TRASFORMAZIONE AGEVOLATA IN SOCIETA’ SEMPLICE ENTRO IL 30 SETTEMBRE

Società e fisco

TRASFORMAZIONE AGEVOLATA IN SOCIETA’ SEMPLICE ENTRO IL 30 SETTEMBRE

 

Entro il prossimo 30 settembre è possibile avvalersi della trasformazione agevolata in società semplice. Ne sono interessate le società in nome collettivo (snc), in accomandita semplice (sas), a responsabilità limitata (srl), per azioni (spa) e in accomandita per azioni (sapa) che svolgono l’attività di gestione dei propri beni immobili, cioè sono proprietarie di abitazioni, uffici, capannoni, terreni agricoli ecc. concessi in affitto. L’agevolazione consiste nella possibilità di trasformare dette società in società semplice e quindi estromettere i beni immobili dal regime fiscale d’impresa, pagando un’imposta sostitutiva nella misura dell’8%, calcolata sulla differenza tra il valore normale/catastale dei beni posseduti all’atto della trasformazione e il costo degli stessi.

E’ richiesto che all’atto della trasformazione la compagine sociale sia composta dagli stessi soci presenti alla data del 30/9/2025. Il versamento dell’imposta dovrà essere effettuato entro il 30/9/2026 (per il 60%) ed entro il 30/11/2026 (per il rimanente 40%).

Senza questa agevolazione, le snc, sas, srl, spa e sapa che decidessero di trasformarsi in società semplice, si troverebbero a dover pagare imposte dirette sulla plusvalenza determinata dalla differenza tra il valore normale sul mercato e il costo di acquisto degli immobili e spesso l’operazione comporta un notevole esborso.

Avversità in agricoltura e pesca. La Regione del Veneto approva il piano di interventi 2026

Avversità in agricoltura e pesca. La Regione del Veneto approva il piano di interventi 2026

 

Con la Deliberazione di Giunta Regionale n. 893 del 2026 la Regione del Veneto ha approvato il programma di azioni per il contrasto delle avversità emergenti nel settore primario per l’anno 2026, dando attuazione all’art. 13 della L.R. 33/2024 su proposta del Tavolo tecnico istituito presso l’Agenzia veneta “Veneto Agricoltura”.

Dopo le prime azioni finanziate nel 2025 con la DGR n. 361/2025 è stato definito il programma per il 2026, articolato in quattro Azioni per un valore complessivo di 1.300.000 euro, a cui si aggiungono ulteriori 13.000 euro stanziati per il 2027. Riportiamo le quattro azioni finanziate.

  1. Capitalizzazione dei fondi di mutualità del rischio – 000 euro. Si tratta di un contributo regionale ai fondi mutualistici agricoli (ai sensi del Reg. UE 2021/2115 e del DM 413182/2023) che compensano le perdite di produzione superiori al 20% causate da eventi climatici, fitopatie, parassiti o malattie animali. La gestione tecnico-amministrativa è affidata ad AVEPA e il relativo bando avrà un termine di presentazione delle domande di 45 giorni dalla pubblicazione.
  2. Prove sperimentali di difesa fitosanitaria – 000 euro, ripartiti in 5 sottoazioni affidate a enti di ricerca convenzionati:
  • difesa fitosanitaria dell’asparago (ruggini, stemfiliosi) – Università di Padova/TESAF – 17.000 euro;
  • efficacia di formulati a basso impatto contro gli afidi del peperone in serra – Università di Verona/Biotecnologie – 23.000 euro;
  • patogeni fungini di melo e noce (Colletotrichum spp.) – Università di Padova/TESAF – 100.000 euro;
  • contrasto a Popillia japonica e Halyomorpha halys – Veneto Agricoltura – 207.000 euro;
  • diagnostica molecolare per la Flavescenza dorata della vite – Università di Verona/Biotecnologie – 40.000 euro.
  1. Interventi per crisi da calamità naturali nella pesca professionale e nell’acquacoltura – 000 euro, affidati a Veneto Agricoltura e destinati a: venericoltura in Laguna Nord (50.000 euro), raccolta e smaltimento del Granchio blu (80.000 euro) e ripopolamento dei molluschi bivalvi danneggiati (470.000 euro).
  2. Bluetongue (febbre catarrale degli ovini) – 000 euro per il 2026 e ulteriori 13.000 euro per il 2027, destinati a una campagna di vaccinazione volontaria a rimborso (in regime de minimis) per proteggere quattro razze ovine autoctone venete a rischio di estinzione: Brogna, Alpagota, Foza e Lamon, in collaborazione con ARAV.

