • impianti fotovoltaici (su coperture, agrivoltaici, o a terra dove consentiti);
  • impianti eolici;
  • impianti idroelettrici;
  • impianti a gas residuati dai processi di depurazione.

Come funziona il meccanismo di incentivazione

Il sostegno consiste in un prezzo di vendita dell’energia fisso garantito per 20 anni. L’accesso avviene secondo due modalità:

  • Accesso diretto: per impianti fino a 1 MW, con prezzi definiti da ARERA. Questa è la modalità più rilevante per le imprese agricole.
  • Aste competitive: per impianti di potenza superiore a 1 MW, attraverso procedure bandite periodicamente dal GSE.

Il meccanismo è operativo fino al 31 dicembre 2030 (o fino a esaurimento del contingente per l’accesso diretto). Il contingente complessivo è di 37,15 GW, di cui 10 GW riservati all’accesso diretto e 27,15 GW alle procedure competitive.

Le novità rispetto al FER X Transitorio

Il decreto definitivo è in sostanziale continuità con il transitorio. Le principali variazioni riguardano i premi applicati:

  • Eliminato il premio per insolazione geografica: non è più prevista la maggiorazione di +10 €/MWh per le Regioni del Nord e +4 €/MWh per quelle del Centro.
  • Raddoppiato il premio per impianti su bacini idrici: si passa da 5 a 10 €/MWh.
  • Confermato il premio di 27 €/MWh per impianti fotovoltaici su coperture abbinati a interventi di bonifica dell’amianto.

Interesse per le imprese agricole

Per le aziende agricole la modalità di maggiore interesse è l’accesso diretto, riservato agli impianti fino a 1 MW. Rientrano in questa categoria, in particolare, gli impianti fotovoltaici nelle diverse configurazioni:

  • su coperture di edifici e strutture aziendali;
  • agrivoltaici (integrati con l’attività agricola);
  • a terra, nei casi consentiti dalla normativa vigente.

I prossime scadenze

Dalla data di pubblicazione del decreto decorrono i termini per i provvedimenti attuativi:

  • entro 60 giorni: il MASE approva, su proposta del GSE, le regole operative per l’accesso al meccanismo;
  • entro 90 giorni: ARERA definisce con propria delibera i prezzi di aggiudicazione per gli impianti in accesso diretto fino a 1 MW.

I prezzi definiti da ARERA saranno proporzionati all’onerosità dell’investimento e potranno essere differenziati per tecnologia e per taglia di impianto, sulla base dei dati elaborati dal GSE attraverso le attività di monitoraggio.

Prezzi minimi garantiti per biogas, biomasse e bioliquidi (BIO-PMG)

Prezzi minimi garantiti per biogas, biomasse e bioliquidi (BIO-PMG)

Pubblicazione GSE degli esiti della stima del costo del meccanismo per il 2026

 Il GSE ha pubblicato gli esiti della stima del costo del meccanismo dei prezzi minimi garantiti (BIO-PMG) per il 2026 da cui emerge che gli impianti a biogas e a biomasse potranno accedere ai Bio PMG su tutta l’energia immessa in rete.

Per le categorie biogas e biomasse il GSE ha verificato che il costo stimato del meccanismo sul 2026, non supera il tendenziale di spesa definito dalla norma (in caso di superamento sarebbe stata introdotta una riduzione delle ore equivalenti di produzione ammesse ai BIO-PMG).

Si evidenza, che il GSE, effettuerà un aggiornamento mensile, sulla base dei dati che saranno consuntivati nel corso del secondo semestre 2026 (che potrà avere impatto sul semestre successivo).

Di seguito il dettaglio delle stime dei costi per il 2026 per categoria.

