Aviaria

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Avviata la campagna vaccinale per tacchini e ovaiole, ma si tratta di un progetto pilota

Dopo anni di gestione dell’emergenza legata all’Influenza Aviaria (HPAI), l’Italia ha deciso di testare una nuova strategia preventiva. Con apposito dispositivo dirigenziale, il Direttore Generale della Sanità Animale Giovanni Filippini ha dato ufficialmente avvio, il 5 maggio 2026, al progetto pilota di vaccinazione per l’Influenza aviaria ad alta patogenicità (sottotipo H5), che coinvolge alcuni stabilimenti situati in aree a rischio tra le province di Verona e Mantova. Non si tratta ancora di una campagna a tappeto, ma di uno “stress test” condotto su un numero ristretto di allevamenti di tacchini da carne e galline ovaiole per valutare se il sistema sia pronto per una futura applicazione su larga scala.

Il protocollo scelto non punta solo a proteggere gli animali, ma anche a mantenere trasparente il monitoraggio sanitario. Viene utilizzata la cosiddetta tecnologia DIVA, che permette ai laboratori, attraverso test specifici, di distinguere chiaramente se un animale è protetto dal vaccino o se è entrato in contatto con il virus di campo. Il ciclo prevede una prima dose in incubatoio e un richiamo successivo direttamente in allevamento, così da garantire una copertura immunitaria solida prima dell’arrivo della stagione autunnale, storicamente la più rischiosa.

Trattandosi di una fase sperimentale, il Ministero ha imposto paletti molto stretti sulla circolazione degli animali e dei prodotti. Tutto ciò che deriva dagli stabilimenti coinvolti — che si tratti di carne o di uova — può essere venduto esclusivamente sul mercato italiano. È quindi vietata l’esportazione verso l’estero o verso altri Paesi UE. Per evitare errori, ogni passaggio è monitorato digitalmente: dalla ricetta elettronica (REV) per l’acquisto dei vaccini, fino ai documenti di trasporto che tracciano ogni singolo animale vaccinato nel sistema della Banca Dati Nazionale.

La gestione pratica è nelle mani delle filiere e degli operatori, che si occupano dell’acquisto e della somministrazione dei vaccini tramite squadre specializzate e appositamente formate. Tuttavia, il controllo resta pubblico: i veterinari delle ASL e il Centro di Referenza Nazionale delle Venezie (IZSVe) effettuano ispezioni mensili, visite cliniche e prelievi costanti per monitorare la salute dei volatili. Agli allevatori è richiesto un impegno supplementare nella “sorveglianza passiva”, ovvero nel segnalare immediatamente qualsiasi calo di produzione o aumento della mortalità che possa far sospettare la presenza del virus.

 

Forum di Milano Confagricoltura guarda lontano con “Manifesto dell’agricoltura del futuro”

Forum di Milano

Confagricoltura guarda lontano con “Manifesto dell’agricoltura del futuro”

Sicurezza alimentare, innovazione e ruolo strategico dell’agricoltura nel contesto geopolitico globale sono al centro del “Manifesto dell’agricoltura del futuro” promosso da Confagricoltura. Lo ha spiegato il presidente Massimiliano Giansanti in un’intervista rilasciata nei giorni scorsi al Corriere della Sera.

“Si avverte sempre di più la necessità di uscire da un paradigma che ha sempre visto l’agricoltura come semplice produttrice di beni primari essenziali”, ha affermato Giansanti, sottolineando come sia invece necessario riconoscerne la reale portata economica”. Il Manifesto, elaborato con il contributo dell’Università Bocconi – e che viene stilato in questi giorni, durante il forum di Confagricoltura ‘L’agricoltura, il futuro’– deve rappresentare la visione dell’agricoltura da qui al 2050” e individuare le direttrici strategiche per il settore.

Tra gli obiettivi principali, la costruzione di un piano pluriennale capace di attrarre investimenti: “Serve affinché il mondo della finanza possa trovare nel rafforzamento del sistema un ritorno dei loro investimenti”. Centrale anche il tema dell’autosufficienza produttiva e della sicurezza alimentare: “Ci stiamo accorgendo tutti i giorni di cosa significhi essere dipendenti dagli altri”.

Giansanti evidenzia inoltre la nuova dimensione geopolitica del comparto: “In uno scenario mutevole il settore agroalimentare è ormai un’arma utilizzata per acquisire spazi maggiori nei rapporti tra Paesi”.

