Aviaria, la campagna vaccinale parte dal Veneto

Aviaria, la campagna vaccinale parte dal Veneto

Assessore Bond: Dal 2020 indennizzati agricoltori per 240.000.000 di euro

“Il Veneto sarà la prima regione italiana ad avviare la vaccinazione contro l’influenza aviaria. È una scelta strategica, fondata su dati scientifici solidi e su un’esperienza maturata sul campo in anni difficili, che segna un passaggio fondamentale nella prevenzione di una delle emergenze sanitarie più impattanti per il nostro sistema agroalimentare e sanitario. La vaccinazione però deve andare di pari passo con il rafforzamento delle misure di biosicurezza, con una gestione attenta della densità degli allevamenti, con la programmazione degli accasamenti, i fermi produttivi programmati e il disincentivo alla creazione di nuovi allevamenti in aree già fortemente congestionate. Solo così gli sforzi per la campagna vaccinale avranno effettivamente successo”.

Lo ha dichiarato l’assessore regionale all’agricoltura Dario Bond, nel corso di un convegno tenutosi a Fieragricola, nel corso del quale è stata effettuata la presentazione del nuovo piano di intervento vaccinale per il controllo del virus, alla presenza del commissario straordinario per l’emergenza HPAI dottor Giovanni Filippini, della direttrice dell’ISZVE d.ssa Antonia Ricci.

La campagna prenderà avvio a partire da aprile, con l’obiettivo di garantire la protezione completa degli animali entro il prossimo autunno. Il Veneto sarà capofila di un progetto nazionale che coinvolgerà anche Lombardia ed Emilia-Romagna, ma la prima inoculazione avverrà proprio sul territorio veneto.

Qui il piano interesserà 136 allevamenti di tacchini da carne e 64 allevamenti di galline ovaiole, concentrati prevalentemente nell’area della provincia di Verona, una delle zone a più alta densità avicola e maggiormente esposte al rischio. Complessivamente saranno somministrate oltre 4 milioni di dosi ai tacchini e circa 10 milioni di dosi alle galline ovaiole, con richiamo. Sugli stessi allevamenti vaccinati sarà attivato ogni 30 giorni il piano di sorveglianza prescritto da EFSA.

Secondo l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, il vaccino si è dimostrato estremamente efficace ed è uno strumento essenziale per una regione come il Veneto, collocata lungo le principali rotte migratorie degli uccelli selvatici, principale veicolo di introduzione del virus.

Negli ultimi anni il Veneto è stato tra le regioni più colpite dall’influenza aviaria in Italia. Dal 2020 a oggi si sono registrati 316 focolai domestici, su un totale nazionale di 477, con un impatto particolarmente rilevante nelle province di Verona, Padova, Vicenza e Treviso.

Il peso economico dell’emergenza per il Veneto è stato enorme: tra danni diretti (abbattimenti degli animali) e danni indiretti (mancati introiti, blocchi produttivi e della filiera), la Regione ha indennizzato gli allevatori per quasi 240 milioni di euro nel quinquennio.

Il Veneto conta 2.506 allevamenti avicoli, con oltre 48,6 milioni di capi presenti (al 31 dicembre 2025). In questo contesto, il piano vaccinale costituisce un tassello fondamentale, di pari passo con misure di biosicurezza sempre più stringenti e con una gestione attenta degli allevamenti. “La nostra regione ancora una volta fa da apripista – ha concluso Bond – mettendo a sistema ricerca scientifica, sanità pubblica, mondo produttivo e istituzioni. L’obiettivo è chiaro: prevenire, proteggere e garantire stabilità a una filiera strategica per l’economia regionale e nazionale”.

 

Sezioni regionali dei seminativi

Sezioni regionali dei seminativi

Produzioni in calo e mercati stagnanti mettono in crisi il settore

Rinnovate le Sezioni regionali dei cereali, delle proteoleaginose e delle bietole

 

Lo scorso 20 gennaio, presso la sede di Confagricoltura Veneto, si sono riunite le Sezioni regionali di prodotto del comparto dei seminativi per il rinnovo delle cariche e per un confronto sulle principali sfide che interessano il comparto dei seminativi.

Nel corso dell’incontro sono stati riconfermati tutti i presidenti in carica: Giuliano Bonfante (PD) per i cereali da foraggio, Chiara Dossi  (RO) per i cereali alimentari, Paolo Baretta (PD) per le proteoleaginose e Carlo Pasti (VE) per la bieticoltura. Corrado Brena (VE) è stato nominato vicepresidente della Sezione bieticola.

