Congresso internazionale di agroecologia: biologico punta di diamante

Il ruolo dell’agricoltura biologica nella transizione agroecologica è cruciale, come ha sottolineato Silvia Piconcelli (Direzione Politiche Sviluppo Sostenibile e Innovazione di Confagricoltura e Confagribio) nel corso dell’International Congress of Mediterranean Agroecology, importante occasione di confronto tra agricoltori, ricercatori e attori del settore agroecologico provenienti da tutto il bacino del Mediterraneo, che si è tenuto ad Agrigento dal 9 al 12 giugno.

«In questi giorni abbiamo conosciuto realtà diverse e promettenti del mondo agroecologico – ha dichiarato Piconcelli – come anche attività scientifiche, divulgative e buone pratiche che rappresentano una risorsa essenziale per gli agricoltori biologici che Confagribio rappresenta».

L’Associazione di Confagricoltura dedicata al biologico punta, infatti, a sostenere gli agricoltori di questo comparto in un contesto agricolo sempre più complesso.

Piconcelli ha sottolineato come oggi le aziende agricole vivano una situazione sempre più dicotomica, da una parte le sfide che si trovano a fronteggiare quotidianamente: cambiamento climatico, perdita di fertilità e della capacità produttiva, diminuzione della biodiversità, aumento esponenziale dei costi di produzione. Dall’altro: la necessità di produrre cibo, in primis, in quantità in modo da soddisfare le richieste di una popolazione mondiale in continua crescita (9 i miliardi di persone previsti nel 2050), ma anche e soprattutto di qualità, intesa come qualità nutrizionale, organolettica e ambientale, come nel caso specifico del biologico.

In questo scenario investire in percorsi di sostenibilità è l’unica strada percorribile.

“Le aziende agricole possono diventare degli hub di sperimentazione per validare metodi scientifici, nonché avviare percorsi di innovazione virtuosa. – ha aggiunto – L’agricoltura del futuro dovrà ispirarsi all’ “economia dell’astronauta”, dove le risorse sono limitate e tutto deve essere gestito con consapevolezza. Gli agricoltori sono i nostri astronauti”.

Tre i fronti prioritari indicati da Confagribio per garantire un futuro competitivo al comparto: ricostruire la fiducia nel sistema di certificazione; rafforzare la collaborazione tra imprese, ricerca e istituzioni; attivare nuove politiche di investimento strutturale, anche attraverso una proposta di OCM BIO.

«Investire nel biologico significa progettare il futuro con coraggio e visione – ha concluso Piconcelli – ed è un impegno che deve partire dagli agricoltori, innovatori per vocazione».

Durante i quattro giorni di lavori del Congresso, i partecipanti sono stati anche in visita in quattro aziende biologiche associate a Confagricoltura: la Airone; la Vassallo; la Azzalora Bio, l’azienda agricola Lo Pilato Giuseppe e la Carbonìa, durante la quale i titolari delle aziende hanno illustrato direttamente sul campo le loro buone pratiche e i risultati conseguiti.

Certificazione degli impianti alimentati con biocombustibili

Confagricoltura ha partecipato alla riunione organizzata dal MASAF sulla gestione dei nuovi adempimenti in materia di certificazione dei biocombustibili derivanti dal DM 7 agosto 2024 che ha definito il Sistema Nazionale di Certificazione della Sostenibilità per gli impianti alimentati a biocombustibili; presenti il MASE, il GSE, ACCREDIA, il CTI, le organizzazioni agricole e le diverse associazioni del settore delle bioenergie (biogas, biometano, biomasse solide, ecc.).

A pochi giorni dalla prima importante scadenza (accettazione entro il 31 maggio dei preventivi di certificazione e invio dichiarazioni di sostenibilità per il periodo 2023-2025) è emersa una situazione di profondo caos ed estrema difficoltà da parte di operatori economici ed enti di certificazione a procedere nei tempi fissati dalla normativa.

Uno su tutto il fatto che, solo a valle della riunione, si è trovata una convergenza su una interpretazione della normativa per la quale, la scadenza del 31 maggio dovrebbe essere verificata dai soli produttori di energia e non da tutti gli operatori economici. Oltre poi a discussione su diversi temi tecnici rilevanti ai fini della certificazione e ancora poco chiari (calcolo delle emissioni GHG) ci si è concentrati sul fatto che la maggior parte degli operatori energetici, del settore biogas elettrico non sarebbero stati in grado di rispettare la prima scadenza di fine maggio (sia per quanto attiene l’accettazione del preventivo che per quanto riguarda la presentazione delle dichiarazioni di sostenibilità per il 2023-2025), per gli altri sarebbe molto alto il rischio di non riuscire a procedere alla certificazione nel termine di dicembre 2025.