Sul fronte europeo, il presidente di Confagricoltura richiama la necessità di una maggiore coesione: “Occorre proteggere il mercato interno e quello dell’Unione, rafforzare il sistema delle imprese e migliorare la vita dei cittadini europei”.

Tra le priorità per la prossima legge di bilancio, infine, l’innovazione: “Andrebbe riproposto ciò che è stato Agricoltura 4.0, un credito d’imposta fondamentale perché ne va della produttività, della competitività e della sostenibilità delle produzioni”.

 

Contributi a fondo perduto per il Settore Vitivinicolo Aperto il Bando Investimenti 2027

Contributi a fondo perduto per il Settore Vitivinicolo

Aperto il Bando Investimenti 2027

 

Si informa che, con la pubblicazione sul BUR n. 53 del 28 aprile 2026  DGR n. 277 del 28 aprile 2026, la Regione Veneto ha attivato il bando annuale per la concessione di contributi destinati a investimenti nel settore vitivinicolo. L’iniziativa mira a sostenere l’ammodernamento tecnologico, l’efficienza energetica e il miglioramento delle strutture di trasformazione e commercializzazione.

Il bando è strutturato in due linee di finanziamento distinte:

  • Azione A: rivolta alle aziende agricole. Il contributo è pari al 40% della spesa ammissibile.
  • Azione B: rivolta alle imprese di trasformazione e commercializzazione. Il contributo è pari al 30% per le PMI, con percentuali ridotte per le grandi imprese.

È ammesso a finanziamento l’acquisto di beni materiali e immateriali finalizzati a:

  • Trasformazione: acquisto di macchinari per pigiatura, pressatura, filtrazione e stoccaggio.
  • Affinamento: acquisto di botti in legno e barrique per vini DOC e DOCG.
  • Commercializzazione: allestimento di punti vendita aziendali (attrezzature e arredi) e strumenti informatici per la gestione delle vendite.
  • Sostenibilità: impianti e tecnologie che garantiscano un risparmio energetico minimo del 15%.

Parametri di Spesa:

  • Azione A: Spesa minima di 15.000,00 € e massima di 200.000,00 €.
  • Azione B: Spesa minima di 50.000,00 € e massima di 700.000,00 €.

Presentazione domande: entro il 15 giugno 2026 (scadenza prevista dal decreto dipartimentale Masaf del 13 aprile 2026).

 

FER 2 – Al via i bandi per gli impianti a biogas, biomasse e fotovoltaici floating.

FER 2

Al via i bandi per gli impianti a biogas, biomasse e fotovoltaici floating.

 

Con Decreto Direttoriale del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica n. 44 del 20 aprile 2026 è stato approvato il Calendario delle procedure competitive (bandi) del DM 19 giugno 2024 (DM FER 2), per l’anno 2026.

Dalle ore 12 dell’8 giugno 2026 fino alle ore 12 del 7 agosto 2026 sarà possibile presentare le domande di iscrizione per i seguenti bandi:

Il contingente di potenza disponibile per biogas e biomasse è complessivamente pari a 5 MW.

Per approfondimenti è possibile consultare la “Guida all’utilizzo del Portale FER-E“, le Regole Operative previste dal DM FER2 aggiornate e approvate con Decreto direttoriale del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica dell’11 novembre 2025 n. 64.

Tutta la documentazione è disponibile al link FER2 > Documenti sul sito del GSE.

Si ricorda, infine, che le tariffe di riferimento per le procedure sono le seguenti:

Fonte rinnovabile/Tecnologia

Potenza (kW)

Tariffa di riferimento (€/MWh)

Biogas (Gruppo A)

1<P≤300

226

Biomasse (Gruppo A)

1<P≤300

238,6

300 <P≤1.000

174,1

Fotovoltaico Floating su acque interne (Gruppo D)

1<P≤300

87,3

300 <P≤1.000

84,7

P>1.000

70,6

 

 

Sostegno del Veneto alla barbabietola – Stanziati 600.000 euro per salvare la filiera dello zucchero

Sostegno del Veneto alla barbabietola

Stanziati 600.000 euro per salvare la filiera dello zucchero

Lo zuccherificio di Pontelongo nel 2026 resta fermo, il mercato dello zucchero è cambiato profondamente, la coltivazione delle bietole è sempre più difficolta per gli effetti del clima. Per non lasciare soli gli agricoltori, la Regione del Veneto ha stanziato aiuti per 600.000 euro destinati a chi coltiva barbabietola da zucchero nella campagna in corso.

