Assemblea di Confagricoltura Veneto

Assemblea di Confagricoltura Veneto

Crisi idrica, mercati e riforma della Pac al centro del confronto

 

Lo scorso 7 luglio, presso la sede di Mestre, si è svolta l’Assemblea generale di Confagricoltura Veneto, alla presenza dei presidenti delle Unioni provinciali, dei consiglieri e dei delegati. I lavori si sono aperti richiamando il difficile contesto internazionale, condizionato dai conflitti in corso che alimentano incertezza sui mercati e fanno lievitare i costi di energia e concimi.

Crisi idrica: emergenza nel Delta del Po

Ampio spazio è stato dedicato alla crisi idrica, che quest’anno interessa i bacini dei principali fiumi del Veneto – Po, Adige e Brenta – con particolare gravità nel Delta del Po. Il cuneo salino è risalito per circa 20 chilometri lungo l’asta del fiume, mettendo a rischio l’irrigazione di un’area stimata fino a 20.000 ettari sui circa 42.000 complessivi del Delta, nei comuni di Porto Tolle e Ariano Polesine. A Pontelagoscuro la portata, da settimane sotto la soglia critica di 450 metri cubi al secondo, si attesta attualmente attorno ai 260 mc/s.

Sul tema è intervenuta l’assessore regionale all’Ambiente, Elisa Venturini, che ha illustrato i contatti costanti con la Protezione civile nazionale per garantire il deflusso minimo necessario agli usi potabili. A questo si affianca l’ordinanza per l’emergenza idrica emanata nei giorni scorsi dal presidente della Regione, Alberto Stefani, provvedimento che dovrebbe riflettersi positivamente anche sulla disponibilità di acqua a fini irrigui. Venturini ha inoltre riferito dei rapporti in corso con l’Autorità di Bacino del Po per una regolamentazione dei prelievi a monte, ammettendo però l’assenza, ad oggi, di strumenti normativi realmente efficaci, e ha assicurato l’impegno della Regione a proseguire con crescente determinazione.

Lauro Ballani, presidente di Confagricoltura Rovigo, ha ribadito la gravità della situazione per le imprese agricole del Delta – ma anche per la popolazione residente – sottolineando che una riduzione dei prelievi a monte pari al 10% sarebbe sufficiente a garantire 100 mc/s aggiuntivi e a tutelare il deflusso minimo vitale.

Il presidente di Confagricoltura Veneto, Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, ha ringraziato l’assessore Venturini e, per suo tramite, anche il presidente Stefani e l’assessore all’Agricoltura Dario Bond, per l’attenzione riservata al problema, chiedendo di rafforzare ulteriormente la pressione verso le istituzioni nazionali e territoriali competenti. Confagricoltura Veneto ha ribadito, anche in una nota diffusa nei giorni scorsi, la richiesta di un commissario con poteri reali sull’intero sistema del Po, in grado di imporre riduzioni eque dei prelievi lungo tutta l’asta fluviale, oltre alla necessità di una normativa che consenta interventi rapidi di pulizia di bacini e dighe a monte e di un piano organico nazionale per la gestione delle acque del bacino del Po.

Seminativi: una crisi strutturale

Il presidente Bonaldi ha ricordato come la crisi strutturale del comparto dei seminativi – mais, soia, frumento, barbabietola – abbia rappresentato il tema più ricorrente nei lavori del Consiglio direttivo e delle Sezioni di prodotto nell’ultimo anno. Tra le criticità emerse: la scarsa redditività legata a prezzi determinati dai mercati internazionali, il calo di produttività dovuto agli eventi climatici, l’aumento dei costi di carburanti e concimi, la riduzione degli aiuti Pac accompagnata da vincoli crescenti, e il rischio di ulteriore contrazione degli investimenti nel mais e di default per le stesse cooperative di raccolta e stoccaggio, tra cui la sospensione dell’attività dello zuccherificio di Pontelongo. Bonaldi ha sottolineato la necessità di agire su più fronti – produttivo, commerciale e di sostegno Pac – per individuare risposte concrete a tutela della redditività delle imprese.