Il testo integrale della DGR n. 893/2026 è consultabile sul Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto: link alla DGR.

Access2Markets – Seminario online della Commissione europea sul portale per le imprese che importano ed esportano

Access2Markets – Seminario online della Commissione europea sul portale per le imprese che importano ed esportano

 

La Commissione europea organizza il 29 settembre 2026, dalle ore 14:30 alle 17:00, un seminario online dedicato al portale Access2Markets, la piattaforma dell’UE che offre alle imprese informazioni e strumenti utili per le attività di importazione ed esportazione.

Nel corso del seminario saranno illustrate le principali funzionalità del portale, tra cui:

  • le sezioni dedicate all’importazione e all’esportazione;
  • l’elenco delle barriere commerciali e le modalità per segnalarle attraverso il Single Entry Point;
  • le statistiche sul commercio;
  • lo strumento di autovalutazione delle regole di origine ROSA;
  • My Trade Assistant for Procurement;
  • My Trade Assistant for Services and Investment;
  • l’Helpdesk per le PMI sugli strumenti di difesa commerciale (TDI).

L’incontro si concluderà con una sessione di domande e risposte in diretta.

Il seminario si svolgerà online e in lingua inglese, con interpretariato in italiano.

Le iscrizioni sono aperte fino alle ore 17:00 (CET) del 25 settembre 2026 al seguente link:

EUSurvey – Indagine

L’iniziativa è rivolta a imprese e operatori interessati a conoscere e utilizzare gli strumenti messi a disposizione dall’UE per supportare i processi di internazionalizzazione.

 

L’IMPATTO DEL CALDO ESTREMO SULL’AGRICOLTURA: SERVE UN CHIARO INDIRIZZO POLITICO DA PARTE DELL’UE

L’IMPATTO DEL CALDO ESTREMO SULL’AGRICOLTURA: SERVE UN CHIARO INDIRIZZO POLITICO DA PARTE DELL’UE

Giansanti con il COPA-COGECA da Hansen con un’analisi puntuale della situazione in Europa

 

In vista del prossimo Agrifish a Dublino, i rappresentanti del Copa-Cogeca dei Paesi maggiormente colpiti da fenomeni meteorologici estremi durante l’estate in corso hanno evidenziato al Commissario Christophe Hansen e al Ministro Martin Heydon (in rappresentanza della Presidenza irlandese) il diffuso deterioramento dell’agricoltura europea.

Da un’analisi del Copa-Cogeca, i Paesi maggiormente colpiti sono quelli a sud, centro e ovest. Slovenia, Austria, Francia e Italia segnalano le conseguenze più gravi. Danni significativi a livello regionale sono stati, inoltre, registrati in Spagna, Ungheria, Germania, Croazia, Repubblica Ceca, Irlanda e Romania.

Danneggiate soprattutto le colture erbacee: cereali, mais e semi oleosi. Per quanto riguarda il mais, ad esempio, la Slovenia ha registrato perdite del 50-70%, la Francia del 40% e l’Italia del 20-25%, con picchi fino al 70% in alcune aree non irrigue. Anche patate, barbabietole da zucchero e ortaggi hanno accusato un duro colpo, soprattutto nelle zone meno irrigate. Frutta, uva e olive hanno subito stress da calore, scottature solari, caduta precoce e una riduzione delle dimensioni e della qualità dei prodotti, con conseguenze particolarmente gravi segnalate in Croazia, Italia, Slovenia e Spagna. In Croazia, la produzione di frutta, e di uva in particolare, è stimata in calo di circa il 30%, mentre oltre il 90% degli uliveti non dispone di irrigazione.

Anche la zootecnia è sottoposta a una pressione crescente. La riduzione della disponibilità di pascoli e foraggi ha determinato un forte calo della produzione di fieno, con perdite che raggiungono almeno il 50% in Ungheria e il 30-90% nelle aree colpite della Germania. Anche Francia, Slovenia, Spagna e Irlanda segnalano significative carenze di mangimi. In alcune zone (Italia compresa), la produzione di latte è già diminuita tra il 10% e il 15%, mentre sono stati registrati impatti negativi anche sul benessere animale. La necessità di acquistare mangimi sta aumentando i costi di produzione e alimentando preoccupazioni per il prossimo inverno.