Il sostegno, definito con delibera della Giunta regionale del 28 aprile 2026, è strutturato come aiuto “de minimis” (massimo 50 mila euro in tre anni), e prevede un rimborso fino a 200 euro per ettaro coltivato. Per accedere al contributo, le aziende devono avere contratti di fornitura attivi con l’industria saccarifera, utilizzare sementi certificate, rispettare le pratiche di rotazione colturale e portare la coltura fino alla raccolta. La gestione sarà affidata ad Avepa, l’agenzia regionale per i pagamenti in agricoltura.

La barbabietola da zucchero non è solo una materia prima per lo zucchero: svolge un ruolo agronomico cruciale nella rotazione delle colture, contribuendo a mantenere la fertilità e la struttura dei suoli. La sua scomparsa dai campi avrebbe effetti negativi anche sulle altre produzioni agricole della pianura veneta. n Veneto si stima che nel 2026 verranno coltivati circa 3.700 ettari a barbabietola — una superficie già ridotta rispetto al passato, specchio di un trend nazionale di progressivo abbandono della coltura.

Il nodo di Pontelongo – Al centro della vicenda c’è lo zuccherificio di Pontelongo, in provincia di Padova, attualmente fermo dopo la decisione di Coprob Italia Zuccheri di sospenderne l’attività. Senza uno sbocco produttivo nelle vicinanze, per i bieticoltori veneti diventa sempre più difficile giustificare economicamente la coltivazione.

Secondo Confagricoltura il contributo regionale è un segnale di attenzione, ma non risolve il nodo strutturale: il futuro della filiera dipende anche da decisioni che vanno oltre i confini regionali, e che riguardano il destino dello stabilimento e le politiche nazionali ed europee per il settore saccarifero.

L’assessore regionale all’agricoltura Dario Bond ha definito l’intervento “un primo passo per consolidare il settore”, riconoscendo che servono “azioni coordinate anche a livello più ampio”.

Per ora, l’obiettivo è chiaro: tenere in vita una filiera strategica, nell’attesa che si definisca un percorso più stabile per il futuro dello zucchero italiano.

 

Decreto Primo Maggio – Salario giusto, bonus assunzioni e stop al caporalato digitale

Decreto Primo Maggio

Salario giusto, bonus assunzioni e stop al caporalato digitale

 

Lo scorso 28 aprile, a pochi giorni dalla Festa dei Lavoratori, il Consiglio dei Ministri ha approvato il cosiddetto Decreto Primo Maggio, un decreto legge proposto dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dalla Ministra del Lavoro Marina Calderone. Il provvedimento interviene su tre fronti: incentivi all’occupazione stabile, tutela del salario, contrasto al caporalato digitale.

Incentivi all’occupazione: i nuovi bonus

Il cuore finanziario del decreto è un pacchetto di quattro misure di decontribuzione, tutte al 100% per 24 mesi, destinate a giovani, donne e imprese del Mezzogiorno:

  • Bonus donne: esonero fino a 650 €/mese per l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratrici svantaggiate; sale a 800 €/mese nelle regioni della ZES Unica per il Mezzogiorno.
  • Bonus giovani under 35: esonero fino a 500 €/mese per nuove assunzioni di personale non dirigenziale under 35; fino a 650 €/mese nel Sud e nelle aree di crisi.
  • Bonus stabilizzazione giovani: esonero fino a 500 €/mese per la trasformazione in contratti a tempo indeterminato (effettuata tra agosto e dicembre 2026) di contratti a termine instaurati entro il 30 aprile 2026, riservato a under 35 mai occupati stabilmente.
  • Bonus ZES over 35: per le micro-imprese fino a 10 dipendenti nella ZES Unica, esonero fino a 650 €/mese per l’assunzione di disoccupati da almeno 24 mesi con più di 35 anni.

Salario giusto: addio salario minimo per legge

La misura simbolicamente più rilevante è l’introduzione del concetto di “salario giusto”: la retribuzione non potrà essere inferiore ai minimi fissati dai Contratti Collettivi Nazionali (CCNL) stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative. Una scelta che esclude esplicitamente un salario minimo stabilito per legge — definito un “logoro vessillo della sinistra” — e lascia alla contrattazione collettiva la definizione delle voci retributive. Gli incentivi contributivi, inoltre, saranno accessibili solo alle imprese che rispettano questi minimi, escludendo chi sottoscrive contratti “pirata”.