Zootecnia: mercati sotto pressione e rischio sanitario

Attenzione è stata riservata anche alla zootecnia, alle prese con la crisi di mercato del comparto latte e con le difficoltà del comparto suinicolo, le cui quotazioni restano stabilmente inferiori di circa il 20% rispetto agli ultimi due anni. Resta alta l’attenzione sul fronte sanitario: alla diffusione della LSD (dermatite nodulare contagiosa), giunta in Italia nel 2025, si affianca la costante pressione dell’influenza aviaria sugli allevamenti avicoli – per cui è finalmente partita la vaccinazione su un numero limitato di allevamenti – e il rischio, per ora scongiurato in Veneto, della peste suina africana. I rappresentanti delle Sezioni avicola e suinicola hanno evidenziato in particolare la mancanza di fondi adeguati per gli indennizzi dei danni indiretti derivanti dal fermo degli allevamenti.

Pac 2028-2034: al via il confronto sulla nuova programmazione

L’Assemblea si è infine soffermata sull’avvio delle consultazioni e delle trattative istituzionali per la definizione delle risorse e degli interventi della nuova Pac 2028-2034. Il Quadro finanziario pluriennale presentato dalla Commissione europea (294 miliardi di euro destinati al settore agricolo) e l’istituzione di un Fondo unico che supera la specificità della Pac non hanno risposto alle aspettative del mondo agricolo, nonostante alcuni segnali positivi come l’approvazione del Pacchetto vino e del regolamento sulle Tea (Tecniche di evoluzione assistita), atteso da anni. A livello nazionale il Masaf ha confermato una dotazione di circa 41 miliardi di euro, sostanzialmente in linea con la programmazione precedente. Restano tuttavia numerosi elementi di novità da valutare con attenzione – dal superamento dei titoli storici al capping dell’aiuto di base, dall’aumento della quota di aiuti accoppiati ai nuovi strumenti per il ricambio generazionale – che richiederanno il massimo impegno dell’associazione a tutela delle imprese agricole e zootecniche del Veneto.

ALLARME GRANO DURO. SI PRODUCE IN PERDITA E CROLLA IL TASSO DI AUTOAPPROVVIGIONAMENTO

ALLARME GRANO DURO

SI PRODUCE IN PERDITA E CROLLA IL TASSO DI AUTOAPPROVVIGIONAMENTO

 

Sul grano duro i numeri sono preoccupanti. Le quotazioni della CUN per il frumento duro di qualità superiore sono oggi inferiori a 300 euro per tonnellata: al di sotto dei costi medi di produzione. Allarme da Palazzo della Valle: chi raccoglie grano duro quest’estate lo fa in perdita.

Il Centro Studi di Confagricoltura evidenzia un dato ancora più preoccupante, che va oltre la crisi congiunturale. Dal 2012 al 2025, le superfici coltivate a grano duro in Italia si sono ridotte del 10%. Il tasso di autoapprovvigionamento è sceso dal 78% al 56,5%. Oggi, per raggiungere l’autosufficienza mancherebbero oltre 880mila ettari.

L’Italia dipende dall’estero per quasi la metà del grano duro che trasforma in pasta e questa dipendenza cresce ogni anno, con margini in contrazione per i cerealicoltori, o addirittura in perdita.

Basandoci sulle stime a disposizione, a livello mondiale è previsto, per il 2026, un aumento dell’offerta di grano duro. Di conseguenza, le scorte globali cresceranno. Tuttavia, auspichiamo che la qualità della materia prima nazionale porti a un incremento delle quotazioni con una valorizzazione della pasta sui mercati italiani ed esteri.

La Confederazione non intende incentivare polemiche sullo strumento di rilevazione dei prezzi (la CUN), quanto piuttosto promuovere una strategia di filiera che inverta la tendenza strutturale alla riduzione delle superfici coltivate e riporti il tasso di autoapprovvigionamento sopra una soglia di sicurezza, garantendo un reddito ai nostri agricoltori.

Il 15 luglio, durante l’Assemblea estiva dell’associazione, Confagricoltura porterà questi dati e alcune proposte al ministro Lollobrigida. L’obiettivo è sedare lamentele sterili e puntare a risposte concrete che convergano su una visione di lungo periodo per la filiera del grano duro italiano.

