Crisi idrica. La Regione istituisce il Tavolo tecnico per gli invasi

Crisi idrica. La Regione istituisce il Tavolo tecnico per gli invasi
Confagricoltura Veneto apprezza la proposta dell’assessore e pone i tema delle risorse necessarie

 

L’assessore regionale all’Agricoltura Dario Bond ha istituito il Tavolo tecnico regionale sulla crisi idrica, riunendo a Mestre le principali associazioni di categoria, tra le quali Confagricoltura. insieme ad ANBI Veneto (associazione dei Consorzi di bonifica). Si è trattato del primo incontro di un organismo permanente che avrà il compito di coordinare gli interventi strutturali necessari a fronteggiare le sempre più frequenti situazioni di scarsità idrica, in particolare per il settore agricolo.

Il principio guida enunciato da Bond è netto: “l’acqua va governata dodici mesi all’anno”, accumulandola quando disponibile per poterla utilizzare nei periodi di siccità. Con crisi idriche che si ripetono ormai ogni due o tre anni, l’assessore ha sottolineato la necessità di abbandonare l’approccio emergenziale e di ragionare in termini di prevenzione permanente: sapere quanta acqua è disponibile, dove si trova, come viene utilizzata, quanto se ne può accumulare e come distribuirla al momento del bisogno.

Il Tavolo tecnico dovrà mettere a sistema priorità, progettualità e fonti di finanziamento, definendo un percorso condiviso per rafforzare la sicurezza idrica del Veneto. La base di partenza è già disponibile: la Regione, in collaborazione con ANBI Veneto, ha elaborato e la Giunta regionale ha approvato il “Quadro conoscitivo sui bacini in cui invasare la risorsa idrica, ad uso irriguo ed ecosistemico”, un documento che censisce i possibili bacini e un parco di progetti costruito negli anni con i Consorzi di bonifica. Il passaggio successivo, indicato da Bond, è ora quello di individuare le priorità, reperire le risorse finanziarie e trasformare i progetti in cantieri concreti.

L’assessore ha delineato un piano che si muove su due binari paralleli. Nel breve periodo, una migliore gestione della risorsa già disponibile: risparmio idrico, maggiore efficienza dei sistemi irrigui, ottimizzazione delle derivazioni e gestione dinamica delle disponibilità. Nel medio-lungo periodo, l’aumento della capacità di accumulo attraverso un piano straordinario per l’individuazione, il recupero e la realizzazione di invasi e bacini sull’intero territorio regionale, compresi gli interventi sugli invasi montani esistenti e la ricarica della falda.

Il presidente di Confagricoltura Veneto Giangiacomo Bonaldi, presente all’incontro, ha espresso apprezzamento per l’iniziativa dell’assessore Bond, definendo la gestione strutturale della risorsa idrica un tema ormai centrale per la tenuta e la competitività delle imprese agricole venete. Il presidente ha ribadito la necessità di creare riserve attraverso grandi invasi, puntando su un doppio binario: da un lato il recupero dei laghi esistenti – da ripulire e sghiaiare per restituire loro piena capacità di accumulo – dall’altro la realizzazione di nuovi sbarramenti lungo i corsi d’acqua.

“I progetti ci sono già – ha osservato Bonaldi – il vero problema sono le risorse finanziarie, che vanno reperite a tutti i livelli”, regionale, nazionale ed europeo. Il presidente ha inoltre richiamato l’attenzione sul fronte aziendale, sottolineando come, accanto ai grandi interventi infrastrutturali, sia altrettanto necessario migliorare l’efficienza degli impianti irrigui a livello di singola azienda agricola, per ridurre gli sprechi e ottimizzare l’uso della risorsa già a partire dal campo.

Forum Agriturist 2026 (Rimini, 13-14 Ottobre) – Apertura Iscrizioni

Forum Agriturist 2026 (Rimini, 13-14 Ottobre) – Apertura Iscrizioni

 

Si informa che nei giorni 13 e 14 ottobre 2026 si terrà il Forum Agriturist 2026, dal titolo “Coltivare valore, creare esperienze”, importante appuntamento di formazione e confronto per il settore.

 Programma e Quote di Partecipazione

  • 13 Ottobre | Forum Nazionale (Tenuta del Monsignore – San Giovanni in Marignano, RN)
    • Attività: Sessione formativa mattutina su giovani, territorio e innovazione; tavoli di lavoro nel pomeriggio.
    • Servizi inclusi: Accesso ai lavori, pranzo, cena di gala e servizio navetta per hotel/stazioni.
    • Quota: € 120 (€ 70 escludendo la cena di gala).
  • 14 Ottobre | TTG Travel Experience (Rimini Fiera)
    • Attività: Ingresso in fiera e partecipazione al convegno delle ore 11:00 “Agriturismo: in una parola mille experiences” (Sala Diotallevi I).
    • Servizi inclusi: Servizio navetta dalle strutture convenzionate alla stazione.
    • Quota: € 50.
  • Pacchetto Completo (13 + 14 Ottobre): € 150.