Il confronto si è quindi concentrato sulle principali problematiche che interessa o le diverse filiere produttive.

Relativamente ai cereali alimentari i partecipanti hanno messo in evidenza gli elevati costi di produzione, il calo delle rese dovuto al cambiamento climatico, le difficoltà nelle semine dovute ai frequenti eccessi idrici e all’instabilità meteorologica, la scarsa valorizzazione del prodotto e le criticità nei rapporti di filiera. E’ venuto meno l’interesse per il grano duro, in quanto non valorizzato dal mercato. Qualcuno dei presenti ritiene che qualche vantaggio possa derivare dall’adesione ad una filiera, pertanto è necessario mantenere aperto il dialogo con l’industria della trasformazione.

Nel comparto dei cereali da foraggio l’andamento produttivo risulta disomogeneo, con problemi derivanti da micotossine e aflatossine per gli ibridi tardivi di mais. I prezzi del cereale sono poco remunerativi, in un contesto di mercato caratterizzato da scorte elevate e prospettive di prezzi stabili o in calo. Preoccupazione è stata espressa anche per i limiti sulla presenza di fumonisine.

Per le proteoleaginose, in particolare la soia, le aziende devono affrontare nuove complessità burocratiche legate ai sistemi di autocertificazione relativi alla sostenibilità, costi crescenti e margini sempre più ridotti. Si evidenzia inoltre la contraddizione tra politiche europee e crescente dipendenza dalle importazioni.

Nel comparto della bieticoltura, le principali criticità riguardano la riduzione delle superfici coltivate, la concorrenza dello zucchero importato e, soprattutto, l’instabilità nelle rese imputabile a fattori climatici e a problemi fitosanitari. Pasti ha riportato quanto emerso nel corso dell’incontro del 24 gennaio tra i vertici di Co.pro.b e il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani e l’assessore all’agricoltura Bond. Presenti anche i rappresentanti delle associazioni agricole. Nel Veneto la superficie a bietole in dieci anni si è più che dimezzata, passando da circa 12 mila ettari a soli 5 mila ettari del 2025. Le province maggiormente interessate alla coltura sono Venezia con circa 2 mila ettari e Rovigo con 1500. Si tratta di una situazione critica che pone un serio problema per la sopravvivenza dello stabilimento di Pontelongo.

Tra i temi trasversali più rilevanti, la Sezione ha evidenziato il divieto di utilizzo dell’urea dal 2028, le incertezze legate alla riforma della PAC 2028–2034, la necessità di maggiore semplificazione amministrativa, l’urgenza di ottenere nuove varietà migliorate ottenute anche con le nuove tecniche di miglioramento genetico. Per tutti questi argomenti la Sezione di è trovata concorde nel ritenere necessario sollecitare l’attenzione della politica verso un comparto gravemente in difficoltà.

 

Agricoltura biologica Ok al decreto sull’uso del marchio Biologico Italiano

Agricoltura biologica

Ok al decreto sull’uso del marchio Biologico Italiano

Lo scorso 5 febbraio la Conferenza Stato Regioni ha sancito l’intesa sul decreto del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste riguardante le condizioni e le modalità di attribuzione del Marchio biologico italiano.

Il provvedimento, che tiene conto anche dei risultati di un confronto con il settore, è oggetto di notifica Tris (Technical Regulations Information System), ai sensi della direttiva Ue 2015/1535, per consentire eventuali osservazioni da parte della Commissione europea prima della sua adozione definitiva.

Si tratta di un ulteriore passo verso una misura che renderà riconoscibili le nostre eccellenze, offrendo un’ulteriore garanzia ai cittadini sull’origine della materia prima e sugli alti standard di qualità e sicurezza dei prodotti biologici italiani.

Un elemento innovativo che potrà contribuire a rilanciare la crescita del settore e a tutelare il lavoro degli operatori, valorizzando la produzione agricola bio del nostro Paese”, conclude il sottosegretario.

Il marchio era stato istituito nel 2022 (Legge 9 marzo 2022 n. 23) come marchio nazionale aggiuntivo rispetto al logo biologico dell’Unione europea, ed è finalizzato a rafforzare la riconoscibilità e la competitività dei prodotti biologici italiani, in coerenza con il Piano d’azione nazionale per la produzione biologica 2024–2026.

Il suo utilizzo è volontario e può essere richiesto dagli operatori biologici con sede legale e produttiva nel territorio dell’Unione europea, a condizione che sia in corso di validità la certificazione biologica, attestante la conformità alla normativa europea e nazionale.