VINO – “Simply Italian Great Wines United Kingdom”: a Londra il 29 settembre 2026 con Confagricoltura

VINO – PROMOZIONE PAESI TERZI

“Simply Italian Great Wines United Kingdom”: a Londra il 29 settembre 2026 con Confagricoltura

Confagricoltura sostiene la partecipazione delle aziende vitivinicole associate a “Simply Italian Great Wines United Kingdom”, evento internazionale in programma il 29 settembre 2026 a Londra, presso la Lindley Hall (Westminster). L’iniziativa rientra nelle attività previste dal progetto OCM Vino Promozione Paesi Terzi per l’annualità 2025/2026 e segue le missioni già realizzate a Taiwan (dicembre 2025) e a Houston (marzo 2026).

L’evento è riservato a un pubblico esclusivamente professionale — importatori, distributori, operatori del settore Ho.Re.Ca. e stampa di settore — ed è pensato per favorire la creazione di rapporti commerciali diretti con il mercato britannico.

Chi può partecipare

Possono aderire le aziende vitivinicole con sede operativa nelle regioni italiane che aderiscono all’opzione multiregionale del progetto. Sono escluse le aziende con sede operativa in Sardegna, Toscana, Basilicata, Marche e Trentino-Alto Adige.

Quota di partecipazione: € 2.100 + IVA per azienda

La quota comprende:

  • organizzazione e partecipazione all’evento, con postazione dedicata per il wine tasting;
  • materiali per la degustazione (bicchieri, sputacchiere, ghiaccio, pane/grissini, ecc.);
  • servizio hostess e pacchetto media;
  • volo aereo A/R per 1 partecipante ad azienda da Roma a Londra (o altra città di partenza da concordare);
  • pernottamento di 1 notte in hotel convenzionato;
  • spedizione e sdoganamento dei campioni dal punto di groupage in Italia fino alla sede dell’evento a Londra;
  • partecipazione alle masterclass, con possibilità di presentare una delle referenze proposte.

Ogni azienda potrà presentare un massimo di 2 referenze, per un quantitativo indicativo di 6 bottiglie per etichetta.

La quota non comprende

  • la fornitura dei vini;
  • la spedizione dei campioni fino al punto di raccolta del groupage in Italia;
  • i trasporti locali;
  • i pasti e le ulteriori spese personali.

Come aderire

Le aziende interessate sono invitate a manifestare il proprio interesse compilando il modulo di adesione online entro e non oltre il 9 luglio 2026.

Modulo di adesione: https://it.surveymonkey.com/r/Londra29settembre

La partecipazione è riservata a un numero circoscritto di aziende in base al budget disponibile per l’iniziativa: le domande saranno accolte in base all’ordine di arrivo delle manifestazioni di interesse.

Le indicazioni relative al punto di groupage, alle tempistiche di spedizione, alla documentazione necessaria e alle modalità di imballaggio ed etichettatura dei cartoni saranno comunicate successivamente alle aziende aderenti.

Per informazioni

Federica Amicone – federica.amicone@confagricoltura.it

Ulrike Nohrer – ulrike.nohrer@confagricoltura.it

Dettagli sull’evento: www.simplyitaliangreatwines.com

Filiera avicola italiana: nel 2025 consumi record e valore a 9,7 miliardi di euro

Filiera avicola italiana: nel 2025 consumi record e valore a 9,7 miliardi di euro

Unaitalia: produzione in crescita (+1,73%) e consumi pro-capite a 22,47 kg. Autosufficienza al 105,1% e 64 mila addetti: il comparto si conferma pilastro della sicurezza alimentare nazionale

La filiera avicola italiana chiude il 2025 con risultati record e rafforza il proprio ruolo strategico per l’economia e la sicurezza alimentare del Paese. È quanto emerge dai dati presentati da Unaitalia – l’associazione dei produttori di carni avicole e uova – in occasione dell’Assemblea dei Soci svoltasi a Bologna.

La produzione nazionale di carni avicole è cresciuta dell’1,73% rispetto al 2024, mentre i consumi pro-capite hanno raggiunto il massimo storico di 22,47 kg (+1,91%). Oggi nove italiani su dieci consumano carni avicole, che rappresentano il 44% degli acquisti complessivi di carne delle famiglie. Il settore mantiene inoltre un elevato livello di autosufficienza produttiva, pari al 105,1%, garantendo un contributo significativo alla stabilità degli approvvigionamenti alimentari nazionali.