 Opportunità Promozionali al TTG

Presso lo stand istituzionale Agriturist è prevista la possibilità di effettuare incontri B2B e di organizzare gratuitamente degustazioni o attività esperienziali aziendali.
Termini di adesione: Per riservare uno slot di un’ora (tra il 14 e il 16 ottobre), il modulo di partecipazione deve essere compilato entro il 30 settembre. Gli spazi verranno assegnati in ordine cronologico di richiesta.

 Note Logistiche

Le quote di partecipazione non comprendono il pernottamento. A seguito della compilazione del modulo, verranno inviati via e-mail il programma provvisorio delle due giornate, le modalità di pagamento e l’elenco delle strutture ricettive convenzionate presso cui prenotare autonomamente.

 

👉LINK AL MODULO DI PARTECIPAZIONE UFFICIALE 

 

 

FOCUS ISTAT 2025 · PRODUZIONI AGRICOLE E ZOOTECNICHE

FOCUS ISTAT 2025 · PRODUZIONI AGRICOLE E ZOOTECNICHE

Vent’anni di agricoltura Italiana. Come sono variate le principali produzioni

 

L’Istat ha pubblicato il 4 settembre il Focus_Produzioni-agricole-e-zootecniche_Anno-2025 che ricostruisce l’andamento di superfici, produzioni e rese delle principali coltivazioni e dei principali allevamenti italiani nel ventennio 2006-2025. Il quadro nazionale, già di per sé indicativo di trasformazioni profonde, restituisce segnali ancora più netti se si guarda a come si posiziona il Nordest — l’area statistica in cui l’Istat colloca il Veneto insieme a Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna — sui comparti che più contano per le aziende associate: mais, frumento, soia, vite, latte e carne.

Una premessa metodologica è d’obbligo: l’Istat non pubblica in questo Focus dati disaggregati per singola regione, ma solo per le cinque ripartizioni geografiche (Nord-ovest, Nord-est, Centro, Sud, Isole). I dati sul Nordest che seguono comprendono quindi anche Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna, e vanno letti come un’indicazione di tendenza dell’area in cui il Veneto ha un peso rilevante, non come una fotografia esclusiva della nostra regione. Per latte e carne, inoltre, il Focus non fornisce alcuna ripartizione territoriale: i dati disponibili sono solo nazionali.

Mais: la contrazione nel Nordest è più marcata che altrove

A livello nazionale la produzione di mais crolla del 42,7% tra il 2006 e il 2025, con una superficie coltivata dimezzata (-51,2%, da 1,1 milioni a 540.945 ettari) e una resa per ettaro salita del 17,4% (da 86,8 a 101,9 quintali/ettaro), segno di una concentrazione della coltura nelle aree più vocate.

Il Nordest resta l’area che, dopo il Nord-ovest, produce più mais in Italia: nel 2025 vale il 38,9% della produzione nazionale. La flessione ventennale nell’area, tuttavia, è più pesante della media Italia: -49,8%, contro il -42,7% nazionale e il -33,4% del Nord-ovest. È il segnale di una filiera maidicola che, pur restando centrale per la zootecnia regionale, ha pagato un prezzo alto in termini di superfici. A livello nazionale, nel 2025 l’Italia ha importato 70 milioni di quintali di mais, quasi quattro volte il 2006, superando stabilmente la produzione interna dal 2022.

Grano: tenero in flessione, il duro aumenta nel Nordest

Il frumento tenero nazionale perde il 21,4% di produzione tra 2006 e 2025, più della contrazione delle superfici (-12,3%), con una resa per ettaro in calo (-10,4%). Il Nordest è però l’area leader per questa coltura, con il 49,3% della produzione nazionale nel 2025, e la sua flessione ventennale (-17,6%) risulta meno accentuata della media italiana.

Diverso, e in controtendenza rispetto al dato nazionale, l’andamento del frumento duro: a livello Italia la produzione cala del 9,3% (superfici -15,5%, resa +7,4%), ma nel Nordest — che pesa per l’11,4% sulla produzione nazionale, quota comunque contenuta rispetto a Centro e Sud — la produzione più che raddoppia (+101,3%). Si tratta di un incremento partito da una base produttiva ridotta, ma coerente con l’interesse crescente delle filiere del Nord per una coltura tradizionalmente meridionale, sostenuta anche dal legame con l’industria pastaria.

Soia: il Nordest è il cuore della produzione nazionale

La soia è la coltura in maggiore crescita tra i seminativi considerati dall’Istat: +94,6% di produzione nazionale nel ventennio, con superfici cresciute del 69,1% e resa in aumento del 15,2%. Il Nordest è di gran lunga l’area trainante: nel 2025 concentra l’82,2% della produzione italiana di soia, con una crescita ventennale (+104,8%) superiore alla media nazionale. L’espansione della coltura appare coerente con la domanda crescente di proteine vegetali per l’alimentazione zootecnica e con le strategie europee di riduzione della dipendenza dalle importazioni di mangimi proteici.

Vite: la crescita del Nordest va controcorrente rispetto all’Italia

Sul fronte vitivinicolo, il dato nazionale segnala una flessione contenuta della produzione di uva (-8,0% tra 2006 e 2025), dovuta soprattutto al calo dell’uva da tavola (-35,1%) più che di quella da vino (-2,1%). Il Nordest, che nel 2025 realizza il 41,2% della produzione nazionale di uva, si muove in direzione opposta: +25,7% nel ventennio, l’unica tra le grandi aree del Paese (insieme al Sud, fermo a +1,7%) a registrare un segno positivo, mentre Nord-ovest, Centro e Isole sono tutte in calo, anche sensibile. Un andamento che rispecchia la spinta delle denominazioni venete — Prosecco DOC e Doc delle Venezie in testa.