Questa crisi climatica, che si aggiunge alla già esistente crisi dei fattori produttivi e ai forti aumenti dei costi dei fertilizzanti e dell’energia, non rappresenta più soltanto una questione legata al raccolto di quest’estate; sta, infatti, generando rischi produttivi, economici, inflazionistici e di sicurezza alimentare che si protrarranno nei prossimi mesi.

Al momento le risposte a questa situazione sono limitate e prevalentemente di carattere nazionale o regionale. I vertici del Copa-Cogeca ritengono tali misure insufficienti, considerata la dimensione europea e l’ampia diffusione geografica degli impatti. Chiedono, pertanto, una risposta più incisiva e rapida da parte dell’Unione Europea con raggi di azione nel breve, medio e lungo periodo. Servono: un immediato sostegno alla liquidità delle imprese agricole, un utilizzo più flessibile degli strumenti della PAC, più coordinamento a livello europeo e maggiori investimenti per adattarsi al cambiamento climatico (varietà più resilienti, gestione delle risorse idriche, infrastrutture per l’irrigazione e strumenti più efficaci di gestione del rischio). Nel medio periodo, l’auspicio è che l’Europa possa superare i vincoli strutturali che limitano la capacità degli agricoltori di adattarsi. Servirebbero: interventi sulle Direttive Nitrati, la sospensione del CBAM e l’attuazione dell’Omnibus Food and Feed al fine di snellire la burocrazia per agevolare soluzioni concrete, compreso un più semplice accesso a prodotti fitosanitari efficaci.

Quest’estate ha reso evidente che gli eventi meteorologici estremi non sono più fenomeni eccezionali. L’agricoltura europea ha bisogno di un chiaro indirizzo politico di lungo periodo e di risorse finanziarie adeguate a costruire la propria resilienza. La futura PAC e l’OCM, insieme al Fondo europeo per la competitività, devono garantire la capacità di investimento necessaria per l’adattamento, l’innovazione, la gestione delle risorse idriche e la gestione del rischio.

GRANO DURO ITALIANO. Il deficit produttivo fa scendere l’autoapprovvigionamento al 56%

GRANO DURO ITALIANO. Il deficit produttivo fa scendere l’autoapprovvigionamento al 56%

 Siamo in allarme per il grano duro italiano. Dall’inizio dell’estate Confagricoltura non ha smesso di richiamare l’attenzione sulla situazione di grave criticità che riguarda il comparto. Una condizione che mette a rischio la nostra sovranità produttiva. L’emergenza climatica erode la produttività agricola; la poli-crisi globale fa lievitare i costi energetici e produttivi; ai produttori vengono riconosciuti prezzi sempre più bassi: i nostri agricoltori lavorano in perdita e in molti casi abbandonano.

Il Centro Studi di Confagricoltura ha evidenziato dei dati preoccupanti: le superfici coltivate a grano duro in Italia si sono ridotte del 10% (dal 2012 al 2025); il tasso di autoapprovvigionamento è sceso dal 78% al 56,5%. Oggi, per raggiungere l’autosufficienza mancano oltre 880mila ettari. L’Italia dipende dall’estero per quasi la metà del grano duro che trasforma in pasta e questa dipendenza cresce ogni anno, con margini in contrazione per i cerealicoltori, o addirittura in perdita. È fondamentale invertire questa tendenza ora.

Per questo, la Confederazione ha accolto con soddisfazione la campagna del MASAF che invita a preferire la pasta italiana, intendendo “pasta prodotta al 100% da grano duro italiano”. Si tratta, infatti, di un segnale importante di sostegno ai cerealicoltori italiani e di sensibilizzazione dei consumatori.

Tuttavia, la crisi in atto è strutturale e si inserisce in un contesto minaccioso a livello globale. “Ormai a tutti gli effetti i prodotti agricoli sono strumenti per condizionare le guerre che si combattono anche attraverso la capacità di consegnare o non consegnare navi di grano – ha detto Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, al Meeting di Rimini –. Siamo fortemente preoccupati per l’inflazione alimentare: un elemento che nessuna Banca centrale può controllare. Un rialzo dei prezzi del cibo genererà ulteriori scossoni in un mercato finanziario già turbato dalle guerre”.

