Promozione vino nei Paesi terzi: in arrivo il bando 2026

Promozione vino nei Paesi terzi: in arrivo il bando 2026

In vista del prossimo bando OCM “Promozione del vino nei mercati dei Paesi terzi”, MASAF ha incontrato le organizzazioni di categoria, tra cui Confagricoltura, per illustrare le principali novità della misura OCM dedicata alla promozione nei mercati dei Paesi terzi.

Tra gli elementi più rilevanti, il Ministero ha annunciato l’intenzione di pubblicare il bando prima di Vinitaly 2026, anticipando i tempi rispetto allo scorso anno. Una scelta accolta positivamente dagli operatori, in quanto consente una migliore organizzazione dei progetti, soprattutto per i soggetti collettivi e multiregionali.

Saranno confermate anche le misure di flessibilità, che permettono di rimodulare attività e risorse tra diversi Paesi in funzione dell’evoluzione geopolitica o di eventuali restrizioni locali, purché venga comunque raggiunto l’obiettivo progettuale.

Sul piano tecnico, il MASAF sta lavorando per rendere più omogenea la valutazione dei progetti, introducendo specifiche “piste di controllo” a supporto delle commissioni nazionali e regionali. Parallelamente, è previsto un potenziamento del portale SIAN, con l’obiettivo di migliorarne le prestazioni, semplificare il caricamento delle domande e consentire una gestione più agevole delle varianti, anche minori. Tra le novità, l’inserimento del Giappone tra i Paesi con costi standard di riferimento.

Guardando alla programmazione futura, il Ministero ha ipotizzato, per il 2027, la possibilità di presentare progetti completi anziché parziali, anche attraverso eventuali norme transitorie. Restano invece ancora da recepire le novità del cosiddetto “Pacchetto vino”, che richiedono modifiche a livello europeo.

Nel corso dell’incontro, Confagricoltura ha sottolineato la necessità di ulteriori semplificazioni, in particolare per i piccoli produttori, chiedendo di ampliare i costi standard ad altri mercati (come Mercosur e India) e di rivedere alcuni aspetti legati ai controlli e alla rendicontazione, spesso ritenuti troppo complessi.

Il MASAF ha quindi invitato le organizzazioni a trasmettere contributi e proposte operative per migliorare le procedure, con l’obiettivo di rendere la misura più accessibile ed efficace per le imprese del settore vitivinicolo.

 

 

CONFAGRICOLTURA VENETO INCONTRA L’ASSESSORE DARIO BOND

CONFAGRICOLTURA VENETO INCONTRA L’ASSESSORE DARIO BOND

Crisi dei seminativi e del mercato del latte al centro della discussione

Confagricoltura Veneto ha incontrato l’Assessore Regionale all’Agricoltura Dario Bond per un confronto approfondito sui principali temi che interessano il settore agricolo veneto. Tra i temo al centro del colloquio: la crisi strutturale dei seminativi, le emergenze fitosanitarie, il mercato del latte e le sfide della vitivinicoltura.

Seminativi in stato di crisi

L’instabilità geopolitica internazionale, con i riflessi del conflitto in Medio Oriente, sta generando una situazione di grave incertezza per tutto il settore agricolo e, in particolare, nel comparto dei seminativi. L’impennata dei costi di produzione – in particolare gasolio e concimi – ha azzerato i margini delle aziende agricole, mentre gli aiuti della PAC incidono in misura sempre più ridotta. Molte aziende agricole si stanno interrogando se procedere con le semine del mais o se lasciare i terreni incolti. La sospensione dell’attività dello zuccherificio di Pontelongo è il segnale più visibile di una crisi che rischia di portare alla chiusura di molte imprese. Secondo Confagricoltura Veneto è necessario prendere atto dello stato di crisi e avviare un confronto serrato con tutti gli attori della filiera, con gli enti di ricerca e anche con delle ditte produttrici di mezzi tecnici per individuare risposte concrete sul piano tecnico e anche su quello politico considerato che siamo di fronte ad una nuova riforma della PAC.

Emergenze fitosanitarie

La carenza di principi attivi per la difesa delle colture è un problema trasversale che colpisce tutti i settori, a partire dalla frutticoltura, ed è in forte aumento a causa delle condizioni climatiche. Confagricoltura Veneto apprezza l’istituzione del “Tavolo permanente per il contrasto alle avversità” (DGR n. 361 del 1° aprile 2025) e le risorse messe a disposizione dalla Regione, ma vista la gravità della situazione auspica che l’impegno prosegua e si intensifichi sia sul piano operativo che su quello finanziario. Serve un monitoraggio costante della situazione, ma anche condividere risultati e approfondire specifici aspetti tecnici, valutare principi attivi utili per gli usi di emergenza e affrontare l’impiego di nuove tecnologie come i droni.