Sul fronte dei rinnovi contrattuali, il decreto stabilisce che, se le trattative non si concludono entro 12 mesi dalla scadenza del contratto precedente, le retribuzioni vengano adeguate automaticamente al 30% della variazione dell’indice IPCA (inflazione armonizzata europea).

Contrasto al caporalato digitale: rider e piattaforme nel mirino

Il decreto introduce misure inedite per contrastare lo sfruttamento del lavoro nell’economia delle piattaforme digitali.

Famiglia, lavoro e TFR

Il decreto prevede anche uno sgravio contributivo per le imprese (fino all’1%, con un tetto di 50.000 €/anno) che ottengono la certificazione UNI/PdR 192:2026 sulla conciliazione vita-lavoro, legata al sostegno a maternità, paternità e flessibilità organizzativa.

Sul fronte previdenziale, i lavoratori potranno conferire alla previdenza complementare le quote di TFR maturate nel primo semestre 2026.

 

 

Deborah Piovan, all’imprenditrice veneta il titolo di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana  

Deborah Piovan

All’imprenditrice veneta il titolo di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana

 

Deborah Piovan, imprenditrice nell’azienda agricola di famiglia nel Delta del Po, associata e punto di riferimento di Confagricoltura, ha ricevuto il titolo di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana per il suo impegno in ambito economico e scientifico.

La nomina è della Presidenza della Repubblica su proposta del Ministero dell’agricoltura.

Laurea in scienze agrarie, 57 anni, Deborah Piovan è membro del consiglio dell’Accademia dei Georgofili, del comitato scientifico della rivista di divulgazione agraria dell’accademia nazionale di agricoltura, della società italiana di genetica agraria e del consiglio generale dell’associazione Luca Coscioni. E’ stata portavoce del manifesto cibo per la mente per l’innovazione nel settore agroalimentare.

Ha ricoperto numerosi ruoli di rappresentanza nell’associazionismo agricolo e all’interno di Confagricoltura, dove attualmente presidente la federazione nazionale di prodotto proteoleaginose. 

“Credo che questo riconoscimento valorizzi il lavoro portato avanti da tempo – dice Deborah Piovan – sia sul fronte dell’innovazione che su quello della divulgazione scientifica. Da anni mi occupo delle problematiche relative all’accettazione da parte della società dell’innovazione in agricoltura. Abbiamo bisogno di un’agricoltura innovativa, più sostenibile e resiliente, che faccia perno sulla ricerca per arrivare a varietà nuove, adatte sia alle esigenze di mercato, sia ai cambiamenti climatici in corso. Dobbiamo aumentare la competitività del settore primario, che oggi sconta un ritardo rispetto a Paesi in cui le Ngt, le nuove tecniche genomiche, sono già utilizzate. Serve, perciò, un quadro europeo chiaro, fondato su basi scientifiche”.

Anche il nonno paterno dell’imprenditrice è stato, a suo tempo, un pioniere e innovatore. “Negli anni Sessanta riuscì a recuperare nel territorio di Porto Tolle terreni alluvionati, bonificandoli e facendoli diventare fertili – racconta – Oggi l’azienda coltiva cereali, leguminose e noci. Io ho ricoperto numerosi ruoli di rappresentanza all’interno di Confagricoltura e sono stata tra le fondatrici di Confagricoltura donna Veneto. Ho scritto il libro “Agricoltura, femminile singolare”, che raccoglie dodici storie di donne che si occupano di ricerca e agricoltura a vario titolo, facendo scoprire il lavoro e l’impegno che portano a ciò che troviamo sulle nostre tavole. Credo che nel mondo dell’associazionismo agricolo la rappresentanza femminile sia ancora molto scarsa, considerando che un’azienda su tre è diretta da donne. Le imprenditrici qualificate ci sono e possono fornire un importante contributo”.

“Ci complimentiamo con Deborah per questa importante attestazione – dichiarano Chiara Dossi, presidente di Confagricoltura Donna Veneto e Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, presidente di Confagricoltura Veneto-. È un grande orgoglio per noi averla tra le nostre associate e sappiamo che questo riconoscimento premia non solo l’eccellenza del suo operato e la sua lungimiranza, ma anche la passione che mette nei suoi studi scientifici e nella sua capacità di divulgare la conoscenza in campo agrario. Cose di cui c’è estremo bisogno”.

Cos’è l’Ordine al merito della Repubblica Italiana –  Istituito con la Legge 3 marzo 1951, n. 178, è il primo fra gli Ordini nazionali ed è destinato a “ricompensare benemerenze acquisite verso la Nazione nel campo delle lettere, delle arti, della economia e nel disimpegno di pubbliche cariche e di attività svolte a fini sociali, filantropici ed umanitari, nonché per lunghi e segnalati servizi nelle carriere civili e militari.“.