L’ASSESSORE ALL’AGRICOLTURA DEL VENETO FA IL PUNTO SUL PROGRAMMA DI SVILUPPO RURALE

L’ASSESSORE ALL’AGRICOLTURA DEL VENETO FA IL PUNTO SUL PROGRAMMA DI SVILUPPO RURALE

L’intervento dell’assessore Dario Bond ripreso dal sito “Veneto Rurale”

 

Care Lettrici, cari Lettori,

proprio nei giorni del mio insediamento all’Assessorato Agricoltura, Foreste, Montagna, Politiche Venatorie e Pesca, il Veneto ha tagliato un traguardo storico nella gestione delle politiche di sviluppo rurale: con gli ultimi pagamenti effettuati da Avepa, il Programma di Sviluppo Rurale 2014-2022 è stato completamente attuato, utilizzando tutta la dotazione finanziaria assegnata pari a 1.561 milioni di euro.

Il PSR veneto è stato il primo programma a livello nazionale a concludere tutte le attività prima del 31 dicembre 2025, distinguendosi anche per una scelta di assoluta correttezza istituzionale, ovvero quella di non ricorrere all’aumento nel 2025 del tasso di cofinanziamento UE, che avrebbe comportato una riduzione degli aiuti complessivi.

Dal 2015 ad oggi il Programma ha prodotto numeri di assoluto rilievo: 420 bandi gestiti, oltre 80.000 domande di aiuto finanziate sulle 47 Misure del PSR, più di 250.000 domande di pagamento istruite, oltre 25.000 beneficiari finanziati.

Ma la politica di sviluppo rurale non si ferma mai, anzi si muove sempre in parallelo su più programmazioni, per non far mancare un sostegno coordinato al mondo rurale veneto. In questo periodo, infatti, siamo nel pieno di una tornata di bandi del CSR Veneto 2023-2027 che ha attivato quasi 100 milioni di euro per giovani agricoltori, investimenti, promozione e innovazione, dopo aver superato i 164 milioni di euro di pagamenti il 31 dicembre 2025.

Negli scorsi giorni si sono chiusi i bandi dedicati al ricambio generazionale (il cosiddetto “pacchetto giovani”) e alla promozione dei prodotti di qualità. Manca ancora qualche giorno alla scadenza dei bandi a sostegno degli investimenti delle imprese agricole, anche di tipo ambientale, e degli investimenti delle imprese agroalimentari per la trasformazione e la commercializzazione dei prodotti.

Oltre a questo pacchetto di bandi, nei prossimi mesi scadranno i termini anche per le domande di sostegno all’agricoltura di montagna (15 maggio) e per la gestione attiva delle infrastrutture ecologiche (15 maggio).

Appena chiuso definitivamente il PSR 2014-2022, nel pieno della programmazione 2023-2027, ecco che si profila anche la futura politica agricola comune che entrerà in vigore nel 2028. Gli uffici regionali sono già al lavoro per analizzare i fabbisogni del comparto agricolo, agroalimentare e forestale del Veneto e per coinvolgere il sistema dello sviluppo rurale regionale: il 2026 sarà un anno di impegno per il presente, ma anche di confronto per gettare le basi dell’imminente futuro.

Dario Bond

Assessore all’Agricoltura, Foreste, Montagna, Politiche Venatorie e Pesca

Regione del Veneto

 

 

Crisi mercato del latte – Nuove proposte del Masaf a sostegno del settore 

Crisi mercato del latte

Nuove proposte del Masaf a sostegno del settore 

Il terzo incontro del Tavolo del settore lattiero caseario per il latte vaccino al Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare e delle Foreste, che fa seguito a quelli del mese di dicembre e dell’accordo sul prezzo, per affrontare l’imminente stato di crisi, si è tenuto lo scorso 21 gennaio alla presenza del Ministro, di tutti i vertici del MASAF e dell’ICE nonché con l’Assessore della Regione Veneto in rappresentanza di Regioni.

Confagricoltura, rappresentata dal Presidente Giansanti, ha evidenziato in primo luogo la necessità del gioco di squadra e di fare sistema in un comparto fondamentale per il Made in Italy e che sta vivendo un momento oggettivamente difficile per gli allevatori. Una fase del tutto imprevista che ha interrotto quella positiva registrata dopo la soppressione delle quote latte e che ha portato dal 2016 a positivi risultati economici per tutte le imprese. A testimonianza che evidentemente sinora hanno operato bene portando valore alla filiera tutta.