Latte: salvaguardare le aziende in difficoltà

ll mercato del latte, dall’autunno dello scorso anno, sta risentendo pesantemente dell’eccesso di offerta, causata da una produzione sostenuta nei principali paesi esportatori (UE, USA, Nuova Zelanda) a fronte di una domanda stagnante. Il prezzo del latte spot in questi giorni ha toccato il livello minimo di 20 centesimi al litro.

Fortunatamente nel Veneto, a differenza di altre regioni, è presente una rete cooperativistica che raccoglie la maggior parte della produzione e che, mediante la trasformazione in prodotti di qualità, finora è riuscita a restituire valore alle aziende agricole. Ci sono però stalle in difficoltà, che hanno ricevuto la disdetta dei contratti da parte degli acquirenti, oppure sono costrette a vendere a prezzi nettamente al di sotto dei costi di produzione.  Il mercato probabilmente si riequilibrerà, ma ci vorrà tempo. In attesa di ciò è necessario che anche a livello regionale si cerchi di salvaguardare le aziende più in difficoltà.

Considerato il valore strategico per il settore che sta avendo ne Veneto la cooperazione, a cui si somma la trasformazione e l’export (che continua a registrare ottime performance) è evidente che dobbiamo concentrare su tale filiera le risorse disponibili, con l’obiettivo di aumentare la quantità di prodotto conferito dalle stalle venete.

Vitivinicoltura

Il settore vitivinicolo veneto, pur essendo tra i più significativi per valore della produzione, attraversa una fase di incertezza legata al cambiamento delle abitudini di consumo e all’instabilità dei mercati internazionali. Confagricoltura chiede una strategia di settore coerente, che punti alla promozione ma anche al contenimento della superficie vitata a livello nazionale.

«Il settore agricolo veneto – ha dichiarato Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, Presidente di Confagricoltura Veneto – sta attraversando una fase “straordinaria” di difficoltà. I seminativi sono in ginocchio, schiacciati dall’aumento dei costi di produzione. Non servono solo aiuti: abbiamo bisogno di sistemi produttivi innovativi e di filiere che riconoscano il valore del lavoro degli agricoltori. Confagricoltura Veneto è pronta a fare la propria parte, ma servono risposte concrete anche da lato della politica.»

L’assessore Bond ha ascoltato con interesse le istanze espresse da Confagricoltura. Ha rimarcato l’impegno della Regione a sostegno della bieticoltura regionale e per la salvaguardia dell’unica industria di trasformazione, la cooperativa Coprob, operante a livello nazionale. Ha dimostrato di essere ben consapevole della crisi dei seminativi e dei problemi produttivi degli altri settori, spesso derivanti dalla mancanza adeguati mezzi per la difesa fitosanitaria. Si è quindi impegnato a promuovere un tavolo di confronto permanente tra Regione, Veneto Agricoltura, Università e Associazioni degli agricoltori, volto ad approfondire i problemi di alcuni comparti per trovare delle soluzioni e rilanciare la produzione.  Attenzione particolare è stata posta dall’assessore all’agricoltura di montagna e al rischio di abbandono delle superfici a pascolo con conseguente avanzata e bosco e abbandono dell’attività agricola.

 

Sostegno per le imprese colpite da Flavescenza dorata – Bando in scadenza

Sostegno per le imprese colpite da Flavescenza dorata

Bando in scadenza

Si ricorda che il 9 marzo scade il bando per il sostegno delle aziende viticole colpite da Flavescenza dorata. Si tratta della Deliberazione della Giunta Regionale n. 1332 del 28 ottobre 2025.

Il bando prevede due tipologie di intervento (tra loro cumulabili):
– Intervento A: estirpo e reimpianto di intera unità vitata o di porzioni continue di unità vitate a seguito di attacco di flavescenza dorata.
– Intervento B: estirpo e reimpianto di singole piante di vite a seguito di attacco di flavescenza dorata, limitatamente a particelle vitate con pendenza maggiore del 15%.

L’intensità dell’aiuto pubblico è pari al 70% della spesa ritenuta ammissibile, definita forfettariamente:
– Intervento “A”: euro 10.000,00 per ettaro oggetto di reimpianto;
– Intervento “B”: 5 euro/pianta rimpiazzata.

La spesa minima ammissibile per entrambi gli interventi è pari a euro 500,00.

I beneficiari devono realizzare le opere e presentare la domanda di saldo entro il 31 luglio 2027.

Facility Parco Agrisolare – Pubblicato il nuovo bando per realizzare impianti fotovoltaici sui fabbricati rurali

Facility Parco Agrisolare

Pubblicato il nuovo bando per realizzare impianti fotovoltaici sui fabbricati rurali

Domande dal 10 marzo al 9 aprile

Il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF) lo scorso 24 febbraio ha pubblicato l’Avviso recante le modalità di presentazione delle domande di accesso alla misura PNRR “Facility Parco Agrisolare” (M2C1 – Investimento 4), in attuazione del Decreto ministeriale n. 681806 del 17 dicembre 2025. Ricordiamo che la dotazione complessiva ammonta a 789 milioni di euro.