Latte e carne: la fotografia resta solo nazionale

Per gli allevamenti e le produzioni lattiero-casearie l’Istat non pubblica, in questo Focus, alcuna ripartizione per area geografica: i numeri disponibili sono unicamente nazionali. Nel 2024 (ultimo dato disponibile) la raccolta di latte in Italia ha raggiunto 138,4 milioni di quintali, +27,2% sul 2006, con il latte vaccino a +28,6% grazie a una produttività media per capo salita da 58 a 86,2 quintali (+54,0%). In crescita anche i formaggi (+17,7%), in calo il burro (-21,3%).

Sul fronte della carne, la produzione nazionale segna un netto ridimensionamento delle carni rosse e una crescita delle carni bianche: tra il 2006 e il 2025 il peso morto di bovini e bufalini macellati scende del 40,9%, quello di ovini e caprini del 56,2%, mentre i suini calano in misura più contenuta (-16,9%). Le macellazioni avicole crescono invece del 56,8% in peso morto (+59,9% per polli e galline).

I numeri chiave a confronto: Italia e Nordest, 2025 su 2006

Prodotto

Quota Nordest su Italia 2025

Variazione Nordest 2025/2006

Variazione Italia 2025/2006

       

Mais (produzione)

38,9%

-49,8%

-42,7%

Frumento tenero (produzione)

49,3%

-17,6%

-21,4%

Frumento duro (produzione)

11,4%

+101,3%

-9,3%

Soia (produzione)

82,2%

+104,8%

+94,6%

Uva (produzione)

41,2%

+25,7%

-8,0%

Bovini (consistenza capi)

28,7%

-17,0%

-12,2%

 

Il quadro nel contesto europeo

Nel 2025 l’Italia rappresenta l’8,7% della superficie agricola utilizzata dell’Unione europea, al quinto posto dopo Francia, Spagna, Germania e Polonia. Il peso italiano sulla produzione Ue27 è particolarmente elevato per nocciola (75,2%), riso (52,8%), frumento duro (43,2%), pomodoro in piena aria (42,1%), soia (37,9%), uva (33,2%) e arancia (30,5%), superando il 20% anche per la mela (20,4%). Un posizionamento a cui il comparto agricolo veneto, con il suo peso nel Nordest su soia, uva e frumento tenero, contribuisce in misura significativa.

Export agroalimentare – Rapporto CREA2025

Export agroalimentare – Rapporto CREA2025

Il Veneto tra le prime regioni italiane per interscambio con l’estero

Il CREA – Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia- ha presentato il Rapporto 2025 sul commercio con l’estero dei prodotti agroalimentari, con un’anticipazione dei dati relativi ai primi cinque mesi del 2026. Il quadro che emerge è positivo per il sistema agroalimentare italiano, e conferma il ruolo di primo piano del Veneto tra le regioni trainanti dell’export nazionale.

Il quadro nazionale 2025 – Nel 2025 l’interscambio agroalimentare italiano raggiunge nuovi livelli record: le esportazioni superano i 72 miliardi di euro (+5,6% sul 2024), mentre le importazioni salgono a 72,45 miliardi (+10,1%, in parte per l’aumento dei prezzi internazionali di alcune materie prime). Il settore rappresenta ormai l’11,2% delle esportazioni e il 12,2% delle importazioni complessive del Paese. Le produzioni tipiche del Made in Italy pesano per 52,2 miliardi di euro, pari al 72,5% dell’export agroalimentare, con una crescita del 3,7%; tra i prodotti più dinamici figurano i dolciari a base di cacao (+21,4%), il caffè torrefatto (+23,6%), i formaggi (+13,4%) e la frutta fresca (+14,6%).

Il dato veneto – Il Veneto si conferma la terza regione italiana per export agroalimentare, con 10,55 miliardi di euro nel 2025 (14,6% del totale nazionale) e una crescita del 5,5% sul 2024. Il risultato più significativo riguarda il comparto delle bevande, dove il Veneto è la prima regione d’Italia, con 3,44 miliardi di euro esportati e il 28,6% dell’intero export nazionale del settore, trainato in particolare dal vino e dagli spumanti DOP. Bene anche l’industria alimentare, che vale 5,91 miliardi di euro (+8,5%). Tra i prodotti più esportati figurano gli spumanti DOP, la biscotteria e pasticceria, la pasta farcita e i vini bianchi DOP confezionati; i primi mercati di sbocco sono Germania, Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Austria.

Sul fronte delle importazioni, il Veneto è la seconda regione italiana con 10,95 miliardi di euro (15,1% del totale nazionale, +12,5%), determinando per la regione un lieve disavanzo della bilancia commerciale agroalimentare (-397,5 milioni di euro). A livello nazionale, la crescita dell’export 2025 risulta comunque generalizzata a livello territoriale, con incrementi in quasi tutte le regioni – fanno eccezione solo Toscana (-7,2%) e Campania (sostanzialmente stabile).