Segnali positivi arrivano anche dal comparto delle uova, che secondo i dati Ismea registra una crescita del +15% a valore e del +7,4% a volume, con consumi pro-capite saliti a 234 uova (+7,3%).

Una filiera strategica per economia e occupazione

Con circa 64 mila addetti e un fatturato di 9,7 miliardi di euro nel 2025 (6,2 miliardi dalle carni avicole e 3,73 miliardi dalle uova), la filiera avicola si conferma tra i comparti più rilevanti dell’agroalimentare italiano. Il modello della filiera integrata, che garantisce elevati standard di controllo, tracciabilità e sicurezza lungo tutte le fasi produttive, ha permesso di ottenere risultati significativi anche sul fronte della sostenibilità: nell’ultimo decennio l’utilizzo di antibiotici negli allevamenti è diminuito del 96%, mentre il 35% della produzione nazionale risponde già a standard di benessere animale superiori ai requisiti minimi di legge.

Il contesto internazionale e le richieste del settore

I risultati arrivano in uno scenario internazionale segnato da forte incertezza: le tensioni in Medio Oriente e le criticità lungo le principali rotte commerciali alimentano volatilità nei mercati dell’energia, dei fertilizzanti e delle materie prime agricole, con ricadute dirette sui costi di produzione delle filiere zootecniche. A ciò si aggiungono le sfide legate alla politica commerciale europea e alla necessità di garantire condizioni di concorrenza eque per le imprese del settore.

“Accogliamo con favore il cambio di approccio dell’Europa, che appare oggi più pragmatico e attento alla competitività delle imprese”, ha dichiarato il Presidente di Unaitalia, Antonio Forlini, sottolineando la necessità di “rafforzare la resilienza delle filiere e le fonti di approvvigionamento di materie prime strategiche” e di far procedere l’apertura a nuovi mercati “nel rispetto del principio di reciprocità”, evitando di chiedere ai produttori europei standard sempre più elevati senza pretendere analoghe garanzie da chi esporta verso l’Unione.

Secondo le stime OCSE/FAO, oltre la metà della crescita dei consumi mondiali di carne prevista entro il 2030 sarà assorbita dalle produzioni avicole, a conferma dell’importanza crescente del comparto nei sistemi alimentari globali.

Confagricoltura Veneto segue con attenzione l’andamento del comparto avicolo, particolarmente rilevante anche per le imprese associate della nostra regione, e rimane a disposizione per ogni approfondimento in materia di mercati zootecnici e politiche di settore.

 

Accordo al rialzo sul prezzo del latte alla stalla

Accordo al rialzo sul prezzo del latte alla stalla
Le novità per il secondo semestre 2026

Il 24 giugno 2026, al tavolo di filiera convocato dal Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) con il ministro Lollobrigida, la filiera lattiero-casearia ha raggiunto un accordo di prezzo per il latte alla stalla valido per il secondo semestre 2026. L’intesa inverte la tendenza al ribasso degli ultimi sei mesi e stabilisce quotazioni crescenti da luglio a dicembre.

Il tavolo ha definito il prezzo base per il latte del Nord Italia con un meccanismo progressivo per il secondo semestre 2026:

  • Luglio – Agosto 2026: 48 centesimi/litro
  • Settembre – Ottobre 2026: 49 centesimi/litro
  • Novembre – Dicembre 2026: 50 centesimi/litro

L’accordo riguarda il prezzo base per il latte conferito in misura non eccedente i quantitativi medi prodotti nel 2025. Il 2025 è stato un anno record per i volumi del settore e costituisce la soglia di riferimento: al di sopra di tale soglia, la produzione eccedente sarà oggetto di trattativa privata tra il singolo produttore e l’industria acquirente, al di fuori dei parametri dell’accordo.

Oltre alla definizione delle quotazioni, l’accordo introduce alcuni elementi qualificanti:

  • Meccanismo di equa correlazione con il Grana Padano, che verrà applicato a fine anno, garantendo un aggancio tra il prezzo del latte alla stalla e le performance del principale prodotto derivato della filiera del Nord Italia.
  • Trasparenza e controlli terzi sui dati produttivi 2026 rispetto al 2025, con verifica da parte di enti indipendenti, per evitare distorsioni nei quantitativi dichiarati.
  • Gestione delle eccedenze attraverso trattativa diretta tra il produttore e l’acquirente, evitando effetti distorsivi sul mercato.

