Comunità energetiche rinnovabili: bando Pnrr aperto fino al 30 novembre

Il Mase ha pubblicato le nuove regole operativee l’avviso pubblico aggiornato per l’accesso ai contributi in conto capitale previsti dal PNRR per le Comunità Energetiche Rinnovabili (Cer) e le configurazioni di autoconsumo collettivo. Le nuove disposizioni, adottate con decreto direttoriale, recepiscono le più recenti modifiche normative e introducono, tra le principali novità, l’estensione della platea dei beneficiari: potranno ora accedere agli incentivi anche gli impianti realizzati nei comuni con popolazione fino a 50 mila abitanti (rispetto al precedente limita di 5 mila). Un secondo decreto direttoriale approva l’avviso pubblico aggiornato, che definisce modalità e tempistiche per la presentazione delle domande. La procedura a sportello sarà attiva fino alle 18 del 30 novembre 2025.

Tutta la documentazione è disponibile nella sezione dedicata del sito del Mase al seguente link. La descrizione sintetica del bando si può trovare ne sito del GSE al seguente Link GSE

Ricordiamo che una comunità energetica rinnovabile (Cer è un soggetto giuridico i cui soci possono essere cittadini, piccole e medie imprese (per le quali la partecipazione alla CER non costituisca l’attività commerciale e industriale principale), enti territoriali e autorità locali, incluse le amministrazioni comunali, le associazioni con personalità giuridica di diritto privato, gli enti di ricerca e formazione, gli enti religiosi, quelli del terzo settore e di protezione ambientale, che condividono, tramite i loro consumi, l’energia elettrica rinnovabile prodotta da impianti a fonte rinnovabile.

Mediante Confagricoltura Cer la prima Comunità energetica dedicata al settore agricolo, l’associazione fornisce un supporto concreto a tutte le aziende agricole associate che intendono realizzare un impianto fotovoltaico inserito all’interno di una Cer.

Dermatite nodulare contagiosa, alleggeriti i vincoli

Il dato aggiornato sulla dermatite nodulare contagiosa (Lumpy Skin Disease) dello scorso 8 luglio era di 12 bovini accertati dall’Istituto zooprofilattico di Teramo, 11 dei quali collocati in Sardegna.

Estinto dal 28 giugno quello scoperto a Porto Mantovano (Mantova), in Lombardia, che ha provocato l’istituzione di un’ampia zona di restrizione comprendente la provincia di Verona e anche delle porzioni delle province di Vicenza, Padova e Rovigo.

L’ultimo Dispositivo del Ministero della Sanità sul controllo della malattia è stato emesso lo scorso 10 luglio. Modificando il precedente dispositivo prot. 19593-03/07/2025-DGSA,  esso ha allentato i vincoli alla movimentazione di animali da vita.

Il decreto prevede infatti che:“Previa valutazione del rischio e nei soli casi previsti dal Regolamento (UE) 2020/687, l’autorità competente può autorizzare i movimenti di bovini alle condizioni generali e specifiche di cui allo stesso Regolamento. In particolare:

− visita clinica favorevole su tutti i bovini costituenti la partita;

− test PCR negativo su tutti i bovini costituenti la partita;

− adozione di misure di mitigazione del rischio durante il trasporto.”

Inoltre,“alle stesse condizioni, è altresì possibile consentire la movimentazione in deroga di bovini da vita, esclusivamente per giustificati motivi di benessere animale.”

Ricordiamo che tutti gli aggiornamenti sulla situazione epidemiologica e sulle disposizioni per il contenimento della malattia si possono trovare nel sito della Regione Lumpy Skin Disease / Resolve.

All’interno del sito si possono inoltre trovare i macelli “designati”, cioè i macelli posti fuori dalla ZR che possono ricevere i capi degli allevamenti che si trovano all’interno dell’area di restrizione.

Ricordiamo anche che nelle zone di restrizione è necessario porre la massima attenzione anche all’impiego dei reflui zootecnici e allo smaltimento delle carcasse di bovini macellati con procedura d’urgenza. A tal fine è necessario seguire specifici PROTOCOLLI messi a punto dalla Regione e concordati con le Regioni Lombardia ed Emilia Romagna.