Tipologia di impianto

Tendenziale di spesa

(Mln €)

Stima costo 1° semestre 2026 (Mln €)

Stima costo 2° semestre 2026 (Mln €)

Stima costo totale 2026

(Mln €)

         

Biomasse

582,4

188,4

209,8

398,2

Biogas

160

28,5

61,5

90

Bioliquidi

700

332,9

707,9

1.040,8

Si segnala che per gli impianti a bioliquidi, unica tipologia per cui la stima del costo totale supera il tendenziale di spesa, sono invece previste decurtazioni alla produzione: il GSE renderà note prossimamente, nelle sezioni dedicate del proprio sito, le modalità di riduzione delle relative ore equivalenti di produzione.

AGRITURISMI: DICHIARAZIONE DELL’IMPOSTA DI SOGGIORNO ENTRO IL 30 GIUGNO

AGRITURISMI: DICHIARAZIONE DELL’IMPOSTA DI SOGGIORNO ENTRO IL 30 GIUGNO

 I gestori di strutture ricettive, compresi gli agriturismi, sono tenuti alla presentazione della dichiarazione annuale dell’imposta di soggiorno, anche nel caso in cui non sia stata registrata nessuna presenza. La prossima scadenza è fissata al 30 giugno, con riferimento ai dati del 2025. La dichiarazione deve essere spedita in modalità telematica, utilizzando i servizi disponibili nel sito istituzionale dell’Agenzia delle Entrate come Fisconline o attraverso l’area riservata del sito stesso. Qualora l’imposta sia stata in parte incassata dall’intermediario e in parte dal proprietario mediante gestione diretta, la dichiarazione deve essere presentata da entrambi i soggetti, ciascuno limitatamente ai pernottamenti effettivamente gestiti.

L’imposta di soggiorno può essere istituita nei Comuni capoluogo di Provincia, nelle Unioni di Comuni e nei Comuni considerati località turistiche o città d’arte. I gestori delle strutture ricettive la riscuotono dagli ospiti che alloggiano e provvedono al versamento dell’imposta al Comune di riferimento.

L’omessa o errata presentazione della dichiarazione comporta la sanzione dal 100% al 200% delle somme dovute, commisurata al tributo dovuto, anche qualora il versamento dell’imposta fosse stato eseguito tempestivamente.

Peste suina africana (PSA): l’UE aggiorna le zone di restrizione

Peste suina africana (PSA)

L’UE aggiorna le zone di restrizione

Nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea è stato pubblicato il Regolamento di esecuzione (UE) 1409/2026 del 19 giugno 2026, recante modifica del Regolamento di esecuzione (UE) 2023/594, che stabilisce misure speciali di controllo della peste suina africana:

https://eur-lex.europa.eu/eli/reg_impl/2026/1409/oj

A seguito del riscontro di casi di PSA nel Comune di Cravanzana, in Provincia di Cuneo, si è reso necessario procedere a un allargamento delle zone soggette a restrizione II e, conseguentemente, delle zone soggette a restrizione I nella Regione Piemonte.

Si segnala, inoltre, che, tenuto conto dell’evoluzione favorevole della situazione epidemiologica, con il regolamento in oggetto la Commissione Europea ha disposto una rimodulazione delle zone soggette a restrizione nei territori delle Province di Asti, Alessandria, Pavia e Lodi, prevedendo il passaggio di parte dei territori precedentemente ricompresi in zona soggetta a restrizione I a zona indenne e di parte dei territori precedentemente ricompresi in zona soggetta a restrizione II a zona soggetta a restrizione I.

EBAN: finanziamento a fondo perduto per la formazione obbligatoria su salute e sicurezza — Bando 2026

FORMAZIONE — SALUTE E SICUREZZA
EBAN: finanziamento a fondo perduto per la formazione obbligatoria su salute e sicurezza — Bando 2026