I mercati di sbocco – L’Unione Europea resta il principale partner commerciale, con il 59,5% delle esportazioni agroalimentari italiane e una crescita delle vendite dell’8,1% (in particolare verso Spagna, Paesi Bassi, Polonia e Romania). Diversa la dinamica verso gli Stati Uniti, dove l’aumento dei dazi nella seconda parte del 2025 ha determinato un calo dell’export del 4,2%, a 7,55 miliardi di euro – un valore comunque superiore a quello del 2023. Il Rapporto dedica inoltre un approfondimento agli scambi con l’area Mercosur (import per quasi 3,7 miliardi di euro, export per circa 500 milioni).

I dati provvisori dei primi cinque mesi del 2026 mostrano una tenuta dell’export agroalimentare italiano (-0,4% sul pari periodo 2025) a fronte di un calo più marcato dell’import (-4,3%), con andamenti ancora differenziati tra i diversi comparti.

Export agroalimentare del Veneto per comparto (2025)

Comparto

Export 2025 (mln €)

Quota su Italia

Var. % 25/24

Settore primario

1.165,4

11,5%

+3,1%

Industria alimentare

5.912,1

11,9%

+8,5%

Bevande

3.437,3

28,6%

+0,5%

Totale agroalimentare

10.550,9

14,6%

+5,5%

Fonte: elaborazioni CREA su dati ISTAT.

Il Rapporto integrale è consultabile al seguente link: Rapporto CREA – Commercio con l’estero dei prodotti agroalimentari

Materie prime agricole in rialzo

Materie prime agricole in rialzo

Clima, geopolitica e logistica spingono i prezzi

L’indice FAO ai massimi da tre anni

 

L’indice FAO dei prezzi alimentari (FAO Food Price Index) è salito ad agosto 2026 a 133,3 punti, con un aumento dell’1,9% rispetto a luglio e del 2,5% su base annua. Si tratta del livello più alto registrato da novembre 2022, anche se il dato resta ancora del 16,8% al di sotto del picco storico toccato nel marzo 2022. Lo comunica la FAO nel rapporto mensile diffuso venerdì 4 settembre, attribuendo il rialzo alla convergenza di tre fattori: shock climatici, tensioni geopolitiche in Medio Oriente e interruzioni della logistica commerciale nell’area del Mar Nero.

«L’aumento di agosto è un segnale dei rischi che stanno tornando sui mercati alimentari globali», ha dichiarato l’economista capo della FAO Maximo Torero, sottolineando che resilienza, commercio aperto e flussi di approvvigionamento sicuri sono oggi condizioni fondamentali per la stabilità dei prezzi alimentari mondiali. Il rialzo di agosto è stato diffuso: tutti i cinque sottoindici che compongono il paniere FAO (cereali, oli vegetali, carne, lattiero-caseari, zucchero) hanno registrato un aumento.

L’andamento per comparto produttivo

  • Cereali: +2,2% in un mese. Il grano sale del 2,6% sul mese e del 15% su base annua, penalizzato dalle persistenti interruzioni della logistica di esportazione nel Mar Nero, da prospettive produttive più basse in gran parte d’Europa per caldo e siccità e dalla svalutazione del dollaro. Il mais cresce del 2,5%, sostenuto dalla domanda dei settori etanolo e mangimistico e dalle interruzioni logistiche legate alla chiusura dello Stretto di Hormuz; il riso sale dello 0,5%.
  • Oli vegetali: +1,1%, trainati da olio di palma e di soia, mentre colza e girasole calano leggermente in vista di forniture abbondanti.
  • Carni: +1,0%, con rincari per pollame, suino (per il rallentamento della crescita degli animali dovuto al caldo) e ovino; in calo invece le quotazioni bovine, per l’intensificarsi della concorrenza tra Brasile e Australia sui mercati alternativi a quello cinese.
  • Lattiero-caseari: +2,3%, per la contrazione delle forniture di latte nell’Unione europea legata a caldo e siccità.
  • Zucchero: +11,9%, il rialzo più marcato del mese, per le attese di rese più basse della barbabietola nell’UE, gli effetti di El Niño in Asia, il calo produttivo in Brasile e l’annuncio indiano di nuove importazioni di zucchero grezzo senza dazi.

Produzione mondiale in calo ma ancora storicamente elevata

Nel medesimo rapporto la FAO ha diffuso anche le nuove stime sull’offerta cerealicola mondiale 2026, ora previste a 2.980 milioni di tonnellate, in calo del 2,0% sul 2025 ma comunque il secondo raccolto più abbondante mai registrato. La produzione mondiale di mais è stata rivista al ribasso a 1.309 milioni di tonnellate per il peggioramento delle prospettive in Francia e Polonia, solo in parte compensato da rese migliori in Argentina e Brasile; quella di grano è invece rivista al rialzo a 810,7 milioni di tonnellate (-3,8% sul 2025, comunque secondo risultato migliore di sempre). Il rapporto tra scorte e consumo mondiale di cereali a fine 2026/27 è atteso al 31,6%, in lieve calo dal 31,9% della campagna precedente ma ancora su livelli storicamente confortevoli.