Confagricoltura auspica che vengano individuate risorse straordinarie per misure mirate, al fine di sostenere il reddito degli agricoltori e di garantire alla filiera agroindustriale una sempre crescente quantità di grano duro nazionale.

Acquacoltura: il caldo colpisce le produzioni

Acquacoltura: il caldo colpisce le produzioni

API chiede interventi per superare l’emergenza

Le temperature estreme e la crisi idrica dell’estate stanno colpendo duramente l’acquacoltura italiana. Sebbene il settore abbia resistito con tenacia alla siccità, – precisa l’API, l’Associazione Piscicoltori Italiani – le attuali perdite di produzione hanno raggiunto livelli critici: serve subito un intervento pubblico strutturale.

Particolarmente colpite sono le piccole e medie imprese del comparto, tra cui gli impianti di troticoltura e storionicoltura. La trota è il pesce più allevato in Italia, che è anche il secondo Paese al mondo nella produzione di caviale da storione.

Oltre al deficit idrico, il rischio è anche sanitario: il surriscaldamento delle acque e il conseguente crollo dei livelli di ossigeno disciolto rischiano infatti di compromettere il sistema immunitario dei pesci. Per tentare di salvare le biomasse, – spiega l’API – gli allevatori sono stati costretti a ridurre al minimo l’alimentazione, bloccando così la crescita e la produzione, e ad affrontare costi ingenti per l’ossigenazione artificiale. Hanno dovuto inoltre adottare pratiche di riduzione forzata degli stock, con inevitabili e pesanti ripercussioni sulla futura programmazione produttiva e sui mercati.

L’acquacoltura italiana ha comunque attivato tempestive strategie di mitigazione per tutelare benessere, sanità animale e sicurezza alimentare. “Le imprese, infatti, – spiega il direttore dell’API Andrea Fabris – stanno investendo in sistemi per la riduzione del fabbisogno idrico. Questo sforzo tecnologico è accompagnato da un approccio circolare, basato su mangimi sostenibili e sull’ottimizzazione dell’impronta idrica e carbonica, e da un rigoroso monitoraggio scientifico delle vasche garantito dall’uso di indicatori di benessere e specifiche valutazioni diagnostiche”.

Gli sforzi rischiano tuttavia di essere vanificati da una governance della risorsa idrica che penalizza l’acquacoltura, ma “senza acqua, il pesce non vive”. Per far fronte all’emergenza, l’associazione chiede interventi per la tenuta del comparto, che rappresenta un fiore all’occhiello del settore primario italiano: urgenti sono il riconoscimento dell’allevamento ittico come priorità di derivazione, subito dopo l’uso potabile, per garantire la sopravvivenza degli animali, e la possibilità, in fase di emergenza, di ottenere deroghe tempestive per le PMI ittiche, al pari dei grandi consorzi irrigui agricoli o delle centrali idroelettriche.

L’API chiede inoltre di superare la frammentazione degli otto Piani di Bacino e dei Piani Regionali di Tutela delle Acque per evitare sperequazioni territoriali, stabilendo protocolli chiari per affrontare la siccità. Analogamente è importante tenere alta l’attenzione sugli scarichi e le pratiche a monte durante i periodi di secca, per evitare che l’inquinamento danneggi le produzioni ittiche a valle.

Mercosur. Stop alle importazioni di carni dal Brasile

Mercosur. Stop alle importazioni di carni dal Brasile

Per Confagricoltura una decisione giusta – Il blocco invece preoccupa il Consorzio della Bresaola della Valtellina IGP

Dal 3 settembre 2026 è entrato in vigore il divieto imposto dalla Commissione europea alle esportazioni dal Brasile verso l’Unione europea di diversi prodotti agroalimentari di origine animale. Il blocco riguarda in particolare bovini, equini, pollame, uova, prodotti dell’acquacoltura, miele e budella.

Confagricoltura accoglie con favore la decisione, sottolineando come essa recepisca le segnalazioni presentate da numerosi Stati membri e dalla stessa Confagricoltura sulla grande disparità delle regole di produzione tra il Brasile e l’Unione europea. Nel Paese sudamericano, infatti, negli allevamenti si fa un uso di antimicrobici e ormoni della crescita ben al di fuori degli standard consentiti in Europa. Gli allevamenti europei, al contrario, sono soggetti a norme rigorose non solo in materia di benessere animale, ma anche di tracciabilità della filiera, salubrità del prodotto finale e trasparenza di ogni fase di produzione e macellazione.