 

Riso italiano a rischio L’Europarlamento dice no all’abbassamento della soglia di salvaguardia

Riso italiano a rischio

L’Europarlamento dice no all’abbassamento della soglia di salvaguardia

Con il voto dello scorso 28 aprile l’Europarlamento ha respinto gli emendamenti presentati per abbassare la soglia di attivazione della clausola di salvaguardia dal 45% al 20%. L’Europa ha perciò deciso di non tutelare il riso italiano dalle massicce importazioni di prodotto a dazio zero, in particolare da Myanmar e Cambogia.

La modifica era invece essenziale per garantire un meccanismo di difesa tempestivo rispetto agli squilibri del mercato negli scambi commerciali tra i produttori di riso dell’Unione europea e quelli dei Paesi Meno Avanzati (PMA).

Non è bastato il pressing sugli europarlamentari che avevano recepito le reali difficoltà delle imprese risicole e presentato gli emendamenti al Regolamento per la revisione del Sistema delle Preferenze tariffarie Generalizzate relative alle importazioni dai PMA.

Per il settore del riso, di cui l’Italia è primo produttore europeo con circa il 60% dei quantitativi, significa mettere a rischio la tenuta delle imprese e dei territori rurali e difficilmente poter competere in un mercato globale sempre più instabile.

 

 

CONFAGRICOLTURA DONNA – PRESENTATO ALLE ISTITUZIONI IL “DOCUMENTO DI ROMA” PER UN’AGRICOLTURA INCLUSIVA  

CONFAGRICOLTURA DONNA

PRESENTATO ALLE ISTITUZIONI IL “DOCUMENTO DI ROMA” PER UN’AGRICOLTURA INCLUSIVA

 

L’agricoltura italiana ed europea non può più essere pensata senza il pieno protagonismo delle donne. È questo il messaggio emerso dal convegno “L’Agricoltura è Donna. Leadership femminile per coltivare il futuro”, promosso da Confagricoltura Donna lo scorso 28 febbraio a Roma.

L’agricoltura femminile, infatti, cresce e innova.

In Italia, le aziende agricole condotte da donne sono un terzo del totale, in linea con la media europea. Si tratta di aziende tendenzialmente più piccole di quelle guidate da uomini, di un’estensione fino ai cinque ettari, sia in Italia sia in Europa, ma con una SAU (Superficie Agricola Utilizzata) in crescita molto più rispetto a quella dei colleghi (in Italia, + 12,5% per le donne; +2,9% per gli uomini). Il grado di meccanizzazione è superiore e presenta un tasso di crescita nell’ultimo decennio quasi doppio rispetto a quelle gestite da uomini. L’intensità di lavoro è più elevata ed è diminuita meno negli ultimi dieci anni. 

Durante la giornata di lavori, alla quale hanno partecipato esponenti del mondo agricolo, tecnici e imprese, istituzioni ed esperte di leadership femminile, la Confederazione ha presentato i dati aggiornati sull’incidenza di genere nel comparto, elaborati dal Centro Studi di Confagricoltura con il CREA. 

Dal confronto è emersa la necessità di politiche concrete per colmare i divari ancora esistenti e sostenere lo sviluppo delle imprese agricole guidate da donne, migliorando al contempo la qualità della vita nei territori rurali. Nel nostro Paese, l’agricoltura è un “presidio storico” con un tasso di femminilizzazione sopra la media (22,2% – Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne).

La variazione del reddito netto medio delle aziende agricole italiane gestite da donne, negli ultimi dieci anni, presenta un tasso di crescita sempre positivo e superiore a quello delle aziende condotte da uomini. Interessante il valore che si riscontra nelle isole – che vede un incremento molto accentuato per le donne e un netto calo per gli uomini – e lo sviluppo della “viticoltura femminile”, l’unico settore dove non c’è gender gap, che cresce in contrasto ai risultati delle aziende vitivinicole gestite da uomini. 

“Il percorso costruito negli anni da Confagricoltura Donna ha contribuito a rendere visibile e centrale il ruolo delle imprenditrici agricole, oggi riconosciute non come presenza accessoria ma come forza produttiva, sociale e strategica per lo sviluppo del settore, in particolar modo nelle aree rurali. Innovazione, sostenibilità, multifunzionalità e rappresentanza sono i pilastri su cui si fonda questa crescita, insieme alla capacità di fare rete e di portare nei luoghi decisionali competenze ed esperienze concrete” ha dichiarato la Presidente di Confagricoltura Donna, Alessandra Oddi Baglioni, nel discorso che ha dato il via all’iniziativa.