Agosto secco e bollente. Il Veneto chiude l’anno idrologico con un deficit del 23%

Agosto secco e bollente. Il Veneto chiude l’anno idrologico con un deficit del 23%

L’ultimo bollettino sulla risorsa idrica dell’Arpav (Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto), aggiornato al 31 agosto 2026, conferma quanto le aziende agricole hanno toccato con mano nei campi in questi mesi: un’annata segnata da caldo eccezionale e piogge scarse e mal distribuite, con riflessi pesanti su falde, fiumi e invasi che si porteranno dietro conseguenze anche nella stagione che verrà.

Un mese secco, un anno idrologico ancora più deficitario

Ad agosto sono caduti in regione mediamente 87 millimetri di pioggia, contro i 99 della media storica di riferimento 1991-2020: un deficit mensile del 12%. Il dato più preoccupante riguarda però l’intero anno idrologico, iniziato nell’ottobre 2025: negli undici mesi trascorsi sono caduti complessivamente 783 millimetri, contro una media di 1.020, con un ammanco del 23%.

Le piogge di agosto sono arrivate soprattutto sotto forma di temporali e rovesci localizzati, con una distribuzione molto irregolare sul territorio. Il Bellunese ha ricevuto le quantità maggiori (307 mm a Malga Campobon, nel Comelico), mentre il Polesine è rimasto quasi a secco: appena 27 mm a Frassinelle Polesine, 30 a Rosolina e 35 a Bagnolo di Po.

Bacini idrografici: surplus isolati, deficit diffusi

Il quadro è a macchia di leopardo. A fronte di lievi surplus mensili nei bacini Scolante (+12%), Fissero-Tartaro-Canal Bianco (+10%) e Tagliamento (+4%), il deficit di agosto ha raggiunto il 36% sull’Adige e il 31% sul Po, con valori negativi anche su Livenza-Piave (-22%), Lemene-Livenza-Brenta (-18%), Sile (-14%) e Piave (-11%).

Il divario si allarga se si guarda all’intero anno idrologico: -30% sul Piave, -28% sul Brenta, -26% su Adige e Livenza, -19% sul Po, -18% sul Sile. Sugli orizzonti di sei e dodici mesi, un’ampia parte del Veneto centro-settentrionale e occidentale presenta condizioni di siccità da moderata a estrema.

Invasi e falde sotto media

Nei principali serbatoi del Piave erano disponibili, a fine agosto, 84,7 milioni di metri cubi d’acqua, pari solo al 51% della capacità e al 24% sotto la media del periodo: rispetto a fine luglio sono andati persi altri 21,8 milioni di metri cubi. Il serbatoio del Corlo, sul Brenta, era al 48% di riempimento (-31% sulla media).

Ancora più critica la situazione delle falde nell’alta pianura veneta, generalmente intorno al quinto percentile storico. Nel Vicentino e nel Padovano si registrano cali significativi: -44 cm a Dueville e -56 cm a Schiavon, dove la falda è ormai prossima al fondo pozzo, con scarti dell’ordine del 69-91% rispetto alla media mensile storica.

Fiumi ai minimi storici

Le portate dei principali corsi d’acqua sono risultate molto inferiori alle medie storiche, con riduzioni comprese tra il 35% e il 77%. Il divario più marcato riguarda il Bacchiglione a Montegalda (-77%), seguito dal Po a Pontelagoscuro (-58%), dall’Adige a Boara Pisani (-57%), dal Livenza a Meduna (-48%) e dal Brenta a Barziza (-35%).

Corso d’acqua

Stazione

Scarto dalla media

Bacchiglione

Montegalda

-77%

Po

Pontelagoscuro

-58%

Adige

Boara Pisani

-57%

Livenza

Meduna

-48%

Brenta

Barziza

-35%

Gorzone

Stanghella

-15%

Un’estate da record per il caldo

Il termometro ha fatto la sua parte nell’aggravare il quadro. Agosto 2026 si colloca al secondo posto tra i mesi di agosto più caldi mai registrati dalla rete Arpav, a brevissima distanza dal record del 2003, con un’anomalia di +3,2 gradi sulla norma 1991-2020. In pianura sono state 26 le giornate con temperatura massima oltre i 30 gradi (+9 rispetto alla norma) e 18 le notti tropicali. Anche in quota, tra i 2.000 e i 3.200 metri, le temperature medie sono state superiori di 3 gradi alla norma, alimentando una fusione pressoché continua dei ghiacciai, senza alcuna precipitazione nevosa neppure alle quote più elevate.

Le ricadute per le aziende agricole

Il quadro tracciato da Arpav conferma una tendenza che si consolida da più annate e che incide direttamente sulla programmazione delle aziende agricole, in particolare per quanto riguarda la disponibilità di risorsa irrigua nei mesi finali dell’estate e la pianificazione delle semine autunnali. Il deficit delle falde nell’alta pianura e le portate ai minimi storici sui principali fiumi regionali impongono un utilizzo sempre più attento e programmato dell’acqua, in stretto raccordo con i Consorzi di bonifica del territorio.