Il punto centrale sollevato dall’associazione è la mancata reciprocità degli standard produttivi nello scambio commerciale. Dall’entrata in vigore dell’accordo UE-Mercosur, lo scorso 1° maggio, si sono infatti registrati diversi casi di inadeguatezza delle importazioni provenienti dal Brasile, che resta il leader mondiale nella produzione di carne bovina. Nei primi sei mesi del 2026, sottolinea ancora Confagricoltura, il Brasile è stato l’unico Paese ad aumentare l’export verso l’UE, mentre è calato quello degli altri principali esportatori mondiali.

Per Confagricoltura è fondamentale che il principio di reciprocità venga tutelato, sia a garanzia della salute dei consumatori sia a tutela della competitività delle imprese agricole europee, chiamate a sostenere costi di produzione più elevati proprio in virtù degli standard più severi a cui sono sottoposte.

Il blocco preoccupa il Consorzio della Bresaola della Valtellina IGP

Accanto alla posizione di Confagricoltura, va segnalata ai fini di un’informazione completa, la preoccupazione espressa da chi, a valle della filiera, dipende dalla materia prima sudamericana. Un articolo del Sole 24 Ore del 2 settembre 2026 raccoglie infatti l’allarme del Consorzio della Bresaola della Valtellina IGP, per cui il prodotto è realizzato per l’82% con carne sudamericana, di cui il 60% di provenienza brasiliana.

Secondo il presidente del Consorzio, Mario Moro, lo stop farà venir meno nell’immediato almeno il 25% della materia prima necessaria alla produzione, in un contesto in cui le quotazioni della carne per la bresaola sono già aumentate del 15% da giugno, da quando cioè la misura era stata annunciata da Bruxelles. Gli stock accumulati dalle aziende, secondo le stime del Consorzio, potrebbero sostenere al massimo due o tre mesi di produzione. Il direttore dell’Assica (l’associazione degli industriali dei salumi), Davide Calderone, ha comunque precisato che non vi è alcun rischio sanitario per il consumatore: il nodo è esclusivamente la mancata certificazione, da parte degli operatori brasiliani, del non utilizzo di un antimicrobico vietato in Europa — certificazione che i produttori di Argentina, Paraguay e Uruguay, gli altri firmatari dell’intesa UE-Mercosur, hanno invece già adottato.

Il Consorzio, che riunisce 13 aziende per un valore alla produzione 2025 di circa 502 milioni di euro e 1.500 addetti nel distretto di Sondrio, auspica una rapida ripresa del confronto tra UE e Brasile e che i produttori brasiliani si dotino in tempi brevi del sistema di tracciabilità richiesto, pur riconoscendo le difficoltà oggettive di applicarlo a sistemi di allevamento estensivo come quelli sudamericani.

Caro fertilizzanti. Dall’Europa e dal Governo un sostegno per le aziende

Caro fertilizzanti. Dall’Europa e dal Governo un sostegno per le aziende

 

Il forte rincaro dei fertilizzanti innescato dalla crisi in Medio Oriente sta pesando sui costi di produzione delle aziende agricole: secondo l’indice della Banca Mondiale, tra marzo e maggio 2026 i prezzi sono aumentati del 51% su base annua, con punte del 101% per l’urea. Per rispondere a questa emergenza, l’Unione europea ha attivato un canale di sostegno straordinario nell’ambito della PAC che il Governo italiano si appresta a rafforzare con risorse nazionali aggiuntive, così da rendere la misura più sostanziosa per le imprese.

Il 22 luglio 2026 è entrato in vigore il Regolamento (UE) 2026/1768 del Parlamento europeo e del Consiglio che permette agli Stati membri la possibilità di attivare un sostegno temporaneo eccezionale per gli agricoltori più colpiti dal caro fertilizzanti e consente espressamente di integrarlo con finanziamenti nazionali fino al 200% delle risorse FEASR assegnate.

È esattamente questa la strada che il Masaf sta percorrendo. Il Ministero ha infatti deciso di destinare l’intera riserva di crisi PAC da 46 milioni di euro alla compensazione degli agricoltori colpiti dal caro fertilizzanti e, a luglio, ha inoltrato al Ministero dell’Economia e delle Finanze la richiesta di autorizzazione a innalzare tale riserva, con cofinanziamento nazionale, fino a 136,8 milioni di euro complessivi. Il via libera del Mef è atteso nei prossimi giorni.