Confagricoltura ha accolto positivamente l’intesa, pur ribadendo con chiarezza che essa non costituisce una soluzione definitiva alle difficoltà del comparto. Come ha dichiarato Alberto Statti, componente di Giunta di Confagricoltura presente al tavolo del MASAF: «L’intesa non è una soluzione definitiva ai problemi del settore, ma è un passo avanti importante perché cerca di dare stabilità al comparto in un momento di forte fluttuazione del mercato europeo e mondiale. L’export sta trainando bene il settore, ma i costi di produzione stanno superando i 50 centesimi, raggiungendo anche i 55 centesimi in alcune aree, creando forte preoccupazione tra gli operatori.»

Nasce l’Osservatorio Olivicolo Veneto

Nasce l’Osservatorio Olivicolo Veneto. I dati costituiscono la base per far crescere il settore

Il Consiglio Regionale del Veneto ha approvato all’unanimità la legge regionale che istituisce l’Osservatorio Olivicolo Veneto, un organismo chiamato a raccogliere, catalogare e aggiornare i dati sul patrimonio olivicolo regionale — dalla consistenza degli oliveti alle caratteristiche agronomiche e fitosanitarie, fino all’identificazione dei conduttori.

Soddisfazione da Confagricoltura Veneto. Per Alberto De Togni, Vicepresidente dell’associazione, la nuova legge va a colmare un vuoto che finora ha frenato qualsiasi politica di sviluppo efficace per il comparto: “La base per qualsiasi intervento regionale di sviluppo e di supporto passa necessariamente attraverso una corretta informazione dello status quo, che finora è mancata. Questa legge va così a colmare un vuoto.”

Sul piano finanziario, il Vicepresidente di Confagricoltura si è detto fiducioso: i 350.000 euro annui stanziati dalla legge sono “sufficienti”, e Veneto Agricoltura — l’ente tecnico regionale chiamato a gestire l’Osservatorio — dispone delle competenze necessarie per rendere operativa la norma.

De Togni ha infine ha ribadito la specificità e il valore dell’olivicoltura veneta: una produzione in quantità contenute, ma “di grandissima qualità e molto apprezzata sul mercato”, che merita uno strumento normativo all’altezza.

L’Osservatorio, che opererà in raccordo con le associazioni di categoria, i consorzi e i produttori, potrà anche costituire la base per un futuro Osservatorio Olivicolo Interregionale, in una logica di coordinamento che va oltre i confini del Veneto.

TEA/NGT – UNA SVOLTA STORICA PER L’AGRICOLTURA EUROPEA

TEA/NGT

UNA SVOLTA STORICA PER L’AGRICOLTURA EUROPEA

Il Parlamento Europeo approva il Regolamento sulle Nuove Tecniche Genomiche

Il 17 giugno 2026 il Parlamento Europeo ha approvato in seduta plenaria a Strasburgo, il Regolamento sulle Nuove Tecniche Genomiche (NGT), dette in italiano Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA). Si chiude così un iter durato oltre otto anni, avviato dalla sentenza della Corte di Giustizia UE del 25 luglio 2018 (che ha equiparato agli OGM le piante ottenute da mutagenesi), proseguito con la proposta di regolamento della Commissione Europea nel 2023, fino all’accordo provvisorio tra Parlamento e Consiglio del 3 dicembre 2025. Una giornata che per Confagricoltura rappresenta l’epilogo di “una battaglia storica” per l’innovazione in agricoltura e che segna l’avvio di una nuova fase per l’agricoltura europea.

Che cosa sono le TEA

Le TEA non vanno confuse con gli OGM transgenici. A differenza di questi ultimi, le nuove tecniche genomiche – di cui il genome editing è l’applicazione più nota – non prevedono l’inserimento di DNA estraneo nella pianta, ma accelerano processi di selezione naturale, rendendoli più precisi e veloci. Le basi scientifiche risalgono alle scoperte sull’editing genomico premiate con il Nobel per la Chimica 2020 assegnato a Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna. Fino ad oggi, in assenza di una normativa specifica, le TEA erano state assoggettate alla Direttiva sugli OGM, un ostacolo che ne bloccava di fatto lo sviluppo in Europa mentre in altre parti del mondo cominciavano ad essere utilizzate.