L’Avviso, scaricabile accedendo con il link (Bando Facily Parco Agrisolare) è composto dai seguenti documenti:

  • Decreto n.89518 del 24 febbraio 2026;
  • Regolamento Operativo GSE;
  • Elenco ATECO ammissibili;
  • Excel “Simulatore analisi controfattualità grandi imprese”.

Le domande potranno essere presentate dalle ore 12:00 del 10 marzo 2026 alle ore 12:00 del 9 aprile 2026 utilizzando esclusivamente tramite la Piattaforma informatica del GSE.

La procedura è a sportello, con assegnazione delle risorse fino ad esaurimento.

La misura Facility Parco Agrisolare, in continuità con i tre bandi del Parco Agrisolare, finanzia l’installazione di impianti fotovoltaici (potenza compresa tra 6 kWp e 1.000 kWp) su coperture di fabbricati strumentali all’attività agricola, zootecnica e agroindustriale, oltre a interventi complementari quali rimozione dell’amianto, isolamento termico, sistemi di aerazione, sistemi di accumulo e dispositivi di ricarica. Le agevolazioni sono concesse in conto capitale con intensità differenziate per Tabella e dimensione d’impresa.

La presentazione della domanda non può essere successiva all’avvio dei lavori di realizzazione del progetto, pena l’esclusione.

Priorità (novità!)

Come previsto dal Decreto Facility del 17 dicembre 2025, oltre al criterio di anteriorità della data di presentazione delle domande, è prevista l’applicazione, nell’ordine, dei seguenti criteri di priorità dei progetti, per l’accesso alle risorse stanziate per la Misura:

  1. progetti non ammessi nei precedenti 3 bandi del Parco Agrisolare o progetti ammessi a tale finanziamento, per il quale sia stata formalizzata rinuncia in data antecedente alla data di pubblicazione del presente Avviso;
  2. progetti da realizzare nelle Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, fino al raggiungimento del 40% delle risorse previste per ciascuna Tabella (1A-4A);
  3. progetti il cui soggetto proponente è iscritto, alla data di presentazione dell’istanza, alla rete agricola di qualità, di cui alla legge n. 116 del 11 agosto 2014 e ss.mm.ii;
  4. impiego di moduli fotovoltaici i cui produttori risultino iscritti al Registro dei Moduli Fotovoltaici di ENEA (redatto ai sensi dell’articolo 12 comma 1 del decreto-legge 9 dicembre 2023) e ricadano nella Categoria B o C;
  5. progetti, di cui alla lettera a), non ricadenti nelle tipologie di cui alle lettere b), c) e d).

Tali criteri saranno utilizzati in caso superamento della dotazione finanziaria prevista per la specifica Tabella; diversamente, infatti, sarà applicato solo il criterio cronologico.

Per quanto riguarda la verifica dell’iscrizione alla Rete Lavoro di qualità, il GSE potrebbe fare riferimento all’ultimo elenco aggiornato pubblicato sul sito INPS prima dell’apertura dello sportello (aspetto su cui sono in corso degli approfondimenti).

Progetti ammessi a precedenti bandi (importante!)

Inoltre, l’Avviso dispone che solo all’esito della valutazione di tutti i progetti, le risorse residue potranno essere assegnate ai progetti già ammessi a finanziamento nei bandi precedenti per i quali non sia stata formalizzata rinuncia prima della pubblicazione dell’Avviso (art. 2, comma 5, dell’Avviso), secondo i medesimi criteri di priorità.

Tipologia beneficiari/Tabelle

Le risorse sono ripartite in quattro Tabelle, ciascuna corrispondente a una diversa tipologia di beneficiario e di regime di aiuto:

  • la Tabella 1A per le imprese di produzione agricola primaria (investimenti per autoconsumo);
  • la Tabella 2A per le imprese di trasformazione di prodotti agricoli;
  • la Tabella 3A per le imprese di trasformazione di prodotti agricoli in non agricoli e le altre imprese;
  • la Tabella 4A per le imprese di produzione agricola primaria senza il vincolo di autoconsumo (art. 3, comma 3, del Decreto Facility).

Possono beneficiare delle risorse i soggetti individuati all’art. 2 del Decreto Facility (imprenditori agricoli, imprese agroindustriali, cooperative agricole e soggetti costituiti in forma aggregata), in possesso dei requisiti soggettivi previsti dall’Avviso e dei codici ATECO riportati nell’Allegato B all’Avviso.