L’Ente Bilaterale Agricolo Nazionale (EBAN) ha approvato anche per il 2026 un bando per il finanziamento a fondo perduto della formazione obbligatoria in materia di salute e sicurezza dei lavoratori agricoli. L’iniziativa, confermata sotto la Presidenza Confagricoltura, mette a disposizione delle imprese agricole 1.700.000 euro e rappresenta l’unico strumento di finanziamento a fondo perduto per gli obblighi formativi in materia di SSL nel settore agricolo.
Chi può accedere al finanziamento
Possono beneficiare del bando esclusivamente le imprese agricole che soddisfano tutti i seguenti requisiti:
• iscritte all’EBAN e regolarmente versanti da almeno 18 mesi;
• applicano il CCNL per gli operai agricoli e florovivaisti;
• in regola con i versamenti obbligatori di legge e con quelli EBAN per gli anni di competenza 2024 e precedenti.
Dotazione finanziaria e ripartizione territoriale
La dotazione complessiva è di 1.700.000 euro, invariata rispetto all’edizione precedente, ripartita come segue: Nord: 30% (510.000 euro); Centro: 30% (510.000 euro); Sud: 40% (680.000 euro).
Tipologie di progetto e massimali
Sono ammesse tre tipologie di progetto:
• Progetti aziendali (singola impresa): massimale differenziato per tipologia;
• Progetti di gruppo/rete (aziende legate da contratto di rete): massimo 30.000 euro;
• Progetti territoriali (presentati da Enti o Agenzie formative, tra cui E.R.A.P.R.A. del Veneto): massimo 30.000 euro.
Corsi ammissibili e aggiornamento all’Accordo Stato-Regioni 2025
I progetti finanziabili riguardano esclusivamente la formazione obbligatoria ai sensi delle normative vigenti. Il bando 2026 è stato aggiornato per recepire il nuovo Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025, includendo i nuovi corsi previsti, tra cui:
Come e quando presentare la domanda
L’assegnazione dei finanziamenti avviene a sportello (click day), seguendo l’ordine cronologico di arrivo delle domande. Si raccomanda pertanto di preparare la documentazione con anticipo: Invio telematico (PEC): all’indirizzo bandoeban@legalmail.it, dalle ore 9:00 del 27 luglio 2026 alle ore 18:00 del 14 agosto 2026;
I contributi saranno erogati in un’unica soluzione, a chiusura delle attività formative, previa rendicontazione delle spese sostenute.
Per informazioni e per verificare l’ammissibilità dell’azienda, gli interessati possono contattare i servizi di assistenza sulla sicurezza sul lavoro delle associazioni provinciali di Confagricoltura Veneto.

TEA/NGT – UNA SVOLTA STORICA PER L’AGRICOLTURA EUROPEA

TEA/NGT

UNA SVOLTA STORICA PER L’AGRICOLTURA EUROPEA

Il Parlamento Europeo approva il Regolamento sulle Nuove Tecniche Genomiche

Il 17 giugno 2026 il Parlamento Europeo ha approvato in seduta plenaria a Strasburgo, il Regolamento sulle Nuove Tecniche Genomiche (NGT), dette in italiano Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA). Si chiude così un iter durato oltre otto anni, avviato dalla sentenza della Corte di Giustizia UE del 25 luglio 2018 (che ha equiparato agli OGM le piante ottenute da mutagenesi), proseguito con la proposta di regolamento della Commissione Europea nel 2023, fino all’accordo provvisorio tra Parlamento e Consiglio del 3 dicembre 2025. Una giornata che per Confagricoltura rappresenta l’epilogo di “una battaglia storica” per l’innovazione in agricoltura e che segna l’avvio di una nuova fase per l’agricoltura europea.

Che cosa sono le TEA

Le TEA non vanno confuse con gli OGM transgenici. A differenza di questi ultimi, le nuove tecniche genomiche – di cui il genome editing è l’applicazione più nota – non prevedono l’inserimento di DNA estraneo nella pianta, ma accelerano processi di selezione naturale, rendendoli più precisi e veloci. Le basi scientifiche risalgono alle scoperte sull’editing genomico premiate con il Nobel per la Chimica 2020 assegnato a Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna. Fino ad oggi, in assenza di una normativa specifica, le TEA erano state assoggettate alla Direttiva sugli OGM, un ostacolo che ne bloccava di fatto lo sviluppo in Europa mentre in altre parti del mondo cominciavano ad essere utilizzate.