Sviluppo Rurale Veneto, quattro bandi dedicati al settore forestale

Sono aperti i termini per la presentazione delle domande di aiuto per gli interventi dedicati al settore forestale riportati di seguito.

SRA31 – Sostegno per la conservazione, l’uso e lo sviluppo sostenibile delle risorse genetiche forestali. L’intervento, con un contributo pari al 100% della spesa, che può arrivare ad un massimo di 100 mila euro, sostiene le attività e gli investimenti volti ad  incrementare la conservazione, l’uso, lo sviluppo e valorizzazione sostenibile dellerisorse genetiche forestali in situ ed ex situ, incluse le attività di accompagnamento.

SRD11 Investimenti non produttivi forestali – Azione 2 Miglioramento e realizzazione delle infrastrutture al servizio dell’uso multifunzionale del bosco. L’intervento sostiene le spese di investimento per la realizzazione e il miglioramento di viabilità forestale esilvo-pastorale, principale e secondaria, volte a garantirel’accesso e la fruizione al bosco da parte della collettività. L’intervento, a cui possono concorrere proprietari e conduttori di aree forestali, copre l’80% delle spese sostenute per un investimento massimo di 500 mila euro.

SRD15 Investimenti produttivi forestali – Azione 2 Ammodernamenti e miglioramenti.L’intervento sostiene le opere di ammodernamento, riconversione, acquisizione e realizzazione di immobili einfrastrutture aziendali, nonchél’ammodernamento del parco macchine e attrezzature per le attività di coltivazione,taglio, allestimento ed esbosco, nonché per la trasformazione, mobilitazione ecommercializzazione dei prodotti della selvicoltura. Il contributo è pari al 50% della spesa ammessa per un investimento massimo di 500 mila euro.

SRE03 Avvio di nuove imprese connesse alla silvicoltura. L’intervento sostiene l’avvio di nuove imprese costituite: a) come persone fisiche, anche non titolari della gestione di superfici forestali, che si insediano come nuova PMIche opererà nel settore forestale o di prima trasformazione del legno come attività prevalente con codiceATECO principale n. 02 o 16;b) PMI, anche non titolari della gestione di superfici forestali, iscritte alla Camera di commercio insediate danon più di 24 mesi che operano nel settore forestale o di prima trasformazione del legno come attivitàprevalente con codice ATECO principale n. 02 o 16.Il bando prevede un contributo forfettario di 40 mila euro per l’insediamento.

Le risorse messe a disposizione ammontano complessivamente a 9,6 milioni di euro, ripartite secondo lo schema indicato di seguito. La presentazione delle domande va effettuata entro 120 giorni dalla pubblicazione nel BUR.

Pac e condizionalità sociale

Con la Pac 2023-2027 alla condizionalità rafforzata è stata aggiunta la condizionalità sociale che, nella sostanza, lega i pagamenti diretti e i pagamenti di superficie dello sviluppo rurale al rispetto di determinate norme relative al lavoro e alla sicurezza sui luoghi di lavoro.

L’obiettivo è migliorare le condizioni di lavoro nelle aziende agricole e contrastare fenomeni irregolari e lo sfruttamento.

Le norme che devono essere rispettate riguardano:

  1. le condizioni di lavoro: assunzione con contratto scritto, rispetto del periodo di prova, parità di trattamento per ilavoratori agricoli (indipendentemente dalla nazionalità), contrasto al lavoro irregolare;
  2. la salute e sicurezza sul lavoro: garanzia di formazione obbligatoria in materia di sicurezza, osservanza delle misuredi prevenzione e protezione (es. pronto soccorso, lotta antincendio, evacuazione), valutazione dei rischi eadempimenti in materia di infortuni.

AGEA, con Circolare n. 51545 del 25 giugno 2025, ha fornito indicazioni sull’applicazione del sistema sanzionatorio previsto dalla condizionalità sociale, con riferimento ai pagamenti diretti e agli interventi a superficie del FEASR. Inoltre ha definito le modalità d’interscambio delle informazioni tra Autorità competenti, AGEA Coordinamento e Organismi Pagatori necessarie ai fini di assolvere le verifiche inerenti alla condizionalità sociale.