Confagricoltura Veneto continua a seguire con attenzione l’evoluzione della situazione idrica regionale e a portare le istanze del settore agricolo ai tavoli istituzionali competenti, per sollecitare interventi infrastrutturali (invasi, opere irrigue) e misure di sostegno alle imprese agricole volte a migliorare l’efficienza degli impianti.

Stress da calore – La Regione del Veneto proroga a settembre il divieto di lavoro all’aperto dalle 14 alle 16 nei giorni di rischio “alto”

Stress da calore – La Regione del Veneto proroga a settembre il divieto di lavoro all’aperto dalle 14 alle 16 nei giorni di rischio “alto”

Il Presidente della Giunta regionale del Veneto ha firmato l’Ordinanza n. 107 dell’8 settembre 2026, pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto (BUR) n. 120 dell’8 settembre 2026, con la quale vengono prorogate anche per il mese di settembre le misure di tutela dei lavoratori esposti al rischio da stress termico ambientale, già disposte nel corso dell’estate con le precedenti Ordinanze n. 58/2026 e n. 71/2026, la cui efficacia era cessata il 1° settembre 2026.

Il provvedimento riguarda anche il settore agricolo e florovivaistico, oltre a cantieri edili all’aperto e cave, cantieri stradali, logistica di piazzale, consegna di beni con velocipedi o veicoli a motore a due ruote in ambito urbano, e luoghi di produzione del vetro artistico.

Cosa prevede l’ordinanza

  • Dal 9 al 30 settembre 2026 è vietato lo svolgimento dell’attività lavorativa all’aperto dalle ore 14:00 alle ore 16:00.
  • Il divieto si applica esclusivamente nei giorni e nelle aree del territorio regionale in cui la mappa del rischio pubblicata sul sito worklimate.it segnali, alle ore 12:00, un livello di rischio “ALTO” per i “lavoratori esposti al sole” con “attività fisica intensa” (mappa: www.worklimate.it/scelta-mappa/sole-attivita-fisica-alta/).
  • Il divieto trova applicazione qualora, nonostante l’adozione delle misure di prevenzione previste dalle “Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dal calore e dalla radiazione solare”, lo stress da calore comporti rischi rilevanti per la salute del lavoratore.
  • Restano fatti salvi eventuali accordi aziendali che prevedano misure di tutela uguali o maggiori rispetto a quelle disposte dall’ordinanza.
  • In tutte le lavorazioni all’aperto, e in quelle svolte in ambienti chiusi non climatizzati influenzati dalle condizioni meteoclimatiche esterne, resta raccomandato il rispetto delle “Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dal calore e dalla radiazione solare” (da ultimo DGR n. 568 del 16 giugno 2026).

Le raccomandazioni alle aziende

L’ordinanza raccomanda in via generale ai datori di lavoro di valutare, nell’ambito dell’organizzazione del lavoro, la rimodulazione degli orari e l’adozione di ogni ulteriore misura idonea a ridurre l’esposizione dei lavoratori alle alte temperature, con particolare riguardo alle fasce orarie a maggior rischio. La mancata osservanza degli obblighi previsti dall’ordinanza comporta le conseguenze sanzionatorie previste dalla legge (art. 650 del Codice penale, salvo che il fatto costituisca più grave reato).

Indicazioni operative

  • Consultare quotidianamente la mappa del rischio su worklimate.it per l’area di interesse, verificando il livello segnalato alle ore 12:00.
  • Nei giorni con livello “ALTO”, sospendere le attività all’aperto tra le 14:00 e le 16:00, salvo diverso accordo aziendale con tutele equivalenti o superiori.
  • Adottare comunque, in via generale, le misure organizzative previste dalle Linee di indirizzo regionali (rimodulazione turni, pause, idratazione, formazione dei lavoratori).
  • Conservare evidenza delle valutazioni del rischio e delle misure adottate ai fini della verifica ispettiva.

Il testo integrale dell’Ordinanza n. 107/2026 è disponibile al seguente link:

Scarica il testo dell’Ordinanza PGR n. 107 dell’8 settembre 2026 (PDF)

Credito d’imposta gasolio e benzina. Le risposte alle domande più frequenti

Credito d’imposta gasolio e benzina. Le risposte alle domande più frequenti

 

Con la Circolare del 10 settembre 2026, la Direzione Politiche fiscali di Confagricoltura il C.A.A. Confagricoltura Srl hanno diffuso una serie di FAQ relative al credito d’imposta per l’acquisto di gasolio e benzina, disciplinato dal decreto-legge 38/2026.

Le FAQ forniscono chiarimenti operativi e interpretativi sulle modalità applicative dell’agevolazione, con particolare riferimento ai soggetti beneficiari, alle tipologie di carburante ammesse e alla decorrenza temporale delle fatture. Confagricoltura segnala inoltre che su alcune tematiche sono state inviate al Masaf domande specifiche, per le quali sono attese risposte ufficiali. Di seguito il testo delle domande e delle risposte.

Le FAQ

  1. La Domanda di credito imposta carburante può essere presentata anche da un terzista?

Risposta

In relazione alla sua richiesta evidenziamo che i soggetti beneficiari del contributo sotto forma di credito d’imposta sono le imprese agricole, indipendentemente dalla forma giuridica e dal regime contabile adottato, che siano “agricoltori in attività” ai sensi dell’art.4 del DM 23 dicembre 2022, n.660087 (vedi circolare Agea del 3 agosto 2026). Ne deriva che il soggetto esercente attività di conto terzismo non può beneficiare della misura agevolativa del credito d’imposta.