Due categorie con due regimi giuridici

Il Regolamento distingue le piante TEA in due categorie con obblighi giuridici differenti:

  • NGT 1: piante con modifiche genetiche limitate (non oltre 20), equivalenti a quelle ottenibili con tecniche convenzionali. Una volta riconosciuto lo status NGT 1, queste varietà vengono equiparate alle convenzionali e non sono soggette a valutazione del rischio come gli OGM. Non è previsto alcun obbligo di etichettatura degli alimenti derivati, mentre le sementi dovranno essere identificate e le varietà iscritte in una banca dati pubblica europea. Sono escluse da questa categoria le piante modificate per resistere agli erbicidi o per produrre sostanze insetticide.
  • NGT 2: piante con modifiche genetiche più ampie o complesse. Continuano ad essere soggette ad autorizzazione preventiva, valutazione del rischio, tracciabilità ed etichettatura, secondo procedure adattate alle loro caratteristiche. Gli Stati membri mantengono la facoltà di vietarne la coltivazione sul proprio territorio (l’opt-out nazionale).

Il nodo dei brevetti

Il tema della proprietà intellettuale è stato uno dei principali punti di confronto prima del voto. Il regolamento prevede la possibilità di brevettare piante Ngt, ad eccezione dei tratti o delle sequenze presenti naturalmente o prodotti attraverso processi biologici.

Il testo prevede inoltre delle salvaguardie: chi richiede il riconoscimento dello status NGT 1 dovrà dichiarare l’esistenza di brevetti o domande di brevetto, informazioni che saranno pubblicate nella banca dati europea. La Commissione dovrà istituire un gruppo di esperti per valutare l’impatto dei brevetti sull’accesso al materiale vegetale e sui costi per gli agricoltori. È previsto inoltre un codice di condotta volontario per favorire licenze a condizioni eque e la gestione proporzionata delle controversie, con l’obiettivo di tutelare il diritto degli agricoltori a conservare e reimpiegare le sementi.

Biologico e coesistenza

Le piante ottenute con le nuove tecniche genomiche non potranno essere utilizzate nella produzione biologica. Tuttavia, la presenza accidentale e tecnicamente inevitabile di materiale NGT 1 non costituirà una violazione delle norme sul biologico, né comporterà automaticamente la perdita della certificazione, purché l’operatore abbia adottato le misure precauzionali previste.

La ricerca italiana

L’Italia si presenta a questa svolta con un significativo vantaggio competitivo. Dal 2023 il nostro Paese ha già autorizzato la sperimentazione in campo delle TEA, facendo da apripista in Europa. Sul fronte della ricerca pubblica, il CREA coordina il progetto TEA4IT, finanziato dal MASAF, che coinvolge dieci strutture di ricerca tra università ed enti pubblici e privati. Sono infatti in corso attività sulle seguenti: pomodoro resistente all’orobanche, melanzana a ridotto imbrunimento e senza semi, riso resistente al brusone, vite tollerante a peronospora e oidio, orzo più resistente allo stress idrico. Quest’ultimo ha già superato la valutazione interna come NGT 1. Entro il 2026 sono previste nuove sperimentazioni in campo presso le aziende sperimentali del CREA.

Per Confagricoltura è il risultato di una lunga battaglia

Per Confagricoltura il voto del Parlamento Europeo “segna l’avvio di una nuova fase per l’agricoltura europea”, ma rappresenta anche il riconoscimento di una battaglia portata avanti dalla Confederazione per anni, con il sostegno delle istituzioni italiane. Il testo finale recepisce diversi elementi sostenuti da Confagricoltura nel confronto istituzionale europeo: in primo luogo, il riconoscimento della specificità delle piante NGT 1, equiparate alle varietà convenzionali, e l’esclusione di obblighi di etichettatura per gli alimenti derivati, che avrebbero prodotto effetti distorsivi sul mercato. Permangono tuttavia alcune criticità, in particolare la facoltà degli Stati membri di applicare l’opt-out nazionale sulle NGT 2, che rischia di frammentare il mercato interno e di limitare l’accesso uniforme all’innovazione nell’Unione europea. La questione dei brevetti rimane aperta: la sua risoluzione sarà determinante per evitare che pochi grandi operatori sementieri monopolizzino l’accesso alle nuove varietà.