Per quanto riguarda gli operatori elettrici delle biomasse legnose (grandi impianti) è emersa una situazione ancor più complessa legata alla assoluta difficoltà (tecnica), in questo momento, di avviare un percorso di certificazione sugli operatori della filiera di approvvigionamento del materiale legnoso. A fronte di tale situazione, e tenuto conto che in caso di inadempienza da parte degli operatori energetici degli obblighi previsti al 31 maggio, è previsto che il GSE a decorrere dal 1° giugno, sospenda l’erogazione degli incentivi sulla produzione elettrica, Confagricoltura ha sollecitato i ministeri ed il GSE ad individuare una soluzione di mediazione rispetto agli obblighi che tenga conto del fatto che l’intero sistema risulta al momento inadeguato.

E’ stato evidenziato che nonostante la proroga dei termini che Confagricoltura aveva fortemente sostenuto, contraddistinguendosi dalle altre associazioni, e su cui il MASE era contrario, occorre ora un intervento forte da parte dei ministeri a tutela degli operatori. Non solo, abbiamo ribadito la necessità di semplificare la normativa anche con una azione forte a livello europeo, di limitare la platea degli operatori soggetti all’obbligo, e di favorire una chiara informazione agli operatori sui nuovi adempimenti.E’atteso nei prossimi giorni un riscontro formale da parte del MASAF alle sollecitazioni emerse in riunione.

Diritto annuale alla Ccia, attenzione ai falsi bollettini

Entro il prossimo 30 giugno (o 30 luglio con lo 0,40% in più) scade il pagamento del diritto annuale dovuto per l’iscrizione al Registro Imprese e in questi giorni la CCIAA di Padova sta inviando alle aziende una PEC per ricordarlo. Quest’anno le aziende riceveranno anche l’avviso di pagamento PagoPA con l’importo da versare. Per le imprese agricole individuali ammonta a 53 euro, mentre per le società semplici è di 60 euro. Tuttavia, l’importo dovuto è normalmente ricompreso nel modello F24 che scaturisce dalla compilazione della dichiarazione dei redditi, anche per usufruire della compensazione con crediti d’imposta spettanti. Per evitare il rischio di duplicazioni di versamento, si invita quindi i contribuenti che si avvalgono del nostro servizio di compilazione della dichiarazione dei redditi a non effettuare il pagamento, o comunque  di avvisare preventivamente i nostri Uffici.

Si coglie l’occasione per far presente che sono sempre più frequenti i raggiri commerciali ai danni delle imprese. In particolare, si verificano due tipologie di inganni:

– l’invio di un bollettino di pagamento precompilato con i dati aziendali, soprattutto nei periodi di scadenze di pagamenti; il mittente cerca di far credere che si tratti, ad esempio, del versamento dovuto alla Camera di Commercio per la quota annuale o di quello dovuto all’Ufficio Brevetti e Marchi per il rinnovo della registrazione

– l’invio di un modulo precompilato che sembra una raccolta di dati a fini statistici e in realtà si tratta di un abbonamento a non meglio identificati servizi.

Si raccomanda di prestare la massima attenzione, e di insospettirsi in particolare quando non è chiaro il mittente, in cosa consista il servizio, vi siano errori grammaticali (dovute a pessime traduzioni, in quanto spesso si tratta di società estere). Soprattutto le nuove imprese o che hanno presentato recenti variazioni al Registro Imprese, sono più facilmente soggette al ricevimento di queste richieste. In caso di dubbio, è meglio non effettuare alcun pagamento e rivolgersi ai nostri Uffici.

Pac zootecnia 2025 ed ECO 1 livello 2

Informiamo le aziende zootecniche che intendono aderire all’Ecoschema 1 livello 2 (ECO 1.2) “Adesione al SQNBA con pascolamento” che lo scorso 28 maggio è stata pubblicata sul sito del Masaf (Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste) la Nota n. 0239707  che annuncia l’avvio delle procedure di adesione al Sistema Qualità Nazionale Benessere Animale (SQNBA).