Il sistema di controllo coinvolge diverse istituzioni (come l’Ispettorato nazionale del lavoro, i Vigili del fuoco, il Ministero della salute, Asl). L’applicazione della Condizionalità sociale, nonostante siano passati due anni dall’avvio della riforma della Pac, non èancora pienamente operativa. l’Ispettorato nazionale del lavoro (Inl), alla data del 25 giugno era l’unico ente ad aver sottoscritto la convenzione con Agea. Tra giugno e dicembre 2024, a seguito delle segnalazioni dell’Inl, sono state sanzionate 253 aziende, con 326 rilievi totali, molti dei quali riguardano l’obbligo di formazione dei lavoratori. La maggior parte delle infrazioni comporta una riduzione dei pagamenti Pac del 5%, che scende al 2,5% se l’azienda si mette in regola tempestivamente.

Gli altri organismi di controllo non avevano ancora firmato le convenzioni per problemirelativi alla privacy, per cui il sistema della Condizionalità sociale non si può dire ancora a regime.

In caso di violazioni accertate, gli organismi pagatori applicano riduzioni ai pagamenti. Le percentuali di riduzione variano in base alla gravità dell’infrazione (ad esempio 1%, 3% o 5% dell’importo dei benefici per infrazioni gravi, fino a riduzioni maggiori (30%) in caso di recidiva o inosservanza intenzionale.

 

Il valore della filiera della soia

“L’Italia deve tornare a coltivare 800mila ettari di soia, come faceva 40 anni fa. Oggi la filiera degli oli vegetali rappresenta una grande opportunità per tutti gli agricoltori: abbiamo un mercato da costruire, legato all’uso energetico degli oli vegetali. Siamo davanti a un’importante occasione di crescita per il sistema produttivo del Paese”.

Lo ha dichiarato il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, intervenendo alla conferenza stampa “Il valore della filiera della soia”, organizzata nella Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica dal presidente della commissione Agricoltura Luca De Carlo.

Secondo Confagricoltura “Il settore della soia va esplorato con maggiore attenzione, perché questa filiera ha potenzialità importanti, anche sul piano della sostenibilità ambientale, perché consente anche di catturare carbonio. Ciò permette di attivare sistemi di certificazione in grado di dimostrare i livelli di sostenibilità raggiunti dall’agricoltura italiana ed europea”.“A tutto questo si aggiunge l’aspetto energetico. Se riuscissimo a trasformare tutti gli oli presenti nei magazzini italiani, saremmo in grado di produrre energia sufficiente ad alimentare 15 ospedali come il Policlinico di Roma. Immaginate cosa stiamo perdendo in termini di produttività, competitività e opportunità”.

Giansanti ha poi concluso: “Siamo in una fase in cui le crisi politiche in corso stanno stravolgendo le relazioni tra Paesi: è arrivato il momento di definire, una volta per tutte, quanto sia strategica l’agricoltura. Sono convinto che da essa possano derivare la sovranità alimentare, la sicurezza alimentare e parte dell’approvvigionamento energetico”, ha concluso il presidente di Confagricoltura.

Stagione vitivinicola 2025, segnali incoraggianti

Si preannuncia una stagione vitivinicola positiva per i vigneti della nostra regione. Questo è quanto emerge dal primo incontro della 51° edizione del Trittico Vitivinicolo Veneto, andato in scena lo scorso 27 giugno.

L’evento, organizzato daVeneto Agricoltura in collaborazione con Regione del Veneto, ARPAV e CREAè servito per analizzare lo stato di salute attuale dei vigneti regionali e addentrarsi nelle prime previsioni di produzione per l’annata.

Il meteo, come mostrato da Francesco Rech (ARPAV, Dipartimento Regionale per la Sicurezza del Territorio) attraverso le rilevazioni della stazione metereologica di Conegliano, ha avuto sui vigneti un’incidenza simile a quella dello scorso anno, nonostante le temperature medie tendenzialmente più alte e un bilancio pluviometrico più consistente.

Questo ha prodotto una fertilità maggiore nelle piante e una percentuale di allegagione più significativa, seppur il germogliamento e la fioritura siano in ritardo di circa una settimana rispetto al 2024. Secondo le stime esposte da Patrick Marcuzzo (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria, Centro di Ricerca Viticoltura ed Enologia), la raccolta dell’uva dovrebbe cominciare tra il 25 e il 30 agosto.