Tempistiche realizzazione e rendicontazione

Ciascun soggetto beneficiario può presentare una o, in caso di progetti distinti, più domande esclusivamente a valere su un’unica Tabella. Qualora un soggetto beneficiario presentasse proposte a valere su Tabelle diverse, saranno valutate unicamente le proposte appartenenti alla Tabella in cui è stato presentato in ordine cronologico l’ultimo progetto per il quale il soggetto risulta in possesso di un codice ATECO prevalente idoneo (par. 1.1 del Regolamento Operativo).

I progetti ammessi devono essere conclusi entro 18 mesi dalla concessione del contributo, salvo proroga concessa dal GSE sulla base di motivi oggettivi.

Il completamento e la rendicontazione devono in ogni caso avvenire entro il 31 dicembre 2028.

Il Ministero, anche per il tramite del GSE, ha facoltà di effettuare controlli e ispezioni in ogni fase del ciclo di vita del progetto; gli interventi realizzati devono essere mantenuti in efficienza e in esercizio per almeno 5 anni successivi alla data di erogazione a saldo del contributo.

Massimali di spesa ammissibili

La spesa massima ammissibile complessiva per soggetto beneficiario non può superare 2.260.000 euro (art. 3, comma 1, dell’Avviso), così ripartiti: fino a 1.500.000 euro per l’impianto fotovoltaico; fino a 700.000 euro per gli interventi complementari; fino a 50.000 euro per i sistemi di accumulo; fino a 10.000 euro per i dispositivi di ricarica.

Requisiti moduli (novità!)

L’Avviso introduce una novità rispetto ai precedenti bandi (Avvisi del 23 agosto 2022, 21 luglio 2023 e 19 agosto 2024).

L’accesso alla misura è ora condizionato all’impiego dei componenti principali di impianto che rispettano determinati criteri qualitativi e garantiscono specifiche caratteristiche di efficienza. In particolare, con riferimento ai produttori dei moduli fotovoltaici impiegati, questi dovranno essere iscritti al Registro dei Moduli Fotovoltaici di ENEA (redatto ai sensi dell’articolo 12 comma 1 del decreto-legge 9 dicembre 2023) e ricadere nella Categoria A, B o C.

Massimale di spesa moduli FV (novità)

Una ulteriore novità riguarda il massimale di spesa per l’impianto fotovoltaico che è ora differenziato in funzione della categoria ENEA dei moduli (A,B e C):

  • fino a 1.500 €/kWp per i moduli i cui produttori ricadano in Categoria B o C;
  • fino a 1.000 €/kWp per i moduli i cui produttori ricadano in Categoria A (art. 3, comma 2, dell’Avviso; par. 4.3.1 del Regolamento Operativo).

Nei bandi precedenti il massimale era di 1.500 €/kWp per tutti i moduli installati. Come già indicato, i moduli in Categoria B o C consentono l’accesso e attribuiscono altresì una priorità per l’accesso.

Da ultimo, l’Avviso precisa che gli atti di concessione relativi ai progetti presentati a valere sulle Tabelle 1A e 2A saranno emanati solo dopo il ricevimento dell’autorizzazione del regime di aiuto SA.121629 da parte della Commissione europea, non ancora pervenuta alla data di pubblicazione dell’Avviso.

Approfondimenti

Stiamo organizzando un apposito webinar informativo sul bando con la partecipazione del GSE. Comunicheremo data e ora non appena saranno fissate. Inoltre, il 5 marzo (ore 11.30) durante K.EY (Fiera di Rimini) presso lo stand istituzionale di Confagricoltura, si terrà un incontro informativo sulla misura Agrisolare, che vedrà la partecipazione di MASAF e GSE.

 

 

“Pacchetto vino” – Approvato e pubblicato il regolamento UE a sostegno del settore vitivinicolo

“Pacchetto vino”

Approvato e pubblicato il regolamento UE a sostegno del settore vitivinicolo

Il Consiglio agricolo dell’Unione europea ha approvato in via definitiva il regolamento contenente il “pacchetto vino”. Si tratta del Regolamento – UE – 2026/471del 24 febbraio 2026  che modifica i regolamenti (UE) n. 1308/2013, (UE) n. 251/2014 e (UE) 2021/2115 per quanto riguarda alcune norme di mercato e misure settoriali di sostegno nel settore vitivinicolo e per i prodotti vitivinicoli aromatizzati, e il regolamento (UE) 2024/1143 per quanto riguarda alcune norme in materia di etichettatura delle bevande spiritose.

Si tratta delle misure volte ad equilibrare offerta e domanda, rafforzare l’adattamento ai cambiamenti climatici, semplificare e armonizzare le pratiche di etichettatura, incoraggiare l’innovazione, ampliare la flessibilità di impianto e stimolare le economie rurali.

Ricordiamo le novità di maggiore interesse per i produttori contenute nel provvedimento dell’UE.