I tempi per l’attuazione e le speranze delle aziende agricole

Il Regolamento entrerà in vigore venti giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE. La gran parte delle disposizioni operative sarà tuttavia applicabile soltanto dopo due anni, tempo necessario alla Commissione per adottare gli atti delegati e di esecuzione e agli Stati membri per individuare le autorità competenti. Il sistema potrebbe quindi diventare pienamente operativo intorno alla metà del 2028.

Per gli agricoltori europei si apre la prospettiva concreta di poter accedere, nei prossimi anni, a varietà più resistenti alle fitopatie, alla siccità e alle alte temperature, capaci di ridurre la dipendenza dai fitofarmaci e di rispondere alle sfide del cambiamento climatico.

Assemblea Assolatte: Paolo Zanetti confermato presidente. Export record a oltre 6,7 mld

Assemblea Assolatte

Paolo Zanetti confermato presidente. Export record a oltre 6,7 mld

 Secondo gli ultimi dati disponibili emersi nel corso dell’Assemblea, il fatturato complessivo dei prodotti lattiero-caseari ha raggiunto i 28,5 miliardi, mentre il fatturato derivante dalle esportazioni ha toccato il nuovo record di 6,7 miliardi, rafforzando il peso del comparto sui mercati internazionali.

L’assemblea di Assolatte ha confermato Paolo Zanetti alla presidenza dell’Associazione Italiana Lattiero Casearia che rappresenta e tutela le industrie attive in Italia nel settore.

Il 2025 si è chiuso con un nuovo record per l’export di formaggi Made in Italy, che ha raggiunto i 6,7 miliardi di euro, in aumento del 4,6% rispetto all’anno precedente. Una dinamica positiva che non si è arrestata nemmeno nei primi mesi del 2026. Tra gennaio e marzo, infatti, le esportazioni hanno registrato un ulteriore incremento del 3,8%.

Confagricoltura Veneto si congratula con il presidente Paolo Zanetti per la sua conferma al vertice di Assolatte, associazione di operatori, di cui la produzione agricola è fondamentale partner di filiera.

Filippo Codato nuovo Direttore di AVEPA

Filippo Codato nuovo Direttore di AVEPA

Le congratulazioni di Confagricoltura Veneto

La Giunta regionale del Veneto nei giorni scorsi ha deliberato la nomina di Filippo Codato a Direttore dell’Agenzia Veneta per i Pagamenti in Agricoltura (AVEPA). Agrotecnico e laureato in Scienze Agrarie all’Università di Padova, Codato ha 52 anni ed è originario di Mirano. Attualmente ricopre la carica di Direttore Generale del Condifesa TVB.

Il suo curriculum testimonia un percorso professionale di rilievo: ha maturato una significativa esperienza all’interno della stessa AVEPA, dove per quasi dieci anni ha ricoperto ruoli tecnici e di responsabilità nell’area dell’autorizzazione e della gestione degli aiuti alle produzioni zootecniche. Ha successivamente guidato importanti realtà nel campo della gestione del rischio agricolo, della mutualità e dei Consorzi di difesa, sviluppando competenze di alto livello nella gestione di fondi pubblici, nei rapporti istituzionali e nell’attuazione delle misure della Politica Agricola Comune.

L’assessore regionale all’Agricoltura, Dario Bond, ha commentato la nomina sottolineando come si tratti di una scelta che premia una figura di grande esperienza tecnica e comprovata capacità gestionale, «qualità fondamentali per guidare un ente strategico per il Veneto».

Confagricoltura Veneto si unisce a questo riconoscimento

La nomina di Filippo Codato alla direzione di AVEPA è una notizia positiva. Conosciamo bene le qualità professionali e umane del dottor Codato, la sua profonda conoscenza delle politiche agricole e il suo impegno costante a fianco delle imprese e delle istituzioni. Siamo certi che saprà guidare AVEPA con competenza e visione, consolidandone il ruolo di organismo pagatore efficiente e punto di riferimento affidabile per le aziende agricole del territorio.