Buono anche lo stato di salute dei vigneti, con la Flavescenza dorata ha conosciuto una diffusione minore in confronto al 2024, attestandosi ai livelli del 2023.

Ciò però non deve far calare l’attenzione nella gestione dei suoi possibili fattori scatenanti, come sottolineato nei due interventi conclusivi: Paolo Frasson (Unità Organizzativa Fitosanitario Regione del Veneto) ha fornito gli ultimi aggiornamenti sulla lotta obbligatoria per contrastare la malattia che causa il deperimento delle viti, mentre Barbara Lazzaro (Unità Organizzativa Agroambiente Regione del Veneto)si è concentrata sul corretto utilizzo dei fitofarmaci per proteggere leviti e la biodiversità circostante,approfondendo l’evoluzione delle etichette dei prodotti fitosanitari e delle relative fasce di rispetto.

La stagione, finora, sta procedendo regolarmente: un segnale positivo che fa ben sperare per una vendemmia di qualità. Ma non possiamo nascondere le preoccupazioni che arrivano dallo scenario internazionale: dai nuovi trend di consumo fino ai costi imposti dalle tensioni geopolitiche, i nostri produttori si trovano a operare in un contesto sempre più complesso.

Proprio per questo, l’Assessore all’agricoltura Caner ha voluto sottolineare che “come Regione si  lavorare su due fronti: da un lato fornire assistenza tecnica puntuale e strumenti aggiornati per affrontare le sfide in campo, come la lotta alla Flavescenza dorata o l’impatto delle nuove regole sui fitofarmaci; dall’altro, fare pressione a livello nazionale ed europeo affinché le decisioni politiche non penalizzino le nostre imprese. Bene dunque l’allungamento a 8 anni delle autorizzazioni di reimpianto e il rinvio delle sanzioni, come contenuto nel Pacchetto Vino, ma serve di più: servono regole semplici, certe e soprattutto tarate sulla realtà produttiva del nostro territorio”.

 

Dermatite nodulare contagiosa: nelle zone di restrizione Verona, Vicenza, Padova e Rovigo

Il Ministero della Salute e le Regioni stanno proseguendo il lavoro di rintracciamento e di regolamentazione delle attività di allevamento al fine di limitare il rischio di ulteriore diffusione della Dermatite nodulare contagiosa ((Lumpyskindisease), finora rinvenuta in alcuni allevamenti della Sardegna e in un allevamento della provincia di Mantova.

L’ultimo dispositivo del Ministero della Salute DGSAF 0019593-03/07/25  ridisegna lezone di protezione (ZP) e di sorveglianza (ZS) a seguito del focolaio di LSD in provincia di Mantova. Gli allevamenti che ricadono nellaZP e ZS sono quelli siti -rispettivamente- nel raggio di 20 Km e di 50 Km dal focolaio.L’elenco degli stabilimenti che allevano bovini ricadenti in ZP e ZS, scaricabili da parte dei Servizi Veterinarianche dal sistema informativo nazionale Vetinfo.

La Provincia di Verona è molto interessata dalle zone di restrizione, sia quella di protezione sia quella di sorveglianza (50. Nella zona di sorveglianza rientrano anche alcuni comuni delle province di Vicenza, Padova e Rovigo.

Il provvedimento del Ministero della salute vieta la movimentazione di bovini presenti negli stabilimenti situati nelle zonedi protezione e sorveglianza. In deroga  è consentita la movimentazione di bovini provenienti da stabilimenti situatinella zona di protezione e sorveglianza e destinati al macello, conformemente a quanto previstodagli artt. 29 e 44 del Regolamento (UE) 2020/687, e alle seguenti condizioni:- visita clinica favorevole di tutti i bovini costituenti la partita;adozione di misure di mitigazione del rischio durante il trasporto e presso il macello inclusele fasi di macellazione; macellazione entro le 24 ore dall’arrivo dei capi al macello.

In considerazione del rischio di diffusione della malattia, nei territori non ricompresi nelle zone di restrizione è disposto il blocco condizionato in BDN delle movimentazioni da vita di bovini. Il CSN di Teramo attua le opportune modifiche sul sistema informativo.