Regime delle autorizzazioni per gli impianti vitati

La durata del sistema di autorizzazioni Il sistema delle autorizzazioni per gli impianti vitati non avrà più il termine al 2045: il sistema sarà prorogato con revisioni decennali, la prima delle quali è prevista nel 2028, per valutarne l’efficacia e l’eventuale aggiornamento.

Per semplificarne la gestione amministrativa, la validità delle autorizzazioni non dipenderà più dalla data di rilascio. Tutte le autorizzazioni avranno come riferimento la campagna di commercializzazione, che termina il 31 luglio di ogni anno. Pertanto, le autorizzazioni concesse nel corso di un anno decorreranno dal 31 luglio successivo e scadranno il 31 luglio dell’ultimo anno di validità.

Per le autorizzazioni a nuovi impianti è confermata la durata a 3 anni. Solo in caso di forza maggiore o circostanze eccezionali, per specifiche aree, gli Stati membri potranno concedere una proroga di 12 mesi. Per le autorizzazioni ai reimpianti la durata estesa fino a 8 anni. Le nuove disposizioni sulle autorizzazioni di reimpianto si applicano alle autorizzazioni già valide al momento dell’entrata in vigore del regolamento.

Le autorizzazioni di nuovo impianto concesse prima del 1° gennaio 2025 non sono soggette a sanzioni in caso di mancato utilizzo, tenuto conto della contrazione della domanda di vino. Per le autorizzazioni concesse dopo tale data, restano applicabili le sanzioni amministrative, al fine di evitare comportamenti speculativi.

Gli Stati membri potranno limitare il rilascio di nuove autorizzazioni fino allo 0% a livello regionale o per specifiche aree e applicare restrizioni per vini a DOP/IGP o per determinate tipologie. Sono inoltre rivisti i criteri di ammissibilità e priorità per l’assegnazione delle autorizzazioni. Gli Stati membri possono subordinare il rilascio delle autorizzazioni di reimpianto a specifiche condizioni, in particolare nelle aree caratterizzate da squilibri strutturali di mercato, favorendo metodi di produzione tradizionali e tipologie di vino che non aumentino significativamente le rese medie.

Vini dealcolati e parzialmente dealcolati

Una delle novità più significative riguarda l’etichettatura dei vini dealcolati. Le nuove norme stabiliscono regole precise per garantire la massima trasparenza al consumatore. Il termine “analcolico”, accompagnato dalla dicitura “0,0%”, potrà essere utilizzato solo per i prodotti con una gradazione alcolica non superiore allo 0,05% vol. Per i vini con una gradazione superiore allo 0,5% vol, ma che hanno subito una riduzione di almeno il 30% rispetto alla gradazione originale, sarà obbligatoria l’etichetta “a ridotto contenuto alcolico”.

Etichettatura

In deroga alle disposizioni generali, i vini destinati esclusivamente all’esportazione sono esentati dall’obbligo di riportare la lista degli ingredienti e la dichiarazione nutrizionale. Sono, inoltre, previsti atti delegati per normare l’etichettatura elettronica con l’uso di pittogrammi o simboli in luogo della dicitura “ingredienti”.

Finanziamenti e interventi nel settore vitivinicolo

La nuova legislazione punta a rafforzare in modo significativo anche la promozione dei vini europei sui mercati internazionali e lo sviluppo dell’enoturismo, riconosciuto come un motore fondamentale per la crescita economica delle aree rurali. Le misure per la promozione dei vini di qualità nei Paesi terzi potranno beneficiare di un cofinanziamento UE fino al 60% delle spese sostenute. Inoltre, gli Stati membri potranno aggiungere una copertura ulteriore fino al 30% per le piccole e medie imprese e al 20% per le aziende più grandi. Anche le attività legate all’enoturismo, come iniziative informative, eventi e mostre, riceveranno un sostegno finanziario aggiuntivo, con la possibilità di finanziare progetti per una durata di tre anni, rinnovabili per un totale di nove.

I pagamenti nazionali in situazioni di crisi giustificate, attualmente previsti per la sola distillazione di crisi, potranno essere estesi, anche a vendemmia verde e estirpazione dei vigneti. Per l’estirpazione l’aiuto non potrà superare il costo diretto dell’operazione più una compensazione fino al 100% della perdita di reddito stimata per un anno.

È stato istituito anche un nuovo tipo di intervento dedicato alla prevenzione e al contenimento delle fitopatie, con particolare riferimento alla flavescenza dorata. Tale intervento può beneficiare di un sostegno fino al 100% dei costi ammissibili.

Gli Stati membri possono aumentare il sostegno fino all’80% dei costi ammissibili quando gli interventi di ristrutturazione e riconversione sono finalizzati all’adattamento climatico.