Due categorie con due regimi giuridici

Il Regolamento distingue le piante TEA in due categorie con obblighi giuridici differenti:

  • NGT 1: piante con modifiche genetiche limitate (non oltre 20), equivalenti a quelle ottenibili con tecniche convenzionali. Una volta riconosciuto lo status NGT 1, queste varietà vengono equiparate alle convenzionali e non sono soggette a valutazione del rischio come gli OGM. Non è previsto alcun obbligo di etichettatura degli alimenti derivati, mentre le sementi dovranno essere identificate e le varietà iscritte in una banca dati pubblica europea. Sono escluse da questa categoria le piante modificate per resistere agli erbicidi o per produrre sostanze insetticide.
  • NGT 2: piante con modifiche genetiche più ampie o complesse. Continuano ad essere soggette ad autorizzazione preventiva, valutazione del rischio, tracciabilità ed etichettatura, secondo procedure adattate alle loro caratteristiche. Gli Stati membri mantengono la facoltà di vietarne la coltivazione sul proprio territorio (l’opt-out nazionale).

Il nodo dei brevetti

Il tema della proprietà intellettuale è stato uno dei principali punti di confronto prima del voto. Il regolamento prevede la possibilità di brevettare piante Ngt, ad eccezione dei tratti o delle sequenze presenti naturalmente o prodotti attraverso processi biologici.

Il testo prevede inoltre delle salvaguardie: chi richiede il riconoscimento dello status NGT 1 dovrà dichiarare l’esistenza di brevetti o domande di brevetto, informazioni che saranno pubblicate nella banca dati europea. La Commissione dovrà istituire un gruppo di esperti per valutare l’impatto dei brevetti sull’accesso al materiale vegetale e sui costi per gli agricoltori. È previsto inoltre un codice di condotta volontario per favorire licenze a condizioni eque e la gestione proporzionata delle controversie, con l’obiettivo di tutelare il diritto degli agricoltori a conservare e reimpiegare le sementi.

Biologico e coesistenza

Le piante ottenute con le nuove tecniche genomiche non potranno essere utilizzate nella produzione biologica. Tuttavia, la presenza accidentale e tecnicamente inevitabile di materiale NGT 1 non costituirà una violazione delle norme sul biologico, né comporterà automaticamente la perdita della certificazione, purché l’operatore abbia adottato le misure precauzionali previste.

La ricerca italiana

L’Italia si presenta a questa svolta con un significativo vantaggio competitivo. Dal 2023 il nostro Paese ha già autorizzato la sperimentazione in campo delle TEA, facendo da apripista in Europa. Sul fronte della ricerca pubblica, il CREA coordina il progetto TEA4IT, finanziato dal MASAF, che coinvolge dieci strutture di ricerca tra università ed enti pubblici e privati. Sono infatti in corso attività sulle seguenti: pomodoro resistente all’orobanche, melanzana a ridotto imbrunimento e senza semi, riso resistente al brusone, vite tollerante a peronospora e oidio, orzo più resistente allo stress idrico. Quest’ultimo ha già superato la valutazione interna come NGT 1. Entro il 2026 sono previste nuove sperimentazioni in campo presso le aziende sperimentali del CREA.

Per Confagricoltura è il risultato di una lunga battaglia

Per Confagricoltura il voto del Parlamento Europeo “segna l’avvio di una nuova fase per l’agricoltura europea”, ma rappresenta anche il riconoscimento di una battaglia portata avanti dalla Confederazione per anni, con il sostegno delle istituzioni italiane. Il testo finale recepisce diversi elementi sostenuti da Confagricoltura nel confronto istituzionale europeo: in primo luogo, il riconoscimento della specificità delle piante NGT 1, equiparate alle varietà convenzionali, e l’esclusione di obblighi di etichettatura per gli alimenti derivati, che avrebbero prodotto effetti distorsivi sul mercato. Permangono tuttavia alcune criticità, in particolare la facoltà degli Stati membri di applicare l’opt-out nazionale sulle NGT 2, che rischia di frammentare il mercato interno e di limitare l’accesso uniforme all’innovazione nell’Unione europea. La questione dei brevetti rimane aperta: la sua risoluzione sarà determinante per evitare che pochi grandi operatori sementieri monopolizzino l’accesso alle nuove varietà.