 

Urea: divieto posticipato al 2028

Lo scorso 20 giugno il Consiglio dei Ministri ha approvato il Piano di Azione Nazionale per il Miglioramento della Qualità dell’Aria, uno strumento strategico volto al contrasto dell’inquinamento atmosferico e all’adeguamento dell’Italia agli obblighi previsti dalla normativa ambientale europea.

Il Piano è stato elaborato ai sensi sulla base dell’articolo 14 del decreto-legge 131/2024 (“Decreto infrazioni”) convertito dalla legge 166/2024, con lo scopo di contribuire a dare esecuzione a due sentenze della Corte di Giustizia europea (12 maggio 2002, causa C-573/19 e 10 novembre 2020, causa C-644/18) con cui l’Italia è stata condannata per il sistematico superamento di determinati inquinanti (come particolato e biossido di azoto) in alcune zone del territorio, in violazione della direttiva 2008/50/Ce sulla qualità dell’aria.

Il Piano è stato elaborato nell’ambito della Cabina di Regia istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e definito attraverso un processo di confronto con le Regioni, gli enti locali e i Ministeri competenti (Conferenza Unificata del 19 giugno 2025).

La dotazione finanziaria complessiva è pari a 2,4 miliardi di euroe si articola in quattro principali ambiti di intervento:

  1. riduzione delle emissioni in agricolturaattraverso l’adozione di tecniche a basso impatto emissivo;
  2. promozione della mobilità sostenibile;
  3. efficientamento degli impianti di riscaldamento civile;
  4. Campagne di comunicazione e sensibilizzazione rivolte ai cittadini.

Per quanto riguarda le azioni in ambito agricolo, l’obiettivo è quello di ridurre le emissioni di ammoniaca e migliorare la sostenibilità delle pratiche zootecniche e agronomiche. Di seguito si riporta una sintesi delle misure previste.

Azione 1 – Divieto di utilizzo dell’urea

Nell’ultima versione disponibile del Piano il divieto di utilizzo dell’urea nelle Regioni del Bacino Padano (Veneto, Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte) è stato posticipato al 1° gennaio 2028 (inizialmente era il 1° gennaio 2026),ciò a seguito dell’intervento Confagricoltura, che ha messo in evidenza il pericolo concreto di tenuta dell’intero settore considerato il notevole incremento dei costi di produzione.

Anche su questo il Governo ha pensato di fornire una risposta mediate i fondi della Pac.  Gli oneri per le aziende agricole, relativi aimaggiori costi di fertilizzanti alternativi e alle tecniche di distribuzione, sono stati valutati non inferiori a 150 euro per ettaro.Per far fronte a questi nuovi oneri, saranno attivati specifici interventi cofinanziati dal FEASR nell’ambito delPiano strategico nazionale.

Azione 2 – Promozione degli inibitori della nitrificazione

Sarà finanziato con un budget fino a 1 milione di euro, uno studio a cura del CREA per valutare l’efficacia dell’uso di inibitori della nitrificazione, finalizzati alla riduzione delle perdite di azoto dai reflui zootecnici.

Azione 3 – Incentivi per attrezzature di spandimento

Tramite decreto interministeriale per le Regioni del Bacino Padano verrà incentivato l’acquisto di attrezzature volte a garantire la fertirrigazione e l’impiego di tecniche sostenibili per la gestione dei reflui zootecnici e del digestato agrozootecnico e agroindustriale (ai sensi del DM n. 5046/2016) in agricoltura, come l’interramento contestuale allo spandimento e l’iniezione diretta.

Risorse: 50 milioni di euro a valere sul fondo di cui all’articolo 1, comma 498, della legge 234/2021.

Azione 4 – Ricerca su trattamenti innovativi

Il MASE e il MASAF promuoveranno progetti di ricerca per lo sviluppo di tecnologie innovative nella gestione degli sfalci, del digestato e degli effluenti zootecnici, con attenzione alla produzione di struvite e all’uso di additivi in vasche di stoccaggio. Budget previsto: 10,7 milioni di euro (10 mln MASE + 700.000 euro MASAF)

Azione 5 – Concimazione a rateo variabile

Verranno stanziati contributi (fino a 13 milioni di euro) per l’acquisto di attrezzature e software in grado di regolare la distribuzione dei fertilizzanti in base alle esigenze del terreno, riducendo gli impatti ambientali.