 

Campagna bieticola – Coprob sospende l’attività dell’impianto di Pontelongo

Campagna bieticola

Coprob sospende l’attività dell’impianto di Pontelongo

Un segnale negativo per l’agricoltura veneta e nazionale

Coprob Italia Zuccheri nei giorni scorsi ha comunicato la sospensione stagionale, limitatamente al 2026, dell’impianto di trasformazione della barbabietola di Pontelongo. La decisione, precisa la cooperativa, è conseguenza della perdurante crisi del mercato dello zucchero e della forte contrazione delle superfici coltivate, passate da circa 30.000 ettari nel 2024 a circa 19.000 ettari di impegni contrattuali per il 2026. Nel Veneto le superfici per cui è stato raccolto il contratto di semina per la prossima campagna si fermano -secondo i dati forniti dalla cooperativa- a poco più di 4000 ettari. Una scelta sofferta ma inevitabile dichiara Coprob.

Si tratta sicuramente di un fatto negativo che mette in luce le gravi difficoltà in cui si trova ad operare non solo del settore bieticolo-saccarifero ma tutto il comparto dei seminativi a causa della mancanza di qualsiasi protezione di mercato e delle sempre maggiori difficoltà che riscontra la produzione. “Fino al 2018 le rese medie raggiungevano circa 9 tonnellate ad ettaro di saccarosio, ora siamo scesi sotto i 7,5, perciò i produttori gli agricoltori abbandonano la coltivazione” ha commentato Giovanni Tamburini, vicepresidente di Coprob e Presidente della Federazione nazionale di prodotto di Confagricoltura.

Nonostante la chiusura dello stabilimento di Pontelongo, la cooperativa si è impegnata a ritirare tutte le barbabietole già contrattualizzate, che saranno perciò conferite allo stabilimento di Minerbio (BO), mantenendo invariati i prezzi concordati. Coprob, inoltre, conferma il proprio impegno per il futuro della filiera: “proseguiranno nella sede di Pontelongo le attività di confezionamento e il progetto di ammodernamento del sito produttivo”.

Confagricoltura Veneto sta seguendo con attenzione l’evolversi della situazione e, a tutela dei produttori bieticoli associati, sta richiedendo a Coprob adeguate garanzie circa la gestione della campagna 2026. L’associazione, come sempre, sarà a fianco della cooperativa nella ricerca di soluzioni tecniche, di scelte commerciali e di interventi pubblici che possano salvaguardare la produzione bieticolo saccarifera italiana. 

 

Mercosur – Approvato dal Parlamento il “freno di emergenza” per proteggere le produzioni agricole europee

Mercosur

Approvato dal Parlamento il “freno di emergenza” per proteggere le produzioni agricole europee

Ma per Confagricoltura l’accordo rimane squilibrato

 

Il Parlamento Europeo nei giorni scorsi ha dato il via libera definitivo al meccanismo di salvaguardia per proteggere il settore agricolo dai possibili shock derivanti dalla liberalizzazione degli scambi con i paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay). La decisione, attesa da tempo dal mondo agricolo, è stata presa a Strasburgo con un’ampia maggioranza. Il testo, già concordato in via provvisoria con il Consiglio, stabilisce un quadro normativo preciso per l’attivazione delle clausole di salvaguardia.

Il cuore del nuovo regolamento risiede nei criteri oggettivi per l’attivazione delle misure di protezione. La Commissione Europea avvierà un’indagine quando le importazioni di prodotti agricoli sensibili – tra cui pollame, carne bovina, uova, agrumi e zucchero – registreranno un aumento del 5% rispetto alla media dei tre anni precedenti. Questa soglia è notevolmente più severa del 10% annuo inizialmente proposto dalla Commissione. Inoltre, per far scattare l’indagine, sarà necessario che i prezzi di importazione di tali prodotti risultino inferiori del 5% rispetto ai prezzi di riferimento interni all’UE, un doppio vincolo pensato per intervenire solo in caso di reali perturbazioni di mercato.

Per garantire un monitoraggio costante e trasparente, il regolamento impone alla Commissione Europea di presentare al Parlamento una relazione dettagliata ogni sei mesi, valutando l’impatto delle importazioni dei prodotti sensibili provenienti dai paesi Mercosur. Questo meccanismo di controllo assicura che l’Eurocamera possa vigilare sull’andamento del mercato e sulla corretta applicazione delle clausole. Un’indagine potrà inoltre essere avviata su richiesta di uno Stato membro o di un’organizzazione che rappresenti il settore interessato, qualora si ravvisi una minaccia di grave pregiudizio.

Per Confagricoltura l’accordo UE–Mercosur rimane squilibrato, poiché favorisce industria europea e produttori sudamericani, mentre a pagare sarebbero gli agricoltori europei. Le clausole di salvaguardia sono un passo avanti, ma insufficienti a proteggere filiere sensibili come riso, zucchero, carni bovine e avicunicole. “Finché non si troverà un equilibrio sulle regole di reciprocità, la mobilitazione degli agricoltori europei continuerà” afferma il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti.