I tempi per l’attuazione e le speranze delle aziende agricole

Il Regolamento entrerà in vigore venti giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE. La gran parte delle disposizioni operative sarà tuttavia applicabile soltanto dopo due anni, tempo necessario alla Commissione per adottare gli atti delegati e di esecuzione e agli Stati membri per individuare le autorità competenti. Il sistema potrebbe quindi diventare pienamente operativo intorno alla metà del 2028.

Per gli agricoltori europei si apre la prospettiva concreta di poter accedere, nei prossimi anni, a varietà più resistenti alle fitopatie, alla siccità e alle alte temperature, capaci di ridurre la dipendenza dai fitofarmaci e di rispondere alle sfide del cambiamento climatico.

PAC 2028-2034: PRIMA CONFERENZA REGIONALE PER L’AGRICOLTURA E LO SVILUPPO RURALE

PAC 2028-2034

PRIMA CONFERENZA REGIONALE PER L’AGRICOLTURA E LO SVILUPPO RURALE

Il contributo alla discussione di Confagricoltura Veneto

Lo scorso 19 giugno, a Preganziol (TV), si è tenuta la prima Conferenza regionale per l’agricoltura e lo sviluppo rurale 2028-2034. Anche in Veneto è quindi ufficialmente iniziata la discussione sulla riforma della PAC proposta dalla Commissione UE un anno fa, insieme al bilancio dei sette anni della futura programmazione – il Quadro Finanziario Pluriennale (QFP). Come è noto, il progetto di riforma presentato dal Commissario all’agricoltura Christophe Hansen è stato fortemente contestato da Confagricoltura e da tutte le organizzazioni agricole europee, per le risorse limitate destinate al settore (294 miliardi di euro contro i 387 della programmazione precedente) e per l’inserimento dei fondi PAC in un Fondo unico gestito direttamente dagli Stati membri, che farebbe venir meno il valore strategico del settore a livello europeo.

La discussione istituzionale sul QFP 2028-2034 e sulla nuova PAC entrerà nel vivo nei prossimi mesi. Le principali tappe previste sono le seguenti:

  • 2026: anno di negoziazione e confronto tra Stati membri, Parlamento europeo e parti sociali, con accordo definitivo atteso per dicembre;
  • 2027: gli Stati membri elaborano i Piani di Partenariato Nazionali e Regionali (PPNR), che declinano a livello nazionale il quadro generale della PAC;
  • 1° gennaio 2028: avvio della nuova PAC, in vigore fino al 2034.

Confagricoltura Veneto ha contribuito alla discussione apertasi a livello regionale con le riflessioni che seguono.

Il contesto

Non era mai successo prima: questa riforma della Politica Agricola Comune coincide con una stagione di crisi e di incertezze, condizionata anche dal conflitto in Iran. Le aziende agricole stanno pagando il costo di un’inflazione che ha colpito in particolare i prezzi dei fertilizzanti e dei carburanti. A ciò si aggiungono la guerra dei dazi, il calo delle rese produttive dovuto ai cambiamenti climatici, lo stato di crisi di alcuni settori e il rischio di abbandono di alcuni territori rurali.

Risorse finanziarie e scelte nazionali

Sulle risorse destinate all’agricoltura – 294 miliardi nel bilancio UE, di cui 31 destinati all’Italia, a cui dovrebbero aggiungersi ulteriori 10 miliardi attraverso manovre di bilancio nazionali – e sul Fondo Unico, continueremo la nostra battaglia a Bruxelles. Se davvero si crede nel valore strategico della produzione agricola dell’Unione Europea, occorre dimostrarlo con i fatti: dotando la PAC di risorse adeguate e di un fondo dedicato.