Gli allevatori che intendono accedere all’aiuto per l’ECO 1.2 che devono richiedere tale intervento con la domanda Pac 2025 e aderire al SQNBA mediantela richiesta certificazionead un Organismo di certificazione individuato tra quelli accreditati, il cui elenco è disponibile sul sito Masaf nella sezione di seguito indicata:

https://www.masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/18448

Per ulteriori informazioni e per l’eventuale assistenza le aziende associate possono rivolgersi agli uffici tecnici delle sedi provinciali di Confagricoltura.

 

Bovini da carne, domande di aiuto “de minimis”

L’Organismo pagatore AGEA, con le istruzioni n. 57 del 30 maggio 2025, ha prorogato al 10 luglio i termini per la presentazione della domanda di aiuto “de minimis” una tantum per le aziende zootecniche che allevano bovini da carne delle razze iscritte ai libri genealogici.

L’aiuto infatti è riservato alle aziende che allevano bovini di razze iscritte ai Libri genealogici (vedi elenco di seguito) con orientamento da carne o misto, nati in Italia nel 2024.I capi devono essere allevati per almeno 184 giorni nel corso del 2024.

Per la campagna 2024 il finanziamento ammonta a 4,5 milioni di euro. L’importo unitario per capo sarà calcolato suddividendo tali risorse per il numero totale di capi che risulteranno ammissibili, fino a un massimo di 150 euro per capo. L’aiuto viene erogato nei limiti del “de minimis agricolo”, equivalente a 50 mila euro nell’ultimo triennio.

Le domande delle aziende che possono fruire dell’aiuto sono precompilate dall’O.P. Agea.

Razze iscritte ai Libri genealogici ammissibili: ABERDEEN (carne), ANGUS (carne), AUBRAC (carne),  BEEFMASTER (carne), CHAROLAIS (carne), BLONDE D’AQUITAINE (carne), CHIANINA (carne), DEXTER (misto), HIGHLAND (carne), LIMOUSINE (carne), MARCHIGIANA (carne), MAREMMANA (carne),  PIEMONTESE (misto),  PONTREMOLESE (carne), ROMAGNOLA (carne) SALERS (carne), SARDA (carne),  SARDO BRUNA (carne), SICILIANA (carne), WAGYU (carne).

Piano Transizione 5.0, guida di Confagricoltura per il credito d’imposta

Il “Piano Transizione 5.0″ costituisce un importante elemento di continuità con l’operatività del credito d’imposta Transizione 4.0, che ha fornito un grande impulso all’innovazione tecnologica e digitale in agricoltura. Esso dispone di una dotazione di 6,3 miliardi di euro per il biennio 2024-2025. Il piano Transizione 5.0 prevede incentivi per quegli investimenti in beni e attività che generino risparmi energetici o apportino miglioramenti dell’efficienza energetica.

Nello specifico, sono soggetti ad agevolazione gli investimenti sui processi che determineranno una diminuzione certificabile, calcolata in termini di tonnellate equivalenti di petrolio consumato per unità di prodotto, di almeno il 5% sulla specifica linea produttiva o del 3% sull’intera attività.

Confagricoltura di recente ha organizzato un webinar informativo sulle opportunità offerte dalla misura e sulle modalità di accesso che è possibile ascoltare scaricando la registrazione dal link Webinar Transizione 5.0-20250508_153432-Registrazione della riunione.mp4. Le aziende agricole interessate possono anche leggere il vademecum per il settore agricolo elaborato da Confagricoltura e le Faq aggiornate pubblicate dal Ministero delle imprese e del made in Italy.

Allegato 1: vedemecum per il settore agricolo

Allegato 2: Faq aggiornate

 

Urea, Confagricoltura contesta il divieto

Il divieto assoluto dell’impiego di urea nel Bacino Padano a partire dal 1° gennaio 2027, previsto dalla bozza del Piano di azione nazionale per il miglioramento della qualità dell’aria è un’imposizione insostenibile per le imprese agricole in assenza di una fase transitoria realmente attuabile e senza alternative valide presenti sul mercato.

Pur riconoscendo la necessità di affrontare il problema legato alle emissioni, secondo Confagricoltura il Piano di azione contiene alcuni aspetti critici fortemente impattanti sul settore agricolo, in particolare per i seminativi già in difficoltà.