Elemento di interesse per le aziende riguarda le modalità di erogazione. A differenza del credito d’imposta sul gasolio agricolo, che richiede la produzione delle fatture di acquisto per essere riconosciuto in compensazione con debiti fiscali e contributivi, la misura sui fertilizzanti dovrebbe prevedere l’erogazione di un aiuto a ettaro, differenziato per coltura, calcolato sull’incidenza dei costi dei fertilizzanti sul valore a ettaro della coltura stessa. Il parametro è stato definito sulla base di uno studio dei costi condotto da Ismea, trasmesso anche a Bruxelles a supporto della misura italiana.

In base al regolamento UE, l’aiuto è finalizzato a compensare parte dei maggiori costi sostenuti a partire dal 1° marzo 2026, con un’intensità che può coprire fino al 50% dei costi aggiuntivi, elevabile all’80% per gli agricoltori soggetti a impegni di riduzione dell’uso dei fertilizzanti (ecoschemi, misure agroclimatico-ambientali, prescrizioni in zone con svantaggi territoriali specifici ex art. 72 del Reg. 2115/2021). I pagamenti dovranno essere effettuati entro il 30 giugno 2027, con le condizioni di ammissibilità e le modalità attuative definite dalla modifica del Piano strategico nazionale della PAC.

Peste Suina Africana

Peste Suina Africana

Quattro casi confermati in carcasse di cinghiale nel Comune di Riano (RM)

Il Ministero della Salute, con nota prot. n. 25038 del 2 settembre 2026, ha comunicato la conferma di quattro casi di Peste Suina Africana (PSA) riscontrati in altrettante carcasse di cinghiale rinvenute nel Comune di Riano, in provincia di Roma. Il primo ritrovamento risale al 27 agosto scorso; gli altri casi sono emersi nei giorni successivi, grazie all’intensificazione della ricerca attiva delle carcasse avviata immediatamente dopo la prima conferma.

Le autorità veterinarie regionali e locali hanno già attivato le misure previste dalla normativa unionale e nazionale: controlli negli allevamenti ricadenti nella zona infetta, intensificazione della sorveglianza e indagini epidemiologiche per individuare l’origine del contagio e verificare se si tratti di una nuova introduzione del virus. La provincia di Roma era stata dichiarata ufficialmente indenne da PSA nel gennaio 2025, dopo l’ondata di infezione che aveva colpito l’area metropolitana della Capitale nel maggio 2022.

La proposta di istituzione della zona infetta, approvata dall’Unità Centrale di Crisi (UCC), è stata accolta favorevolmente dalla Commissione Europea, che pubblicherà a breve la relativa Decisione, con indicazione della durata della zona e della successiva inclusione in zona di restrizione parte II. Sono inoltre allo studio eventuali limitazioni alle attività antropiche nell’area interessata, tenuto conto anche del periodo estivo.

Il Ministero ha assicurato che seguiranno aggiornamenti puntuali sull’evoluzione della situazione, invitando alla massima diffusione delle informazioni relative all’istituzione della zona infetta.

Dermatite bovina

Dermatite bovina

Un focolaio blocca la movimentazione dei capi nella Sardegna Sudorientale

Nonostante la campagna di vaccinazione contro la Dermatite nodulare contagiosa dei bovini stia procedendo con buoni risultati in gran parte della Sardegna, un pezzo importante del territorio regionale, tra centro e aree sudorientali dell’Isola, continua a pagare il blocco alla movimentazione dei bovini per due focolai: uno ancora classificato attivo a Escalaplano e uno chiuso, ma ancora regimentato dai dettami di biosicurezza imposti dall’UE, a Samugheo. Mentre nel secondo caso i capi della mandria contagiata sono stati abbattuti, nel primo focolaio l’allevatore ha fatto ricorso contro il depopolamento dei bovini presenti nella sua azienda. Nel merito è atteso il pronunciamento del TAR, che potrebbe già esprimere un primo parere, forse, a inizio autunno. E se il quadro epidemiologico pare ben governato dai servizi veterinari, quello economico e finanziario di centinaia di aziende zootecniche è invece investito da uno stop alla movimentazione e alla vendita dei bovini, che grava ogni settimana di più sui bilanci aziendali e sulla possibilità poi di riuscire a vendere gli animali, qualora i blocchi venissero allentati nel prossimo futuro.