A livello europeo è opportuno agire anche perché i problemi del comparto partono dalla maggiore produzione europea. Si può partire utilizzando i fondi della riserva di crisi del bilancio UE. E’ tuttavia opportuno, ha sottolineato Confagricoltura, che l’azione sia collettiva e che non sia solo l’Italia a ridurre il proprio potenziale produttivo, ma si deve intervenire in tutti i Paesi dove ci sono stati incrementi eccessivi di produzione.

Confagricoltura ha infine richiamato la necessità di agire come sistema di filiera che deve coinvolgere responsabilmente tutti e sempre. Una sottolineatura necessaria visto che in questa fase non tutti hanno rispettato gli impegni assunti a dicembre e questo ha contribuito ad accrescere le difficoltà del mondo allevatoriale associato che sta soffrendo particolarmente la congiuntura negativa di mercato. Infatti, tra le misure proposte, oltre a quelle nazionali relative alla promozione dell’export dei formaggi, ad intensificare il programma “latte nelle scuole”, ad implementare il bando per gli indigenti con prodotti lattiero caseari, nonché programmi di promozione e comunicazione; é stata di particolare interesse la proposta del Ministero dell’agricoltura che si farà promotore in sede comunitaria di un “Piano straordinario UE per la crisi del settore lattiero-caseario europeo” che prevede alcune misure sulla scia di quelle previste all’indomani della soppressione del regime delle quote.

In particolare, l’Italia propone di attivare:

– Finanziamenti per la riduzione volontaria della produzione, riconoscendo indennizzi agli allevatori che decidano di contenere i propri volumi produttivi.

– La concessione di aiuti all’ammasso privato per formaggi, burro e latte UHT.

– Interventi a favore delle aziende più esposte finanziariamente come le moratorie creditizie.

– Un maggiore riferimento, nelle misure a valere del Fondo europeo di aiuti agli indigenti, ai formaggi di qualità presenti nei vari territori.

– Campagne di comunicazione per una promozione straordinaria dei prodotti lattiero-caseari valorizzando il contenuto nutrizionale e la sostenibilità dei prodotti e aumentando i consumi sul mercato interno e su quelli internazionali.

Mutui agevolati per l’acquisto di terreni da parte di giovani agricoltori neoinsediati – Aperto il bando

Mutui agevolati per l’acquisto di terreni da parte di giovani agricoltori neoinsediati

Aperto il bando

 

Si ricorda che fino al 5 giugno 2026 sono aperti i termini del bando per l’accesso ai contributi in conto interessi sui mutui accesi per l’acquisto di terreni agricoli da parte di giovani agricoltori per l’avviamento dell’impresa. Ciò è contenuto nel Decreto della Direzione Agroalimentare n. 12721 del 18 novembre 2025 (pubblicato nel BUR n. 157 del 28 novembre 2025) con riferimento alla DGR N. 1436/2025 (Mutui per i giovani agricoltori).

L’agevolazione consiste in un contributo sugli interessi di mutui con garanzia ipotecaria accesi per l’acquisto di terreni situati nel Veneto. Il mutuo dovrà avere una durata non superiore a 20 anni ed essere a tasso fisso. L’intensità di aiuto è pari al 100% degli interessi complessivi calcolati al momento dell’accensione del mutuo per un importo massimo di 50 mila euro. L’aiuto finanziario regionale, erogato sotto forma di concorso sugli interessi, sarà pari alla differenza tra il valore complessivo pagato dal beneficiario alla scadenza del mutuo (capitale più interessi) e il valore iniziale del mutuo stesso.  La stipula del contratto con la Banca prescelta, deve essere successivo alla data di presentazione della domanda di aiuto.

I criteri di selezione dei partecipanti sono contenuti nell’allegato A alla DGR.

Ulteriori informazioni possono essere richieste agli uffici provinciali di Confagricoltura.

Legge di bilancio – Detrazioni per le spese edilizie in vigore nel 2026  

Legge di bilancio

Detrazioni per le spese edilizie in vigore nel 2026

 

Si riepilogano le detrazioni spettanti per gli interventi edilizi o di riqualificazione energetica per le spese sostenute nel 2026, considerando le modifiche previste dalla recente Legge Finanziaria.

Recupero del patrimonio edilizio

E’ confermato quanto già in vigore nel 2025, e cioè: il limite massimo di spesa agevolata è di 96.000 euro; la detrazione spetta nella misura del 50% per le spese sostenute dal titolare del diritto di proprietà o di usufrutto sull’abitazione principale e spetta invece nella misura del 36% negli altri casi, cioè quando non si tratta dell’abitazione principale o quando chi sostiene le spese è l’inquilino o il comodatario.