Preoccupa, in particolare, la mancanza di alternative valide per le aziende. Confagricoltura si è fatta quindi portavoce di queste istanze e ha scritto al ministro dell’Agricoltura chiedendo di istituire un Tavolo Permanente di Coordinamento, con la partecipazione delle Organizzazioni di rappresentanza agricola e delle Regioni, per trovare soluzioni praticabili.

I concimi azotati rappresentano circa il 25% del totale dei fertilizzanti utilizzati; l’urea circa il 12%. Inoltre, negli ultimi anni l’Italia è stata virtuosa sull’uso dei fertilizzanti, riducendo di circa l’8% l’utilizzo di concimi azotati a favore di fertilizzanti organici, grazie anche a un maggiore uso del digestato e degli effluenti zootecnici. Sono dati che testimoniano un percorso intrapreso da tempo e che, secondo Confagricoltura, deve procedere con gradualità senza compromettere le produzioni agricole, anche per evitare significativi costi aggiuntivi, stimati in almeno 150 euro per ettaro.

Nella missiva vengono inoltre segnalate le difficoltà relative alla mancanza di adeguate risorse per l’ammodernamento dei macchinari in chiave ecologica e per la ricerca dedicata. A queste carenze si aggiunge anche la mancanza di specifiche decisioni europee volte a rafforzare l’utilizzo del digestato equiparandolo ai fertilizzanti, passo strategico per ridurre la dipendenza dai concimi azotati e per semplificare al tempo stesso l’applicazione della direttiva nitrati.

Il Piano, in assenza di criteri chiari, un’adeguata valutazione di impatto e un sistema di monitoraggio in tempo reale, rischia di rimanere sulla carta, tradendo le attese di un comparto in profonda crisi.

Cumulo aiuti investimenti Psr/Csr con credito d’imposta 4.0 o 5.0

E’ frequente la richiesta degli agricoltori di cumulare gli aiuti agli investimenti del PSR (precedente programmazione) e del CSR (attuale programmazione) con il credito d’imposta 4.0 e ora anche con il credito 5.0. Facciamo quindi un sintetico richiamo alla condizione fissata dalla Commissione  Europea – Direzione generale dell’Agricoltura e dello sviluppo rurale – con nota del 17.11.2020.

La Direzione, con riferimento al Reg. UE 1305/2013 (precedente programmazione) aveva stabilito che le aliquote di sostegno massime vincolanti per gli investimenti del PSR (Piano di sviluppo rurale) che non possono in alcun caso essere superate.

Tali aliquote massime, fissate dal  Reg. UE 1305/2013, variavano tra il 40% e il 60% in relazione alla natura degli investimenti e alle condizioni del beneficiario (giovane agricoltore). Il cumulo era ed è attualmente possibile soltanto nei casi in cui l’aliquota di finanziamento stabilità dalla Regione sia inferiore a quella massima UE e limitatamente a tale differenza. Nel Veneto ciò si verifica nei casi di investimenti realizzati da “giovani agricoltori” in pianura finanziati dal PSR con un’aliquota del 50% rispetto ad un’aliquota massima fissata dalla UE del 60% e nel caso di investimenti nel campo della  “trasformazione e commercializzazione” dei prodotti, finanziati con un’aliquota PSR del 30% rispetto ad un contributo massimo UE del 40%. In tali casi era possibile cumulare l’aiuto con il credito d’imposta nel limite del 10% della spesa ammessa. Gli eventuali costi dell’investimento non ammessi a finanziamento potevano scontare un credito d’imposta superiore.

Applicando lo stesso criterio alla nuova programmazione, i cui caratteri fondamentali sono contenuti nel Regolamento UE 2021/2115, la cumulabilità tra gli aiuti agli investimenti, previsti dal CSR (Complemento per lo sviluppo rurale della Regione Veneto) con il credito d’imposta è possibile fino alla concorrenza delle aliquote massime, che sono del 65% per gli investimenti ordinari, ma che aumentano all’80% per gli investimenti realizzati dai giovani agricoltori, con i requisiti previsti dallo stesso regolamento UE, oppure relativi ad investimenti connessi ad uno o più obiettivi specifici.

Si raccomanda perciò di valutare sempre con molta attenzione la possibilità di cumulare gli aiuti del PSR o del CSR con i crediti d’imposta 4.0 o 5.0, possibilmente avvalendosi degli esperti fiscali con gli esperti del PSR/CSR di Confagricoltura.