Ricordiamo che il percorso dell’accordo commerciale non è ancora concluso. Pende infatti l’incognita del parere della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, a cui il Parlamento ha chiesto di valutare la compatibilità degli accordi con i trattati UE. Fino alla pronuncia della Corte, il Parlamento non procederà alla ratifica. Esiste, tuttavia, la possibilità che la Commissione Europea opti per un’applicazione provvisoria dell’accordo commerciale interinale una volta che almeno un paese del Mercosur lo avrà ratificato, un’ipotesi che tiene alta l’attenzione di tutte le parti coinvolte.

 

 

Bietole – Campagna 2026

Bietole – Campagna 2026

La Regione si impegna a sostenere la coltivazione con 600 mila euro

Accolta la richiesta di Coprob e delle associazioni agricole si attende ora la fiducia delle aziende

 

Lo scorso 24 gennaio, presso lo stabilimento di Pontelongo, i vertici di Coprob hanno incontrato il presidente della Regione Alberto Stefani e l’assessore all’agricoltura Dario Bond. Anche Confagricoltura Veneto ha partecipato all’incontro insieme alle altre associazioni agricole.

Nell’occasione sono stati esposti alle massime cariche della Regione i problemi che stanno mettendo in difficoltà il settore bieticolo saccarifero e, conseguentemente, la coltivazione della barbabietola da zucchero nel territorio nazionale e, in particolare nel Veneto, dove le superfici investite, nell’arco di 10 anni, sono scese da 12 mila a poco più di 5 mila ettari. Nell’occasione Confagricoltura (rappresentata dal presidente di Confagricoltura Rovigo Lauro Ballani, dal presidente della Sezione regionale di prodotto, nonché amministratore di Coprob, Carlo Pasti e dal direttore di Confagricoltura Veneto Renzo Cavestro) ha ribadito l’importanza strategica di mantenere in vita la produzione di zucchero in Italia e nel Veneto e, perciò, la necessità impellente di sostenere la coltivazione della bietola anche nella nostra Regione con tutti i mezzi possibili. Inoltre, dopo aver messo in evidenza i problemi della produzione agricola, è stata manifestata l’urgenza di disporre di nuove varietà e di prodotti efficaci per la difesa fitosanitaria. Oltre ai sostegni immediati, è stato sottolineato, servono investimenti in ricerca e una strategia per il futuro del settore da definirsi a livello nazionale.

Le difficoltà espresse dal mondo della produzione e della trasformazione sono state raccolte dalla Regione. Nei giorni scorsi l’assessore Bond ha dichiarato che verranno inseriti nel bilancio della Regione 600 mila euro a sostegno della bieticoltura regionale, un fondo che si tradurrà in un contributo per ettaro coltivato di 120-140 euro nella formula dell’aiuto de minimis. A questo intervento, ricordiamo, si aggiunge l’innalzamento del premio accoppiato della PAC a 1.000 euro per ettaro.

Incoraggiati da questa attenzione delle istituzioni nazionali e regionali nei riguardi del settore bieticolo-saccarifero, Coprob e Confagricoltura Veneto sono unite nel chiedere alle aziende agricole dei territori maggiormente vocati di continuare ad aver fiducia nella coltivazione anche nel 2026.

 

Bando Agrisolare entro febbraio

Bando Agrisolare entro febbraio

E’ necessario essere pronti con i progetti e la documentazione richiesta

Dotazione di 789 milioni

L’avviso per la selezione dei progetti da finanziare nell’ambito del quarto Bando Agrisolare, il Facility Parco Agrisolare, è imminente e probabilmente sarà emanato entro questo mese. Verrà quindi aperta la procedura per presentare i progetti per l’installazione di impianti fotovoltaici sulle strutture agricole sul portale del Gestore dei Servizi Energetici (Gse). Ci saranno circa trenta giorni di tempo per caricare la documentazione, ma va tenuto conto che la selezione dei progetti, all’interno di ciascuna tipologia d’intervento, avverrà su base cronologica con riferimento alla data di presentazione.

Dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 5 febbraio 2026 del Decreto 17 dicembre 2025 del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) “Interventi per la realizzazione di impianti fotovoltaici da installare su edifici a uso produttivo nei settori agricolo, zootecnico e agroindustriale, da finanziare nell’ambito del PNRR, Missione 2, componente 1, investimento 4 «Facility Parco Agrisolare”, si attende quindi la data ufficiale di apertura delle domande che sarà definita, insieme modalità di presentazione e criteri di selezione, con avviso dello stesso MASAF. E’ stato comunque precisato che le condizioni di ammissibilità saranno le stesse dei precedenti bandi.

La misura di Facility Parco Agrisolare, ha una dotazione finanziaria di 789 milioni di euro destinate alla erogazione di agevolazioni in conto capitale per nuovi progetti, selezionati sulla base di uno o più Avvisi, che verranno emanati dal MASAF e attuati dal GSE, in applicazione del Decreto. 