Interventi di risparmio/riqualificazione energetica

Valgono le stesse percentuali sopra descritte, ma il limite massimo di spesa agevolabile è differenziato a seconda della tipologia di intervento.

Bonus mobili ed elettrodomestici

E’ confermata anche per il 2026 la detrazione spettante per l’acquisto di mobili/grandi elettrodomestici destinati ad immobili oggetto di interventi di recupero edilizio; la detrazione è pari al 50% calcolata su una spesa massima di 5.000 euro e per usufruirne è necessario che siano stati effettuati interventi di recupero edilizio per i quali si beneficia della relativa detrazione iniziati a partire dall’1/1/2025.

Eliminazione barriere architettoniche

Nella Finanziaria 2026 non è stata riproposta tale detrazione, che pertanto risulta fruibile solo per le spese sostenute fino al 31/12/2025.

Bonus giardini

Come già nel 2025, anche nel 2026 non risulta più fruibile la detrazione “bonus verde” per le spese di sistemazione a verde di aree scoperte private di edifici esistenti, pertinenze o recinzioni, impianti di irrigazione, realizzazione di pozzi / coperture a verde / giardini pensili.

 

Legge di bilancio 2026 – Agevolazioni fiscali per lavoro notturno e festivo

Legge di bilancio 2026

Agevolazioni fiscali per lavoro notturno e festivo

e per il settore turistico-ricettivo

 

La Legge di bilancio 2026 contiene due misure, accomunate dalla finalità di valorizzare le prestazioni di lavoro caratterizzate da maggiore onerosità, quali lavoro notturno, festivo e a turni, attraverso un trattamento fiscale di favore.

Si tratta, da un lato, di una nuova misura di carattere generale, applicabile ai lavoratori dipendenti del settore privato entro determinati limiti reddituali, e della conferma per l’anno 2026 di una misura settoriale relativa al turismo.

Agevolazione fiscale per lavoro notturno, festivo e a turni nel settore privato

L’art. 1, c. 10 e 11, della legge di bilancio, per i lavoratori del settore privato e per il solo anno d’imposta 2026, prevede un regime di tassazione agevolata fondato sull’applicazione di una imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali regionali e comunali pari al 15%, sulle somme corrisposte a titolo di:

  • maggiorazioni e indennità per lavoro notturno ai sensi dell’art. 1, c.2 del d.lgs. n. 66/2003 e dei CCNL;
  • maggiorazioni e indennità di lavoro svolto nei giorni festivi o nel giorno di riposo settimanale, come individuati dai CCNL;
  • indennità di turno e ulteriori emolumenti connessi al lavoro a turni previsti dai CCNL.

Il beneficio è riconosciuto ai lavoratori che nell’anno 2025 abbiano percepito un reddito da lavoro dipendente non superiore a 40.000 euro.  L’imposta sostitutiva del 15% può essere applicata alle somme corrisposte ai predetti titoli entro il limite massimo di 1.500 euro.

L’imposta sostitutiva viene applicata direttamente dal sostituto di imposta (datore di lavoro), salvo rinuncia scritta del lavoratore. Qualora il sostituto di imposta non sia lo stesso, il lavoratore dovrà presentare un’attestazione scritta circa l’importo del reddito conseguito nell’anno precedente.

Si tratta di una misura di carattere generale applicabile al settore privato, agricoltura compresa, nel rispetto dei limiti quantitativi e temporali fissati dalla norma.

Si segnala infine che, essendo una agevolazione di nuova istituzione, occorrerà attendere le indicazioni operative da parte delle Amministrazioni competenti.

Misure in favore dei dipendenti di strutture turistico-alberghiere

L’art. 1, commi 18-21, della legge di bilancio conferma, per il periodo di imposta 2025, la speciale forma di detassazione dei compensi percepiti dai lavoratori che effettuano prestazioni in orario notturno o straordinario festivo, che era stata già prevista dall’art. 39 bis del decreto-legge n. 48/2023, convertito dalla legge n. 85/2023 e successivamente confermata dalle le leggi di bilancio 2024 e 2025.