Caponi: “I tempi del decreto Flussi non ok per le aziende agricole”

Inverno demografico e scarsità di lavoratrici e lavoratori sono due temi, strettamente legati l’uno all’altro, e sui quali aumentano le iniziative per agevolare l’incontro tra domanda e offerta lavorativa. Un esempio è stato il convegno organizzato dall’Associazione Nazionale Famiglie degli Emigrati (Anfe) nella sede del ministero del Made in Italy, a cui ha partecipato anche il direttore generale di Confagricoltura, Roberto Caponi.

Il focus dell’evento sono stati i punti di contatto tra gli italobrasiliani e italoargentini di seconda e terza generazione e lo Stivale. Tanti, tra loro, sarebbero pronti a trasferirsi in Italia per lavorare nei più disparati settori, tra cui quello sanitario e quello ingegneristico – i due su cui l’Anfe si è concentrata durante il dibattito.

Tutti d’accordo su un punto: strumenti, come il decreto Flussi, risultano ormai inadeguati rispetto alle moderne dinamiche del mondo del lavoro. Ciò che manca è, infatti, la capacità di attrarre persone in età lavorativa e di metterle a disposizione delle aziende in tempi brevi e soprattutto, utili.

Argomento, quest’ultimo, a cui è molto sensibile il settore primario, che lamenta da tempo l’eccessiva lentezza delle autorizzazioni necessarie alla manodopera extra-Ue per arrivare su suolo italiano. “La produzione agricola deve fare i conti con i tempi della natura – ha detto Caponi, intervenuto insieme ad altri rappresentanti dei settori produttivi (Federitaly, Anpit, Fiap) –. C’è una stagione per la semina e una per la raccolta e le aziende devono essere messe nelle condizioni di svolgere le attività necessarie quando è necessario che vengano svolte”.

I tempi attuali per il reclutamento di lavoratori non tengono conto, invece, di questa peculiarità del comparto. “Sono necessari circa nove mesi per avere materialmente le persone richieste tramite il decreto Flussi – ha proseguito il dg –. Così le imprese si ritrovano con personale che non possono utilizzare appieno e a cui non possono prospettare una regolarizzazione del contratto”.

Non dare seguito a rapporti lavorativi che, invece, meriterebbero di essere coltivati, ha un effetto negativo anche per i territori su cui insistono le colture che soffrono la carenza di personale. Territori che, spesso, appartengono alle aree interne e rurali del Paese, dove l’agricoltura, ha ricordato Caponi, rappresenta spesso l’unica economia strutturata.

Ma se si parla di agricoltura, ormai, non si parla più soltanto di manodopera non specializzata. Le nuove tecnologie, le pratiche di agricoltura 4.0 e rigenerativa richiedono un livello di formazione non indifferente. Da qui, ha sottolineato Roberto Caponi, la necessità di “professionalizzazione delle persone interessate a lavorare nel nostro settore. Persone che – ha ricordato – sono 1/3 non italiane e non europee”.

In tal senso si muovono gli accordi tra Confagricoltura e Tunisia e più recentemente, con l’Uzbekistan e l’iniziativa del servizio digitale di ConfagriJob, realizzato dalla confederazione in collaborazione con Umana e Indeed.

Campeggi negli agriturismi, aggiornamento catastale

Entro il prossimo 16 giugno (sarebbe il 15 ma cade di domenica) i titolari di strutture ricettive all’aperto (come ad esempio i campeggi nell’ambito delle attività agrituristiche) all’interno delle quali sono collocati case mobili, roulotte, camper, caravan ecc. sono tenuti a presentare le dichiarazioni di aggiornamento del Catasto, per effetto delle nuove norme di cui all’art. 7-quinquies comma 1 del D.L. n. 113/2024.

E’ quindi necessario provvedere all’eliminazione delle precedenti geometrie relative agli allestimenti mobili nella rappresentazione cartografica catastale, in quanto roulotte, camper e case mobili non assumono più rilievo ai fini catastali.

Al contempo è necessario provvedere all’aggiornamento al Catasto terreni e fabbricati delle strutture ricettive all’aperto già censite, tenendo presente che il valore delle aree attrezzate deve essere aumentato nella misura dell’85% e quello delle aree non attrezzate del 55%, rispetto al valore di mercato ordinariamente attribuibile.

In caso di mancato adempimento, l’Agenzia delle Entrate potrà provvedere alla redazione d’ufficio dei relativi atti di aggiornamento, con applicazione, a carico dei soggetti inadempienti, dei relativi oneri e sanzioni.