Ora si attende la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale.

Lavoratori extracomunitari: bene la programmazione triennale dei flussi

In merito al DPCM relativo all’ingresso di 500.000 lavoratori stranieri in tre anni, Confagricoltura accoglie positivamente la proposta del Governo di programmazione triennale, che va incontro alle esigenze delle aziende agricole. Una richiesta che la nostra Organizzazione ha avanzato da tempo per una pianificazione seria e affidabile degli ingressi necessari, in tempi certi, e con un iter procedurale più snello.

Sul numero delle quote degli stagionali, la cifra di cui si parla (88.000 per il 2026) è in linea con quanto richiesto, sebbene leggermente inferiore al fabbisogno per l’agricoltura (circa 100.000 addetti).

Permangono ancora le difficoltà relative all’iter burocratico correlato al Click Day. Ad oggi, ad esempio, pochi lavoratori sono entrati in Italia dopo il Click Day di febbraio, e le operazioni di raccolta in campagna sono già avviate da mesi. La situazione preoccupa le nostre imprese, che hanno presentato le istanze per i lavoratori extracomunitari nel novembre dello scorso anno e che confidavano di avere la manodopera in tempo per i raccolti.

Confagricoltura auspica pertanto che si vada nella direzione di una generale semplificazione, superando il meccanismo del Click Day, a favore di una procedura di prenotazione aperta tutto l’anno, con indicazione del periodo di interesse della tipologia contrattuale offerta. Un canale per l’acquisizione automatica delle domande caricate dalle organizzazioni di categoria all’interno delle quote previste.

Si auspica poi l’accelerazione delle pratiche di conversione dei permessi di soggiorno in permessi di lavoro subordinato, in modo da stabilizzare i rapporti di lavoro effettivamente instaurati con gli addetti stagionali.

L’agricoltura italiana occupa 1,1 milioni di lavoratori in pianta stabile, di cui350mila sono stranieri, in parte provenienti da altri Paesi della Ue. Per i picchistagionali della raccolta però, oltre a questi lavoratori, ogni anno ne servono altri100mila, che devono essere richiestiattraverso la procedura del click dayprevista dal Decreto flussi. Per la campagna 2025, per esempio, il mondo agricoloha presentato circa 60mila domande, di cui 33mila attraverso il canale semplificatodelle associazioni: peccato che gli intralci burocratici abbiano permesso ad oggil’arrivo di poco più di 8mila lavoratori soltanto.

Bonus edilizi, aggiornato il portale Enea

A partire dal 30 giugno scorso, il portale ENEA riferito ai bonus edilizi è stato aggiornato, ed è possibile quindi inviare le schede degli interventi edilizi che usufruiscono delle detrazioni fiscali. Il portale era rimasto fermo in attesa di chiarimenti in merito alle novità dell’ultima Legge di Bilancio (nostra newsletter dell’11 aprile scorso).

Si tratta del portale https://bonusfiscali.enea.it da utilizzare per l’invio dei dati relativi agli interventi edilizi effettuati, e in particolare:

– per la detrazione delle spese di riqualificazione e risparmio energetico (sezione “Ecobonus”)

– per detrarre gli interventi di recupero edilizio e il “bonus arredo”, nei casi in cui sia conseguibile anche un risparmio energetico (sezione “Bonus Casa”).

Prima del 30 giugno, il portale non era aggiornato e pertanto era possibile inviare solo le pratiche relative a lavori terminati nel 2024 con spese interamente sostenute nel 2024. Invece, per i lavori conclusi nel 2024 che hanno parte delle spese sostenute nel 2025, e per i lavori conclusi nel 2025, si doveva attendere la conclusione dell’aggiornamento. Poiché il termine entro il quale devono essere inviati i dati è di 90 giorni dalla fine dei lavori, ENEA aveva fatto sapere che non terrà conto dei giorni compresi tra il 1° gennaio 2025 e la data di aggiornamento del portale.

Si ricorda che nel 2025, sia per le spese di recupero del patrimonio edilizio che per quelle di risparmio energetico, è riconosciuta la detrazione nella misura del 50% se sostenute dal proprietario sull’abitazione principale e del 36% negli altri casi.