  1. Il gasolio utilizzato per i mezzi impiegati negli impianti biogas, è ammesso a contributo?

Risposta

In relazione alla vostra richiesta si evidenzia che in base all’art. 3 comma 3, ultimo capoverso, del decreto interministeriale Masaf- Ministero delle Finanze del 27 luglio 2026, sono escluse dal computo del credito d’imposta “le operazioni di acquisto di gasolio e/o di benzina per……attrezzature non direttamente connesse al ciclo di produzione agricola”. Si evidenzia come la disposizione circoscrive l’ambito di operatività della misura agevolativa ai soli mezzi utilizzati per il ciclo di produzione agricola con la conseguenza che le spese sostenute per alimentare mezzi utilizzati per attività connesse, come la produzione di energia da fonti rinnovabili (biogas) o le attività agrituristiche, non possono rientrare tra gli importi di cui tener conto per il calcolo del credito d’imposta.

 Il GPL è ammissibile al contributo?

Risposta

In base all’art. 3 comma 3 del decreto interministeriale MASAF-MEF nr. 0365846 del 27/07/2026, sono ammesse al contributo sotto forma di credito d’imposta esclusivamente le spese relative all’acquisto di gasolio e/o di benzina per l’alimentazione dei mezzi utilizzati per l’esercizio delle attività agricole. Ne deriva, pertanto, che le spese sostenute per l’acquisto di carburante diverso da gasolio o benzina non possono essere conteggiate per il calcolo della misura agevolativa.

  1. Nel decreto è scritto chiaramente che sono ammissibili solo fatture con data dal 1/3/2026 e che le FATTURE devono essere comprese nel periodo 1/3-31/5…. Da nessuna parte c’è scritto che, ad essere comprese nel periodo, debbano essere le CONSEGNE. Quindi questo significa che possiamo far rientrare anche CONSEGNE di gasolio/benzina effettuate PRIMA del 1/3/2026 (purché fatturate dal 1/3)?

Risposta

Con le istruzioni operative di Agea n. 72/2026, viene chiarito che sono considerate ammissibili anche le fatture emesse dopo il 31 maggio 2026, purché riferite a gasolio e benzina consegnati entro tale data. Viene, poi, evidenziato che il diritto al credito d’imposta nasce “al momento della consegna del carburante”, non della fatturazione. Tale principio trova il suo fondamento nell’art. 21, comma 4, lettera a) del Testo Unico IVA (D.P.R. 633/72), in cui viene stabilito che è possibile emettere un’unica fattura riepilogativa, con il dettaglio delle operazioni, entro il 15 del mese successivo a quello della consegna. Ne consegue che le consegne di gasolio e/benzina effettuate prima del 1° marzo 2023, seppur con fatturazione successiva, non possono essere considerate ai fini del calcolo per l’ottenimento del credito d’imposta.

  1. Un’azienda che svolge, con stessa P.IVA, sia attività di impresa agricola (nello specifico coltivazione cereali e foraggi e allevamento bufalino) che attività di conto terzi (per quest’ultima attività chiede all’UMA e riceve, come impresa agromeccanica, ogni anno, l’assegnazione di carburanti agevolati da utilizzare per i lavori agricoli conto terzi), può, come Impresa Agromeccanica (conto terzi) presentare domanda all’AGEA per il credito d’imposta?

Risposta

Come indicato all’art. 3 del DM, i soggetti beneficiari del contributo sotto forma di credito d’imposta sono le imprese agricole, indipendentemente dalla forma giuridica e dal regime contabile adottato, che siano “agricoltori in attività” ai sensi dell’art.4 del DM 23 dicembre 2022, n.660087 (vedi anche circolare Agea del 3 agosto 2026). Ne deriva che il soggetto esercente attività di conto terzismo non può beneficiare della misura agevolativa del credito d’imposta. Viceversa, se l’impresa agricola in questione acquista gasolio e/o benzina per l’esercizio dell’attività agricola, può richiedere il contributo limitatamente ai carburanti intestati all’azienda per svolgere le attività di produzione agricola.

  1. Se il gasolio è acquistato da una organizzazione di produttori o da soci di una O. P. è possibile fare domanda ed in quale modo? 

Risposta

Sulla base di quanto indicato all’art. 3 del DM n. 365846 del 27 luglio 2026 i soggetti beneficiari del contributo straordinario sotto forma di credito d’imposta sono le imprese agricole, indipendentemente dalla forma giuridica e dal regime contabile adottato, che siano agricoltori in attività ai sensi dell’articolo 4 del decreto del Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste 23 dicembre 2022, n. 660087, recante disposizioni nazionali di applicazione del regolamento (UE) n. 2021/2115 del Parlamento europeo e del Consiglio del 2 dicembre 2021, per quanto concerne i pagamenti diretti. Un’organizzazione di produttori, senza terra e/o animali propri, non è un agricoltore in attività ai sensi dell’art. 4 del decreto pagamenti diretti; l’articolo appena richiamato considera agricoltori in attività coloro che svolgono un livello minimo di attività agricola, consistente in almeno una pratica colturale annuale per il mantenimento delle superfici agricole o un’attività per il conseguimento della produzione agricola. Viceversa, i soci di una O.P. in quanto aziende agricole se possiedono i requisiti di agricoltore in attività (ai sensi dell’art. 4 del DM pagamenti diretti del 23 dicembre 2022) possono presentare la domanda, secondo le disposizioni indicate anche nella Circolare e nelle Istruzioni Operative di Agea.