Una volta stabilite le risorse, la nostra Regione avrà un compito molto impegnativo: orientare le scelte a livello nazionale per rispondere alle necessità dell’agricoltura e delle imprese agricole del Veneto. Le decisioni sugli interventi da attuare con la nuova PAC avranno infatti un’incidenza sostanziale sulle risorse destinate al nostro territorio.

La proposta della Commissione UE, se confermata, stravolge l’attuale impianto della PAC:

  • saranno eliminati i titoli storici;
  • l’aiuto degressivo ad ettaro, con capping a 100 mila euro, verrà differenziato in base ai territori, alla presenza di giovani e donne, alla dimensione delle aziende;
  • gli aiuti accoppiati potranno aumentare dall’attuale 15% al 25% del budget;
  • le “pratiche di protezione” (ex BCAA, come rotazioni e cover crops) e alcuni vincoli ambientali potranno essere compensati con aiuti agroambientali;
  • verranno introdotti nuovi strumenti per incentivare il ricambio generazionale.

Non si tratterà quindi solo di ripartire tra le regioni le risorse destinate allo sviluppo rurale, come avvenuto in passato. Siamo di fronte a una rimodulazione complessiva degli interventi, che richiede un’attenta valutazione dei dati storici e dei fabbisogni attuali, per non rischiare ulteriori riduzioni delle risorse destinate alla nostra Regione.

Le priorità di Confagricoltura Veneto

Nel corso della Conferenza, il Presidente Bonaldi ha evidenziato le priorità espresse dall’associazione.

  • Sviluppo e innovazione – si chiede che tutte le aziende agricole vitali, di ogni settore produttivo – comprese le attività connesse – che intendano investire nell’innovazione possano trovare nella PAC un valido sostegno. Sviluppo e innovazione sono infatti sinonimo di sostenibilità e competitività.
  • Giovani e donne – investire nel ricambio generazionale è fondamentale per dare un futuro alla nostra agricoltura: in Italia le aziende condotte da under 40 sono solo il 7,7%. In questo ambito, particolare attenzione va riservata anche all’insediamento e allo sviluppo delle imprese agricole condotte da donne.
  • Zone svantaggiate – preservare e consolidare l’attività agricola e zootecnica della montagna veneta è fondamentale per l’economia e il territorio. Gli strumenti dedicati vanno migliorati e semplificati.
  • Settori in difficoltà – tutti i settori dell’agricoltura veneta vanno considerati nell’articolazione della PAC. Alcuni si trovano però in grave crisi strutturale e vanno quindi posti al centro della strategia: tra questi, i seminativi e le relative produzioni – cereali (mais in particolare), soia, barbabietole. Aiuti diretti, accoppiati e agroambientali, se ben orientati, possono fornire un sostegno significativo a un comparto da considerare fondamentale per la costruzione di filiere agroalimentari di qualità.
  • Zootecnia da carne e da latte – va valutato l’impatto dell’abolizione dei titoli PAC; vanno quindi mantenuti, ed eventualmente rafforzati, gli aiuti accoppiati e quelli attualmente erogati con l’Eco-schema 1, relativo al contenimento degli antimicrobici.
  • Aiuti settoriali – gli attuali strumenti di sostegno ai settori vitivinicolo, ortofrutticolo, olivicolo e dell’apicoltura vanno mantenuti e migliorati, per renderli più aderenti alle necessità delle imprese agricole.
  • Gestione del rischio – calamità naturali, fitopatie, nuove malattie animali e crisi di mercato colpiscono quotidianamente le nostre aziende. In Italia il sistema di gestione del rischio è in grave sofferenza: oltre a garantire risorse adeguate, vanno riviste le modalità di gestione di tutti gli strumenti.

Semplificazione – questa riforma potrebbe portare a una reale semplificazione per le aziende. Gli strumenti tecnici per realizzarla non mancano: se anche in questa occasione l’obiettivo non venisse raggiunto, significherebbe che c’è malafede o incapacità conclamata