Con l’occasione, Oddi Baglioni ha presentato alle istituzioni le richieste del comparto, raccolte in un manifesto: “Il Documento di Roma”. Di seguito le richieste più urgenti sintetizzate in sette punti-chiave:

  • Riconoscere pienamente il ruolo delle donne nell’agricoltura;
  • Ridurre il divario tra aree urbane e aree rurali;
  • Rafforzare la leadership femminile e la partecipazione sostanziale alla governance;
  • Sostenere l’imprenditoria agricola femminile con strumenti adeguati e accessibili;
  • Promuovere innovazione, formazione e conoscenza come beni accessibili;
  • Valorizzare il ruolo sociale, ambientale ed economico dell’agricoltura femminile;
  • Costruire una nuova politica agricola realmente inclusiva.

Hanno contribuito al dibattito, oltre al Presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, Patrizio Giacomo La Pietra, Sottosegretario di Stato al Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Federico Mollicone, Presidente della Commissione Cultura della Camera dei deputati, Silvia Fregolent, Vicepresidente della 9ª Commissione (Industria, Commercio, Turismo, Agricoltura) al Senato, Marina Marchetto Aliprandi, componente 13esima Commissione agricoltura alla Camera.

 

Prima Legge Annuale PMI – Chiarimenti sull’assicurazione obbligatoria per le macchine agricole

Prima Legge Annuale PMI

Chiarimenti sull’assicurazione obbligatoria per le macchine agricole

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n. 68 del 23 marzo 2026, è entrata in vigore il 7 aprile 2026 la Legge 11 marzo 2026 n. 34 — la prima legge annuale dedicata alle micro, piccole e medie imprese dall’entrata in vigore dello Statuto delle Imprese, attesa da quattordici anni. Il provvedimento, articolato in 6 capi e 26 articoli, interviene su temi quali il ricambio generazionale, la sicurezza sul lavoro, la finanza d’impresa, la trasparenza digitale e l’innovazione.

Articolo 9: esonero dall’obbligo RCA per carrelli elevatori e macchine agricole

Tra le disposizioni di maggiore impatto per il settore primario spicca l’articolo 9, che introduce due nuovi commi all’art. 122-bis del Codice delle Assicurazioni Private (D.Lgs. 209/2005), ampliando le deroghe all’obbligo di assicurazione per la responsabilità civile.

Cosa prevede la norma. Le macchine agricole non immatricolate o prive del certificato di idoneità tecnica alla circolazione sono esonerate dall’obbligo RCA, a condizione che:

  • operino esclusivamente all’interno di fondi agricoli, aziende agrarie o spazi privati non accessibili al pubblico;
  • siano coperte da una polizza volontaria per la responsabilità civile verso terzi (RCT).

La medesima deroga, già prevista in origine per i carrelli elevatori operanti in aree aziendali, stabilimenti e depositi, viene così estesa anche alle macchine agricole che rispettano i requisiti sopra indicati.

Il contesto: un problema aperto dal luglio 2024

La norma nasce per rispondere alle criticità generate dall’obbligo assicurativo introdotto nel luglio 2024, in attuazione della normativa europea sui veicoli. Da quella data, qualunque macchina agricola o operatrice — anche se ferma in area privata e mai utilizzata su strade pubbliche — era tenuta alla copertura RCA obbligatoria. L’obbligo abbracciava sia il cosiddetto rischio statico (legato alla mera conservazione del mezzo fermo) sia il rischio di circolazione in zone ad accesso limitato.

La soluzione è stata raggiunta grazie all’azione congiunta di Confagricoltura e delle associazioni dei costruttori e commercianti di macchine agricole.

Cosa rimane irrisolto

La nuova disposizione, pur costituendo un passo avanti significativo, non affronta tutte le situazioni problematiche. Restano escluse dal beneficio le macchine agricole regolarmente immatricolate e dotate di certificato di idoneità alla circolazione, ma di fatto utilizzate in modo statico all’interno dell’azienda — come avviene, ad esempio, per i mezzi impiegati nell’irrigazione o in altre operazioni che non comportano spostamento su strada. Per questi casi, il nodo assicurativo rimane ancora aperto e attende una soluzione normativa definitiva.