Il Bando Agrisolare, come è meglio conosciuto, è finalizzato a favorire l’installazione di impianti fotovoltaici per l’autoconsumo sugli edifici produttivi agricoli, zootecnici e agroindustriali, escludendo gli impianti a terra, e rappresenta una leva strategica per ridurre i costi energetici, migliorare la sostenibilità delle strutture produttive e rafforzare la competitività delle imprese agricole.

I beneficiari sono le imprese agricole, zootecniche e agroindustriali, sia individuali che societarie, attive sul territorio nazionale. È prevista una particolare attenzione alle aree del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia), a cui è destinato almeno il 40% delle risorse, al netto degli oneri di gestione. 

Oltre ai pannelli solari, il Decreto consente di finanziare interventi complementari, come la rimozione e lo smaltimento dell’amianto, il rifacimento delle coperture, il miglioramento dell’isolamento e l’adeguamento degli impianti elettrici.

Le agevolazioni sono concesse sotto forma di contributi a fondo perduto, con percentuali che possono arrivare fino all’80% delle spese ammissibili, in funzione della tipologia di intervento e delle caratteristiche dell’impresa. Il bando punta così a ridurre in modo significativo i costi di investimento, rendendo conveniente l’autoproduzione di energia rinnovabile.

In sede di selezione sarà riconosciuta priorità in ordine a:
– progetti che non hanno già beneficiato di finanziamenti a valere sulla Misura M2C1-2.2 “Parco Agrisolare”;
– progetti, il cui soggetto proponente è iscritto alla “rete agricola di qualità” prevista dalla Legge numero 116 dell’11 agosto 2014.

il Decreto ripartisce i 789 milioni di euro tra categorie imprenditoriali affini:
– 473 milioni di euro vanno alle imprese agricole che esercitano la produzione primaria e con il vincolo che l’energia prodotta serva a soddisfare il proprio autoconsumo, oppure l’autoconsumo condiviso nel caso in cui le stesse aziende siano costituite in forma aggregata. La vendita di energia elettrica è consentita nella rete solo se eccedente l’autoconsumo, ovvero l’autoconsumo condiviso, su base annuale;
– altri 140 milioni vanno ad incentivare imprese agricole che esercitano la produzione primaria, ma senza la limitazione dell’autoconsumo;
– alle imprese del settore della trasformazione di prodotti agricoli sono riservati invece 150 milioni di euro, mentre alle imprese del settore della trasformazione di prodotti agricoli in non agricoli vanno 10 milioni.

I progetti ammessi a finanziamento dovranno essere conclusi entro 18 mesi dalla data dell’atto di concessione.

 

 

LE COOPERATIVE AGRICOLE E IL BONUS INVESTIMENTI 4.0

LE COOPERATIVE AGRICOLE E IL BONUS INVESTIMENTI 4.0

L’ultima legge di Bilancio, per le imprese tassate non sulla base dei redditi catastali ma sull’eventuale utile che scaturisce dal bilancio, ha previsto l’agevolazione definita “iperammortamento”. Si tratta della possibilità di dedurre un importo maggiorato in relazione agli ammortamenti per gli investimenti in beni 4.0 e 5.0 effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028. Anche le società cooperative possono avvalersi di questa agevolazione. Tuttavia, per le cooperative agricole di conferimento che esercitano attività di commercializzazione e trasformazione dei prodotti conferiti prevalentemente dai soci, quali le cantine, le lavorazioni di ortofrutta, cereali, ecc. l’agevolazione risulta di fatto vanificata, proprio a causa della specificità di questi enti: le cooperative infatti valorizzano i prodotti conferiti dai soci attribuendo agli stessi l’intero avanzo della gestione mutualistica e pertanto il bilancio chiude “a pareggio” o con utili di modesta entità. Ne consegue che non ottengono vantaggi fiscali ad avvalersi dell’iperammortamento, anche in presenza di investimenti rilevanti, e risultano quindi penalizzate rispetto ad imprese concorrenti non cooperative. Alle cooperative agricole inoltre, pur aventi la qualifica di Imprenditore agricolo professionale ed esercenti attività agricole, a fronte degli investimenti in beni 4.0 sarebbe precluso il diritto ad avvalersi dell’agevolazione del credito d’imposta da utilizzare in compensazione nel modello F24, perché è riservata alle imprese attive nella produzione primaria di prodotti agricoli e nel settore della pesca e dell’acquacoltura. Sarebbe pertanto auspicabile un intervento dell’Amministrazione Finanziaria che consentisse di estendere anche a tali strutture l’agevolazione del credito d’imposta 4.0, in modo da garantire parità di condizioni nell’accesso all’agevolazione a tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica rivestita