 

Obbligo di compostabilità per gli imballaggi degli ortofrutticoli freschi sotto 1,5 kg

Obbligo di compostabilità per gli imballaggi degli ortofrutticoli freschi sotto 1,5 kg

Decreto-legge 7 agosto 2026, n. 143

Nella Gazzetta Ufficiale n. 182 del 7 agosto 2026 è stato pubblicato il decreto legge 7 agosto 2026, n. 143 che introduce disposizioni urgenti in materia di obbligo di compostabilità per determinate tipologie di imballaggi. La norma riguarda in particolare gli imballaggi in plastica monouso utilizzati per il confezionamento di prodotti ortofrutticoli freschi in formati di peso inferiore a 1,5 kg.

A far data dall’8 agosto 2026, queste tipologie di imballaggio, se immesse sul mercato nazionale, devono rispondere ai requisiti di biodegradabilità e compostabilità previsti dalla norma tecnica UNI EN 13432, oppure a standard di compostabilità equivalenti riconosciuti a livello europeo.

L’introduzione dell’obbligo nazionale si è resa necessaria per consentire all’Italia di avvalersi della deroga prevista dall’articolo 9, paragrafo 2, lettera b), del regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR). Questa deroga permette di continuare a utilizzare imballaggi compostabili anche dopo il 1° gennaio 2030, in deroga all’obbligo generalizzato di riciclabilità stabilito dall’articolo 6, paragrafo 1, dello stesso regolamento.

Alla deroga possono accedere solo gli Stati membri che, per determinate tipologie di imballaggio, hanno introdotto l’obbligo di compostabilità entro il 12 agosto 2026: da qui il carattere d’urgenza del decreto, che ha permesso all’Italia di rientrare nei termini.

Un punto operativo rilevante: pur essendo l’obbligo di compostabilità già in vigore, il decreto-legge stabilisce che le sanzioni per la sua inosservanza si applicheranno solo a partire dal 1° gennaio 2030. Le aziende hanno quindi un periodo di adeguamento prima che scattino conseguenze sanzionatorie, pur dovendo tendere fin da subito alla conformità.

In coerenza con quanto previsto dall’articolo 25, paragrafo 3, del regolamento (UE) 2025/40, questo meccanismo dovrebbe consentire all’Italia di continuare a utilizzare imballaggi in plastica monouso, purché compostabili, per il confezionamento di prodotti ortofrutticoli freschi in formato inferiore a 1,5 kg anche dopo il 1° gennaio 2030.

Il tema è stato discusso anche nell’ultimo Consiglio di amministrazione dell’Organismo Interprofessionale Ortofrutta Italia. I rappresentanti della filiera, per evitare possibili equivoci interpretativi futuri, hanno condiviso l’opportunità di presentare in fase di conversione del decreto un emendamento volto a “blindare” il testo, introducendo una norma di salvaguardia che faccia comunque salve le ulteriori esenzioni già ammesse dal regolamento PPWR per il settore ortofrutticolo. Una volta condivisa la proposta con la filiera, Confagricoltura la sosterrà in sede di conversione parlamentare del decreto.

 

Decreto Biometano post PNRR

Decreto Biometano post PNRR

Le proposte di Confagricoltura al direttore del Mase

 

Confagricoltura nei giorni scorsi ha incontrato la direzione competente del MASE sul percorso di

definizione del decreto biometano. In tale contesto sono stati sottolineati gli obiettivi che si auspica possano essere raggiunti con il nuovo decreto Biometano.

  1. Colmare il gap tra la effettiva produzione di biometano ad oggi realizzata (~600 milioni di Smc/anno) e l’obiettivo PNIEC 2030 (5,7 miliardi di Smc);
  2. rimuovere le barriere che non permettono di liberare il potenziale di biometano stimato superiore a 3 miliardi di Smc al 2030, con particolare riferimento ai piccoli impianti; massimizzare le riconversioni degli impianti a biogas agricolo con potenza elettrica fino ad 1 MW, con particolare

attenzione agli impianti di piccola taglia (300kW) che non trovano convenienza possibilità tecnica nella conversione;

  1. dare priorità di accesso agli incentivi alle imprese agricole, singole o associate, cooperative/consorzi di agricoltori e ATI agricole; garantire equilibrio tra la crescita delle produzioni di biometano e il sistema agroalimentare italiano.

La riunione ha trattato anche i seguenti punti: Soglia di esenzione dai requisiti di sostenibilità a 210 Smc/h; struttura tariffaria; potenziamenti e cambio meccanismo di incentivo; aste, tempi e organizzazione; uso termico/cogenerativo in sito del biogas; approvvigionamento di materia prima per impianti di potenza più elevata; semplificazione del titolo abilitativo.