A Filippo Codato vanno i più sinceri auguri di buon lavoro da parte di Confagricoltura Veneto.

Un ringraziamento sincero va a Fabrizio Stella per il lavoro svolto in questi anni alla guida di Avepa in qualità di Commissario straordinario.

CONFAGRICOLTURA DONNA – PAOLA GIOVANNINI PASTI È LA NUOVA PRESIDENTE

CONFAGRICOLTURA DONNA

PAOLA GIOVANNINI PASTI È LA NUOVA PRESIDENTE

L’Assemblea di Confagricoltura Donna, riunitasi a Palazzo della Valle, ha eletto Paola Giovannini Pasti come nuova presidente. Classe 1970, imprenditrice, fondatrice di Confagricoltura Donna Friuli-Venezia Giulia, Giovannini Pasti è socia di cinque aziende agricole di famiglia nel nord-est, tra Veneto e Friuli. Ha condotto studi giuridici ed è appassionata di giornalismo, arte e cultura. Da tempo attiva nel no profit, ha fondato la Onlus “Un sogno per la vita”, creando progetti di vita dalla nascita all’età adulta per persone con disabilità intellettiva ad eziologia genetica.

Nelle prime parole del suo discorso, un omaggio a Confagricoltura Donna e a chi l’ha fondata: “Quattordici anni fa alcune donne insieme a Marina Di Muzio decisero di organizzarsi perché le imprenditrici agricole avessero non solo il diritto ma la necessità di una voce propria, dentro un settore che le vedeva come eccezione – ha detto Giovannini Pasti -. Quelle donne non hanno costruito un’associazione ma una presenza. Ci stiamo insediando oggi su fondamenti che altre hanno gettato con fatica e visione. Non partiamo da zero”.

Ad aprire la mattinata di lavori, Alessandra Oddi Baglioni, presidente uscente che ha guidato l’Associazione per due mandati, dal 2018, restando un punto di riferimento per le imprenditrici durante il Covid. L’Assemblea l’ha celebrata ripercorrendo – anche attraverso l’intervento di saluti e congratulazioni di Natalia Bobba, presidente dell’Ente Nazionale Risi – le tappe principali della sua attività sindacale.

Di seguito i punti del Programma che Paola Giovannini Pasti intende “portare avanti come squadra”:

  1. Rafforzare la rete territoriale

Nessuna regione entro il quadriennio dovrà essere senza presidio attivo costruendo protocolli con ordini professionali, associazioni scientifiche e organizzazioni femminili;

  1. Far crescere le imprenditrici

Sia dentro le aziende che tra le aziende attraverso la formazione (fisco, marketing, transizione digitale). Siglare accordi con istituti bancari per convenzioni dedicate alle imprenditrici. Azione continuativa sui decisori politici per portare misure specifiche nel Psr, nel Pnrr e nella riforma della Pac.

  1. Formazione sindacale aperta a tutti

Conoscere i meccanismi della rappresentanza, capire come funzionano i tavoli   negoziali è una scelta strategica ed un’opportunità per tutta Confagricoltura;

  1. Leadership nella rappresentanza

La donna in agricoltura non deve esserci ma decidere di rappresentare, solo così il peso delle imprenditrici si trasforma in politica, prevedendo percorsi di mentoring per tutte;

  1. Premio di laurea Stem

Da progetto pilota in Lazio e Friuli portarlo a rete nazionale. Una o più Università partner per ogni regione in dialogo con le future imprenditrici per fare networking;

  1. Innovazione come strumento di sopravvivenza economica

Droni, precision farming, Tea, biologico: no ideologia ma necessità. Ogni stagione persa è un vantaggio competitivo regalato agli altri.

Due le vicepresidenti elette al suo fianco: Elisa Aquilano, presidente di Confagricoltura Donna Puglia, e Orsola Balducci, presidente di Confagricoltura Donna Lazio.

Confagricoltura Veneto e Confagricoltura Donna Veneto si congratulano con la nuova presidente e le fanno i migliori auguri di buon lavoro.