Ricordiamo che l’agevolazione consiste in un trattamento integrativo speciale che non concorre alla formazione del reddito, pari al 15% delle retribuzioni lorde corrisposte in relazione a prestazioni di lavoro notturno e di lavoro straordinario festivo effettuate nel periodo 1° gennaio 2026 – 30 settembre 2026 dai lavoratori degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande di cui all’art. 5 della l. 287/1991 e del comparto del turismo, inclusi gli stabilimenti termali. 

Il beneficio spetta ai lavoratori dipendenti del settore privato titolari di reddito di lavoro dipendente di importo non superiore a 40.000 euro nel periodo d’imposta 2025, ed è riconosciuto dal sostituto d’imposta su richiesta del lavoratore, che attesta per iscritto l’importo del reddito di lavoro dipendente conseguito nell’anno 2025. Le somme erogate sono indicate nella Certificazione Unica.  

Il sostituto d’imposta compensa il credito maturato per effetto dell’erogazione del trattamento in argomento mediante compensazione ai sensi dell’art. 17 del d.lgs. 241/1997 (per le indicazioni operative, cfr. circolare n.26/E/2023 dell’Agenzia delle Entrate). 

Come già ribadito in passato, anche se la norma e le indicazioni operative dell’Agenzia delle Entrate non citano espressamente l’agriturismo tra i comparti che rientrano nell’ambito di applicazione di questa particolare tipologia di detassazione, è a nostro avviso sostenibile che anche i lavoratori degli agriturismi possano continuare a beneficiare, per il 2026, dell’agevolazione in commento, considerata la ratio della norma (sopperire alla mancanza di offerta di lavoro nel settore turistico, recettivo e termale) e la circostanza che l’attività di ospitalità e somministrazione di alimenti e bevande svolta dalle imprese agricole è assimilabile a quella svolta da altre imprese private del settore turistico (si veda al riguardo, art. 12, D.lgs. 23 maggio 2011, n. 79, “Codice del Turismo”). Tra l’altro, i codici Ateco delle attività di fornitura di alloggio e ristorazione connesse alle aziende agricole appartengono allo stesso gruppo di codici Ateco delle attività del settore economico turistico. 

 

FIERAGRICOLA VERONA dal 4 al 7 febbraio

FIERAGRICOLA VERONA dal 4 al 7 febbraio
Confagricoltura presente con varie iniziative

Dal 4 febbraio al 7 febbraio 2026, a Veronafiere, si terrà Fieragricola 2026, l’edizione numero 117 della rassegna internazionale dedicata all’agricoltura. La manifestazione rappresenta un punto di riferimento per innovazione, formazione, contenuti, business e passione, potenziando la formula che abbraccia trasversalità e verticalizzazione espositiva.
Anche quest’anno Confagricoltura sarà presente a Fieragricola, con uno spazio di 68 m² ubicato nel Pad. 2 stand B2. All’interno della manifestazione Confagricoltura proporrà una serie di iniziative di confronto e di approfondimento sui temi dell’innovazione e dello sviluppo.

 

Influenza aviaria

Influenza aviaria

Il Piano di vaccinazione presentato dall’IZSVe

 

Con l’approvazione definitiva del Piano nazionale di contrasto all’influenza aviaria, l’Italia avvia una nuova strategia di prevenzione basata sulla vaccinazione preventiva di galline ovaiole e tacchini, che entrerà in vigore dalla primavera 2026. La misura, illustrata dalla direttrice dell’Istituto zooprofilattico delle Venezie nei giorni scorsi,  sarà applicata nelle aree a maggior rischio epidemiologico, a partire dal Veneto (provincia di Verona), e successivamente nelle altre regioni interessate (Lombardia ed Emilia-Romagna), individuate in base alla densità degli allevamenti e alle rotte migratorie dell’avifauna.

Il piano prevede una vaccinazione mirata e programmata, accompagnata da monitoraggi sanitari costanti, tracciabilità degli animali e controlli rafforzati lungo tutta la filiera, per garantire la sicurezza sanitaria e la continuità produttiva. L’obiettivo è ridurre drasticamente la circolazione del virus H5N1, limitando la necessità di abbattimenti di massa e i conseguenti blocchi alla movimentazione degli animali. Accanto alla vaccinazione, viene rafforzato il sistema di biosicurezza negli allevamenti e sono previsti sostegni economici per le aziende che, nelle fasi più critiche o nelle aree più vulnerabili, dovranno sospendere temporaneamente la produzione.

La vaccinazione rappresenta inoltre una misura di protezione indiretta per la salute umana, in particolare per allevatori, veterinari e operatori del settore, in un contesto europeo caratterizzato da un aumento dei casi di influenza aviaria tra gli uccelli selvatici.